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martedì 8 settembre 2020

8 SETTEMBRE 1943

 

Date cruciali: 25 luglio e 8 settembre 1943

venerdì 17 maggio 2019

IL MANIFESTO DI VENTOTENE - PER UN'EUROPA LIBERA E UNITA

Il Manifesto di Ventotene fu originariamente redatto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi con il titolo Per un'Europa libera e unita. Progetto d'un manifesto nel 1941, quando per motivi politici furono confinati a Ventotene, nel mar Tirreno come oppositori del regime fascista. Altri confinati antifascisti sull'isola contribuirono alle discussioni che portarono alla definizione del testo. All'epoca della stesura del testo erano confinate sull'isola circa 800 persone, 500 classificate come comunisti, 200 come anarchici ed i restanti prevalentemente giellini e socialisti.
Originariamente articolato in quattro capitoli, il Manifesto fu poi diffuso clandestinamente. Eugenio Colorni nel 1944, poco prima di essere ucciso, ne curò la redazione in tre capitoli: il primo (La crisi della civiltà moderna) e il secondo (Compiti del dopoguerra. L'unità europea) interamente elaborati da Spinelli, come anche la seconda parte del terzo (Compiti del dopoguerra. La riforma della società), mentre la prima parte di quest'ultimo venne definita da Rossi.
Il manifesto venne diffuso grazie ad alcune donne che lo portarono sul continente dall'isola di Ventotene e lo fecero conoscere agli ambienti dell'opposizione di Roma e Milano, come Ursula Hirschmann, Ada Rossi ed alcune altre.

Per approfondire:
Testo del Manifesto di Ventotene:


  ALTIERO SPINELLI


 ERNESTO ROSSI



EUGENIO COLORNI 


  URSULA HIRSCHMANN

venerdì 5 aprile 2019

ISTITUZIONI DELL' U.E. - PARLAMENTO EUROPEO

Parlamento europeo

Sintesi

  • Ruolo: organo legislativo dell’UE eletto a suffragio universale con competenze di vigilanza e di bilancio
  • Membri: 751 deputati (membri del Parlamento europeo)
  • Presidente: Martin Schulz
  • Anno di istituzione: 1952 quale Assemblea comune della Comunità europea del carbone e dell’acciaio; 1962 quale Parlamento europeo, con le prime elezioni dirette nel 1979
  • Sede: Strasburgo (Francia), Bruxelles (Belgio), Lussemburgo
  • Sito web: Parlamento europeo
Il Parlamento europeo è l'organo legislativo dell'UE che è eletto direttamente dai cittadini dell'Unione ogni cinque anni. Le ultime elezioni si sono svolte nel maggio 2014.

Cosa fa il Parlamento europeo?

Il Parlamento europeo ha tre funzioni principali:

Legislazione

  • adotta la legislazione dell'UE, insieme al Consiglio dell'UE, sulla base delle proposte della Commissione europea
  • decide sugli accordi internazionali
  • decide in merito agli allargamenti
  • rivede il programma di lavoro della Commissione e le chiede di presentare proposte legislative

Supervisione

  • svolge un controllo democratico su tutte le istituzioni dell’UE
  • elegge il presidente della Commissione e approva la Commissione in quanto organo. Può votare una mozione di censura, obbligando la Commissione a dimettersi
  • concede il discarico, vale a dire approva il modo in cui sono stati spesi i bilanci dell’Unione europea
  • esamina le petizioni dei cittadini e avvia indagini
  • discute la politica monetaria con la Banca centrale europea
  • rivolge interrogazioni alla Commissione e al Consiglio
  • effettua monitoraggio elettorale

Bilancio

  • elabora il bilancio dell’Unione europea, insieme al Consiglio
  • approva il bilancio di lungo periodo dell’UE, il "quadro finanziario pluriennale".
Altre infografiche

Composizione

Il numero di eurodeputati per ogni paese è approssimativamente proporzionale alla popolazione di ciascuno di essi, secondo i criteri della proporzionalità degressiva: un paese non può avere meno di 6 o più di 96 eurodeputati e il numero totale non può superare i 751 (750 più il presidente). I gruppi parlamentari sono organizzati in base allo schieramento politico, non in base alla nazionalità.
Il presidenteCerca le traduzioni disponibili del link precedenteEN••• rappresenta il Parlamento europeo nei confronti delle altre istituzioni dell'UE e del mondo esterno e dà l'approvazione finale al bilancio dell'UE.

Come funziona il Parlamento europeo?

Il lavoro del Parlamento europeo si articola in due fasi principali:
  • commissioni - preparano la legislazione.

    Il Parlamento europeo conta 20 commissioni e due sottocommissioni, ognuna delle quali si occupa di un determinato settore. Le commissioni esaminano le proposte legislative. Gli eurodeputati e i gruppi politici possono presentare emendamenti o respingerle. Le proposte sono anche discusse all'interno dei gruppi politici.
  • sessioni plenarie – adottano la legislazione.

    In questa fase gli eurodeputati si riuniscono nell’emiciclo per esprimere un voto finale sulla proposta legislativa e gli emendamenti proposti. Di solito si svolgono a Strasburgo per quattro giorni al mese, ma talvolta vengono organizzate sessioni supplementari a Bruxelles.

Il Parlamento europeo e i cittadini

Per chiedere al Parlamento europeo di agire su una determinata questione, si può presentare una petizione (per posta oppure online).
Le petizioni possono riguardare qualsiasi tema rientri fra le competenze dell'UE.
Per presentare una petizione, occorre essere cittadini di uno Stato membro dell'UE o risiedervi. Le società o altre organizzazioni devono avere sede nell'UE.
È anche possibile contattare il Parlamento europeo mediante l'eurodeputato della propria circoscrizione o l'Ufficio informazioni del Parlamento europeo del proprio paese.

giovedì 15 marzo 2018

IL CASO MORO - 16 MARZO 1978


Per caso Moro si intende l'insieme delle vicende relative all'agguato, al sequestro, alla prigionia e all'uccisione di Aldo Moro, nonché alle ipotesi sull'intera vicenda e alle ricostruzioni degli eventi, spesso discordanti fra loro.
La mattina del 16 marzo 1978, giorno in cui il nuovo Governo guidato da Giulio Andreotti stava per essere presentato in Parlamento per ottenere la fiducia, l'auto che trasportava Aldo Moro dalla sua abitazione all'Università La Sapienza, fu intercettata e bloccata in via Mario Fani a Roma da un nucleo armato delle Brigate Rosse.
In pochi secondi, sparando con armi automatiche, i brigatisti rossi uccisero i due carabinieri a bordo dell'auto di Moro (Oreste Leonardi e Domenico Ricci), i tre poliziotti che viaggiavano sull'auto di scorta (Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana.
Dopo una prigionia di 55 giorni, durante la quale Moro fu sottoposto a un processo politico da parte del cosiddetto «tribunale del popolo» istituito dalle Brigate Rosse e dopo aver chiesto invano uno scambio di prigionieri con lo Stato italiano, Moro fu ucciso.
Il suo cadavere fu ritrovato a Roma il 9 maggio, nel bagagliaio di una Renault 4 parcheggiata in via Caetani, una traversa di via delle Botteghe Oscure, a poca distanza dalla sede nazionale del Partito Comunista Italiano e da Piazza del Gesù, sede nazionale della Democrazia Cristiana.








Aldo Romeo Luigi Moro (Maglie, 23 settembre 1916Roma, 9 maggio 1978) è stato un politico, accademico e giurista italiano, cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, segretario politico e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana.
Tra i fondatori della Democrazia cristiana e suo rappresentante alla Costituente, ne divenne segretario (1959). Fu più volte ministro; come presidente del Consiglio guidò diversi governi di centro-sinistra (1963-68), promuovendo nel periodo 1974-76 la cosiddetta strategia dell'attenzione verso il Partito Comunista Italiano. Fu rapito il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio successivo dalle Brigate Rosse

Su WIKIPEDIA:

LA CORTE COSTITUZIONALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

LA CORTE COSTITUZIONALE


La Corte costituzionale, nel sistema politico italiano, è un organo di garanzia costituzionale cui è demandato il compito di giudicre la legittimità degli atti dello Stato e delle Regioni, dirimere eventuali conflitti di attribuzione tra i poteri di dette istituzioni e tra le Regioni stesse, esprimersi su eventuali atti di accusa nei confronti del Presidente della Repubblica e verificare l'ammissibilità dei referendum abrogativi.
Prevista già nel dettato costituzionale del 1948 all'articolo 134, trovò attuazione solo nel 1955 a seguito della legge costituzionale n. 1/1953 e della legge ordinaria n. 87/1953 e tenne la sua prima udienza nel 1956. La sua sede è a Roma, al palazzo della Consulta, da cui si attribuisce alla Corte l'informale nome, per metonimia, di Consulta

(metonimia 

[me-to-nì-mia o …-mì-a] s.f.

ret. Figura retorica consistente nell'uso di un termine in un significato diverso da quello usuale, per esempio il nome del contenitore adoperato per indicare il contenuto (bere un bicchiere), l'autore per l'opera (ascoltare Rossini), ecc.)

I componenti della Consulta (15 marzo 2018):
Nome Ruolo Designazione Giuramento Qualifica Autorità designante
Giorgio Lattanzi Presidente 19 novembre 2010 9 dicembre 2010 Magistrato ordinario giudicante Corte di cassazione
Aldo Carosi Vicepresidente 17 luglio 2011 13 settembre 2011 Magistrato contabile Corte dei conti
Marta Cartabia Vicepresidente 2 settembre 2011 13 settembre 2011 Professore ordinario Presidente della Repubblica
Mario RosarioMorelli Vicepresidente 18 novembre 2011 12 dicembre 2011 Magistrato ordinario giudicante Corte di cassazione
Giancarlo Coraggio Componente 29 novembre 2012 28 gennaio 2013 Magistrato amministrativo Consiglio di Stato
Giuliano Amato Componente 12 settembre 2013 18 settembre 2013 Professore ordinario Presidente della Repubblica
Daria de Pretis Componente 18 ottobre 2014 11 novembre 2014 Professore ordinario Presidente della Repubblica
Nicolò Zanon Componente 18 ottobre 2014 11 novembre 2014 Professore ordinario Presidente della Repubblica
Silvana Sciarra Componente 6 novembre 2014 11 novembre 2014 Professore ordinario Parlamento in seduta comune
Franco Modugno Componente 16 dicembre 2015 21 dicembre 2015 Professore ordinario Parlamento in seduta comune
Augusto Antonio Barbera Componente 16 dicembre 2015 21 dicembre 2015 Professore ordinario Parlamento in seduta comune
Giulio Prosperetti Componente 16 dicembre 2015 21 dicembre 2015 Professore ordinario Parlamento in seduta comune
Giovanni Amoroso Componente 26 ottobre 2017 13 novembre 2017 Magistrato ordinario giudicante Corte di cassazione
Francesco Viganò Componente 24 febbraio 2018 8 marzo 2018 Professore ordinario Presidente della Repubblica
vacante Componente Parlamento in seduta comune

Accanto alla composizione ordinaria la Corte conosce una composizione integrata, che si ha ogni volta che la Corte è chiamata a giudicare dei reati presidenziali di alto tradimento e di attentato alla costituzione, previa messa in stato di accusa del Capo dello Stato dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei suoi membri. 
In tal caso la Corte è integrata con 16 membri tratti a sorte da un elenco di 45 cittadini eleggibili a senatore che il Parlamento compila ogni nove anni mediante l'elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari. 
In tal caso la Corte deve essere composta da almeno 21 giudici e quelli aggregati devono essere la maggioranza.

Per saperne di più si può consultare:

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IL FATTO
ZANON NICOLO' - giudice costituzionale.

La procura gli contesta l’abuso dell’auto blu
Lui presenta le dimissioni, che vengono  respinte, e si autosospende dalla Consulta continuando a scrivere da casa le sentenze già discusse e lavorando saltuariamente in ufficio, non partecipando ai lavori del collegio. 
Continuerà così a incassare lo stipendio di mille euro al giorno, per sei mesi, senza neppure l’incomodo di doversi recare alle udienza e rinunciando così del tutto a quel benefit che lasciava spesso e volentieri alla moglie. È uno dei paradossi della vicenda che da giorni fa tremare la Consulta, dove il giudice costituzionale Nicolò Zanon è indagato per peculato d’uso dalla Procura di Roma: per due anni (dal novembre 2014 al marzo 2016) e per due settimane al mese, è l’ipotesi dell’accusa, lasciava l’auto di sevizio con autista e relativi buoni benzina a completa disposizione della moglie che ne faceva un uso privato con trasferte alla casa di Forte dei Marmi, a Siena, accompagnamenti in stazione o all’aeroporto.
La vicenda, i cui dettagli non sono ancora del tutto chiari, sembra essere emersa in seguito all’allontanamento del carabiniere in distacco che svolgeva funzioni di autista per Zanon presso la Corte. Una volta tornato al suo comando avrebbe raccontato ai colleghi di aver subito un esaurimento nervoso quando era in servizio proprio a causa degli straordinari che doveva svolgere pur di corrispondere alle richieste della moglie del giudice che lo convocava anche via sms per farsi trasportare dove voleva. A quanto è possibile ricostruire, sarebbero stati proprio i colleghi del carabiniere a fare una segnalazione alla Corte che, correttamente, l’avrebbe girata alla Procura della Repubblica perché – potenzialmente – conteneva una notizia di reato.

Per saperne di più:
IL FATTO QUOTIDIANO

Quanto ci costa la Corte Costituzionale'
Ecco i link:
QUOTIDIANO NET.
QUI FINANZA

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domenica 25 febbraio 2018

ELEZIONI 4 MARZO 2018 - TAGLIANDO ANTIFRODE

Staccare il tagliando antifrode e controllare il codice alfanumerico: così si vota ai tempi del Rosatellum

La novità della legge elettorale che introduce un altro scoglio


Se n'è parlato poco o nulla, ma c'è una novità per i cittadini che il 4 marzo si recheranno alle urne per le elezioni politiche. È nel testo della legge elettorale, il Rosatellum, all'articolo 1 comma 18 che riscrive l'articolo 31 del Dpr 361/1957. Quest'ultimo, al comma sei, prevede nella sua nuova versione che ogni scheda elettorale sia "dotata di un apposito tagliando rimovibile dotato di codice progressivo alfanumerico generato in serie, denominato "tagliando antifrode", che è rimosso e conservato dagli uffici elettorali prima dell'inserimento della scheda nell'urna".
Tradotto: la nuova legge elettorale, secondo molti già complessa sotto diversi aspetti, aggiunge una ulteriore "complicazione" nell'espressione del voto da parte dei cittadini, rendendola certamente meno immediata dal punto di vista pratico.
La novità è stata introdotta con un emendamento durante l'approvazione del Rosatellum presentato dai deputato Pd Paolo Coppola e Sergio Boccadutri: l'obiettivo del talloncino è quello di contrastare il voto di scambio che avviene tramite schede precompilate.
Con la novità introdotta, per gli elettori non basterà recarsi al seggio, porre una croce sul simbolo del proprio partito e poi inserire la scheda nell'urna. Non più: dovranno prima staccare il tagliando antifrode dalla scheda, controllare che il numero progressivo sia lo stesso annotato prima della consegna e, solo successivamente porre la scheda nell'urna. Una passeggiata, insomma.
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 18. L'articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 e' sostituito dal seguente:

«Art. 31. - 1. Le schede sono di carta consistente, sono fornite a cura del Ministero dell'interno con le caratteristiche essenziali del modello descritto nelle tabelle A-bis e A-ter allegate al presente testo unico e riproducono in fac-simile i contrassegni delle liste regolarmente presentate, secondo le disposizioni di cui all'articolo 24. I contrassegni devono essere riprodotti sulle schede con il diametro di centimetri tre.

2. La scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati nel collegio uninominale, scritti entro un apposito rettangolo, sotto il quale e' riportato, entro un altro rettangolo, il contrassegno della lista cui il candidato e' collegato. A fianco del contrassegno, nello stesso rettangolo, sono elencati i nomi e i cognomi dei candidati nel collegio plurinominale secondo il rispettivo ordine di presentazione.

3. Nel caso di piu' liste collegate in coalizione, i rettangoli di ciascuna lista e quello del candidato nel collegio uninominale sono posti all'interno di un rettangolo piu' ampio. All'interno di tale rettangolo piu' ampio, i rettangoli contenenti i contrassegni delle liste nonche' i nomi e i cognomi dei candidati nel collegio plurinominale sono posti sotto quello del candidato nel collegio uninominale su righe orizzontali ripartite in due rettangoli.

4. La larghezza del rettangolo contenente il nome e il cognome del candidato nel collegio uninominale e' doppia rispetto alla larghezza dei rettangoli contenenti il contrassegno nonche' i nomi e i cognomi dei candidati nel collegio plurinominale. L'ordine delle coalizioni e delle liste e' stabilito con sorteggio secondo le disposizioni dell'articolo 24.

5. Nella parte esterna della scheda, entro un apposito rettangolo, e' riportata in carattere maiuscolo la seguente dicitura: "Il voto si esprime tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta ed e' espresso per tale lista e per il candidato uninominale ad essa collegato. Se e' tracciato un segno sul nome del candidato uninominale il voto e' espresso anche per la lista ad esso collegata e, nel caso di piu' liste collegate, il voto e' ripartito tra le liste della coalizione in proporzione ai voti ottenuti nel collegio".

6. Ogni scheda e' dotata di un apposito tagliando rimovibile, dotato di codice progressivo alfanumerico generato in serie, denominato "tagliando antifrode", che e' rimosso e conservato dagli uffici elettorali prima dell'inserimento della scheda nell'urna».

19. All'articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, dopo le parole: «scheda e» sono inserite le seguenti: «, annotato il codice progressivo alfanumerico del tagliando antifrode,»;

b) il secondo comma e' sostituito dal seguente:

«L'elettore, senza che sia avvicinato da alcuno, esprime il voto tracciando con la matita sulla scheda un segno, comunque apposto, sul rettangolo contenente il contrassegno della lista e i nominativi dei candidati nel collegio plurinominale. Il voto e' valido a favore della lista e ai fini dell'elezione del candidato nel collegio uninominale»;

c) dopo il secondo comma e' inserito il seguente:

«Nei casi in cui il segno sia tracciato solo sul nome del candidato nel collegio uninominale, i voti sono validi a favore della lista e ai fini dell'elezione del candidato nel collegio uninominale. Nel caso di piu' liste collegate in coalizione, i voti sono ripartiti tra le liste della coalizione in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna nel collegio uninominale»;

d) al terzo comma, le parole: «e pone la scheda stessa nell'urna» sono sostituite dalle seguenti: «, stacca il tagliando antifrode dalla scheda, controlla che il numero progressivo sia lo stesso annotato prima della consegna e, successivamente, pone la scheda senza tagliando nell'urna».

 LINK:

http://www.huffingtonpost.it/2018/02/16/staccare-il-tagliando-antifrode-e-controllare-il-codice-alfanumerico-cosi-si-vota-ai-tempi-del-rosatellum_a_23363692/

ELEZIONI DEL 4 MARZO 2018

ELEZIONI DEL 4 MARZO 2018

Domenica 4 marzo 2018 i cittadini italiani sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo parlamento. Si vota dalle 7 alle 23 e lo spoglio inizierà subito alla chiusura delle urne.

Inoltre i cittadini di Lazio e Lombardia saranno chiamati anche ad eleggere il nuovo presidente della Regione e i Consigli regionali. Lo spoglio per le regionali inizierà alle 15 di lunedì 5 marzo.
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Per l'elezione del nuovo Parlamento sarà utilizzata per la prima volta la nuova legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum.

Oltre ai parlamentari eletti all'estero (12 deputati e 6 senatori), saranno eletti con metodo maggioritario in singoli collegi uninominali un terzo dei parlamentari (232 deputati e 116 senatori) mentre con metodo proporzionale i restanti due terzi (386 deputati e 193 senatori).

Ogni elettore avrà due schede, una per la Camera (scheda rosa) e una per il Senato (scheda gialla). Con la scheda rosa l'elettore darà il suo voto sia per il candidato uninominale che per le liste che concorrono nella parte plurinominale per la Camera, così come la scheda gialla servirà per dare sia il voto uninominale che plurinominale del Senato.

In entrambi i casi, la scheda è divisa in rettangoli: nella parte superiore di ogni rettangolo è riportato nome e cognome del candidato uninominali; nella parte inferiore la liste o le liste che lo supportano.

L'elettore può votare nei seguenti modi:
- tracciando un segno su una delle liste: in questo caso il voto si trasferisce al candidato uninominale   a cui la lista è collegata;
- tracciando un segno sia sul nome del candidato uninominale che su una delle liste a lui collegate;
- tracciando un segno solo sul nome del candidato uninominale.

In quest'ultimo caso ci sono due possibilità:
- se il candidato è sostenuto da una sola lista (è il caso del Movimento 5 Stelle), il voto si trasferisce anche alla lista;
- se il candidato è sostenuto da più liste (è il caso delle coalizioni di centrodestra e centrosinistra): tutti i voti dati al singolo candidato uninominale vengono distribuiti tra le liste che lo sostengono, proporzionalmente ai voti presi in quel collegio elettorale.

È VIETATO IL VOTO DISGIUNTO
Non si può votare per una lista e per un candidato uninominale non collegato a quella lista. In questo caso il voto viene annullato.


LINK:
http://www.repubblica.it/politica/2018/02/19/news/elezioni_2018_politiche_e_regionali_come_si_vota-189219305/?refresh_ce


Ecco cosa dice il manuale elettorale:
Ogni elettore dispone di un unico voto, che si esprime tracciando un segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta e i nomi dei candidati nel collegio plurinominale.In tal caso il voto è valido anche ai fini dell’elezione del candidato nel collegio uninominale collegato alla lista votata. Il voto è valido anche se sono apposti due segni: uno sul nome del candidato del collegio uninominale e uno sul contrassegno, o comunque entro il rettangolo in cui esso è contenuto, di una lista collegata. Se l’elettore traccia il segno solo sul nome del candidato al collegio uninominale, il voto è valido anche ai fini dell’elezione del candidato nel collegio plurinominale della lista collegata e, nel caso di liste collegate in coalizione, i voti sono ripartiti tra le liste della coalizione in proporzione dei voti ottenuti da ciascuna nel collegio uninominale. Non è prevista l’espressione di preferenze.

domenica 31 dicembre 2017

MASSARENTI GIUSEPPE


MASSARENTI Giuseppe

(Molinella (Bologna) 8.4.1867 – Molinella (Bologna) 31.3.1950)

Nato nel 1867 a Molinella da Petronio e Celeste Andrini. Terzogenito di tre fratelli e una sorella, proviene da una famiglia borghese che ha nel nonno, anch’esso Giuseppe, un rinomato gargiolaio (1) e negoziante di prodotti in canapa. Impegnato in una importante attività commerciale è anche il padre, che è un fervente mazziniano, come di idee risorgimentali è anche la madre. 
Rimasto orfano all’età di quattro anni, viene adottato dallo zio paterno Vincenzo che, artigiano pilarino e poi oste, lo avvia agli studi. Si diploma quindi in ragioneria e nel 1893 si laurea in farmacologia presso l’Università di Bologna. 
Nella metà degli anni '80 inizia il suo impegno verso il mondo contadino animato da idee radicali e subisce anche le prime denunce e condanne. Passato al socialismo-rivoluzionario, nel 1890 partecipa al v Congresso del Psrr e nel 1892 è a Genova al congresso di fondazione del Psi, in rappresentanza della Lega democratica di Molinella. Capo ed esponente emblematico per decenni delle lotte contadine di Molinella, nel corso dello stesso anno fonda una Lega di resistenza, nel 1895 viene eletto nel consiglio comunale, e l’anno dopo dà vita ad una cooperativa di consumo. Le vaste lotte bracciantili e la conseguente repressione del 1898 lo vedono più volte denunciato ed arrestato. Con l’elezione di una giunta socialista nel 1900, giunge a compimento quella che è forse la sua maggiore idea-forza ideologica, imperniata sul triangolo organizzazione sindacale-cooperazione-comune. La ripresa delle lotte agrarie di inizio secolo ed una nuova condanna in contumacia a 14 mesi nel 1901, lo costringono l’anno dopo a riparare in Svizzera per sfuggire ad un mandato di cattura. A Lugano, dove si stabilisce, fa il portabagagli ed il farmacista. Condonatagli la pena, nel dicembre del 1905 ritorna definitivamente a Molinella, che lo elegge sindaco nel novembre successivo. Nel 1908 viene eletto anche nel consiglio provinciale, nel quale rimane poi sino al 1913 quando viene candidato alla Camera ma riesce sconfitto a Budrio durante una tornata elettorale suppletiva. Dopo le vaste lotte bracciantili del 1914, che portano a furiosi scontri fra scioperanti e crumiri, con diversi morti e più di duecento arrestati, e che provocano anche lo scioglimento dell’amministrazione comunale, deve riparare a San Marino. Sottoposto ad una feroce campagna di stampa accusatoria (fra cui i due noti pamphlet “massarentofobi” del 1914 e 1916 di Mario Missiroli), risponde dall’esilio con lettere ed articoli sull’Avanti!, sul Giornale del mattino, sulla Squilla e con il saggio La Repubblica degli accattoni. Chiusisi alfine i procedimenti penali, dai quali riesce assolto, nel 1919 può rientrare a Molinella, che l’anno seguente lo rielegge nel consiglio comunale e quindi nuovamente sindaco. La “Molinella rossa”, serrata nel suo isolamento comunalistico, non può tuttavia reggere l’urto dell’assalto squadristico. Nel 1921, sfuggito ad un attentato fascista, si trasferisce a Roma dove poi rimane fino al 1926. Passato nel frattempo nelle fila del Psu (ottobre 1922), dopo le leggi eccezionali viene assegnato al confino per cinque anni, che sconta a Lampedusa, Ustica, Ponza e ad Agropoli. Liberato nel novembre del 1931 ma impossibilitato a ritornare a Molinella, per l’interdizione posta nei suoi confronti da parte dei fascisti, vive per alcuni anni in profonda miseria (per un anno dorme anche sotto i portici del Vaticano), fino a che nel 1937 viene richiuso dalla polizia in un manicomio a Roma. Qui rimane per altri sette anni sino al dicembre del 1944, quando, sei mesi dopo la liberazione della capitale, è alfine liberato. L’adesione al Psli, dopo la scissione di Palazzo Barberini (gennaio 1947), gli compromette una sua candidatura unitaria al Senato da parte dei partiti di “sinistra” durante le elezioni politiche dell’aprile 1948; candidato solamente come indipendente socialista nel collegio di Portomaggiore-Molinella, non riesce eletto. Ritornato a Molinella nello stesso aprile 1948, vi muore due anni dopo. Ai funerali dell’“apostolo della cooperazione” presenzia e rende omaggio anche il presidente della repubblica, Luigi Einaudi.



(1)
Gargiolai  (o  Gargiolari)  

        Garžulær, (sing. e pl. inv. -itz. gargiolai o gargiolari; urbano šgažulær-). Pure i gargiolari ope-ravano in gruppetti di poche unità e si distinguevano dai canapini per le diverse funzioni che questi avevano, nei diversi trattamenti della canapa e nel contesto del loro lavoro. Il nome gargiolaio viene, appunto, da gargiolo; ottenuto dalla cernita della canapa più fine. Loro compito era quello di trattare, pettinare il gargiolo per poi essere filato e tessuto. Da questa lavorazione si ottenevano tre scelte:  a) – ramndî, sing. ramndæl (intr.). Era la parte del tiglio che ricopriva il fusto della pianta. Dopo la starpunæ (itz. starponata, a Pieve di Cento detta  tâj [taglio]) in tre pezzi, poi pettinata ne uscivano i ramndî che erano la parte più fine della concia, i quali, filati, davano il filo. A volte si faceva una lavorazione ancora più fine e si otteneva al muræl (intr.: itz. darebbe morale o morello ma nell’ambiente, in questa accezione, rimarrebbero termini senza senso in quanto apparterrebbero ad altri contesti). Con il muræl  si otteneva il filo più sottile di tutti gli altri, ottenuti con le scelte successive. Con la tela da questo ottenuta si facevano le doti da sposa per le ragazze della famiglia, ma non sempre; si usava parimenti anche tela fatta con filo di ramdæl senza la distinzione fra bdæl e muræl. Con questi due tipi di tela si facevano anche biancheria intima, asciugamani, lenzuola e quant’altro si potesse ottenere di fino; b) – manæle (pl. manæl, itz. mannella): era la seconda scelta (parte migliore dello scarto del gargiolo non usato per i ramndî), la cui filatura e tessitura dava la  tàile ed manæle (tela di manella), con la quale si poteva fare praticamente di tutto ma era particolarmente usata per fare pantaloni, detti ed rigadéñ (itz. di rigatino); verosimilmente perché questi, qualche volta fino alla seconda guerra mondiale, venivano tinti in toto o con righe colorate in blu o marrone. Questo fatto, molto probabilmente, è un’eredità fin dal primo ’600, quando da quelle parti e non solo, si portavano le brache a righe; la maschera del Narciso da Mal Albergo ne è buon testimone. I calzoni dei vecchi, a volte, erano tinti in tinta unica, molto tempo prima dell’avvento dei  jeans americani; c) – tûz, sing. tôz, (intr.: itz. darebbe tozzi; essendo parola monosemica non ha senso in altri contesti), terza scelta, la più rozza: era il primo scarto ottenuto dalla lavorazione che, filato, dava la tàile ed tôz (lett. tela di tozzo), la quale serviva per fare sacchi, teloni da carro e altro, nonché lenzuola per i ragazzi, per i bambini (chi scrive compreso). Quando le lenzuola erano nuove e i ragazzi la mattina si alzavano dal letto, potevano avere la pelle rossa e non immune da qualche piccolo graffio.
        A proprosito di gargiolari e canapini è quanto meno opportuno chiarire il significato dei due termini che (capita spesso) vengono fraintesi e confusi l’uno con altro; nel contempo serve come esempio di lettura per un qualsiavoglia elemento delle culture materiali. Questa distinzione si con-cretizza nel contesto dell’oggetto di cui si parla. Poiché in quel mondo non esiste nulla in sé, e tutto quanto lo compone (attrezzi, azioni, psicologie, comportamenti, superstizioni e quant’altro) trova la propria ragione di essere in un contesto, appunto, si approfitta per dire:  a) – i  gargiolari (detti anche cuññ [itz. concini, conciatori?]) conciavano il gargiolo secondo la tecnica necessaria per predisporlo ad ulteriori lavorazioni per uso domestico; quindi, il fine di questa attività rientrava nel contesto dell’economia domestica; b) – i canapini lavoravano la canapa secondo una tecnica richie-sta per l’ammasso; quindi, il fine di questo lavoro era il mercato. Cosa che, verosimilmente, è stata da sempre. Questo chiarimento per dire che, purtroppo, a volte può capitare, che senza inquadrare l’argomento nel contesto che gli è proprio, possa comparire altra cosa che potrebbe essere definita o indefinita; in quest’ultimo caso potrebbe anche essere qualsiasi cosa. Questo stesso discorso vale pure per i  contadini, comunemente intesi.

sabato 26 luglio 2014

A pensare male


(immagine  da internet)
A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca... 

Dall'Huffington post del 18/07/2014 


Era stato il primo magistrato ad accorgersene alla fine del 2012, quando il Parlamento aveva appena recepito la convenzione di Lanzarote sui reati sessuali nei confronti dei minori: tra le pieghe di quella legge era stato infilato un cavillo che potrebbe essere stato fondamentale per l'assoluzione di Silvio Berlusconi dall'accusa di prostituzione minorile con Ruby Rubacuori.

 Il magistrato è Fabio Roia, pubblico ministero presso il Tribunale di Milano, esperto di processi dove le vittime sono donne e bambini. A quell'epoca, intervistato dall'Huffington Post, aveva affermato che inspiegabilmente era stata introdotta una scappatoia per i clienti delle prostitute minorenni, uno strumento giuridico chiamato "ignoranza inevitabile":

"Poiché l'età della vittima è fondamentale per capire se sono stati commessi questi reati, prima del recepimento della convenzione di Lanzarote il giudice doveva semplicemente capire se l'accusato si fosse reso effettivamente conto di quanti anni avesse la persona che aveva davanti". Il cambiamento, ora, è enorme: "Oggi invece la cosiddetta ignoranza inevitabile è stata estesa a tutti i reati che coinvolgono minorenni, e per le vittime è un indebolimento della loro tutela. L'imputato infatti ha maggiori strumenti per dimostrare di avere fatto ogni accertamento possibile per capire che età avesse la persona, normalmente una prostituta, prima di avere un rapporto sessuale".

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 Ho copiato questo post dal blog
 http://sileno45.blogspot.it/
 e per farmi perdonare vi invito a visitarlo.
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mercoledì 23 luglio 2014

Bunga Bunga - Bunga Burla

So it was not a crime, but merely a gigantic figure of shit. Before that, in the wake of the acquittal, the surface of the media hysteria transform was reprobate Silvio into a martyr, let us (he would say) to remember that the bunga bunga may be legal, but it remains politically incompatible with an institutional role which what the holy man was at the time of the facts.
Tap Use usual as cloying, but there is unfortunately no other way to do refer to some merry heads the crux of the matter. If the leader of any Western Government say Obama had telephoned from the White House to a police officer in New York to inform him that the young prostitute he stopped for theft was the granddaughter of Mexican President and was immediately handed over to Paris Hilton instead of social services and it was then discovered that Obama in his Chicago home was in elegant after dinner with the same prostitute and a dense array of «obamine» – perhaps the President would be forced to resign the next day, but more likely the same evening. And then the erotomaniac of John Kennedy that entertained with two women a day? He died before we found out, but mostly acted with discretion, indeed, presidential.
Not moralism. It is the consciousness of representing a country without setting off a wicked conditions worldwide. It is the State's way. Something that Berlusconi and his kind will not ever.

 

mercoledì 26 marzo 2014

Coincidenze

Coincidenze.
 


Aula di Montecitorio, tempio della Repubblica. Si alza a parlare il deputato Davide Tripiedi: «Sarò breve e circonciso» esordisce, e l’ex cronista sportivo che è in me sente l’eco mai spenta di certe interviste giovanili a Trapattoni: «Ragazzo, ti racconto tutto ma mi raccomando: che resti circonciso tra noi». Intorno all’onorevole oratore scoppiettano risatine. Quand’ecco intervenire dal pulpito il vicepresidente della Camera in persona, Simone Baldelli, nei panni dell’autorevole correttore: «Coinciso!» sogghigna saccente. «Circonciso è un’altra cosa». Se è per questo, anche «coinciso»: participio passato del verbo coincidere.  


Non ha importanza a quali gruppi appartengano i due fenomeni (Cinquestelle e Forza Italia: che resti circonciso tra noi). Più istruttive le loro biografie ufficiali. Tripiedi è un idraulico con la licenza media, mentre Baldelli è laureato, ha scritto una «Guida ai misteri della Camera» sottilmente autobiografica e nutre una spiccata passione per la pittura, la fotografia, la musica e lo sport, insomma per qualsiasi cosa che non sia la grammatica. Il suo errore è più fastidioso perché intendeva correggerne un altro: ha l’aggravante della presunzione. Ma sarebbe ipocrita continuare a scandalizzarsi per l’ignoranza dei nuovi politici, perfettamente in linea con il livello medio della popolazione. Da tempo abbiamo smesso di pretenderli migliori di noi. Le persone preparate esistono ancora, ma non si candidano: hanno di meno peggio da fare. 

Massimo Gramellini, La Stampa 26/3/2014
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Note:

Circoncìso: A - participio passato di circoncidere (sottoporre a   circoncisione)
                    B - chi ha subito la circoncisione
Coincìso :   participio passato di coincidere ( corrispondersi esattamente,  essere la stessa cosa)
Concìso  :   nel nostro caso : Che, parlando o scrivendo, esprime le idee con stringatezza ed efficacia


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martedì 18 marzo 2014

Fatti non fummo a viver come Uli...........

 
Fatti non fummo a viver come Uli..........
 
Non mi considero un fan della rigidità tedesca, ma ci sono secoli di storia e di riforma protestante dietro le parole pronunciate da Uli Hoeness, campione del mondo di calcio nel 1974 e presidente del Bayern Monaco condannato in primo grado a tre anni e mezzo di carcere per evasione fiscale. «Ho chiesto ai miei avvocati di non presentare appello, in linea con la mia idea di decenza, comportamento e responsabilità personale. Evadere le tasse è stato l’errore della mia vita. Affronto le conseguenze di questo errore». Letto da qui, sembra uno squarcio di fantascienza, ma questo signore ha dato davvero le dimissioni e ora si accinge a entrare in carcere.  

Con un esercizio di fantasia proviamo a supporre che un personaggio altrettanto popolare in Italia, magari anche lui presidente di un club, si ritrovasse coinvolto in un processo per evasione fiscale. Intanto esperirebbe tutti i gradi di giudizio, compreso il quarto che non esiste, utilizzando ogni espediente per procrastinare la resa dei conti. Nel frattempo attaccherebbe i giudici, prevenuti e corrotti, indossando i panni della vittima. Poi troverebbe un deputato, un avvocato, una commercialista o una sciampista, possibilmente imparentata con un Capo di Stato estero, in grado di testimoniare la sua completa estraneità ai fatti. Dopo di che si appellerebbe al popolo dei tifosi, rivendicando il diritto a un trattamento speciale. Infine si candiderebbe alle Europee, senza perdere fascino agli occhi di molti connazionali. E chi osasse criticarlo verrebbe bollato come moralista, quando in certe lande desolate del Nord Europa passerebbe banalmente per morale.  

Massimo Gramellini, La Stampa 15 marzo 2014

mercoledì 12 marzo 2014

O.N.P.I - Trattenuta sulle pensioni Inps.

 O.N.P.I - Trattenuta sulle pensioni Inps
Ex Onpi: ente soppresso ma resta la tassa ai pensionati 

LA GABELLA - I pensionati Inps pagano sulla pensione una trattenuta di 1 centesimo, indicato come “contributo ex Onpi”. È solo un centesimo di euro, diciamo che non duole, ma la cosa strana è che l’Onpi, Opera Nazionale Pensionati Italiani, è un ente soppresso nel 1977. Era nato nel 1948 e il contributo di 20 lire prelevato ai pensionati serviva a gestire alcune case di riposo sparse sul territorio nazionale. Quando l’ente fu sciolto si decise di mantenere la trattenuta sulle pensioni e girare l’importo alle regioni in proporzione al numero dei pensionati Inps residenti.

DOVE VANNO QUESTI SOLDI? - Dagli anni ’90 questo contributo è sparito dai bilanci delle regioni, ma l’Inps continua a prelevare un centesimo per 13 mensilità l’anno. In totale parliamo di 3 milioni di euro, una bella cifra che l'Inps attualmente trasferisce allo Stato.


Dove vanno questi soldi, prima o poi ce lo spiegherà il ministero dell’Economia. A domanda ci hanno riferito che sono coinvolti 3 uffici della Ragioneria, e il rebus non è semplice da risolvere, richiede tempo. Aspettiamo una risposta, con la speranza, o l’illusione di scoprire che questi soldi vengano investiti in qualche servizio a favore dei pensionati.
Bernardo Iovene
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Depositata interrogazione su contributo ex-ONPI

“La storia del contributo ex-ONPI è un po’ la metafora della gestione, spesso superficiale, della fiscalità italiana, un contributo nato […]

La storia del contributo ex-ONPI è un po’ la metafora della gestione, spesso superficiale, della fiscalità italiana, un contributo nato con il nobile scopo di gestire delle case di riposo attraverso un ente nazionale, peccato che l’ONPI non esista più dal 1978 e dal 1984 non si conosca più la destinazione dei fondi raccolti. È incredibile il fatto che non solo non c’è comunicazione e trasparenza nei confronti dei cittadini, ma lo stesso ministero non sembra in grado di tracciare il denaro prelevato dalle pensioni”. Per questo motivo Laura Puppato, senatrice democratica, ha presentato un interrogazione, subito cofirmata da altri 17 senatori, tra cui l’ex-ministro Josefa Idem. “La questione è stata oggetto di numerose interrogazioni negli ultimi anni, anche in questa legislatura, alla Camera. Ho ritenuto importante portarla anche all’attenzione del Senato, perché si possa procedere con l’eliminazione del contributo e la restituzione dei versamenti eseguiti, ma poi utilizzati con scopi diversi da quelli prefissati.” “E’ una questione di credibilità e trasparenza” ha continuato la senatrice “in Italia abbiamo l’abitudine di creare imposte di scopo, come le accise sulla benzina, e poi utilizzarle per tutt’altro, senza mai eliminarle una volta che i motivi per il prelievo sono cessati. Questa è una delle cause dell’aumento incontrollato del cuneo fiscale, per poterlo ridurre in maniera stabile, dobbiamo razionalizzarlo ed eliminare le imposte che hanno fini superati. Questo, a prescindere dall’ammontare delle somme, che, nel caso del contributo ex-ONPI sono minime, perché è semplicemente necessario che lo stato sia per il cittadino un interlocutore credibile, se si richiede un contributo per uno scopo, quello ed esclusivamente quello deve essere lo scopo per cui è utilizzato”. La senatrice ha poi concluso: “Ieri sera a Padova parlavamo del lavoro, di come sia necessaria la digitalizzazione per avere un controllo immediato ed efficace sull’utilizzo dei fondi e sul nero, al Ministero ci sono due uffici impegnati da mesi su questa vicenda, speriamo decidano velocemente altrimenti diventerà un’altra tragicomica italiana.”
Roma, 1° marzo 2014

Dal sito: Laura Puppato

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Centesimo dopo centesimo si arriva a 3 milioni di euro, e ci sono 3 uffici impegnati per sapere dove vanno a finire!!!!! E' pazzesco.

NAPOLI - COLPO DOPPIO IN CASA ASL

NAPOLI - COLPO DOPPIO IN CASA ASL.

Tra il 2000 e il 2012, imprese e fornitori dell'Asl Napoli 1, la più indebitata d'Europa, venivano spesso pagate due volte, con un danno erariale già accertato di 32 milioni di euro. Il 31 gennaio, il giudice della sezione campana della Corte dei conti, Rossella Cassaneti, ha autorizzato per la somma corrispondente il sequestro conservativo di beni personali e crediti di 15 tra amministratori e dirigenti responsabili a vario titolo. Tra loro spicca il nome di Angelo Montemarano, fino al 2005 direttore generale dell'AslNa1, e poi assessore regionale alla Sanità, che concorre per 10,9 milioni di euro.
Ma in archivio giacciono tutta una serie di documenti ancora da contabilizzare per un valore iscritto a bilancio, nel 2011, di circa 560 milioni di euro. E la società di revisione che li sta vagliando, attualmente a metà dell'opera, ha già rilevato ulteriori doppi pagamenti per circa 14,5 milioni di euro, segnalandoli alla Procura regionale della Corte dei conti. Mentre per altri 34 milioni l'Asl non è stata in grado di reperire la documentazione di supporto.
Pi.Fal.

Notizia tratta da L'Espresso del 6 marzo 2014, pag.14
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Non ci sono parole, solo indignazione.

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domenica 23 febbraio 2014

Grazie dell'ascolto ........

 Grazie dell'ascolto ........

Chi ha vinto tra Grillo e Renzi, protagonisti in diretta tv di un breve saggio sull’incomunicabilità umana? Se la posta in palio dell’incontro tra il nemico del Sistema e la sua ultima faccia presentabile fosse stata la conversione di Grillo ai riti della democrazia, Renzi avrebbe perso su tutta la linea, ricevendo la prima dimostrazione plastica che i problemi non si risolvono solo perché al governo è arrivato lui. Ma se in gioco c’erano i voti dei grillini moderati, «the winner is» Matteo, che quegli elettori tenta di sedurre da tempo, a colpi di tagli alle province e alle autoblù. Si tratta di persone che detestano i privilegi dei politici, ma hanno ancora una insopprimibile predilezione per il rispetto delle forme. E quel Grillo che, come certi arnesi da talk show, interrompe l’interlocutore e si rifiuta di ascoltarlo, appare loro più un eversore che un liberatore.  

Grillo ha sfondato tra i giovani, integralisti per natura, e tra i disperati, integralisti per necessità. I duri e puri saranno andati in sollucchero nel vederlo maltrattare colui che ai loro occhi rappresenta il volto giovane dell’Ancien Régime. C’è però un’altra Italia, che ha votato Cinquestelle per riformare il sistema, anche profondamente, ma non per rovesciarlo. Grillo, a cui non fa difetto la coerenza, ieri ha detto che questi oppositori all’acqua di rose hanno sbagliato a votare per lui. Se il leader del Pd avesse rovesciato il tavolo, come suggerito da Giuliano Ferrara, avrebbe conquistato il voto fondamentale di Giuliano Ferrara. Standosene invece buonino e calmino – come dice Renzi, che non è né l’uno né l’altro – ha discrete speranze di prendersi tutti gli altri. 

Buongiorno di Massimo Gramellini - La Stampa, 20/2/2014

O parmigiano, portami via.........


O parmigiano, portami via.........

Il presidente del consorzio del Parmigiano Reggiano è anche presidente di una società che controlla un fondo ungherese intenzionato a produrre del parmigiano tarocco.
Detta così, sembra una tresca incredibile persino nella patria degli svergognati professionali: il Parmigiano Capo che sovvenziona il nemico intenzionato a distruggerlo. Questo presidente ai quattro formaggi si chiama Giuseppe Allai e davanti ai sopraccigli inarcati dei nostalgici del made in Italy cade dalle nuvole come una grattugiata sul sugo. Sostiene di non avere mai saputo che il fondo ungherese avesse intenzioni in contrasto con la sua funzione di sommo garante della parmigianeria italica. Poi sfodera quella che a lui evidentemente sembrerà l’attenuante definitiva: era solo un’operazione finanziaria. Ma se fosse proprio lì il problema? Secondo una certa visione crepuscolare del capitalismo i soldi non servono a nient’altro che a fare soldi. L’idea che servano a fare cose - e che queste cose abbiano una funzione economica e sociale che non le rende tutte fungibili fra loro - viene considerata un vezzo retrò.  

Può darsi che abbiano ragione i parmigiani supremi. Anzi, da come va il mondo, ce l’hanno di sicuro. Per cui non resta che sedersi sul bordo della grattugia e aspettare. Che, a furia di spostare soldi da un piatto all’altro, senza alcun aggancio né rispetto per le persone e le cose, tutti si comprino e si vendano a vicenda, finché l’intero sistema si scioglierà come formaggio in una minestra fin troppo riscaldata.  

Buongiorno di Massimo Gramellini - La Stampa, 18/2/2014

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venerdì 21 settembre 2012

Opinioni che condivido

Sul Corriere della Sera di oggi, 21 settembre 2012, è pubblicata questa lettera:

"La ricchezza degli italiani e i tesori ( nascosti) al Fisco.
Caro direttore,
uno studio del colosso assicurativo Allianz ha certificato una cosa che sapevamo da tempo: i cittadini italiani sono i più ricchi del mondo. Più di quelli tedeschi, più di quelli francesi. Detta così potrebbe essere pure una bella cosa se non fosse che nel nostro Paese milioni di cittadini tirano la cinghia da anni. Mi chiedo dove vogliamo andare. Dove vuole andare questo Paese se l' 80% delle tasse sono pagate da lavoratori dipendenti e pensionati pur detenendo solo il 30% della ricchezza? Dove vuole andare, se il 93% dell'Irpef è pagata dagli stessi lavoratori e pensionati? 
Quale economia si può sviluppare in un Paese con queste disuguaglianze?
Quale crescita, quali consumi? 
Dove vogliamo andare se di fronte a evasori fiscali che rubano soldi allo Stato, lo stesso Stato continua a recuperarli andandoli a chiedere ai derubati?
Come si fa a dichiarare che questo non è il problema di questo Paese?
Con che coraggio molti ricchi di questo Paese mandano i figli a scuola, si fanno curare, utilizzano strade e servizi per poi farli pagare sempre ad altri?
Non so, forse l'errore viene da lontano. Dal giorno in cui i nostri Padri costituenti scrissero la più bella delle Costituzioni esistenti. "La sovranità appartiene al popolo", ci dissero, senza però specificare (purtroppo) a chi dovesse appartenere tutto il resto. E oggi, i cittadini che pagano le tasse, qualche vago sospetto cominciano ad averlo. Un caro saluto."
Johannes Buckler
johannes.buckler@email.it

giovedì 5 gennaio 2012

Se il cinepanettone diventa realtà








Gli economisti del mondo intero sono già in viaggio con i Re Magi verso Cortina d’Ampezzo per visitare la culla del nuovo miracolo italiano. Stavolta la realtà ha superato il cinepanettone.

I dati dell’Agenzia delle Entrate riferiti al prodotto interno lordo del 30 dicembre descrivono una crescita impetuosa.

Farcita di percentuali che si impennano da un anno all’altro e addirittura - ecco la grandezza di questo indomito Paese - da un giorno all’altro. Ristoranti: più 300% rispetto al Capodanno precedente e più 110% rispetto al 29 dicembre. Beni di lusso: più 400 e più 106.

La sera del 29 Cortina languiva ancora, fra strade spoglie e locali deserti. I commercianti erano andati a letto distrutti. L’universo rideva di loro. Li dava per spacciati. Ma nella notte è partita la riscossa e l’alba sulle Dolomiti è stata salutata dal canto dei registratori di cassa che sputavano scontrini come petardi e dondolavano fatture fiscali come palline dell’albero di Natale.

Qualche maligno penserà che il nuovo boom sia rimasto circoscritto ai cortinesi. Niente di più falso. I generosi valligiani lo hanno voluto condividere con centinaia di turisti approdati in città la sera prima, probabilmente su slitte di fortuna. Il mattino del 30 quei derelitti si sono svegliati a bordo di una Porsche. Lavoratori che dichiaravano di guadagnare mille euro netti al mese o, peggio, di appartenere a società sull’orlo del fallimento. E’ giusto che la tanto sospirata crescita abbia premiato anzitutto i più bisognosi.

Come in ogni impresa eroica, anche nel supercinepanettone di Cortina non mancano episodi apparentemente inspiegabili che la mente semplice degli uomini derubrica a miracoli. Un commerciante, per esempio, ha venduto oggetti di lusso per un milione e mezzo senza che ne rimanesse traccia nei documenti fiscali. Ma io diffido delle spiegazioni extrasensoriali. Semplicemente gli si sarà rotta la biro. O la stampante del computer, cribbio.

Gli esperti in arrivo a Cortina dovranno spiegarci le ragioni di questo boom abbastanza inatteso. Cosa potrà mai essere successo, nel breve volgere di una notte, per raddoppiare gli incassi dei ristoranti, i guadagni degli alberghi, le entrate delle gioiellerie? Sono sul tavolo diverse ipotesi. C’è chi attribuisce il merito della svolta a una folata improvvisa di ottimismo, diffusa nell’aria da qualche sciatore berlusconiano in discesa libera. Altri tirano in ballo una profezia finora sconosciuta dei Maya: il 30 dicembre 2011 l’asse della Terra si sarebbe allineato per un attimo con il bancomat della piazza principale di Cortina, producendo una serie di effetti a catena, fra i quali la trasformazione delle utilitarie in bolidi superaccessoriati. Ma esiste anche una teoria più eccentrica. Per tutta la giornata del 30 qualcuno avrebbe visto aggirarsi fra i ristoranti e le gioiellerie un gruppo di alieni in divisa da finanzieri. La semplice presenza di questi simpatici visitatori avrebbe stimolato l’economia, meglio della Fase 2 del governo Monti.

Resta da capire il perché dell’ingratitudine dei cortinesi. I quali, sindaco in testa, invece di ringraziare gli alieni per il supporto morale, li hanno duramente contestati. Un autentico mistero. Chiederò lumi a qualche persona di rinomata sobrietà. Magari a Schifani, Rutelli e Casini, che dopo aver visto in tv il messaggio di Napolitano sulla necessità dei sacrifici sono saltati sul primo aereo per andare a sacrificarsi in un resort delle Maldive.

(Massimo Gramellini, La Stampa - 5 gennaio 2012)


domenica 27 febbraio 2011

Ipocriti e cumenda

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Ipocriti e cumenda.
Da che mondo è mondo coi dittatori ci si indigna in pubblico e si fanno affari in privato. A volte non ci si indigna neppure: si rimane zitti. Un silenzio interrotto solo dal fruscio dei soldi. Mai visto un politico o un imprenditore andare in Cina inalberando cartelli per il rispetto dei diritti civili. Si diventa esportatori della democrazia solo quando conviene, come in Iraq o in Afghanistan. Però esiste un limite che gli statisti cercano di non valicare ed è il rispetto di sé e del Paese che si rappresenta. Quel senso del decoro e delle istituzioni che ti impone di stringere la mano a Gheddafi, ma ti impedisce di baciargliela. Che ti costringe a riceverlo con tutti gli onori, ma non ti obbliga a trasformare la sua visita in una pagliacciata invereconda, con il dittatore a vita che tiene lezioni di democrazia all’università e pianta la sua tenda beduina in un parco storico della Capitale per ricevervi una delegazione di ragazze prese a nolo.

Berlusconi non ha fatto che applicare alle relazioni internazionali le tecniche di adulazione con cui i vecchi cumenda lombardi stordivano il cliente da intortare. Disposti a tutto pur di compiacerlo, considerando la dignità non tanto un accessorio quanto un ostacolo alla conclusione di un affare. Qualche lettore penserà: il cumenda di Stato è solo meno ipocrita degli altri. Verissimo. Ma a me sta venendo il dubbio che l’antica ipocrisia «borghese», contro cui da ragazzo mi scagliai anch’io, fosse preferibile all’attuale sguaiataggine.

Massimo Gramellini
La Stampa - 23/2/2011
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