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lunedì 2 settembre 2024

TECNOLOGIA ?????

 TECNOLOGIA ?????


 

 Per visualizzare il video clicca sul link sottostante

 https://youtu.be/HEWlxlx_vOg 




venerdì 16 agosto 2024

COME SI PRODUCE LA PLASTICA

 COME SI PRODUCE LA PLASTICA

Questo post è stato tratto, pari pari, da:

https://blublublu.it/sostenibilita/plastica-cose-e-come-si-produce/

Siamo circondati dalla plastica. Ne esistono così tanti tipi diversi che a volte non sappiamo nemmeno di avere tra le mani oggetti plastici. Ma come si produce la plastica?

La prima sostanza plastica creata dall’uomo è stata la celluloide creata dal tipografo Hyatt nel 1869 cercando un’alternativa all’avorio per la fabbricazione delle palle del biliardo. La celluloide fu dunque la prima sostanza plastica artificiale creata ed è fatta di canfora, azoto e cellulosa. Dopo vent’anni la Kodak la utilizzò per produrre le prime pellicole fotografiche.

Fu il chimico Baekeland nel 1909 a creare la bachelite un composto di fenolo e formaldeide che si modellava con il calore e una volta raffreddata non cambiava più forma: era la prima plastica termoindurente ed è usata ancora oggi.

Con gli anni Venti iniziarono i primi esperimenti con il petrolio e da allora furono poi create molti altri tipi di plastica come il plexiglass. il poliuretano, il nylon (usato nel settore tessile) e il moplen inventato dall’italiano Giulio Natta nel 1954 che per questa invenzione ricevette anche il Premio Nobel.

Ma cos’è la plastica? E che proprietà ha?

La plastica è composta da monomeri di carbonio e idrogeno ricavati dal petrolio e dal metano. le microparticelle di questi elementi vengono messi in successione formando polimeri prima in forme di resine molli e poi di granuli e polveri che vengono consegnati alle fabbriche per la produzione dei diversi prodotti.

Esistono però diversi tipi di plastica. I principali sono:

  • PE (polietilene) è la plastica usata per la produzione di sacchetti, nastri adesivi, bottiglie, sacchi per la spazzatura, tubi e giocattoli
  • PP (polipropilene) è la plastica utilizzata per la produzione di oggetti per l’arredamento, contenitori del cibo e flaconi di detersivi e saponi
  • PVC (cloruro di polivinile) è il materiale plastico usato per le vaschette delle uova, per i tubi e per le pellicole isolanti
  • PET (polietilenterftalato) è la plastica usata soprattutto per le bottiglie di acqua minerale e bibite, perché è l’unica in grado di trattenere l’anidride carbonica ed è (insieme alla PE) la più facile da riciclare.
  • PS è la sigla che indica il polistirene, meglio conosciuto come polistirolo

La plastica è un materiale solido, resistente e impermeabile; è anche un isolante elettrico, termico e acustico. Ma soprattutto la plastica non è biodegradabile. Se non viene riciclata un contenitore di polistirolo impiega 50 anni per decomporsi, una bottiglia di plastica più di 100, e così anche i sacchetti o i piatti e i bicchieri in plastica.

Ecco perché è importantissimo fare la raccolta differenziata la plastica è riciclabile ed è quindi importante che non venga dispersa nell’ambiente. Altrettanto importante è che non venga sprecata. Quando si può, è bene non usarla, ci sono tante alternative: dai sacchetti biodegradabili al supermercato, agli erogatori di acqua in ufficio ai detersivi sfusi. L’importante è non abbandonare mai la plastica nell’ambiente e smaltirla nel modo migliore.

 

sabato 10 agosto 2024

COME SI PRODUCE IL VETRO?

 COME SI PRODUCE IL VETRO?

La prima risposta alla mia domanda l'ho trovata sul sito

https://www.geopop.it/come-si-produce-il-vetro/ 

da consultare per approfondire.

Il vetro si ottiene fondendo la sabbia con la soda (in forma di carbonato o solfato) a temperature attorno ai 1500-1550 gradi circa. Una volta ottenuto il fuso viene raffreddato rapidamente e si ottiene il vetro.

Da un punto di vista chimico, il vetro è un materiale amorfo, quindi privo di una struttura interna ordinata. In altre parole, viene fatto raffreddare così in fretta da non lasciare il tempo alle molecole di organizzarsi in strutture ordinate ma le “congela” in posizioni disordinate.

Non dimentichiamoci poi che esiste il vetro anche in natura: un esempio tipico è l’ossidiana. Questa si forma quando viene emesso del magma che si raffredda molto velocemente a contatto con l’atmosfera. Guarda caso, sia il vetro che l’ossidiana sono a base di silice!


Puoi approfondire anche su

https://www.studiarapido.it/come-si-fa-il-vetro-spiegato-semplice/

martedì 18 giugno 2024

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

 INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Da

https://www.agendadigitale.eu/tag/intelligenza-artificiale/ 

 

Intelligenza Artificiale

Intelligenza Artificiale

Cosa si intende con Intelligenza Artificiale e quali sono le norme che la regolamentano

Tutto sull'intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale (AI, Artificial intelligence) è una tecnologia informatica che rivoluziona il modo con cui l'uomo interagisce con la macchina, e le macchine tra di loro.

Possiamo definire l'AI come il processo attraverso cui le macchine e i sistemi informatici  simulano i processi di intelligenza umana. Le applicazioni specifiche dell'IA includono sistemi come l'elaborazione del linguaggio naturale, il riconoscimento vocale e la visione artificiale.

L'intelligenza artificiale fornisce ad un robot qualità di calcolo che gli permettono di compiere operazioni e "ragionamenti" complessi, fino a poco tempo fa caratteristiche esclusive del ragionamento umano, in poco tempo.

Grazie all'intelligenza artificiale è possibile (almeno questo l'obiettivo ultimo) rendere le macchine in grado di compiere azioni e "ragionamenti" complessi, imparare dagli errori, e svolgere funzioni fino ad oggi esclusive dell'intelligenza umana. Oggi in Italia e nel mondo l'intelligenza artificiale viene utilizzata in azienda e non solo, per svolgere compiti che all'uomo richiederebbero molto tempo.

Cosa si intende con Intelligenza Artificiale?
Intelligenza artificiale è una sezione di linguistica informatica e informatica che si occupa della formalizzazione di problemi e compiti simili a quelli eseguiti da una persona.

Al giorno d'oggi si tratta di una sotto disciplina dell'informatica che si occupa di studiare la teoria, le tecniche e le metodologie che permettono di progettare sia i sistemi hardware che quelli software in grado di elaborare delle prestazioni elettriche che simulano una pertinenza dell'intelligenza umana. Il risultato del lavoro dell'intelligenza artificiale non dev'essere difficilmente distinguibile da quello svolto da un umano con delle specifiche competenze.

Come funziona l'IA?
Spesso quando si parla o si scrive di intelligenza artificiale ci si riferisce a una delle componenti come l 'apprendimento automatico. Per avere a che fare con l’AI è necessario che siano presenti sia componenti hardware sia software specializzati per la scrittura e l'addestramento degli algoritmi di apprendimento automatico.

I linguaggi di programmazione, invece, non sono sinonimo di intelligenza artificiale ma intervengono a costruire sistemi informatici e sono molto diffusi come Python, R e Java.

Questo aspetto della programmazione dell'intelligenza artificiale si concentra sull'acquisizione di dati e sulla creazione di regole per trasformare i dati in informazioni utilizzabili. Le regole, chiamate algoritmi, forniscono ai dispositivi informatici istruzioni passo dopo passo su come completare un compito specifico.

La programmazione dell'intelligenza artificiale necessita di tre abilità cognitive:

apprendimento,
ragionamento,
autocorrezione.

In generale, i sistemi di IA funzionano grazie al fatto che riescono a processare enormi quantità di dati. In questo modo creano correlazioni e modelli usati per fare previsioni . Questo processo consente a un chatbot di produrre scambi di informazioni realistici o a uno strumento a imparare a riconoscere le immagini.

Leggi tutti i nostri approfondimenti, esempi e casi studio sull'intelligenza artificiale, le sue implicazioni di carattere normativo e legislativo, di impiego e lavoro, nella vita di tutti i giorni, e sul suo impatto in Italia e in Europa, oltre che nel mondo.

 

giovedì 25 aprile 2024

MARCONI GUGLIELMO

 MARCONI GUGLIELMO

BOLOGNA 25 APRILE 1874  -  ROMA 20 LUGLIO 1937

25 APRILE 2024 : 150 ANNI DALLA NASCITA 

I RAPPORTI DEL GRANDE SCIENZATO CON IL REGIME FASCISTA.

https://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_Marconi 

Marconi e il fascismo

Marconi partecipò, in divisa nera, a un'unica seduta del Gran consiglio del fascismo, in occasione della proclamazione dell'Impero italiano

La questione dell'adesione di Marconi al fascismo è molto complessa ed è tuttora oggetto di studio. Certamente fu fortemente corteggiato, fin dall'inizio, dal regime,[19] come d'altronde lo era stato dai governi precedenti, e decise di aderire, non tanto per i posti di rilievo negli organi nazionali, che arrivarono in seguito, quanto per lo spirito patriottico che rappresentava in principio. I fascisti, influenzati dal futurismo, avevano esaltato la figura e l'opera di Guglielmo Marconi come espressione del genio italiano, tanto che Mussolini, già in un discorso tenuto a Trieste il 6 febbraio 1921, aveva affermato: "L'Italia è l'ala tricolore di Ferrarin, l'onda magnetica di Marconi, la bacchetta di Toscanini, il ritorno a Dante nel sesto centenario della sua dipartita." Nel 1923, su impulso del governo, nacque l'Unione Radiofonica Italiana (antesignana dell'EIAR e della RAI) dalla fusione delle filiali italiane della britannica Marconi Company (Radiofono) e della American Marconi (SIRAC). Fu nominato presidente Enrico Marchesi, proveniente dalla FIAT, mentre il vice-presidente era Luigi Solari, persona molto vicina agli interessi di Guglielmo Marconi.

Pesano negativamente sull'immagine di Marconi discorsi come "Rivendico l'onore di essere stato in radiotelegrafia il primo fascista, il primo a riconoscere l'utilità di riunire in fascio i raggi elettrici, come Mussolini ha riconosciuto per primo in campo politico la necessità di riunire in fascio le energie sane del Paese per la maggiore grandezza d'Italia".[20] Benito Mussolini, in un discorso al Senato del 9 dicembre 1937, affermò: "Nessuna meraviglia che Marconi abbracciasse, sin dalla vigilia, la dottrina delle Camicie Nere, orgogliose di averlo nei loro ranghi".[21] In occasione della 19ª riunione della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, che si tenne dal 7 al 15 settembre 1930 congiuntamente a Bolzano e a Trento, iniziò il suo discorso inaugurale con le parole: "Il mio saluto è esultante per il compiacimento di trovarmi tra i fratelli del Trentino in una grande manifestazione prettamente italiana che si svolge sul suolo riconquistato alla grande Madre sotto la guida del Re vittorioso, mentre il segnacolo della Patria sventola sicuro sul Brennero e al compimento dei nostri destini presiede e provvede la mente vigile e allerte del Duce".[22]

Al di là di queste affermazioni pubbliche, i rapporti fra il Duce e l'inventore non furono tuttavia semplici, soprattutto verso la fine, quando Marconi tentò di convincerlo invano a non pensare a una guerra contro il Regno Unito. Marconi morì proprio alla vigilia di un incontro col Duce a questo proposito. Inoltre, visto l'uso nella propaganda di guerra che i regimi fascisti e totalitari fecero della radio, pare che Marconi abbia detto della sua invenzione: "Ho fatto del bene al mondo o ho aggiunto una minaccia?"[23]

 

https://www.firstonline.info/marconi-fascista-certamente-si-ma-resta-lo-steve-jobs-dellottocento-e-il-galles-poteva-svegliarsi-prima/ 

Marconi fascista? Certamente sì, ma resta lo Steve Jobs dell’Ottocento e il Galles poteva svegliarsi prima

Il sindaco di Cardiff ha negato il visto a una statua in onore di Guglielmo Marconi, il geniale inventore della radio, sostenendo che ai suoi tempi era stato fascista e che discriminava gli accademici ebrei. Due macchie indelebili anche per un grande scienziato che non va venerato acriticamente ma nemmeno condannato alla damnatio memoriae per i suoi indiscutibili errori

Marconi fascista? Certamente sì, ma resta lo Steve Jobs dell’Ottocento e il Galles poteva svegliarsi prima

L’ultima vittima della Brexit si chiama Guglielmo Marconi. Il comune di Cardiff gli ha negato il visto, e il monumento che era stato progettato in suo onore, una radio alta quattro metri del valore di oltre un milione di sterline, non si farà. Motivo, la sua adesione al fascismo e l’esclusione di scienziati ebrei dall’Accademia d’Italia di cui era presidente. Il sindaco gallese ha assolutamente ragione, ed è padronissimo di non dedicargli monumenti nella sua città. Del resto, non si tratta nemmeno, a rigore, di “cancel culture”, perché qui non si abbatte a picconate una statua già esistente, ma si rinuncia a costruirne una nuova e molto costosa, in tempi di ristrettezze dei bilanci pubblici. Semmai gli si potrebbe obiettare che doveva svegliarsi prima: che del regime di Mussolini Marconi fosse un sostenitore convinto della prima ora, nonché gerarca di rango, lo sanno tutti. È altrettanto vero che nel sottoporre al Duce le liste di candidati all’Accademia annotava di suo pugno la lettera “e” accanto ad alcuni nomi, per segnalarne l’origine ebraica, come ho scritto e documentato nel mio libro “Wireless. Scienza, amori e avventure di Guglielmo Marconi (Garzanti, 2013).

Sono due macchie indelebili nella biografia di un grande uomo e di un grande inventore. Possiamo perdonargliele, in cambio dei tanti suoi meriti, delle tante cose per cui l’umanità gli è debitrice – non solo la radio, ma tutte le meraviglie della rivoluzione digitale, dal Wi-fi al cellulare? La risposta, ovviamente, è no. Non ci sono giustificazioni.

 

 https://www.scienzainrete.it/italia150/guglielmo-marconi

Guglielmo Marconi (Bologna, 1874 – Roma, 1937) è forse il più grande  inventore che l’Italia unita abbia avuto. Ma, contrariamente a quanto si crede, è anche un buon fisico. In ogni caso è un ottimo organizzatore e imprenditore.

Guglielmo Marconi nasce a Bologna da un ricco proprietario terriero, Giuseppe, e da un’irlandese, Anne Jameson, a sua volta figlia di un distillatore di whiskey. Riceve in casa la sua istruzione primaria. Ma anche in seguito frequenta le scuole piuttosto saltuariamente, prima a Firenze poi a Livorno.

Riceve, però, lezioni private e si appassiona alla fisica. La conoscenza, poi, di un anziano telegrafista, lo indirizza verso questo tipo di applicazioni. Lo studio è di tipo sperimentale. Ma Guglielmo frequenta sia la migliore letteratura scientifica internazionale (conosce l’inglese molto bene) sia scienziati del calibro di Augusto Righi, impegnato a confermare in via sperimentale la teoria elettromagnetica della luce di Maxwell. È così che matura l’idea di un “telegrafo senza fili”, ovvero di utilizzare le onde elettromagnetiche per inviare segnali a distanza.

Durante l’inverno 1894 mise a punto un apparato e nella primavera del 1895 organizzò un esperimento destinato a diventare famoso: la trasmissione mediante onde radio di un segnale a distanza. È l’esperimento del “colpo di fucile”, sparato dal fratello per avvisarlo di aver ricevuto il segnale inviato dalla soffitta di Villa Griffone di Pontecchio, residenza di campagna dei Marconi, oltre la Collina dei Cappuccini.

La trasmissione di segnali a distanza per via elettromagnetica funziona. Marconi ha messo a punto un dispositivo radio. Inutilmente cerca di ottenere l’appoggio delle autorità italiane per perfezionare l’invenzione. Così, incoraggiato dalla madre, si trasferisce in Inghilterra. Le Poste inglesi sono molte interessate. E Marconi mette a punto un esperimento per la trasmissione di segnali radio a 14 chilometri di distanza. E lo brevetta.

Il perfezionamento del dispositivo procede così a ritmi rapidissimi. E culmina il 12 dicembre 1901 nella prima trasmissione radio transatlantica, tra Poldhu, in Cornovaglia, e Signal Hill, a Terranova. Una trasmissione ritenuta impossibile da fisici e matematici. Per fortuna di Marconi gli strati ionizzati dell’alta atmosfera consentono la riflessione dei segnali elettromagnetici e, dunque, il superamento della curvatura terrestre.

La telegrafia senza fili può funzionare anche a grandissime distanze. Per molti anni ancora Marconi perfezionerà i suoi apparati radio e ne diventerà il primo imprenditore. Intanto nel 1909 riceve il premio Nobel per la Fisica.

La priorità dell’invenzione della radio è stata contestata. La Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1943 la attribuirà a Nikola Tesla. Ma la scoperta, nel resto del mondo, continuerà a essere attribuita a Marconi.

Tornato in Italia, nel 1929 Guglielmo Marconi viene nominato alla Presidenza del Consiglio nazionale delle Ricerche dopo la destituzione, a opera del regime fascista, del matematico Vito Volterra. La sua vicinanza, anche ideologica, al fascismo è inoppugnabile. E il regime la sfrutta a fini propagandistici.

Ma la sua bravura di inventore è altrettanto innegabile e inesausta. Ancora nel 1936 ha un ruolo da protagonista nelle prime trasmissioni televisive, a opera della BBC.

La mia lunga esperienza mi ha insegnato a non credere a limitazioni fondate su conoscenze puramente teoriche e matematiche le quali, come è noto, sono spesso basate su cognizioni imperfette di tutti i fattori che entrano in gioco. Ho sempre ritenuto opportuno seguire i nuovi indirizzi di ricerca, anche quando questi sembravano, a prima vista, poco promettenti di buoni risultati (Guglielmo Marconi)

 

 

https://www.treccani.it/enciclopedia/guglielmo-marconi_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Scienze)/ 

 

Guglielmo Marconi
Guglielmo Marconi nel 1908

Senatore del Regno d'Italia
Durata mandato30 aprile 1914 –
20 luglio 1937
Tipo nominaCategoria 20 (coloro che con servizi o meriti eminenti hanno illustrata la Patria)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoPartito Nazionale Fascista
Professionescienziato, imprenditore
FirmaFirma di Guglielmo Marconi
Informazioni
Guglielmo Giovanni Maria Marconi è stato un inventore, imprenditore e politico italiano. A Guglielmo Marconi si deve lo sviluppo di un efficace sistema di telecomunicazione a distanza via onde radio, ... Wikipedia
Nascita: 25 aprile 1874, Palazzo Marescalchi, Bologna
Morte: 20 luglio 1937, Roma
Coniuge: Maria Cristina Bezzi-Scali (s. 1927–1937), Beatrice O'Brien (s. 1905–1924)
Luogo di sepoltura: Museo Marconi

lunedì 3 settembre 2018

LED - LIGHT EMITTING DIODE

Il primo settembre – finalmente – entra in vigore il Regolamento (CE) 244/2009 che mette al bando le vecchie lampadine alogene. Un importante passo in avanti verso il risparmio energetico.

Dal 1° settembre 2018, quindi, alcune alogene non saranno più in commercio. I negozianti avranno ancora la possibilità di vendere quelle avanzate nei loro magazzini, ma una volta terminate le scorte non sarà più possibile acquistarle.
Una norma che coinvolge tutti i paesi dell’Unione Europea, compresa l’Italia, e che doveva scattare il 1° settembre 2016, ma che è stata posticipata di due anni per permettere a tutti i membri di adeguarsi.
L’obiettivo del Regolamento è quello di indurre i consumatori ad utilizzare lampadine a basso consumo energetico, e in particolare le lampadine a LED, che consumano circa 5 volte meno energia di quelle alogene.
Una decisione presa dalla Commissione europea che mira a ridurre i consumi energetici; una strada iniziata nel lontano 2009, con l’inizio dell’abolizione delle vecchie lampadine a incandescenza.
Il divieto però non vale per tutte le alogene, almeno per ora. Saranno vietate quelle con attacco a vite E14 ed E27, e quelle con attacco G4 e GY6.35. Le R7 e le G9 si potranno ancora comprare, ma solo se di classe energetica C – o superiore. Stessa cosa per le GU10 e le GZ10.

I LED fanno bene (e non solo al portafoglio)

Da una stima di Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) questo passaggio consentirà un risparmio energetico annuale di 48 TWh, l’equivalente del consumo annuo di elettricità del Portogallo. Nelle tasche delle famiglie europee si tradurrà in un risparmio fino a 115 euro all’anno.
Per valutare la convenienza economica di una lampadina occorre misurare il tempo di vita della lampadina, il costo della lampadina e la dissipazione totale.
Come abbiamo già spiegato nell’articolo Watt e Lumen, Mini-Guide all’acquisto dei LED, i LED hanno un basso consumo energetico ed emettono molta più luce rispetto alle lampadine alogene. Inoltre, hanno un ciclo di vita molto più lungo: durano infatti 20 anni circa (contro i 4 delle alogene) e sviluppano solo il 10% di calore (contro il 95 per cento delle vecchie lampade).
Per un approfondimento su quanto si può risparmiare utilizzando i LED rimandiamo all’articolo dedicato: Quanto risparmio usando i LED? | Mini-Guide all’acquisto dei LED.
Anche l’ambiente trae vantaggio dai LED. Sempre secondo Enea, il bando delle lampadine alogene permetterà di eliminare circa 15,2 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 entro il 2025, che equivalgono al totale delle emissioni generate da circa due milioni di persone all’anno.
Peraltro, alcune alogene emettono raggi ultravioletti, dannosi per pelle e occhi, quindi anche dal punto di vista della salute i LED vincono la sfida. Senza contare il fatto che grazie ai LED possiamo anche scegliere la temperatura di colore che preferiamo. Ne parliamo nell’articolo Luce calda e fredda, Mini-Guide all’acquisto dei LED.

From-https://illuminotronica.it/regolamento-lampadine-alogene/

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CHE COSA E’ UN LED? COME FUNZIONA?

Iniziamo dalla parola: “LED” è l’abbreviazione di “Light Emitting Diode”, che tradotto in italiano significa “Diodo ad emissione di luce“.
Quindi un LED è un diodo che emette della luce. Bene, ma che cos’è un “diodo”?
Semplicemente, un diodo è un elemento usato in elettronica (ne vediamo alcuni rappresentati nell’immagine) la cui funzione è quella di permettere il passaggio di corrente che va in una direzione e bloccare totalmente la corrente che scorre nella direzione inversa. Il nome “di-odo” deriva dal fatto che il componente ha 2(di) elettr(odi) che sono quei due fili che escono dalla testa del diodo.
Ora, fatta chiarezza sul nome e senza entrare in dettagli tecnici, quello che ci interessa maggiormente di un LED è che… emette luce!
Quindi, facendo passare della corrente elettrica attraverso un LED questo emette della luce, ma non solo, a differenza di una normale lampadina cosuma MOLTO meno, dura molto di più, è più veloce nell’accenzione/spegnimento ed ha dimensioni più ridotte.



UN PO’ DI STORIA

I primi LED erano disponibili solo nel colore rosso. Venivano utilizzati come indicatori principalmente nei circuiti elettronici o nei display.
Successivamente ne vennero sviluppati alcuni che emettevano luce gialla e verde (a seconda del materiale con cui venivano costruiti).
A volte venivano integrati due LED all’interno dello stesso bulbo, generalmente uno rosso e uno verde, così da poter avere tre diversi possibili colori dallo stesso contenitore: verde, rosso, giallo (verde + rosso accesi insieme).
Negli anni novanta vennero realizzati LED con efficienza sempre più alta e in una gamma di colori sempre maggiore fino a quando, con la realizzazione di LED a luce blu, fu possibile realizzare dispositivi che (integrando tre dispositivi: uno rosso, uno verde e uno blu) potevano generare qualsiasi colore.
Un’altra significativa svolta fu la realizzazione di LED bianchi e LED ad alta luminosità: grazie a questi, ai nostri giorni, è possibile realizzare lampade LED e tubi LED (simili ai tubi al neon) che hanno la stessa luminosità delle lampade comuni o lampade fluorescenti, ma con una significativa riduzione del consumo, con una maggiore efficienza e una maggiore durata.


IL LED OGGI

Oggi i LED vengono usati in molti apparecchi, basta guardarci un po’ intorno per scoprire che siamo circondati da dispositivi che li adottano: la TV, il telecomando, su molti altri elettrodomestici, gli impianti hi-fi, il cellulare, cartelloni informativi su autostrade, cartelloni pubblicitari, maxischermi, semafori, luci stradali, nelle gallerie, le luci di segnalazione dei veicoli, su dispositivi laser, oltre che ovviamente su tutte le lampade, tubi e fari di nuova concezione.
La svolta della tecnologia dei LED che si sta vivendo in questo periodo nell’illuminazione delle architetture costituisce una rivoluzione nell’illuminotecnica che non ha paragoni negli ultimi decenni.


From: http://www.eternitylight.com/che-cosa-e-un-led-come-funziona/

giovedì 3 giugno 2010

Quale edicola per Jobs


Un interrogativo ormai dilaga: riuscirà l'iPad a dare respiro ai giornali in
crisi? Ma soprattutto: nell'edicola virtuale di Steve Jobs qual è l'idea di
libertà?

Pochi giorni fa Apple ha escluso dall'iPad l'applicazione presentata dal
repubblicano Ari David candidato al Congresso contro il democratico in carica,
Henry Waxman. La motivazione? L'applicazione (cioè il software che gli utenti
possono scaricare dalla rete) ha l'obiettivo di attaccare Waxman e lo fa in
modo troppo rude. Per esempio lo accusa di volere "strangolare le aziende
familiari con insane regole in stile sovietico". Parole troppo dure,
incendiarie, diffamatorie. Di fronte a un crescente malumore della base
(oltreché di Ari David) dopo qualche giorno la Apple ci ripensa e torna sui
suoi passi.
Ma pur ammettendo di avere esagerato il rappresentante di Apple dice: "Non
approviamo le applicazioni dove si attaccano gli individui". Non è la prima
volta che Apple applica criteri censori. Lo ha fatto altre volte nei mesi
scorsi sia sul versante dei contenuti (ha rifiutato un cartoon su Tiger Wood)
sia su quello del software (ha messo al bando dall'iPad un programma
stradiffuso come Flash, di Adobe). La strategia di Steve Jobs sembra dunque
quella di creare uno spazio protetto a cui sono ammessi solo i software
compatibili con il modello di business della casa e le applicazioni che
rispettano certi standard: al bando non solo il porno, ma anche i toni troppo
accesi, gli attacchi personali, gli estremismi di ogni sorta. L'iPad non è
dunque un semplice strumento per l'accesso alla rete, ma si configura come un
mondo a parte a cui si accede solo se si rispettano le sensibilità decise a
Cupertino. È legittimo (forse) ma è anche auspicabile?
Per inciso ricordo che pochi giorni fa Apple ha superatio Microsoft ed è
diventata la società high tech con la maggiore capitalizzazione al mondo. E che
vanta già un sostanziale monopolio sulle vendite di musica online. Supponiamo
che questa egemonia si allarghi alla distribuzione dei giornali. Tutti
d'accordo che sia Steve Jobs (e non la legge) a decidere quali testate possano
apparire sulla sua edicola?
Enrico Pedemonte
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/tutti-in-fila-per-lipad/2127569/15
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