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lunedì 9 settembre 2024

FERRARA - CHIESA DI SAN CARLO

 

FERRARA - Ferrara - CHIESA DI SAN CARLO

 CHIESA DI SAN CARLO


Si tratta dell'unica chiesa completamente barocca della città. Fu progettata da Giovan Battista Aleotti detto l'Argenta, con il concorso del cardinale Carlo Emanuele Pio di Savoia, in sostituzione di un oratorio dedicato ai santi Filippo e Giacomo. La chiesa fu edificata tra il 1612 e il 1623.

In regime napoleonico il 4 agosto 1808 la chiesa venne assegnata all'arcispedale Sant'Anna, che ne è tuttora il proprietario.

La chiesa, di proprietà dell'Azienda USL di Ferrara, è stata danneggiata dal terremoto dell'Emilia del 2012 e non è visitabile. Per ragioni di sicurezza sono state rimosse le statue un tempo collocate sul timpano della facciata. Nell'aprile del 2022 è stato completato l'intervento post terremoto, con opere strutturali e il restauro dell'intero ciclo pittorico del soffitto.

Notizia e foto tratte dahttps://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Carlo_(Ferrara)

 Per approfondire e saperne di più: https://www.filomagazine.it/2021/10/alla-scoperta-di-san-carlo-gioiello-unico-del-barocco-ferrarese/

domenica 8 settembre 2024

FERRARA - Ferrara - Chiesa del Gesù

 

 FERRARA - Ferrara - CHIESA DEL GESU'

Via Borgo dei Leoni, 56 - Ferrara


 








 



 

Edificata nel 1570.
Fondata nel 1599.
Consacrata nel 1599 da Mons. Fontana.
Eretta nel 1932.

STORIA

Nel sec. X la chiesa di S. Michele era priorato dell'Aula Regia di Comacchio, con cura di anime, poi dal sec. XI passò a S. Genesio di Brescello. Dal sec. XIV divenne di giuspatronato del casato Canani ed in seguito di quello Berni. Nel 1933 l'Arcivescovo mons. Ruggero Bovelli provvedeva a trasportare il priorato di S. Michele nella chiesa del Gesù, definendo la circoscrizione parrocchiale, approvata dal Ministero degli Interni con D.L. 23 maggio 1935. Il primo parroco fu mons. Carlo Ghinelli, che rinunciò a tale incarico nel marzo 1947. Il medesimo arcivescovo Bovelli affidò la parrocchia "ad nutum S. Sedis" ai padri della Compagnia di Gesù, conferendo il titolo di parroco a p. Silvio Piccardi. Nel 1979 i padri gesuiti lasciarono il governo della parrocchia e lo riconsegnarono alla diocesi. Con decreto dell'arcivescovo mons. Luigi Maverna del 26 settembre 1986, riconosciuto dal Ministero dell'Interno, alla parrocchia di S. Michele nel Gesù fu data la nuova denominazione di "Parrocchia del Gesù" con sede in Ferrara, via Previati n. 21. La chiesa del Gesù fu fatta erigere nel 1570 dai duchi estensi col concorso di privati cittadini per i gesuiti (giunti a Ferrara nel 1551 su invito del duca Ercole II d'Este per istituirvi un collegio destinato all'educazione dei giovani) e venne consacrata dall'arcivescovo Giovanni Fontana nel 1599. In questa chiesa fu sepolta Barbara d'Austria, penultima duchessa di Ferrara morta nel 1572. Vi è conservato pure un quattrocentesco pregevole Compianto sul Corpo di Cristo, costituito da statue policrome, e conosciuto come Pianzun dla Rosa, perché originariamente si trovava nella chiesa di S. Maria della Rosa, distrutta durante l'ultima guerra. Anche questa chiesa fu gravemente danneggiata dai bombardamenti del 1944 e subì ingenti restauri. La Compagnia del Gesù fu soppressa nel 1773 e la chiesa e l'annesso collegio passarono ai padri somaschi. Al tempo dell'occupazione francese il collegio fu sede di tribunale, ospedale e carcere ed i gesuiti,ripristinati, chiesti di nuovo e un' altra volta espulsi, ritornarono nel 1847 e vi continuano a dimorare sino al 1979.

Cronotassi

Serafinelli S.J. Pietro (1970-1979), Pes S.J. Ernesto (1963-1970), Velletrani S.J. Pietro (1953-1963), Piccardi S.J. Ottorino (1947-1953), Ghinelli Carlo (1935-1947), Roveroni Giuseppe (-1907).

https://arcidiocesiferraracomacchio.org/pag_pg.php?idanag=115 

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Ferrara monumenti da visitare: chiesa del Gesù

Ferrara, cosa nasconde la Chiesa del Gesù

Tra le opere d'arte all'interno della chiesa edificata dai Gesuiti si trova un Compianto piuttosto particolare: scopriamo il perchè

Gruppo scultoreo della Chiesa del Gesù di Ferrara
Ferrara, Chiesa del Gesù: statue del Compianto sul Cristo Morto

Il mito di Ferrara tra storia, arte, architettura, biciclette e il Rinascimento italiano: non è un caso che  l’Unesco l’abbia scelta per il grande patrimonio artistico ed architettonico e che anche Gabriele D’Annunzio l’abbia celebrata nelle sue Laudi. A voler guardare un po’ oltre ai tradizionali circuiti turistici che rivelano le maggiori attrazioni cittadine, si può intraprendere un tour di Ferrara andando alla scoperta di alcune particolarità e curiosità. Come quella celata nella Chiesa del Gesù. Edificata per i Gesuiti nel 1570 su progetto dell’architetto Alberto Schiatti, la chiesa presenta una facciata semplice ed austera, in laterizio, divisa in due parti con tre portali decorati in marmo.

Leggi anche: FERRARA: NUOVO PERCORSO AL CASTELLO ESTENSE

L’interno ha subito numerose trasformazioni e distruzioni, per questo è privo di pitture alle pareti: si presenta a navata unica e conserva pregevoli opere d’arte, tra cui l’Annunciazione di Giuseppe Mazzuoli conosciuto come il Bastarolo, che si trova nella prima cappella a destra e che è anche l’autore del Dio Padre benedicente nella prima cappella a sinistra; le due pale del bolognese Giuseppe Maria Crespi che raffigurano la Comunione di San Stanislao Kostka alla presenza di San Luigi Gonzaga e il Miracolo di San Francesco Saverio, rispettivamente nella seconda e nella terza cappella a destra. Particolarmente interessante, alla sinistra dell’ingresso, è il gruppo scultoreo quattrocentesco in terracotta policroma del Compianto sul Cristo Morto di Guido Mazzoni, a cui è legata una particolarità.

Leggi anche: BOLOGNA IL CRISTO MORTO CHE HA STREGATO IL VATE

La tradizione, infatti, vuole che i personaggi in lacrime attorno al corpo di Gesù rappresentino i membri della corte e, in particolare, le due statue all'estrema destra raffigurerebbero Ercole I e sua moglie Eleonora d'Aragona. Sette statue in varie posture circondano il corpo del Cristo morto, di cui si riconoscono, da sinistra: Nicodemo, con in mano un vasetto che rappresenta i profumi che, secondo i Vangeli, egli portò per ungere il corpo; la Maddalena, Salomè, Maria di Cleofa e Giuseppe Arimatea, con in mano tre chiodi a memoria del fatto che fu lui ad ottenere da Ponzio Pilato il permesso di togliere dalla croce Gesù e seppellirlo.Tutte le figure sono rese con intenso realismo e le loro espressioni vanno dalla disperazione della Madonna e della Maddalena, al dolore trattenuto di Giovanni e Salomè, alle espressioni serie ma distaccate degli altri personaggi. Sembra, quindi, che Maria di Cleofa e Giuseppe di Arimatea avrebbero avuto come modelli la duchessa Eleonora e il duca Ercole I, il che conferisce all’opera un’aurea ancora più particolare. 

https://www.turismo.it/segreti-italia/articolo/art/ferrara-cosa-nasconde-la-chiesa-del-ges-id-11830/

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SEPOLCRI 

Da Innsbruck alla Corte Estense Barbara d’Austria sposa politica

Micaela Torboli
Da Innsbruck alla Corte Estense Barbara d’Austria sposa politica

La duchessa chiamata regina legata alla vita spirituale più delle sorelle monache. Morì a 33 anni, è sepolta alla chiesa del Gesù: la tomba ai più è quasi invisibile.

Ferdinando I d’Asburgo, figlio di Filippo il Bello e di Giovanna la Pazza, era fratello dell’imperatore Carlo V, e divenne a sua volta imperatore d’Austria e re di Boemia e d’Ungheria. Dalla moglie Anna Jagellone ebbe quindici figli, tra i quali dieci furono femmine. Alcune di esse si maritarono con nobili italiani: nel 1565 a Ferrara giunse sposa al duca Alfonso II la giovane Barbara d’Austria, nata a Vienna nel 1539.

INDOLE TENERA

Bionda, ma non bella, aveva ereditato il “mento asburgico”, una malformazione genetica che i medici chiamano progenismo. Il duca, vedovo, non era in grado di rendere madre la sposa, come tutti ben sapevano, ma le nozze Este-Asburgo erano più che altro una mossa politica, e se poi avesse anche prodotto un erede – ipotesi piuttosto remota – tanto meglio. A Ferrara Barbara non veniva chiamata duchessa o arciduchessa, ma regina. Era quasi più religiosa delle sue tre sorelle monache, la vita spirituale per lei vinceva su ogni altro aspetto. Si intese quindi alla perfezione, malgrado i diversi orientamenti reciproci sul piano della fede, con la pugnace suocera Renata di Francia, con la quale scambiava molte lettere, e che per il suo credo calvinista aveva sacrificato la tranquillità personale, ed era stata esiliata nel suo paese natale dal figlio, che non voleva avere altri guai con il papa, oltre a quelli che sua madre aveva creato in passato. Il duca di Ferrara, uomo galante, atletico e sobrio, fu molto amato da Barbara. Di questo lato tenero della indole di lei, al pari generoso con i derelitti, sono testimoni anche gli accenni in diverse opere che le dedicò Torquato Tasso. Barbara era di salute malferma.

DOPO IL SISMA

Cresciuta nell’aria pura e frizzante di Innsbruck, il pessimo clima di Ferrara le sarebbe stato fatale, specie dopo il terremoto del 1570, che costrinse la corte a vivere a lungo all’addiaccio, in pieno inverno e oltre. Fu il colpo di grazia. Barbara morì il 19 settembre 1572. Gli Estensi, indifferenti alle tombe monumentali predilette da altre casate, a parte pochi casi scelsero sepolture semplicissime. Per Barbara si fece un’eccezione: ebbe un sepolcro regale, almeno nelle intenzioni. Era vicina ai Gesuiti, il cui Ordine permise che venisse inumata nella loro chiesa di Ferrara, «nel nichio della Capella maggiore» (M. A. Guarini, 1621), insomma dietro l’altare centrale. La tomba è attribuita all’oscuro Francesco Casella da Carona, che fece un pessimo lavoro. L’insieme, «ornato di variati marmi, e statue, con la effigie di lei al naturale» (ancora Guarini) è disomogeneo e tremendamente enfatico. Si trova nella chiesa del Gesù (via Borgoleoni, 56) e la collocazione fa sì che resti seminascosta, quindi ben pochi si accorgono della sua esistenza. Povera Barbara.
 

FERRARA - Ferrara - CHIESA DELLE SACRE STIMMATE

 

 FERRARA - Ferrara - CHIESA DELLE SACRE STIMMATE

Via Palestro 82 - Ferrara

 












 Da: La Nuova Ferrara (vedi link sottostante)
 
Le chiese di Ferrara

La Confraternita delle stimmate. Dall’inquieto mistico antisemita ai frati pietosi col volto coperto

La Confraternita delle stimmate. Dall’inquieto mistico antisemita ai frati pietosi col volto coperto

Resta ignoto l’autore del progetto dell’edificio. Al suo interno il Guercino dipinse una pala d’altare







La chiesa ferrarese dedicata alle Sacre Stimmate di san Francesco d’Assisi angola una posizione strategica tra la piazza Nova (poi Ariostea) e la Strada di san Guglielmo (oggi via Palestro). L’autore del progetto sfugge ancor oggi, ma non era certo un genio. Fu pensata per soddisfare le esigenze pie della Confraternita omonima, che voleva ampliare la propria influenza in città fin dai primi del Seicento. La Confraternita si era formata a Roma alla fine del XVI secolo. Si rinsaldò allora il culto delle stimmate (o stigmate), i “marchi” che il santo di Assisi portava sul suo corpo come riflesso della venerazione per Gesù torturato e crocefisso.

MIRACOLI

Le Stimmate vennero adorate per se stesse: dal Medioevo nell’ambito dell’Ordine francescano, dal tempo della Controriforma si attuò un solenne allargamento a tutti i fedeli, con una festa dedicata dal 1586, il 17 settembre. La spinta più forte per questi riconoscimenti venne appunto dai francescani osservanti. Le confraternite scaturite dal culto imbastirono una rete di sodalizi ispirati al miracolo. Un ottimo lavoro dedicato a queste realtà è quello di Alessandro Serra in «Rivista di storia e letteratura religiosa» 18, (2012).


ANTISEMITISMO

Il più impegnato su quel fronte fu fra Bartolomeo Cambi da Salutio (la cui famiglia era originaria di Salutio di Arezzo, le sue date sono 1558-1617), autore di testi di intensa spiritualità. Cambi era un inquieto e mistico francescano, che chiedeva una riforma interna dell’Ordine. Le sue prediche catturavano le folle: minacciava punizioni celesti per i peccatori, profezie tremende e castighi durissimi si prospettavano anche solo per quisquilie come le pettinature frivole, dette “ciuffi”. Suscitava tensioni tali che gli fu proibita la predicazione a Firenze. Lì non avevano dimenticato Savonarola. Dal 1602 Cambi si spostò in continuazione, mettendo in allarme governi e clero locale che temevano le conseguenze dei suoi sermoni. A Modena fu bloccato, per poi tornarvi. Il bersaglio preferito del frate erano gli Ebrei. Spandeva un antisemitismo viscerale.


Cesare d’Este, duca di Modena e già signore di Ferrara, fu colpito dai suoi strali perché non era abbastanza severo con gli Ebrei. Giunto a Mantova, Cambi riprese duramente in pubblico il duca Vincenzo Gonzaga, ancora per via della sua tolleranza verso gli Ebrei. Durante le prediche mantovane vi furono tumulti, violenze e scene di isteria collettiva. Gonzaga fece scortare Cambi fuori dai suoi Stati. Poi, adirato, il sovrano espresse il suo disappunto a papa Clemente VIII, che si affrettò a scusarsi per quanto accaduto. Cambi puntò anche su Ferrara, dove ebbe attenzione dalle famiglie ancora in vista dopo la recente Devoluzione che aveva allontanato gli Estensi dalla capitale del ducato. Però qui le autorità, preavvisate degli eccessi del frate, limitarono ogni suo passo, anche se gli fu permesso di perorare la causa della nuova Confraternita, purché non attaccasse gli Ebrei.


SILENZIO E UMILTA'

Dopo molte traversie e sedi precarie, morto ormai fra Bartolomeo, nel 1621 un nuovo oratorio dedicato alle Stimmate prese forma a Ferrara. Dal 1604 un oratorio simile si era organizzato anche a Comacchio e lo storico Ferro (1701) lo definisce «segreto». Forse le pratiche di estremi esercizi spirituali in stile Cambi venivano condotte senza clamore, per non suscitare allarme. Scalabrini descrisse nel 1773 i confratelli di Ferrara: «Vestono un sacco di lana bigia col volto coperto, cinti di fune, con Croce rossa al braccio, corona in mano piedi ignudi con solette legate di cuoio all’Appostolica». Dovevano essere pietosi, visitare i malati, seppellire i morti, osservare silenzio ed umiltà. Alla chiesa vennero annesse sale per le riunioni confraternali e locali per scopi caritatevoli ed educativi. Non per nulla all’interno esisteva un quadro dedicato a san Giuseppe Calasanzio (1557- 1648), fondatore degli Scolopi, educatori delle Scuole Pie.

TELE E TAVOLE

Il santo spagnolo aveva rapporti epistolari con il capitano Francesco Maria Mastellari di Pieve di Cento (ma impegnato in cariche ferraresi), come dimostra il suo epistolario, pubblicato qualche anno fa da P. Leodegario Picanyol. Il capitano era amico e committente del Guercino: e per la chiesa delle Stimmate venne dipinta una ammirevole pala dell’artista centese, San Francesco stimmatizzato (1632), offerta materialmente dal conte Cesare Estense Mosti, tuttavia forse Mastellari entrò in qualche modo nella cosa. Anche Carlo Bononi ha lasciato tele e tavole alle Stimmate, in specie risalta il drammatico Compianto detto talora Pietà (1624), in cui Maria pare abbia le fattezze della nipote del pittore, sempre cupa e melanconica a parere di chi la conobbe. Alle Stimmate, capsula del tempo, furono sepolti personaggi della nobiltà, ma anche tre artisti della Ferrara barocca, purtroppo negletti ma molto interessanti, cioè Alfonso Rivarola detto Chenda, Francesco Costanzo Catanio e Giacomo Parolini. —

Micaela Torboli
 
https://www.lanuovaferrara.it/tempo-libero/2020/01/28/news/la-confraternita-delle-stimmate-dall-inquieto-mistico-antisemita-ai-frati-pietosi-col-volto-coperto-1.38396090 

FERRARA - Chiesuol del Fosso - Assunzione di Maria Santissima


FERRARA - Chiesuol del Fosso





STORIA

Da documenti della famiglia dei marchesi Revedin si rileva che la località era denominata Tenuta Sammartina in localita S. Martino della Pontanara di proprietà della casa d'Este fino alla fine del sec. XVIII. Molti furono i passaggi di cessione avvenuti fino all'atto di acquisto dei primi anni del sec. XIX da parte dei fratelli Antonio e Francesco Revedin. È da notare che in tutti gli atti di passaggio è sempre fatta menzione all'oratorio della Sammartina, ampliato nel 1860 dal marchese Giovanni Revedin. La località fu in seguito denominata Chiesuol del Fosso e fu eretta parrocchia sotto il titolo di S. Maria dei Revedin.

Da: https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dell%27Assunzione_di_Maria_Santissima_(Ferrara,_Chiesuol_del_Fosso)

La prima citazione documentale relativa alla chiesa dell'Assunzione di Maria Santissima, a Chiesuol del Fosso, risale al 1506, e viene ricordata anche da Marcantonio Guarini nel suo Compendio historico dell'origini, accrescimento e prerogative delle chiese e luoghi pii della città, e diocesi di Ferrara edito nel 1621. La piccola chiesa venne descritta in località Sammartina, perché tale era la denominazione locale al tempo, e fu eretta prioritariamente per officiarvi le funzioni religiose agli operai qui trasferiti per la costruzione di rinforzi all'argine del fiume Reno. In seguito fu utilizzata dai fedeli della comunità.

Entrò nel patriminio della famiglia Revedin nel 1808 e, nel 1860, venne ampliata e fu edificata la torre campanaria.

Ebbe dignità parrocchiale dal 1923 e come tale, ai fini civili, venne riconosciuta anche da Vittorio Emanuele III nel 1925.

Nel primo dopoguerra fu oggetto di due diversi interventi restaurativi, nel 1923 e nel 1933. Nel primo caso fu interessato il campanile mentre nel secondo fu la volta del soffitto della navata, della copertura dell'edificio e della parte superiore della facciata.

Gli ultimi restauri conservativi si sono avuti tra il 1990 e il 2000. In quest'occasione sono stati riviste le parti murarie e, di nuovo, la facciata. i muri della chiesa e la facciata.

domenica 25 agosto 2024

QUARTESANA (Ferrara) - CHIESA DI SAN GIORGIO MARTIRE






La chiesa di San Giorgio Martire è documentata nel 1186 e il tempio primitivo, di dimensioni ridotte rispetto all'attuale, aveva l'accesso rivolto a sud e nella seconda metá del XVI secolo assunse l'attuale orientamento. Il campanile, costruito attorno all'anno Mille, è alto 21 metri e secondo diversi studiosi era in origine una torre romanica guardesana, punto di riferimento per le imbarcazioni in navigazione sul Sandalo. 
Il nome del piccolo paese, sorto attorno al IX secolo, deriverebbe dal latino medievale "Quartisima" o "Quartisiana", in quanto sorgeva  su un territorio gravato da contributi annui pari ad un quarto di ciò che veniva prodotto; vi sono poi altre teorie, come quella di chi che afferma che nel luogo dove il fiume Sandalo (ora scomparso) si staccava dal Po di Volano, in prossimità di Codrea, fu fondata anticamente una "Guardesana", ovvero un posto di guardia, da cui poi "Quartesana".

 

venerdì 2 agosto 2024

SS.GIUSEPPE, TECLA E RITA - FERRARA

 

FERRRA - SS.GIUSEPPE, TECLA E RITA




Convento dei SS. Giuseppe, Tecla e Rita

106, Via Carlo Mayr - 44100 Ferrara (FE)












Chiesa del Convento dei Santi Giuseppe, Rita e Tecla (già dei pp. agostiniani scalzi).

I padri agostiniani scalzi, dopo aver aperto una casa in Comacchio nel 1623, vennero pure a Ferrara avendo cura inizialmente della chiesa dei SS. Simone e Giuda. 
Si trasferirono, poi, nel 1625 in due case della ‘Via Grande’, allestendo una cappella provvisoria e ponendo la prima pietra della chiesa odierna, che fu aperta al culto nel Natale del 1646 e consacrata nel 1671 dal vescovo di Bertinoro, Guido Bentivoglio. La chiesa è dedicata a S. Giuseppe, in ricordo della protezione del santo verso la città di Ferrara nel terremoto del 19 marzo 1624. 
La soppressione totale dell’Ordine degli agostiniani scalzi fu nel 1810: la chiesa fu lasciata aperta, e vi rimasero per l’ufficiatura alcuni dei religiosi stessi secolarizzati; in seguito, essi si diedero premura per il loro ristabilimento; e vi riuscirono nel 1828.





sabato 6 luglio 2024

CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA - (Ferrara)

 

FERRARA - SAN GIOVANNI BATTISTA








La chiesa di San Giovanni Battista, detta anche dei Cavalieri di Malta, è una chiesa di Ferrara, situata all'incrocio fra via Montebello e corso Porta Mare.
Questa chiesa venne edificata nel 1496, ma alcuni studi indicano nel 1505, dai Canonici Regolari Lateranensi su un terreno donato da Ercole I d'Este. L'architetto di questa grandiosa costruzione sarebbe stato Francesco Marighella anche se gli studiosi moderni ritengono che la sua costruzione iniziò probabilmente dalla zona absidale, ad opera dell'architetto Biagio Rossetti. Nel 1570, un violento terremoto rase al suolo molti edifici tra cui, probabilmente, anche codesta costruzione: Alberto Schiatti architetto, risistemò l'edificio, forse riducendolo anche in dimensioni.
Dal 1826 al 1834 la chiesa venne retta dal Sovrano militare ordine di Malta che si era trasferito a Ferrara.
Venne riaperta al culto nel 1938, e dopo i bombardamenti del secondo dopoguerra venne chiusa al culto perché danneggiata e chiusa definitivamente nel 1954.
L'edificio di proprietà del comune di Ferrara negli anni '90 è stato restaurato e consolidato. Dopo il terremoto dell'Emilia del 2012 è stata temporaneamente riaperta al culto in attesa dei lavori di restauro delle chiese della parrocchia di Santo Spirito. 
È l'unica della città con una pianta a croce greca e dotata di cupola; l'interno è ricco di opere d'arte e di affreschi.
Adiacente alla chiesa sorge anche l'antico complesso conventuale, che venne trasformato in ospedale e convento per i cavalieri di Malta che praticavano lo status semimonastico.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. 

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Chiesa di San Giovanni Battista dei canonici lateranensi, detta dei cavalieri di Malta 

CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA 

Già dei Canonici Lateranesi fino 1779/1797 e del Sovrano Ordine Militare di Malta (1826-1834)

Stabiliti a Ferrara, i canonici regolari lateranensi –tra la fine del XV secolo e l’inizio del successivo– costruirono la chiesa che è posta all’incrocio di via Montebello con corso Porta Mare; dotandola di cupola, eressero un tempio che è unico nel suo genere a livello cittadino: una chiesa a pianta greca. 

Sessanta e più anni dopo, però, dovettero intervenire con restauri a causa dei danneggiamenti sofferti nel terremoto del 1570. I monaci abitavano l’attiguo convento, ma ne furono espulsi nel 1796: i “forastieri” dovettero partire, gli altri furono trasferiti a Santa Maria in Vado. Qui subentrarono i benedettini, che rimasero pochi anni. Vennero essi rimpiazzati dai somaschi, i quali similmente furono espulsi nel 1810. Entrarono allora i catecumeni nel 1821 a possedere una parte della canonica, ma anch’essi nel 1826 lasciarono il luogo ai Cavalieri del Sovrano Ordine Militare di San Giovanni di Malta; e passati questi nel 1855 ad aver sede in Roma, chiesa e canonica furono donate alle orfanelle. 

Nel 1938 la chiesa fu restaurata e venne riaperta, ma –colpita dai bombardamenti– nel 1954 fu nuovamente chiusa. Nel 1970 il Comune di Ferrara, quale proprietario, assegnò il complesso all’Azienda Pubblica Servizi alla persona e nel convento venne eretto un pensionato, affidandolo all’Opera Pia Braghini Rossetti. Nonostante i tentativi nel 1975 del Gran Priore Uguccione Scroffa di ripristinarla per l’Ordine, bisognerà attendere il 1995 per lavori di restauro e consolidamento. Dopo il terremoto, il 16 settembre 2012 la chiesa è stata riaperta al Culto. Mentre sono rimasti gli affreschi, i paramenti sacri sono conservati nel museo civico di Palazzo Schifanoia.

Da: Annuario Diocesano 2017 - Arcidiocesi di Ferrara

CHIESA DI SAN GREGORIO MAGNO - (Ferrara)

 

FERRARA - SAN GREGORIO MAGNO

Ferrara, Via Camello 21







È una delle più antiche chiese della città: alcuni storici affermano che esistesse nel sec. X, mentre la torre campanaria fu edificata tra il 1092 ed il 1146. Tutto il dado del campanile è ornato da elegantissimi cotti ad arco acuto, in uso a Ferrara nel tardo Trecento a tutto il Quattrocento. Nella parte superiore, costituita dalla cella campanaria, fiorisce la bellezza delle trifore ogivali che richiamano il Trecento. Nel corso del tempo furono effettuate ristrutturazioni ed ampliamenti: la chiesa fu restaurata nel 1616 e nel sec. XVIII fu ricostruita la canonica e furono aggiunti il presbiterio ed il transetto. La chiesa fu riconsacrata il 13 aprile 1788 dall’arcivescovo Alessandro Mattei. Nel decreto di riduzione delle parrocchie del 1806 fu confermata parrocchia e la sua giurisdizione venne estesa alle soppresse parrocchie di S. Agnese e di S. Clemente. Nel 1932 fu ripristinato l’aspetto gotico della facciata, lavoro affidato alla Direzione Storico Artistica della «Ferrariae Decus». Direttore dei lavori fu l’ing. Giuseppe Stefani.


CHIESA DI SAN BARTOLOMEO IN BOSCO - (Ferrara)

 

SAN BARTOLOMEO IN BOSCO








SAN LORENZO

SAN GAETANO



Nel 1954 Mons. Bovelli pose la prima pietra della nuova Chiesa.




Cronotassi:
Grossi Alessio           (2007-2015)
Di Pascale Antonio   (1978-2007)
Paparelli Lorenzo      (1921-1978)
Manzoli Giuseppe     (1913-1920)
Pieri Francesco          (1885-1913)
Cavallazzi Carlo        (1840-1840)
Baglioni Luigi           (1832-1840)
Zappoli Achille         (1829-1832)
Tacchi Antonio          (1826-1826)
Tacchini Antonio       (1817-1829)
Drappieri Giovanni    (1812-1817)
Pellagatti Gaspare      (1800-1812)
Botti Ferdinando        ( 1783-1799)

(Sostantivo
cronotassi - f inv
- elenco ordinato cronologicamente di persone succedutesi in una carica. Usato specialmente nelle successioni di vescovi.








San Bartolomeo in Bosco è una frazione di Ferrara di 2.041 abitanti, facente parte della Circoscrizione 2, il cui territorio dista da Ferrara 14 km e si sviluppa fra Gaibana, Montalbano e Marrara. Il borgo è sorto all'incirca verso il 1735, si ricorda la vecchia chiesa parrocchiale risalente al 1783, distrutta nel 1945 e la nuova inaugurata il 20 dicembre 1959. È inoltre sede del Centro di documentazione del mondo agricolo ferrarese. Vi si trovano un asilo, una scuola elementare, una scuola media, alcuni ristoranti e bar e annualmente vi si reca un piccolo luna park.
 
Potremmo racchiudere la storia di San Bartolomeo in Bosco in un racconto di poco meno di trecento anni … prima solo valli, paludi, qualche sparso casone di canne e fango. Con i primi coloni nelle nuove terre emerse in località ‘li Boschi’ sorge nel 1737 un oratorio nelle possessioni dei conti Masi. Un piccolo borgo che presto si popola e diviene, ‘dismembrato’ dalla chiesa di S. Egidio, la parrocchia (1783) di San Bartolomeo in Bosco, con una nuova chiesa (1786) e un suo parroco, don Botti. La storia (la Legazione Pontificia, i giacobini, la Restaurazione, il regno sabaudo) sfiora il paese, che vive del lavoro dei suoi contadini con la coltivazione della canapa, del mais e, in epoche più recenti, della barbabietola e infine con la frutticoltura. La guerra nel 1945 distrugge la vecchia chiesa, ricostruita nel 1959 grazie alla tenacia del parroco don Lorenzo Paparelli. Delle epoche passate, oltre qualche antica casa e la scuola elementare (1912) dell’ing. Duprà, la storia si manifesta con il bel monumento ai Caduti della Grande Guerra di Edgardo Simone (1927) e l’interessante Casa Littoria dell’ing. Ugo Marti (1939), ora caserma dei Carabinieri. Guerre e alluvioni non hanno tolto a San Bartolomeo in Bosco il piacevole aspetto di tranquillo e agiato borgo contadino alle porte di Ferrara.
 
Bibliografia
    •    Guida della Circoscrizione Sud di Ferrara, 2007
    •    In quel giorno si raccapitolò tutto l'inverno, diario del primo parroco di S.Bartolomeo don Ferdinando Botti, con introduzione storica di Adriano Franceschini, Gruppo Culturale in Nemore 1983
    •    Deo Gratias! Mezzo secolo della nuova Chiesa di San Bartolomeo in Bosco, Liberty House 2009
    •    Segnali dal passato, Lucio Scardino
    •    Carlo D'Onofrio, ...e adesso parliamo di San Bartolomeo in Bosco, stampato in proprio, 2016. La storia completa di San Bartolomeo in Bosco in 50 pagine ricche di illustrazioni. Prefazione della storico ferrarese Francesco Scafuri. L'opera è rinvenibile presso vari istituti culturali cittadini (la biblioteca Ariostea di Ferrara, l'archivio storico del comune di Ferrara, la biblioteca di Architettura ecc.) e, fino a esaurimento, presso l'edicola del paese.

Da:
https://it.wikipedia.org/wiki/San_Bartolomeo_in_Bosco

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 Il paese, sorto nel sec. XVIII su terreno di recente bonifica, nella sua breve storia ha conosciuto ore tristi e drammatiche a causa delle rotte del Reno negli anni 1774 e 1896 e del terremoto nel 1887. 
Nel 1738 fu costruito dal conte Bartolomeo Masi Pasini un oratorio, che ampiamente strutturato, fu elevato a chiesa parrocchiale dal card. Alessandro Mattei con suo decreto del 18 dicembre 1783; il primo parroco don Ferdinando Botti prese possesso il 30 dicembre. 
Nell’ultimo conflitto la zona fu sottoposta a bombardamenti, riducendo nel 1945 la chiesa parrocchiale ad un cumulo di rovine ed il campanile ad un tronco. 
L’attuale chiesa, ricostruita più ampia e spaziosa, fu consacrata il 20 novembre 1959 dall’arcivescovo mons. Natale Mosconi. 
Due lapidi marmoree poste all’entrata principale ricordano la costruzione della nuova chiesa e la celebrazione bicentenaria fatta alla presenza dell’arcivescovo mons. Luigi Maverna il 18 dicembre 1986.

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Foto del 1945