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lunedì 22 dicembre 2025
Alda Costa (Ferrara, 26 gennaio1876 – Copparo, 30 aprile1944 - anni 68) è stata una docenteitaliana.
Targa commemorativa di Alda Costa presso la Casa della Salute "Terre e Fiumi" di Copparo (Ferrara), ex Ospedale.
Si diplomò maestra elementare ed iniziò ad insegnare nel 1899. Nel 1907 entrò nella Federazione di Ferrara del PSI, aderendo all'ala riformista. Collaborò al Pensiero socialista, organo ufficiale dell'ala riformista. Nel 1913 fondò il giornale ferrarese Bandiera socialista, organo del Partito socialista.
Il 26 novembre 1916 il Congresso regionale del partito tenutosi a Bologna la nominò responsabile, per la provincia di Ferrara, della propaganda per la pace e dell'organizzazione femminile del partito. In tale sede affermò: la
scuola rappresenta il mezzo più adatto per formare le coscienze delle
classi lavoratrici, pertanto le amministrazioni comunali devono
sviluppare congrue condizioni di vita intorno alla scuola per sottrarla
all'influenza dei partiti e conservarla al più assoluto indirizzo laico. Questo fatto indusse la polizia a schedarla, nel 1917, in quanto sovversiva pericolosa e candidata all'internamento.
Continuò anche dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922 la sua battaglia contro il fascismo e, dopo la seconda scissione del PSI, quella del 1922 che darà vita al Partito Socialista Unitario, con segretario Giacomo Matteotti, organizzò riunioni clandestine e portò aiuto ai detenuti politici.
Perseguitata dal fascismo
Nel
1926, Alda rifiutò di giurare fedeltà al regime, e nello stesso anno la
sua casa venne perquisita e vi fu rinvenuto il ritratto di Matteotti. I
due episodi fornirono alla giunta comunale la scusa per licenziarla ma
l'avvocato Mario Cavallari ne assunse il gratuito patrocinio e ottenne l'annullamento del provvedimento dal Consiglio di Stato.
Trasferitasi a Milano, venne arrestata e confinata prima alle Isole Tremiti e poi in un piccolo paese della Basilicata, Corleto Perticara.
Rientrata a Ferrara sofferente a causa delle condizioni di
vita alle quali era stata sottoposta durante il confino, si dedicò
all'insegnamento privato. Mantenne contatti con i compagni e riuscì a
riannodare le fila degli antifascisti, finché non fu arrestata dall'OVRA.
Venne tenuta in carcere a pane ed acqua per un mese, sottoposta a
durissimi interrogatori e maltrattamenti ma non rivelò alla polizia i
nomi dei compagni socialisti che le venivano chiesti.
Il 25 luglio 1943 venne liberata ma in seguito fu
nuovamente arrestata, a Ferrara, la notte del 15 novembre 1943 e poi
tradotta alle carceri di Copparo. Qui venne ricoverata per leucemia nel
locale ospedale dove morì il 30 aprile 1944. Prima di morire, al pretore
e direttore delle carceri di Copparo, Antonio Buono,
che l'aveva aiutata a passare ad un altro socialista una lista di nomi
di compagni per ricostruire le file del partito, lasciò questo
messaggio: Dica ai miei compagni che sono rimasta fedele al mio ideale.
Scuola primaria di primo grado a lei intitolata, a Ferrara
Il funerale di Alda Costa si tenne il primo di maggio,
all'alba, in gran segreto. Per ordine della prefettura nessuno doveva
partecipare, per evitare "turbamenti dell'ordine pubblico". Le finestre
vennero fatte tenere chiuse e il paese fu presidiato da un gran numero
di poliziotti. Solo al direttore delle carceri e al parroco fu concesso
di accompagnare il carro funebre fino al cimitero.
Targa commemorativa di Alda Costa presso l'edificio a lei intitolato di via Riviera Felice Cavallotti 3, Codigoro (Ferrara)
Riconoscimenti
A lei sono intitolate la Scuola elementare Alda Costa di Ferrara e l'omonima Direzione Didattica di Vigarano Mainarda.
Il 16 novembre del 2006 le sue spoglie sono state traslate nel Sacello dei Caduti per la Libertà alla Certosa di Ferrara.
Il 25 ottobre 2014 il Comune di Codigoro (FE),
su proposta del sindaco di allora Rita Cinti Luciani, le intitola
un'ala del ristrutturato ex immobile delle scuole elementari da adibire
ad archivio comunale storico ed iconografico proprio ad indicare che il
passato non va dimenticato.
Nato a Portomaggiore (Ferrara) il 9 dicembre 1878, deceduto a Bologna il 16 luglio 1960, anni 82, avvocato socialista.
Dopo
la laurea in Giurisprudenza, che aveva conseguito a Bologna, divenne
consigliere comunale del PSI a Portomaggiore e nel 1913 fu eletto
deputato socialista alla Camera. Interventista e volontario nella Prima
guerra mondiale, Cavallari, che già si era dimostrato valente penalista
in precedenti processi in difesa dei braccianti, assunse durante il
conflitto la difesa di un gruppo di soldati dinnanzi al Tribunale
militare. Anche nel 1921 difese gli antifascisti imputati per i fatti
del Castello Estense di Ferrara. Perseguitato dagli squadristi che
gli distrussero anche lo studio, durante il regime l’avvocato si appartò
dalla vita pubblica, ma mantenne i contatti con gli antifascisti in
Italia e all’estero e, all’indomani della caduta di Mussolini, fu lui a
tenere un primo comizio ai ferraresi che, dopo l’armistizio, gli costò
l’arresto e la detenzione nonostante le sue malferme condizioni di
salute. Sopravvissuto all’occupazione nazifascista e rientrato a
Ferrara dopo la Liberazione, Cavallari fu nominato presidente del CLN
ferrarese in rappresentanza del PSI. Candidato alla Camera nel 1948 per
il Fronte democratico popolare, l’avvocato non fu eletto e si astenne
poi da ogni diretta attività politica, anche se s’impegnò per i
socialisti in campo economico.
Gaetano Zirardini(Ravenna, 15 febbraio1857 – Milano, 19 maggio1931 - anni 74) è stato un giornalista, sindacalista e politicoitaliano.
Nacque a Ravenna, allora parte dello Stato Pontificio, il 15 febbraio 1857 da Nicolò Zirardini e Maria Bondini in una famiglia numerosa di futuri militanti socialisti, che comprendeva anche i fratelli Claudio e Giovanni. Studiò scultura a Ravenna e Firenze ma si interessò particolarmente alle vicende del movimento socialista italiano.
Nel 1876 fu spettatore in prima persona del processo ad Andrea Costa, di cui rimase amico e stretto collaboratore soprattutto nell'ambito della creazione del Partito Socialista Rivoluzionario, di cui fu uno degli esponenti di spicco in Romagna. Diresse inoltre i giornali Il Sole dell'Avvenire a Ravenna e La Riscossa a Firenze.
Insieme a Costa fu copresidente del II Congresso del Partito Socialista
Rivoluzionario di Romagna nel 1883, che si concluse con l'intervento
della polizia; subì inoltre diversi processi per stampa sovversiva,
esiliandosi a Parigi, dove il 23 marzo 1886 sposò Emilia Bargigia.
Rientrò in Italia con l'amnistia concessa nel 1888 e
intensificò il suo attivismo politico, divenendo inoltre assessore
comunale a Ravenna e consigliere provinciale. venendo arrestato nel
1895. Uscito di prigione nel 1896, visse per qualche tempo a Bologna, dove collaborò al giornale Il Risveglio, arruolandosi poi nel 1897 come volontario garibaldino nella guerra greco-turca e ritornando col grado di tenente garibaldino dopo aver combattuto a Domokos e Panaghia.
Nel 1901 fu tra i fondatori di Federterra e fondò anche la Camera del Lavoro di Ravenna, di cui fu segretario fino al 1914, quando fu chiamato a dirigere la Camera del Lavoro di Ferrara, dove ebbe come collaboratrice Alda Costa. Mantenne il suo ruolo durante la prima guerra mondiale, affermandosi tra i principali esponenti del Partito Socialista Italiano
(PSI) in Romagna; fu infatti segretario della federazione ferrarese del
PSI e direttore fino al 1919 e poi nuovamente dal 1921 dell'organo di
stampa del partito, La Bandiera Socialista.
Il 16 gennaio 1921 fu arrestato insieme al sindaco di Ferrara Edoardo Temistocle Bogiankino e ad Aroldo Angelini in seguito all'eccidio del Castello Estense del 20 dicembre 1920, venendo accusati di esserne i mandanti, mentre erano intenti a partire per il congresso del Partito Socialista Italiano di Livorno. I tre furono poi assolti con formula piena. A succedere a Zirardini come segretario della Camera del Lavoro ferrarese fu Giacomo Matteotti.
Fu eletto alla Camera dei deputati nel 1921 col Partito Socialista Italiano, venendo candidato nei collegi di Novara e Ravenna. Insieme a Costa fu favorevole all'espulsione di Mario Cavallari dal partito.
Con l'avvento del fascismo e la sempre più crescente repressione della libera attività politica si ritirò a Milano presso l'abitazione della sorella, dove morì il 19 maggio 1931.
Zirardini viene citato nel romanzo Il sole dell'avvenire di Valerio Evangelisti.
A Zirardini sono state dedicate strade a Codigoro, Ferrara, Ravenna e Roma.