domenica 25 marzo 2018

RINALDI ANTONIO - POESIE








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FERRARA - PALAZZINA MARFISA D'ESTE

Palazzina Marfisa d'Este

(Corso della Giovecca, 170)

La Palazzina è un magnifico esempio di residenza signorile del secolo XVI ed era un tempo circondata da splendidi giardini che la collegavano ad altri edifici, noti come Casini di San Silvestro. 
Costruita da Francesco d’Este, figlio del duca Alfonso I e di Lucrezia Borgia, la residenza passò in eredità alla principessa Marfisa d’Este, da cui prese il nome e che qui abitò fino alla morte, rifiutandosi di lasciare Ferrara anche dopo la Devoluzione della città allo Stato Pontificio, quando la sua famiglia si trasferì a Modena. Morta Marfisa nel 1608, la Palazzina passò in eredità ai Cybo Malaspina; subì poi una serie di passaggi di proprietà fino a che venne arredata e inaugurata come sede museale nel 1935. La facciata dell’edificio su Corso Giovecca è in mattoni a vista scandita da grandi finestre rettangolari. L’ampio giardino retrostante è ora chiuso da un loggiato con decorazione interna a tralci di vite, utilizzato come teatro.






Foto dal web













Foto dal web







QUESTA RIPRODUZIONE DEL PUTTO DELLA FONTANA
OPERA DELLO SCULTORE
GIUSEPPE VIRGILI
(1894 - 1968)
E' STATA REALIZZATA NEL 2006
A CURA DEL GARDEN CLUB FERRARA
CON LA COLLABORAZIONE DI FRANCESCO VIRGILI
E DELLO SCULTORE MAURIZIO BONORA
(L'originale è conservato all'interno della Palazzina)

Nota: Giuseppe Virgili (Voghiera, Ferrara 1894 - Bologna 1968)

a pagina 221:
La storica costruzione, pregevole esempio di residenza estiva rinascimentale con annesso giardino, fu realizzata attorno al 1559 per volontà di Francesco d'Este, marchese di Massa Lombarda, figlio del duca Alfonso I e di Lucrezia Borgia. 
La palazzina era compresa in un complesso di edifici piuttosto vasto, noto come i "Casini di San Silvestro", collegati tra loro da un ampio giardino e di cui faceva parte anche l'adiacente Loggia Grande o Teatro (fatta costruire dal marchese tre 1560 il 1570), nonchè il quattrocentesco edificio turrito edificato da un membro della famiglia fiorentina dei Neroni nel 1469, oggi noto come palazzo Bonacossi (via Cisterna del Follo 5), acquistato proprio da Francesco nel 1572 per unificare l'intera proprietà verso sud. 
Con la morte del marchese (1578) la palazzina passò in eredità alla figlia Marfisa, moglie di Alderano Cybo principe di Massa Carrara, la quale vi abitò fino al 1608, anno in cui passò a miglior vita.

Nota:
se non diversamente indicato le foto sono del Nonno Kucco

martedì 20 marzo 2018

FERRARA - SPULGADUR FRARESI - AL ZOGH

AL ZOGH


FANGHET
(NINO TAGLIANI )

lunedì 19 marzo 2018

ELETTRONICA 4.1 - APPUNTI DI UN PRINCIPIANTE - ANDRE'-MARIE AMPERE


André-Marie Ampère 
(Lione, 20 gennaio 1775Marsiglia, 10 giugno 1836
è stato un fisico francese.
L'unità di misura della corrente elettrica, l'ampere, porta il suo nome (che è anche stato inciso sulla Torre Eiffel). 

L'ampere (simbolo: A, talvolta erroneamente abbreviato con amp) è l'unità base SI (1) usata per misurare l'intensità della corrente elettrica. Essendo una delle sette unità fondamentali del SI, tutte le altre unità elettromagnetiche sono derivate da essa. Per definizione un ampere è l'intensità di corrente elettrica che, se mantenuta in due conduttori lineari paralleli, di lunghezza infinita e sezione trasversale trascurabile, posti a un metro di distanza l'uno dall'altro nel vuoto, produce tra questi una forza pari a 2 × 10-7 N per ogni metro di lunghezza.
L'ampere prende il nome dal fisico francese André-Marie Ampère (1775-1836), uno dei principali studiosi dell'elettromagnetismo.
Il modo corretto di scrivere ampere è con la lettera iniziale minuscola, tranne quando secondo le regole grammaticali si debba scrivere una parola con la maiuscola iniziale. Inoltre va scritto senza accento, per convenzione (si tratta della scrittura semplificata internazionale dell'unità di misura, non del cognome del fisico). 

(1) sistema internazionale di unità di misura (in francese: Système international d'unités), abbreviato in SI (pronunciato esse i), è il più diffuso sistema di unità di misura. Assieme al sistema CGS (centimetro-grammo-secondo) viene spesso indicato come sistema metrico decimale, soprattutto nei paesi anglosassoni. All'inizio venne chiamato Sistema MKS in quanto comprendeva solo le unità metro, chilogrammo e secondo. 



sabato 17 marzo 2018

ELETTRONICA 4 - APPUNTI DI UN PRINCIPIANTE - LA CORRENTE

ELETTRONICA 4 - APPUNTI DI UN PRINCIPIANTE - 
LA CORRENTE = unità di misura AMPER


Il movimento degli elettroni dall'elettrodo negativo all'elettrodo positivo si chiama corrente e si misura in ampere. 

Nota: si dovrebbe scrivere ampere, ma poiché oramai si scrive come si pronuncia, cioè amper, continueremo ad utilizzare questa forma. 

A titolo informativo segnaliamo ai più curiosi che 1 amper corrisponde a:

6.250.000.000.000.000.000 di elettroni

che scorrono dal terminale negativo verso il positivo nel tempo di 1 secondo.

La corrente  non dipende in alcun modo dal valore della tensione,  quindi  possiamo  prelevare  1 amper sia da una pila da 1,5 volt come da una pila da 9 volt o da una batteria da auto da 12 volt oppure dalla tensione di rete dei 220volt.
Per capire meglio la differenza che esiste tra volt ed amper  utilizzeremo sempre l'elemento acqua. Se colleghiamo il serbatoio negativo ed il serbatoio positivo con un tubo che abbia un diametro molto piccolo (vedi figura 31) il flusso di acqua avverrà lentamente, e poiché questo flusso si può paragonare al numero degli elettroni in transito, si può affermare che quando passa poca acqua , nel circuito scorrono pochi amper. Se colleghiamo i due serbatoi con un tubo di diametro maggiore (vedi figura 32) il flusso di acqua aumenterà, cioè nel circuito scorreranno più elettroni e quindi più amper. Anche l'ampere come il volt ha i suoi sottomultipli chiamati:

milliampere 
microamper
nanoamper 







LINK:

giovedì 15 marzo 2018

IL CASO MORO - 16 MARZO 1978


Per caso Moro si intende l'insieme delle vicende relative all'agguato, al sequestro, alla prigionia e all'uccisione di Aldo Moro, nonché alle ipotesi sull'intera vicenda e alle ricostruzioni degli eventi, spesso discordanti fra loro.
La mattina del 16 marzo 1978, giorno in cui il nuovo Governo guidato da Giulio Andreotti stava per essere presentato in Parlamento per ottenere la fiducia, l'auto che trasportava Aldo Moro dalla sua abitazione all'Università La Sapienza, fu intercettata e bloccata in via Mario Fani a Roma da un nucleo armato delle Brigate Rosse.
In pochi secondi, sparando con armi automatiche, i brigatisti rossi uccisero i due carabinieri a bordo dell'auto di Moro (Oreste Leonardi e Domenico Ricci), i tre poliziotti che viaggiavano sull'auto di scorta (Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana.
Dopo una prigionia di 55 giorni, durante la quale Moro fu sottoposto a un processo politico da parte del cosiddetto «tribunale del popolo» istituito dalle Brigate Rosse e dopo aver chiesto invano uno scambio di prigionieri con lo Stato italiano, Moro fu ucciso.
Il suo cadavere fu ritrovato a Roma il 9 maggio, nel bagagliaio di una Renault 4 parcheggiata in via Caetani, una traversa di via delle Botteghe Oscure, a poca distanza dalla sede nazionale del Partito Comunista Italiano e da Piazza del Gesù, sede nazionale della Democrazia Cristiana.








Aldo Romeo Luigi Moro (Maglie, 23 settembre 1916Roma, 9 maggio 1978) è stato un politico, accademico e giurista italiano, cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, segretario politico e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana.
Tra i fondatori della Democrazia cristiana e suo rappresentante alla Costituente, ne divenne segretario (1959). Fu più volte ministro; come presidente del Consiglio guidò diversi governi di centro-sinistra (1963-68), promuovendo nel periodo 1974-76 la cosiddetta strategia dell'attenzione verso il Partito Comunista Italiano. Fu rapito il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio successivo dalle Brigate Rosse

Su WIKIPEDIA:

LA CORTE COSTITUZIONALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

LA CORTE COSTITUZIONALE


La Corte costituzionale, nel sistema politico italiano, è un organo di garanzia costituzionale cui è demandato il compito di giudicre la legittimità degli atti dello Stato e delle Regioni, dirimere eventuali conflitti di attribuzione tra i poteri di dette istituzioni e tra le Regioni stesse, esprimersi su eventuali atti di accusa nei confronti del Presidente della Repubblica e verificare l'ammissibilità dei referendum abrogativi.
Prevista già nel dettato costituzionale del 1948 all'articolo 134, trovò attuazione solo nel 1955 a seguito della legge costituzionale n. 1/1953 e della legge ordinaria n. 87/1953 e tenne la sua prima udienza nel 1956. La sua sede è a Roma, al palazzo della Consulta, da cui si attribuisce alla Corte l'informale nome, per metonimia, di Consulta

(metonimia 

[me-to-nì-mia o …-mì-a] s.f.

ret. Figura retorica consistente nell'uso di un termine in un significato diverso da quello usuale, per esempio il nome del contenitore adoperato per indicare il contenuto (bere un bicchiere), l'autore per l'opera (ascoltare Rossini), ecc.)

I componenti della Consulta (15 marzo 2018):
Nome Ruolo Designazione Giuramento Qualifica Autorità designante
Giorgio Lattanzi Presidente 19 novembre 2010 9 dicembre 2010 Magistrato ordinario giudicante Corte di cassazione
Aldo Carosi Vicepresidente 17 luglio 2011 13 settembre 2011 Magistrato contabile Corte dei conti
Marta Cartabia Vicepresidente 2 settembre 2011 13 settembre 2011 Professore ordinario Presidente della Repubblica
Mario RosarioMorelli Vicepresidente 18 novembre 2011 12 dicembre 2011 Magistrato ordinario giudicante Corte di cassazione
Giancarlo Coraggio Componente 29 novembre 2012 28 gennaio 2013 Magistrato amministrativo Consiglio di Stato
Giuliano Amato Componente 12 settembre 2013 18 settembre 2013 Professore ordinario Presidente della Repubblica
Daria de Pretis Componente 18 ottobre 2014 11 novembre 2014 Professore ordinario Presidente della Repubblica
Nicolò Zanon Componente 18 ottobre 2014 11 novembre 2014 Professore ordinario Presidente della Repubblica
Silvana Sciarra Componente 6 novembre 2014 11 novembre 2014 Professore ordinario Parlamento in seduta comune
Franco Modugno Componente 16 dicembre 2015 21 dicembre 2015 Professore ordinario Parlamento in seduta comune
Augusto Antonio Barbera Componente 16 dicembre 2015 21 dicembre 2015 Professore ordinario Parlamento in seduta comune
Giulio Prosperetti Componente 16 dicembre 2015 21 dicembre 2015 Professore ordinario Parlamento in seduta comune
Giovanni Amoroso Componente 26 ottobre 2017 13 novembre 2017 Magistrato ordinario giudicante Corte di cassazione
Francesco Viganò Componente 24 febbraio 2018 8 marzo 2018 Professore ordinario Presidente della Repubblica
vacante Componente Parlamento in seduta comune

Accanto alla composizione ordinaria la Corte conosce una composizione integrata, che si ha ogni volta che la Corte è chiamata a giudicare dei reati presidenziali di alto tradimento e di attentato alla costituzione, previa messa in stato di accusa del Capo dello Stato dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei suoi membri. 
In tal caso la Corte è integrata con 16 membri tratti a sorte da un elenco di 45 cittadini eleggibili a senatore che il Parlamento compila ogni nove anni mediante l'elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari. 
In tal caso la Corte deve essere composta da almeno 21 giudici e quelli aggregati devono essere la maggioranza.

Per saperne di più si può consultare:

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IL FATTO
ZANON NICOLO' - giudice costituzionale.

La procura gli contesta l’abuso dell’auto blu
Lui presenta le dimissioni, che vengono  respinte, e si autosospende dalla Consulta continuando a scrivere da casa le sentenze già discusse e lavorando saltuariamente in ufficio, non partecipando ai lavori del collegio. 
Continuerà così a incassare lo stipendio di mille euro al giorno, per sei mesi, senza neppure l’incomodo di doversi recare alle udienza e rinunciando così del tutto a quel benefit che lasciava spesso e volentieri alla moglie. È uno dei paradossi della vicenda che da giorni fa tremare la Consulta, dove il giudice costituzionale Nicolò Zanon è indagato per peculato d’uso dalla Procura di Roma: per due anni (dal novembre 2014 al marzo 2016) e per due settimane al mese, è l’ipotesi dell’accusa, lasciava l’auto di sevizio con autista e relativi buoni benzina a completa disposizione della moglie che ne faceva un uso privato con trasferte alla casa di Forte dei Marmi, a Siena, accompagnamenti in stazione o all’aeroporto.
La vicenda, i cui dettagli non sono ancora del tutto chiari, sembra essere emersa in seguito all’allontanamento del carabiniere in distacco che svolgeva funzioni di autista per Zanon presso la Corte. Una volta tornato al suo comando avrebbe raccontato ai colleghi di aver subito un esaurimento nervoso quando era in servizio proprio a causa degli straordinari che doveva svolgere pur di corrispondere alle richieste della moglie del giudice che lo convocava anche via sms per farsi trasportare dove voleva. A quanto è possibile ricostruire, sarebbero stati proprio i colleghi del carabiniere a fare una segnalazione alla Corte che, correttamente, l’avrebbe girata alla Procura della Repubblica perché – potenzialmente – conteneva una notizia di reato.

Per saperne di più:
IL FATTO QUOTIDIANO

Quanto ci costa la Corte Costituzionale'
Ecco i link:
QUOTIDIANO NET.
QUI FINANZA

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lunedì 12 marzo 2018

EQUINOZIO DI PRIMAVERA - 20 marzo 2018

EQUINOZIO DI PRIMAVERA - 20 marzo - ore 16,15


 

L'equinozio (dal latino aequinoctium, derivato a sua volta da "aequa-nox" cioè «notte uguale» in riferimento alla durata del periodo notturno uguale a quello diurno) è quel momento della rivoluzione terrestre intorno al Sole in cui quest'ultimo si trova allo zenit dell'equatore
Esso ricorre due volte durante l'anno solare e, in tale momento, il periodo diurno (ovvero quello di esposizione alla luce del Sole) e quello notturno sono uguali, giungendo i raggi solari perpendicolarmente all'asse di rotazione della Terra.
Gli equinozi occorrono a circa sei mesi di distanza l'uno dall'altro, più precisamente a marzo e a settembre del calendario civile; analogamente ai solstizi, essi sono convenzionalmente assunti come momento di avvicendamento delle stagioni astronomiche sulla Terra. Nell'emisfero boreale l'equinozio di marzo segna la fine dell'inverno e l'inizio della primavera, mentre quello di settembre termina l'estate e introduce l'autunno. Viceversa accade nell'emisfero australe, dove l'autunno entra all'equinozio di marzo e la primavera in quello di settembre.



Il tutto da WIKIPEDIA

domenica 11 marzo 2018

LA ROTTA DI FICAROLO

LA ROTTA DI FICAROLO
Dalla rotta ai giorni nostri.
 
Il Delta tra il 476 e il 1152



L’età medievale
Nella prima parte del Medioevo, e cioè prima della Rotta di Ficarolo del 1152, che cambiò completamente il corso del fiume Po spostando il Delta verso nord, i due rami maggiori erano il Po di Volano, del quale tuttora esiste una rimanenza sotto forma di canale navigabile, ed il Po di Primaro, che si era formato nel solco dell’antico Amnis Padusae e che di fatto costituiva ormai l’argine nord della stessa Padusa. In grande decadenza fu il Padoavetere, cioè l’antico Po di Spina, che divenne un semplice canale delimitante a nord le Valli di Comacchio e collegando la stessa Comacchio al mare, in una zona collocabile intorno all’odierna Porto Garibaldi.
Il crollo dell’Impero Romano e le guerre dell’Alto Medioevo avevano assestato un duro colpo al sistema degli insediamenti del Delta, che però riuscì a sopravvivere grazie all’economia lagunare:
pesca, caccia, saline, commercio.

Ci sono tre elementi rilevanti:

1) La fondazione di Ferrara da parte dei Bizantini, come postazione militare strategica alla biforcazione del Volano e del Primaro;
2) La costruzione dell’Abbazia di Pomposa presso la foce del Po di Volano;
3) La nascita di Venezia, che diventerà il concorrente principale  della rete commerciale del Delta, rispetto al quale avrà anche mire espansionistiche.


Anno 1152: la Rotta di Ficarolo
 
Il Delta del Po dopola rotta di Ficarolo

La Rotta di Ficarolo fu l’evento più traumatico e determinante nella storia del Delta padano. L’argine del fiume in piena cedette in un punto, vicino al paese di Ficarolo, dove c’era una curva. 
Da quel momento il corso principale del Po proseguì dritto, più a nord di Ferrara, la quale decadde subito dalla prosperità commerciale che aveva in precedenza, tanto che alcuni pensano che sia stata la stessa Venezia a “favorire” il cedimento degli argini nel 1152.

Il Po Grande o
Po di Venezia diventa il ramo principale.

La nuova struttura del Delta, già in età tardo medievale aveva tagliato fuori Ravenna, provocandone una crisi, dovuta anche a ragioni politiche collegate con la sconfitta del partito ghibellino in Italia e con la conquista della Romagna da parte dello Stato Pontificio.
Ferrara, dominata dalla famiglia d’Este, cercava invano di competere con Venezia nel controllo delle rotte commerciali dell’Alto Adriatico.
 Il fatto che il ramo principale del fiume fosse chiamato Po di Venezia è      significativo.
Il paradosso, però, fu che il Po di Venezia si stava avvicinando troppo alla Laguna veneta, dove già l’Adige e il Brenta trasportavano detriti che minacciavano di interrare l’alveo.
Da quel momento la preoccupazione principale di Venezia, a livello di gestione territoriale, fu quella di irreggimentare i vari fiumi in modo da farli sfociare prima della Laguna, e il più lontano possibile da essa.
In questo senso va interpretato il possente lavoro idraulico del “Taglio di Po”, o
 Taglio di Porto Viro, che dirottò verso sud il ramo principale del delta.
 
Il Delta dopo il Taglio di Po del 1604

Già dal Basso Medioevo era incominciata una grande opera di bonifica della Padusa e dei Septem Maria, promossa da autorità sia politiche, come i duchi di Ferrara e Modena, sia ecclesiastiche, nelle proprietà di vescovadi o conventi, così come nelle terre contigue al Delta e appartenenti allo Stato Pontificio. 
    La maggiore opera idraulica in questo contesto si ebbe a partire dal 1740 per    iniziativa di papa Benedetto XIV, che diede avvio ai lavori per la creazione del cosiddetto Cavo Benedettino, destinato a creare un alveo stabile al fiume Reno e ad immetterlo nell’ormai secco alveo di quello che era stato il Po di Primaro. 
 
Rimanevano però alcuni problemi
 1) L’angolo troppo brusco che il Cavo Benedettino imponeva al Reno, creava, in quel punto, delle frequenti esondazioni.
      2) L’inalveamento del Reno nel Po di Primaro non riusciva, di per sé a    drenare le acque delle paludi rimanenti di quella che era stata la Padusa
     3) Rimaneva da gestire l’alveo di quella che era stata la parte anteriore del Po di Primaro
    4) Occorreva convogliare direttamente verso il mare le acque del fiume Lamone, che altrimenti si impaludavano e non po tevano essere riassorbite dal Reno
 


Fu Napoleone, nel 1807, a risolvere il primo dei problemi evidenziati, facendo costruite il cosiddetto Cavo Napoleonico, ossia un canale di collegamento tra il Reno e il Po, nella zona tra Cento e Bondeno, poco dopo la foce del Panaro, avente come principale funzione quella di Scolmatore delle piene del Reno, o viceversa di quelle del Po.
Quest’opera si rivelò estremamente efficace, soprattutto quando, a metà del ‘900, l’acqua in eccesso venne convogliata nel Canale Emiliano Romagnolo, il CER, che era stato creato al fine di irrigare i campi della zona inferiore dell’Emilia-Romagna, di solito più soggetti a periodi di secca.
Si può considerare il CER come un ramo artificiale del Delta, che grazie all’opera di idrovore riesce a trasportare acqua in salita verso le zone della Romagna, rilasciando poi queste acque nei fiumi, nei torrenti, nei canali e nei fossi, in modo che le pompe di irrigazione potessero attingere più facilmente.
Il CER parte da Bondeno e arriva fino al fiume Uso, che è dopo il Rubicone.
La sua costruzione riuscì ad unire due scopi importantissimi e complementari: da un lato fare da scolmatore dell’acqua in eccesso del Reno o del Po, e dall’altro quello di irrigare la Bassa Emili a o la Romagna durante i periodi di siccità. Il CER taglia trasversalmente i vari fiumi, sottopassandoli attraverso un complesso sistema di sifoni.
 




IV.1
Agli altri problemi si pose rimedio attraverso la creazione di tre importantissimi canali di scolo:
1) Il Canale Collettore di Burana, che drenò le acque delle paludi emiliane
convogliandole nei Po di Volano.
2) Il Canale di Bonifica in Destra di Reno, che bonificò tutte le paludi a sud del Reno, tranne le Valli di Argenta. Le acque di questo Canale furono convogliate direttamente in mare, presso la località di Casal Borsetti
3) Il Canale di Foce del Fiume Lamone, che fece sfociare il fiume presso Marina Romea.
 
 
L’ultima opera di bonifica fu il prosciugamento della Valle del Mezzano, cioè la zona lagunare a nord ovest dell’Argine Agosta delle Valli di Comacchio. Questa operazione si è rivelata di pesante impatto ambientale, e controproducente in quanto una ittiocoltura ed una creazione di un’oasi faunistica avrebbe reso di più anche in termini economici.
Le nuove istanze della tutela dell’ambiente e dell’esigenza di uno sviluppo sostenibile hanno condotto alla creazione di due Parchi Regionali del Delta del Po.
Il Parco Regionale del Delta del Po del Veneto riguarda proprio la zona dell’attuale Delta, mentre quello dell’Emilia-Romagna va a proteggere le zone del cosiddetto Delta Fossile, cioè le zone interessate sono quelle che un tempo sono state lambite dai rami più meridionali del Delta.
In questo modo quindi si è recuperato anche il territorio ravennate, con le sue Pinete, le sue Piallasse, la Valle Standiana e le Saline di Cervia.
 
 Notizie, cartine e disegni sono stati tratti da:



SAN BARTOLOMEO IN BOSCO - CHIESA e altre notizie





















Cronotassi:
Grossi Alessio           (2007-2015)
Di Pascale Antonio   (1978-2007)
Paparelli Lorenzo      (1921-1978)
Manzoli Giuseppe     (1913-1920)
Pieri Francesco          (1885-1913)
Cavallazzi Carlo        (1840-1840)
Baglioni Luigi           (1832-1840)
Zappoli Achille         (1829-1832)
Tacchi Antonio          (1826-1826)
Tacchini Antonio       (1817-1829)
Drappieri Giovanni    (1812-1817)
Pellagatti Gaspare      (1800-1812)
Botti Ferdinando        ( 1783-1799)


(Sostantivo
cronotassi - f inv
- elenco ordinato cronologicamente di persone succedutesi in una carica. Usato specialmente nelle successioni di vescovi)







San Bartolomeo in Bosco è una frazione di Ferrara di 2.041 abitanti, facente parte della Circoscrizione 2, il cui territorio dista da Ferrara 14 km e si sviluppa fra Gaibana, Montalbano e Marrara. Il borgo è sorto all'incirca verso il 1735, si ricorda la vecchia chiesa parrocchiale risalente al 1783, distrutta nel 1945 e la nuova inaugurata il 20 dicembre 1959. È inoltre sede del Centro di documentazione del mondo agricolo ferrarese. Vi si trovano un asilo, una scuola elementare, una scuola media, alcuni ristoranti e bar e annualmente vi si reca un piccolo luna park.
 
Potremmo racchiudere la storia di San Bartolomeo in Bosco in un racconto di poco meno di trecento anni … prima solo valli, paludi, qualche sparso casone di canne e fango. Con i primi coloni nelle nuove terre emerse in località ‘li Boschi’ sorge nel 1737 un oratorio nelle possessioni dei conti Masi. Un piccolo borgo che presto si popola e diviene, ‘dismembrato’ dalla chiesa di S. Egidio, la parrocchia (1783) di San Bartolomeo in Bosco, con una nuova chiesa (1786) e un suo parroco, don Botti. La storia (la Legazione Pontificia, i giacobini, la Restaurazione, il regno sabaudo) sfiora il paese, che vive del lavoro dei suoi contadini con la coltivazione della canapa, del mais e, in epoche più recenti, della barbabietola e infine con la frutticoltura. La guerra nel 1945 distrugge la vecchia chiesa, ricostruita nel 1959 grazie alla tenacia del parroco don Lorenzo Paparelli. Delle epoche passate, oltre qualche antica casa e la scuola elementare (1912) dell’ing. Duprà, la storia si manifesta con il bel monumento ai Caduti della Grande Guerra di Edgardo Simone (1927) e l’interessante Casa Littoria dell’ing. Ugo Marti (1939), ora caserma dei Carabinieri. Guerre e alluvioni non hanno tolto a San Bartolomeo in Bosco il piacevole aspetto di tranquillo e agiato borgo contadino alle porte di Ferrara.
 
Bibliografia
    •    Guida della Circoscrizione Sud di Ferrara, 2007
    •    In quel giorno si raccapitolò tutto l'inverno, diario del primo parroco di S.Bartolomeo don Ferdinando Botti, con introduzione storica di Adriano Franceschini, Gruppo Culturale in Nemore 1983
    •    Deo Gratias! Mezzo secolo della nuova Chiesa di San Bartolomeo in Bosco, Liberty House 2009
    •    Segnali dal passato, Lucio Scardino
    •    Carlo D'Onofrio, ...e adesso parliamo di San Bartolomeo in Bosco, stampato in proprio, 2016. La storia completa di San Bartolomeo in Bosco in 50 pagine ricche di illustrazioni. Prefazione della storico ferrarese Francesco Scafuri. L'opera è rinvenibile presso vari istituti culturali cittadini (la biblioteca Ariostea di Ferrara, l'archivio storico del comune di Ferrara, la biblioteca di Architettura ecc.) e, fino a esaurimento, presso l'edicola del paese.

Da:
https://it.wikipedia.org/wiki/San_Bartolomeo_in_Bosco

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 Il paese, sorto nel sec. XVIII su terreno di recente bonifica, nella sua breve storia ha conosciuto ore tristi e drammatiche a causa delle rotte del Reno negli anni 1774 e 1896 e del terremoto nel 1887. 
Nel 1738 fu costruito dal conte Bartolomeo Masi Pasini un oratorio, che ampiamente strutturato, fu elevato a chiesa parrocchiale dal card. Alessandro Mattei con suo decreto del 18 dicembre 1783; il primo parroco don Ferdinando Botti prese possesso il 30 dicembre. 
Nell’ultimo conflitto la zona fu sottoposta a bombardamenti, riducendo nel 1945 la chiesa parrocchiale ad un cumulo di rovine ed il campanile ad un tronco. 
L’attuale chiesa, ricostruita più ampia e spaziosa, fu consacrata il 20 novembre 1959 dall’arcivescovo mons. Natale Mosconi. 
Due lapidi marmoree poste all’entrata principale ricordano la costruzione della nuova chiesa e la celebrazione bicentenaria fatta alla presenza dell’arcivescovo mons. Luigi Maverna il 18 dicembre 1986.

Da:



sabato 10 marzo 2018

MARZO 1968 - LO STIPENDIO DEL NONNO KUCCO


 Ecco con quante lirette una famiglia di 4 persone viveva nel 1968...............



Stipendio del mese di marzo 1968 del Nonno Kucco



Riepilogo competenze anno 1968




Riepilogo trattenue anno 1968