lunedì 9 marzo 2026

MATILDE SERAO


 

 

 Matilde Serao (1856-1927) è stata una pioniera, capace di fondere talento narrativo e impegno civile in un'epoca in cui le donne raramente trovavano spazio nei luoghi del potere culturale. Giornalista, scrittrice, imprenditrice e prima donna in Italia a fondare e dirigere un quotidiano, Serao ha attraversato i confini della letteratura e del giornalismo con opere che raccontano la realtà più autentica.

Nacque nel 1856 a Patrasso, in Grecia, da madre greca e padre napoletano, esule antiborbonico. Con il ritorno della famiglia in Italia, si stabilì prima a Carinola e poi a Napoli, dove il padre riprese l'attività giornalistica. Nonostante l'apprendimento tardivo della lettura e della scrittura, all'età di quindici anni Serao ottenne l'ammissione alla Scuola Normale "Eleonora Pimentel Fonseca", dove conseguì il diploma nel 1874. Il bisogno di sostenere la famiglia la portò a lavorare ai Telegrafi di Stato, ma la vocazione letteraria emerse presto con la pubblicazione di brevi articoli e novelle, firmate talvolta con pseudonimo.

Nel 1882 fu assunta al quotidiano Capitan Fracassa a Roma. Lì scrisse articoli di cronaca rosa e critica letteraria, imponendosi per vivacità e osservazione. I primi successi letterari arrivarono con Dal vero e Cuore infermo, raccolte che la collocano nell'ambito del Verismo pur senza dichiararne un'adesione ideologica. 

Il primo incontro tra Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio avvenne proprio durante la collaborazione al Capitan Fracassa. Un legame, nato dall'ammirazione reciproca, si consolidò nel 1885 con il matrimonio e con la nascita di un intenso sodalizio professionale e umano. Insieme fondarono il Corriere di Roma, esperienza che si tradusse anche nel romanzo Vita e avventure di Riccardo Joanna, definito da Benedetto Croce "il romanzo del giornalismo".

Dopo la chiusura del Corriere di Roma, Serao e Scarfoglio si trasferirono a Napoli, dove parteciparono alla fondazione del Corriere di Napoli e successivamente, nel 1892, de Il Mattino. Serao, co-direttrice del quotidiano, seppe equilibrare l'attenzione alla cronaca mondana con una vivace osservazione dei costumi cittadini. La rubrica Api, mosconi e vespe — più tardi semplicemente Mosconi — accompagnò il suo percorso giornalistico per decenni, raccontando con ironia e acume la vita quotidiana napoletana.

Tuttavia, il legame personale e professionale tra Serao e Scarfoglio venne spezzato da una crisi dolorosa. Durante un'assenza di Matilde, Scarfoglio intraprese una relazione con la cantante Gabrielle Bessard, che sfociò in uno scandalo pubblico: la donna, dopo aver dato alla luce una figlia, fu respinta da Scarfoglio e, disperata, si tolse la vita sull'uscio di casa della coppia nell'agosto del 1894. La bambina venne accolta e cresciuta dalla Serao.

A questa tragedia personale si aggiunse il coinvolgimento di Scarfoglio e de Il Mattino nello scandalo amministrativo emerso dall'inchiesta della Commissione Saredo, che sollevò accuse di corruzione anche nei confronti della stessa Serao. Sebbene difesa pubblicamente da Scarfoglio, Matilde fu profondamente ferita nell'onore e nella carriera.

Nel 1904, chiusa definitivamente la stagione de Il Mattino, Matilde Serao trovò la forza di ricominciare fondando Il Giorno insieme al giornalista Giuseppe Natale, con cui intrecciò anche un nuovo legame affettivo. Questa nuova fase si caratterizzò per un giornalismo meno polemico e più sobrio, ma senza rinunciare all'impegno civile che aveva sempre guidato la sua penna. Con la determinazione che l'aveva resa una pioniera nel panorama editoriale italiano, Serao continuò a esplorare e raccontare la vita urbana, documentando con precisione le trasformazioni sociali di Napoli e mantenendo viva l'attenzione verso le condizioni dei ceti più umili.

Tra i libri di Matilde Serao che più incisivamente hanno segnato la letteratura italiana, Il ventre di Napoli occupa un posto centrale. Nato dagli articoli pubblicati nel 1884 sul Capitan Fracassa, il libro è un'analisi minuziosa delle condizioni dei quartieri più poveri della città, in seguito all'epidemia di colera che causò 6.000 morti.

Nel clima di emergenza, il presidente del Consiglio Agostino Depretis pronunciò la celebre frase: "Bisogna sventrare Napoli", riferendosi alla necessità di demolire i quartieri insalubri. A questa visione drastica, Serao rispose con lucidità e ironia, scrivendo: "

Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli. Avevate torto, perché voi siete il Governo e il Governo deve sapere tutto."

  

SCALABRINI ANTENORE GIUSEPPE

 

Il nome
Antenore Scalabrini (spesso citato come Giuseppe Antenore Scalabrini) è legato principalmente alla figura di un importante erudito e storico ferrarese del XVIII secolo.
Ecco le principali notizie e informazioni che lo riguardano:
Profilo Storico e Opere
  • Chi era: Giuseppe Antenore Scalabrini (1694–1777) è stato un rinomato studioso di storia locale a Ferrara.
  • Opera Principale: È l'autore del celebre volume "Memorie Istoriche Delle Chiese Di Ferrara E De Suoi Borghi", pubblicato originariamente nel 1773. Quest'opera è considerata una fonte fondamentale per la conoscenza del patrimonio religioso e architettonico della città estense, descrivendo con precisione edifici e tesori artistici dell'epoca.
  • Manoscritti: Presso le istituzioni culturali di Ferrara, come la Biblioteca Comunale Ariostea, sono conservati diversi suoi codici autografi, tra cui studi sulla vita di San Giorgio.

Commemorazioni e Studi
  • Convegni: La sua figura è stata oggetto di studi approfonditi, in particolare durante il secondo centenario della sua morte (1976-1978), con convegni organizzati dall'Accademia delle Scienze di Ferrara e dalla Deputazione Provinciale Ferrarese di Storia Patria.
  • Riedizioni: Il suo lavoro sulle chiese di Ferrara è stato oggetto di diverse ristampe moderne, segno del valore documentario ancora attuale dei suoi scritti.


Nota: Se la tua ricerca riguarda invece il santo Giovanni Battista Scalabrini (fondatore dei missionari scalabriniani e patrono dei migranti), si tratta di una figura diversa vissuta tra il XIX e il XX secolo, recentemente canonizzata nel 2022.


  • CIOCCOLATO, che bontà.........

     CIOCCOLATO, che bontà........




    1. Sapevate che la pianta del cacao è originaria dell'America Centrale?

    Il cacao, l'ingrediente base del cioccolato, ha origini antiche e nobili. La sua storia affonda le radici nelle civiltà precolombiane, dove era considerato un alimento prezioso e utilizzato anche come merce di scambio. Oggi, la pianta del cacao viene coltivata in diverse zone del mondo, principalmente in Africa, America Latina e Asia.

    2. Quanti tipi di cacao esistono?

    Non tutti i cacao sono uguali! Esistono tre principali varietà di cacao: Criollo, Forastero e Trinitario. Ognuna di queste varietà si distingue per il suo aroma, il suo gusto e la sua resistenza alle malattie. 

    3. Come si ottiene il cioccolato dalle fave di cacao?

    La produzione del cioccolato è un processo complesso e affascinante che richiede diverse fasi: dalla raccolta delle fave alla fermentazione, essiccazione, tostatura, macinazione, pressatura, miscelazione, concaggio, temperaggio e infine stampaggio e confezionamento. Ogni fase è fondamentale per ottenere un cioccolato di alta qualità, con il giusto equilibrio di gusto, aroma e consistenza.

    4. Qual è la differenza tra cioccolato fondente, al latte e bianco?

    La differenza tra i vari tipi di cioccolato dipende dalla percentuale di cacao presente e dalla presenza o meno di latte e zucchero. Il cioccolato fondente, con un'alta percentuale di cacao, ha un gusto intenso e deciso. Il cioccolato al latte, invece, contiene latte in polvere e zucchero, che lo rendono più dolce e cremoso. Infine, il cioccolato bianco non contiene cacao in polvere, ma solo burro di cacao e zucchero, risultando il più dolce e delicato tra i tre.

    • Fermentazione ed Essiccazione: I semi di cacao (fave) vengono fermentati per circa 5 giorni e poi essiccati al sole.
    • Torrefazione: Le fave vengono tostate a 110-120°C per sviluppare l'aroma.
    • Macinazione: Si separano le bucce e si macina la granella ottenendo il liquore o pasta di cacao.
    • Concaggio: La pasta viene mescolata con zucchero, burro di cacao extra e latte (per il cioccolato al latte), lavorata per ore per migliorarne la consistenza.
    • Temperaggio: Riscadamento e raffreddamento controllato per far cristallizzare il burro di cacao, rendendo il cioccolato lucido e croccante.

     

     

    domenica 1 marzo 2026

    BELLA CALLIGRAFIA

     Evidentemente, quando il NonnoKucco, non era ancora nonno, a scuola insegnavano anche la “bella calligrafia" come dimostra la sottostante etichetta che doveva essere applicata ad una bottiglia di grappa:



    ACQUARELLO del NonnoKucco

     ACQUARELLO del NonnoKucco, quando ancora non era nonno, ritrovato fra vecchie scartoffie:



    lunedì 23 febbraio 2026

    RACHELE LIA "BICE" NEPPI



    Rachele Lia "Bice" Neppi fu promogenita di una numerosa famiglia ebraica. Nacque a Ferrara il 7 settembre 1880 da Clemente, imprenditore, e da Ernesta Bassani , possidente. Chimica italiana di spicco, è stata una pioniera della fermentologia e dell'opoterapia. Laureata in chimica a Bologna nel 1904, operò a lungo presso l'Istituto Sieroterapico milanese, contribuendo allo sviluppo di preparati terapeutici innovativi. Fu tra le prime donne ad ottenere la libera docenza al Politecnico di Milano dove insegnò chimica tecnologica delle fermentazioni. Colpita dalle leggi razziali del 1938 fu espulsa dell'insegnamento e dallo Sieroterapico, ma proseguì il lavoro scientifico in forma anonima prosso la BioIndustria di Novi Ligure. Lì sviluppo l' Emazian, prodotto farmaceutico di grande successso. Sopravvisuta alle persecuzioni, continuò la ricerca fino a tarda età. Scopri il "recovery factor", proteina antagonista delle radiazioni ionizzanti. Fu membro di prestigiose istituzioni scientifiche italiane ed internazionali. Le sue spoglie riposano ora nel Cimitero ebraico di Ferrara.

    La
    fermentologia (in inglese fermentology o fermentation science) è la scienza che studia i processi di fermentazione, analizzando l'azione dei microrganismi (come lieviti, batteri e muffe) nel trasformare sostanze organiche, principalmente zuccheri, in assenza di ossigeno.

    L'
    opoterapia è un antico metodo terapeutico basato sulla somministrazione di estratti di organi o ghiandole animali (tiroide, fegato, pancreas) per curare insufficienze funzionali umane. Praticata per via orale o iniettiva, ha costituito la base della terapia sostitutiva ormonale, oggi quasi totalmente sostituita da ormoni sintetici o purificati più sicuri ed efficaci.

    La "proteina recovery factor" o, più comunemente, i
    Recovery Protein Shake/Integratori di recupero sono formulazioni nutrizionali progettate specificamente per il post-allenamento. Il loro scopo principale è massimizzare e accelerare la riparazione dei tessuti muscolari danneggiati e il ripristino delle energie dopo un'attività fisica intensa.
    A differenza delle normali proteine in polvere (che spesso contengono solo proteine), i prodotti per il recupero contengono generalmente un mix di proteine ad assorbimento rapido (come le sieroproteine o Whey) e carboidrati (spesso in un rapporto di 3:1 o 4:1) per rifornire il glicogeno muscolare.


    sabato 31 gennaio 2026

    POLEDRELLI MARIO

     

     POLEDRELLI MARIO

     

     Descrizione del contenuto Contenuto
    Codice Via ANNCSU 1083890
    Codice Via Regionale
    Codice Via Comunale 6462
    Denominazione ufficiale Via Mario Poledrelli
    Estremi atti deliberativi Delibera consiliare nr. 20641 del 09/11/1925
    Endogeno/Esogeno ENDOGENO
    Categoria semantica Personaggi singoli
    Genere Maschile
    Brevi cenni storici sulla
    denominazione


    Mario Poledrelli, nato a San Nicolò d’Argenta il 17 luglio 1893, fu un anarchico militante durante la
    Grande Guerra. Nel 1913 si trasferì a Milano e conobbe Benito Mussolini. Questo incontro lo porterà
    successivamente a scrivere articoli di chiaro stampo mussoliniano per vari giornali. Con il grado di
    caporale combatté nel 206° Reggimento di Fanteria della Brigata Lambro e nel maggio 1916 fu
    inviato sull’Altipiano di Asiago a combattere. Il I° Novembre sul monte San Marco, a causa di un
    bombardamento austro-ungarico rimase sepolto per due ore sotto le macerie. Nel maggio 1917
    prese parte alla 10^ Battaglia dell’Isonzo, e durante un contrattacco venne raggiunto da una
    pallottola in fronte. La sua salma non fu mai più ritrovata, probabilmente seppellita a causa
    dell’esplosione di una granata.


    Riferimento dell’allievo e della
    scuola che ha predisposto la
    scheda
    La scheda è stata realizzata a cura della studentessa Caterina De Pascali, classe 4^B, a.s.
    2018/2019 dell’ I.I.S. “G.B. Aleotti” di Ferrara I.T.C.A.T. (Costruzioni, Ambiente e Territorio)

    • Settembre 1928

      Scuole Elementari Mario Poledrelli

      Nascono le Scuole Elementari intitolate a Mario Poledrelli, su progetto dell'ingegnere capo Girolamo Savonuzzi, ideate perché fossero all’avanguardia e rispettose dei “più recenti suggerimenti dell’igiene scolastica e della didattica”. La scuola ha mantenuto nel tempo il suo aspetto e uso iniziale. Vincolato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, l’edificio è ora parte dell’itinerario "Ferrara, città del Novecento".

     

    domenica 4 gennaio 2026

    SALAMINA

     Le feste sono quasi finite ma è sempre tempo per mangiare una buona SALAMINA






    Buon appetito!

    Per approfondire:

    https://www.google.com/search?client=firefox-b-e&q=salumificio+magnoni

    mercoledì 24 dicembre 2025

    FERRARA - SPAL , RIONE GIARDINO, RAMPARI DI SAN PAOLO, CORSO ISONZO, VIA ARTURO CASSOLI, PIAZZA XXIV MAGGIO, VIA ORTIGARA




    SPAL , RIONE GIARDINO, RAMPARI DI SAN PAOLO, CORSO ISONZO, VIA ARTURO CASSOLI, PIAZZA XXIV MAGGIO, VIA ORTIGARA

    lunedì 22 dicembre 2025

     

    Alda Costa (Ferrara, 26 gennaio 1876Copparo, 30 aprile 1944 - anni 68) è stata una docente italiana.

     
     
     
     
     
     
     
    Targa commemorativa di Alda Costa presso la Casa della Salute "Terre e Fiumi" di Copparo (Ferrara), ex Ospedale.

    Si diplomò maestra elementare ed iniziò ad insegnare nel 1899. Nel 1907 entrò nella Federazione di Ferrara del PSI, aderendo all'ala riformista. Collaborò al Pensiero socialista, organo ufficiale dell'ala riformista. Nel 1913 fondò il giornale ferrarese Bandiera socialista, organo del Partito socialista.

    Il 26 novembre 1916 il Congresso regionale del partito tenutosi a Bologna la nominò responsabile, per la provincia di Ferrara, della propaganda per la pace e dell'organizzazione femminile del partito. In tale sede affermò: la scuola rappresenta il mezzo più adatto per formare le coscienze delle classi lavoratrici, pertanto le amministrazioni comunali devono sviluppare congrue condizioni di vita intorno alla scuola per sottrarla all'influenza dei partiti e conservarla al più assoluto indirizzo laico. Questo fatto indusse la polizia a schedarla, nel 1917, in quanto sovversiva pericolosa e candidata all'internamento.

    Continuò anche dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922 la sua battaglia contro il fascismo e, dopo la seconda scissione del PSI, quella del 1922 che darà vita al Partito Socialista Unitario, con segretario Giacomo Matteotti, organizzò riunioni clandestine e portò aiuto ai detenuti politici.

    Perseguitata dal fascismo

    Nel 1926, Alda rifiutò di giurare fedeltà al regime, e nello stesso anno la sua casa venne perquisita e vi fu rinvenuto il ritratto di Matteotti. I due episodi fornirono alla giunta comunale la scusa per licenziarla ma l'avvocato Mario Cavallari ne assunse il gratuito patrocinio e ottenne l'annullamento del provvedimento dal Consiglio di Stato.

    Trasferitasi a Milano, venne arrestata e confinata prima alle Isole Tremiti e poi in un piccolo paese della Basilicata, Corleto Perticara.

    Rientrata a Ferrara sofferente a causa delle condizioni di vita alle quali era stata sottoposta durante il confino, si dedicò all'insegnamento privato. Mantenne contatti con i compagni e riuscì a riannodare le fila degli antifascisti, finché non fu arrestata dall'OVRA. Venne tenuta in carcere a pane ed acqua per un mese, sottoposta a durissimi interrogatori e maltrattamenti ma non rivelò alla polizia i nomi dei compagni socialisti che le venivano chiesti.

    Il 25 luglio 1943 venne liberata ma in seguito fu nuovamente arrestata, a Ferrara, la notte del 15 novembre 1943 e poi tradotta alle carceri di Copparo. Qui venne ricoverata per leucemia nel locale ospedale dove morì il 30 aprile 1944. Prima di morire, al pretore e direttore delle carceri di Copparo, Antonio Buono, che l'aveva aiutata a passare ad un altro socialista una lista di nomi di compagni per ricostruire le file del partito, lasciò questo messaggio: Dica ai miei compagni che sono rimasta fedele al mio ideale.

    Scuola primaria di primo grado a lei intitolata, a Ferrara

    Il funerale di Alda Costa si tenne il primo di maggio, all'alba, in gran segreto. Per ordine della prefettura nessuno doveva partecipare, per evitare "turbamenti dell'ordine pubblico". Le finestre vennero fatte tenere chiuse e il paese fu presidiato da un gran numero di poliziotti. Solo al direttore delle carceri e al parroco fu concesso di accompagnare il carro funebre fino al cimitero.

    Targa commemorativa di Alda Costa presso l'edificio a lei intitolato di via Riviera Felice Cavallotti 3, Codigoro (Ferrara)

    Riconoscimenti

    A lei sono intitolate la Scuola elementare Alda Costa di Ferrara e l'omonima Direzione Didattica di Vigarano Mainarda.

    Il 16 novembre del 2006 le sue spoglie sono state traslate nel Sacello dei Caduti per la Libertà alla Certosa di Ferrara.

    Il 25 ottobre 2014 il Comune di Codigoro (FE), su proposta del sindaco di allora Rita Cinti Luciani, le intitola un'ala del ristrutturato ex immobile delle scuole elementari da adibire ad archivio comunale storico ed iconografico proprio ad indicare che il passato non va dimenticato.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Alda_Costa

    CAVALLARI MARIO


    Mario Cavallari

    Nato a Portomaggiore (Ferrara) il 9 dicembre 1878, deceduto a Bologna il 16 luglio 1960, anni 82, avvocato socialista.

    Dopo la laurea in Giurisprudenza, che aveva conseguito a Bologna, divenne consigliere comunale del PSI a Portomaggiore e nel 1913 fu eletto deputato socialista alla Camera. Interventista e volontario nella Prima guerra mondiale, Cavallari, che già si era dimostrato valente penalista in precedenti processi in difesa dei braccianti, assunse durante il conflitto la difesa di un gruppo di soldati dinnanzi al Tribunale militare. Anche nel 1921 difese gli antifascisti imputati per i fatti del Castello Estense di Ferrara.
    Perseguitato dagli squadristi che gli distrussero anche lo studio, durante il regime l’avvocato si appartò dalla vita pubblica, ma mantenne i contatti con gli antifascisti in Italia e all’estero e, all’indomani della caduta di Mussolini, fu lui a tenere un primo comizio ai ferraresi che, dopo l’armistizio, gli costò l’arresto e la detenzione nonostante le sue malferme condizioni di salute.
    Sopravvissuto all’occupazione nazifascista e rientrato a Ferrara dopo la Liberazione, Cavallari fu nominato presidente del CLN ferrarese in rappresentanza del PSI. Candidato alla Camera nel 1948 per il Fronte democratico popolare, l’avvocato non fu eletto e si astenne poi da ogni diretta attività politica, anche se s’impegnò per i socialisti in campo economico.

     

    ZIRARDINI GAETANO

    Gaetano Zirardini (Ravenna, 15 febbraio 1857Milano, 19 maggio 1931 - anni 74) è stato un giornalista, sindacalista e politico italiano.

    Nacque a Ravenna, allora parte dello Stato Pontificio, il 15 febbraio 1857 da Nicolò Zirardini e Maria Bondini in una famiglia numerosa di futuri militanti socialisti, che comprendeva anche i fratelli Claudio e Giovanni. Studiò scultura a Ravenna e Firenze ma si interessò particolarmente alle vicende del movimento socialista italiano.

    Nel 1876 fu spettatore in prima persona del processo ad Andrea Costa, di cui rimase amico e stretto collaboratore soprattutto nell'ambito della creazione del Partito Socialista Rivoluzionario, di cui fu uno degli esponenti di spicco in Romagna. Diresse inoltre i giornali Il Sole dell'Avvenire a Ravenna e La Riscossa a Firenze. Insieme a Costa fu copresidente del II Congresso del Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna nel 1883, che si concluse con l'intervento della polizia; subì inoltre diversi processi per stampa sovversiva, esiliandosi a Parigi, dove il 23 marzo 1886 sposò Emilia Bargigia.

    Rientrò in Italia con l'amnistia concessa nel 1888 e intensificò il suo attivismo politico, divenendo inoltre assessore comunale a Ravenna e consigliere provinciale. venendo arrestato nel 1895. Uscito di prigione nel 1896, visse per qualche tempo a Bologna, dove collaborò al giornale Il Risveglio, arruolandosi poi nel 1897 come volontario garibaldino nella guerra greco-turca e ritornando col grado di tenente garibaldino dopo aver combattuto a Domokos e Panaghia.

    Nel 1901 fu tra i fondatori di Federterra e fondò anche la Camera del Lavoro di Ravenna, di cui fu segretario fino al 1914, quando fu chiamato a dirigere la Camera del Lavoro di Ferrara, dove ebbe come collaboratrice Alda Costa. Mantenne il suo ruolo durante la prima guerra mondiale, affermandosi tra i principali esponenti del Partito Socialista Italiano (PSI) in Romagna; fu infatti segretario della federazione ferrarese del PSI e direttore fino al 1919 e poi nuovamente dal 1921 dell'organo di stampa del partito, La Bandiera Socialista.

    Il 16 gennaio 1921 fu arrestato insieme al sindaco di Ferrara Edoardo Temistocle Bogiankino e ad Aroldo Angelini in seguito all'eccidio del Castello Estense del 20 dicembre 1920, venendo accusati di esserne i mandanti, mentre erano intenti a partire per il congresso del Partito Socialista Italiano di Livorno. I tre furono poi assolti con formula piena.  A succedere a Zirardini come segretario della Camera del Lavoro ferrarese fu Giacomo Matteotti.

    Fu eletto alla Camera dei deputati nel 1921 col Partito Socialista Italiano, venendo candidato nei collegi di Novara e Ravenna. Insieme a Costa fu favorevole all'espulsione di Mario Cavallari dal partito.

    Con l'avvento del fascismo e la sempre più crescente repressione della libera attività politica si ritirò a Milano presso l'abitazione della sorella, dove morì il 19 maggio 1931.

    Zirardini viene citato nel romanzo Il sole dell'avvenire di Valerio Evangelisti.

    A Zirardini sono state dedicate strade a Codigoro, Ferrara, Ravenna e Roma.

    From:

    https://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Zirardini

     

    sabato 29 novembre 2025

    FERRARA nelle vecchie cartoline illustrate - Porta Mare, Via Gramicia, Via Porta Catena

     











    SITTI RENATO

     

    Nato a Ravarino (Modena) nel 1923, Renato Sitti si trasferì a Ferrara nel 1944 dove, dopo essere stato esonerato dal servizio militare per problemi cardiaci, aveva ottenuto un lavoro impiegatizio presso il locale ufficio del Registro. Nell’immediato dopoguerra aderì al Partito Comunista e iniziò un’intensa attività culturale: fu poeta, scrittore, critico di cinema e d’arte, curatore di eventi espositivi, giornalista attento alle grandi questioni sociali. La sua azione culturale fu coerente, perché sempre fondata sull’impegno civile e sociale, non disgiunto da quello politico. Collaborò attivamente con vari giornali e riviste, da “La Nuova Scintilla” (1948-1957) a “L’Unità” (1953-54), da “Competizione democratica” (1955-58) a “Cinema 60”, e altri.

    Nei primi mesi del 1965, a seguito di concorso, fu assunto dal Comune di Ferrara, chiamato a svolgere funzioni presso le attività culturali, ruolo istituzionale in cui si distinse nello stimolare le nuove esperienze audio-visuali nelle scuole, mirando sempre alle forme sensibili della coscienza sociale. Sitti fu anche storico dell’età contemporanea e concentrò la sua attenzione sulla cultura delle massi popolari, sul fascismo, sulla lotta di liberazione. Fra le sue pubblicazioni si ricordano Ferrara. Il regime fascista, (con Lucilla Previati) 1976; Sul Risorgimento ferrarese, 1983; La Capillare. Rapporto su un’organizzazione fascista di base, 1983. Dalla fine degli anni sessanta la sua opera intellettuale fu guidata dalla volontà di definire e conservare la “memoria” delle classi popolari del Novecento, attraverso la raccolta e l’utilizzo sinergico delle fonti storiche tradizionali e di quelle antropologiche. Si debbono alle sue intuizioni “istituzionali” la creazione del Centro Etnografico Ferrarese presso il Comune di Ferrara e lo sviluppo, in tandem con l’agricoltore Guido Scaramagli, del MAF, Il Centro di Documentazione Mondo Agricolo Ferrarese di San Bartolomeo in Bosco, oggi una delle maggiori realtà di museografia agricola della regione Emilia-Romagna.

    L’attività di Sitti è stata straordinariamente intensa, coinvolgente e si è dipanata per oltre 45 anni instaurando relazioni profonde con tanti protagonisti della cultura italiana. La sua attività è testimoniata da una quantità imponente di scritti, purtroppo non sempre di facile reperibilità perché sparsi fra giornali, riviste, piccola editoria e pubblicazioni povere e “militanti”. Sitti è scomparso prematuramente nel 1992 per complicazioni insorte dopo un intervento cardio-chirurgico.

    https://renatositti.it/biografia/biografia 

     

     

    venerdì 28 novembre 2025

    CARETTI LANFRANCO

     


     

     


    Lanfranco Caretti 

    (Ferrara, 3 luglio 1915 – Firenze, 4 novembre 1995) è stato un filologo, critico letterario e italianista italiano.  

    Ottenne la maturità presso il Regio Liceo Ginnasio "L. Ariosto" di Ferrara e conseguì la laurea in Lettere presso l'Università di Bologna. Si dedicò ad un'intensa attività di ricerca, che gli valse la cattedra di Letteratura italiana all'Università degli Studi di Pavia. L'impegno come docente proseguì, dal 1964, all'Università degli Studi di Firenze. Il suo metodo critico, nel quale la filologia e la storia si incontrano con rigore, è caratterizzato in particolare dalla variantistica, ovvero dall'esame del lavoro dello scrittore attestato dalle correzioni o dai cambiamenti che si desumono dai manoscritti e dalle diverse edizioni.

    Caretti dedicò studi di grande interesse all'ambiente umanistico-rinascimentale della corte estense (come dimostrano i saggi e le edizioni dedicati ai due maggiori poeti del tempo, Ariosto e Tasso).

    Molti saggi furono dedicati all'approfondimento filologico e critico dell'opera di autori classici, da Dante a Manzoni, da Giuseppe Parini a Vittorio Alfieri. Non mancano studi sui poeti contemporanei Eugenio Montale, Sergio Solmi e Vittorio Sereni.

    Uno degli archivi culturali più importanti sul Novecento letterario è rappresentato dalla biblioteca e dalle carte di Lanfranco Caretti e si trova presso la Biblioteca comunale Ariostea. Prima della sua scomparsa, Caretti dispose di lasciare all'Ariostea tutti i suoi libri. A partire dal 2000 i suoi tre figli cominciarono a consegnare anche l'archivio, rappresentato da documenti di famiglia, carte frutto dell'attività di studio e di lavoro, lettere e fotografie. 

     

    p.s.: sempre grazie a Wikipedia

    SAN CONTARDO D'ESTE

     

    San Contardo d'Este
     

    Principe, Miles Sancti Sepulcri e pellegrino Jacopeo

     
    NascitaFerrara, 1216
    MorteBroni, 16 aprile 1249
    Venerato daChiesa cattolica
    Canonizzazione27 settembre 1628
    Santuario principaleBasilica di San Pietro a Broni
    Ricorrenza16 aprile
    Attributiabito da pellegrino iacopeo, armi da Miles del Santo Sepolcro
    Patrono diBroni e compatrono di Modena
    Stemma della famiglia Estense

    Contardo nasce a Ferrara da Aldobrandino I d'Este e dalla seconda consorte, che apparteneva alla nobile famiglia dei Contardi. Sua sorella è Beatrice d'Este, regina d'Ungheria.

    Aldobrandino venne assassinato nel 1215 ed il fratello Azzo VII, detto il Novello, sapendo che la sua vedova era in stato di gravidanza, decise di allontanarla dalla residenza di Calaone e di farla partorire a Ferrara, questo per prevenire possibili problemi con la successione. Contardo nacque quindi a Ferrara sotto la protezione dello zio, ma senza essere tuttavia riconosciuto come erede della casata Estense. Nel 1234 la sorella andò in sposa al re Andrea II d'Ungheria (detto il gerosolimitano perché fu tra i fautori della quinta crociata in Terra Santa). Nello stesso periodo Contardo venne finalmente riconosciuto Principe estense grazie al fortissimo legame e all'intercessione della sorella Beatrice; questo legame, più avanti, si allargò anche al figlio di Beatrice: Stefano, erede al trono di Ungheria.

    Nel 1235 il Re di Ungheria Andrea II nomina Contardo: “Miles Sancti Sepulcri” ( Cavaliere del Santo Sepolcro), in virtù delle caratteristiche della sub infeudazione con il Regno di Gerusalemme; nel feudalesimo era pratica comune ai regnanti conferire il titolo di cavaliere ai loro uomini migliori. In quegli anni Contardo, sull’esempio di San Francesco, sentì la voce di Dio che con forza lo chiamava ad abbandonare le ricchezze terrene e il diritto di successione, per vivere in povertà e pellegrino del Vangelo sulle strade di Terra Santa e d'Europa. Contardo era molto legato alla Terra Santa per il rapporto con la nonna Alice di Chàtillon principessa del Regno di Antiochia.

    La crociata era vissuta come una forma molto particolare di pellegrinaggio. In quell’epoca il pellegrinaggio per il cristiano era molto importante, ma solo pochi potevano diventare palmieri, i più erano romei o pellegrini. Chi andava a Gerusalemme metteva a rischio la propria vita durante tutto il tragitto (il viaggio durava circa 3 anni a piedi, poco meno se si usava una nave). Il pellegrinaggio di per sé non era mai sicuro ed occorreva viaggiare con gruppi armati per prevenire gli attacchi dei predoni, d’altro canto, in generale, gli arabi trattavano discretamente i pellegrini lasciando libertà di accesso ai luoghi santi perché seguivano gli stessi percorsi dei commercianti.

    Ritornato in patria Contardo visse in santità e penitenza. All’età di 33 anni, lascia di nuovo Ferrara con alcuni compagni, forse gli stessi che lo avevano accompagnato in Terrasanta e si mette in cammino verso Santiago di Compostela, edificando con la sua fede e la sua semplicità chiunque incontrava durante il cammino.

    Arrivato a Broni (Provincia di Pavia) probabilmente con l'intenzione di andare a Genova in Liguria per poi salpare con una nave in direzione dei Santiago, si ammala ed esprime il desiderio di essere sepolto in quel luogo qualora fosse morto, i compagni pellegrini a malincuore fanno voto a Contardo di proseguire da soli nel pellegrinaggio e di tornare per la medesima strada certi di ritrovarlo guarito e riportarlo a Ferrara. In realtà la salute di Contardo peggiora, finiscono i pochi soldi che aveva portato con sé e viene trasferito dall’albergo del paese alla cascina di un contadino che gli offre un pagliericcio a terra su cui sdraiarsi. In questa condizione di estrema povertà Contardo muore il 16 Aprile 1249. Alcuni prodigi impedirono che la sua morte avvenisse nell'anonimato e manifestando la santità dello sconosciuto pellegrino ai cittadini di Broni.

    Le campane della chiesa della città si misero a suonare incessantemente e da sole. Poiché non vi era modo di fermarle, e non si capiva il motivo perché suonassero da sole, la popolazione era inquieta, finché qualcuno si ricordò del povero pellegrino malato. Quando alcuni di loro si diressero al giaciglio videro che attorno al corpo di Contardo vi erano delle splendenti fiammelle. Subito venne organizzato il funerale e la sepoltura del pellegrino e le campane smisero di suonare. Era chiaro a tutti che quel povero pellegrino non era una persona qualsiasi.

    Iniziarono i miracoli presso la sua tomba, la gente veniva guarita dai mali alla testa e dai dolori della colonna vertebrale tipici dei contadini che lavoravano duramente nei campi e sulle colline dell’Oltrepò pavese. I compagni pellegrini che tornavano per riprendere Contardo saputo della sua morte svelarono ai popolani che si trattava del principe d’Este e poi rientrati a Ferrara dissero agli estensi della volontà di Contardo di essere seppellito a Broni. Dopo poco tempo il corpo del cavaliere pellegrino viene traslato nella chiesa parrocchiale.

    Santo venerato con culto approvato da Papa Paolo V e arricchito di indulgenze da Papa Urbano VIII.

    Culto

    Il culto di san Contardo fu approvato da papa Paolo V.

    La memoria liturgica è celebrata il 16 aprile, mentre la memoria della traslazione del corpo all'interno della Basilica Minore di San Pietro Apostolo in Broni è celebrata, con grande concorso di popolo e processione, l'ultimo sabato di Agosto. Dal 1698 è Copatrono di Modena.

    Al Santo pellegrino, definito da molti il Patrono di tutto l'Oltrepò Pavese, è stato dedicato un colle nel Comune di Broni, Monte di San Contardo, sulla cui cima è situata un'antica cappella. La strada che percorre il colle è impreziosita da un'artistica Via Crucis di 15 stazioni realizzata dallo scultore pavese Angelo Grilli.

    Dal Martirologio Romano: "A Broni presso Pavia, commemorazione di san Contardo, pellegrino, che scelse una vita di estrema povertà e morì colpito da una malattia mentre era in cammino per Compostela".

    p.s.: sempre grazie a Wikipedia

    giovedì 27 novembre 2025

    ZUCCHINI ANNIBALE

     


    Annibale Zucchini (Ferrara, 1891 – Garbagnate Milanese, 1970) è stato uno scultore e architetto italiano.

    Biografia

    Annibale Zucchini nacque a Ferrara nel 1891 e ottenne il diploma di laurea in architettura nel 1916 a Roma dove si era trasferito per gli studi. Per alcuni anni si dedicò alla sua professione, presso l'Ansaldo, a Genova, e progettò anche opere particolari, come ad esempio la piccola Chiesa di San Francesco di Foza, vicino ad Asiago.

    Interesse per la scultura

    Prestissimo iniziò ad interessarsi alla scultura, dimostrando curiosità anche per la pittura ed avvicinandosi ad esponenti del futurismo e ad altri ambienti artistici innovativi. Si trasferì nuovamente a Roma, dove venne in contatto con la Scuola di via Cavour. Cominciò ad esporre le sue opere in varie gallerie ed in tutte le Quadriennali di Roma tra il 1935 e il 1955 (alla III Quadriennale di Roma del 1939 espose Ritratto di Corrado Govoni, bronzo). Nella sua città natale seguì un gruppo di artisti e intellettuali chiamato Al Filò, che aveva come obiettivo principale quello di promuovere l'arte locale più rappresentativa; tra gli artefici Ervardo Fioravanti, Nemesio Orsatti, Antenore Magri, Galileo Cattabriga, Giuseppe Virgili, Laerte Milani e altri. Fra Milano e Roma strinse rapporti di amicizia con Giorgio Bassani, Fausto Pirandello, Giuseppe Capogrossi, Carlo Bassi, Giuseppe Ravegnani, Paolo Grassi, Gio Ponti e la figlia Lisa. Divenne amico pure di Renzo Ravenna, podestà di Ferrara, interessato a sostenere la cultura cittadina, alla quale teneva in modo particolare.

    Per Filippo de Pisis eseguì la copertina per il libro La città dalle 100 meraviglie dedicato a Ferrara.

    Trasferitosi a Milano negli ultimi anni di vita, morì presso l'ospedale di Garbagnate Milanese nel 1970.

    Opere

    Alcune sue sculture sono conservate a Ferrara nel Museo d'arte moderna e contemporanea Filippo de Pisis.. Sempre a Ferrara, altre opere sono custodite presso l'istituto comprensivo Cosmè Tura di Barco nell'ex caserma dei vigili del fuoco vicina allo stadio comunale, nel palazzo della Camera di commercio, nella casa parrocchiale della chiesa di Santa Francesca Romana, al Liceo Ariosto e al cimitero monumentale della Certosa di Ferrara. Un suo affresco è presente in un locale di via Ragno mentre il busto bronzeo del poeta Corrado Govoni si trova nel palazzo Barbantini-Koch in corso della Giovecca.

    Altre opere sono disseminate tra Emilia e Lombardia: a Piacenza una testa femminile nella galleria d'arte moderna Ricci Oddi, a San Giacomo delle Segnate una Pietà nella chiesa di San Giacomo Apostolo, a Voltorre di Gavirate e nel cimitero di Gerenzano. 

    P.S.: sempre grazie a Wikipedia


    TEGLIO EMILIO e UGO

     TEGLIO EMILIO e UGO

    Emilio Teglio (Modena, 30 giugno 1873 – Brescia, 13 agosto 1940) è stato un matematico italiano, preside del Regio Liceo Classico Ariosto di Ferrara ininterrottamente dal 1922 sino al 1938, quando entrarono in vigore le leggi razziali che lo costrinsero alle dimissioni.  

    Era figlio di Bonaiuto Teglio, avvocato e consigliere legale del duca di Modena. Si laureò nel 1897 in matematica a Torino e nel 1902 si laureò in fisica a Modena. Si trasferì a Monteleone Calabro e proseguì nella carriera sino al 1922 quando ottenne l'incarico di preside del Regio Liceo classico Ariosto a Ferrara, città nella quale si trasferì.

    Per effetto delle leggi razziali venne espulso dalla scuola nel 1938, ed una targa, posta nell'istituto, ricorda quel momento tragico che coinvolse anche alcuni alunni del liceo. Questi, a partire dall'anno scolastico 1938-1939, non furono più ammessi alle lezioni. 

    Targa posta all'interno del Liceo Ariosto di Ferrara in memoria degli ebrei espulsi per effetto delle leggi razziali. Il preside dell'istituto, Emilio Teglio, fu tra questi.

    UGO TEGLIO. Un destino ancora peggiore subì il figlio Ugo, avvocato, antifascista, arrestato il 7 ottobre 1943 e rinchiuso nel carcere di via Piangipane, a Ferrara. Da questo ne uscì solo per essere fucilato con altri 10 antifascisti la notte tra il 14 ed il 15 novembre 1943 accanto al muretto del fossato del Castello Estense.

    Ugo Teglio nasce a Modena il 20 gennaio 1906, figlio di Emilio, preside del Liceo Classico Ariosto, e di Augusta Castelbolognesi. Laureato in Legge, inizia la sua vita professionale presso lo studio dell'onorevole Mario Cavallari, noto esponente socialista. Aderisce al Partito Socialista e ha contatti con importanti esponenti dell'antifascismo e con il movimento Giustizia e Libertà. Oltre a distribuire stampa clandestina, assiste come legale i detenuti politici. Per queste attività viene condannato al confino nel 1940. Tornato a Ferrara, entra a far parte del primo Comitato di Liberazione della città, ma viene catturato e portato nelle carceri di via Piangipane. Qui viene prelevato all'alba del 15 novembre 1943 e fucilato presso il muretto del Castello Estense.

















     

     

     


    mercoledì 26 novembre 2025

    BORSARI LUIGI



    Via Luigi Borsari a Ferrara.

    Via Luigi Borsari è dedicata a un giurista e politico ferrarese vissuto nel periodo del Risorgimento. Egli nacque a Ferrara il 28 agosto 1804, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza a Bologna e nel 1824 conseguì la laurea con il massimo dei voti. Per quanto riguarda la sua carriera lavorativa, il 18 settembre 1845, vinse la cattedra all’università pontificia di Ferrara diventando professore di legge. Pochi anni dopo, nel giugno del 1848, nonostante la sua ferma fede cattolica, scrisse un articolo sulla gazzetta ferrarese in cui criticava fortemente il governo pontificio di Papa Pio IX, in particolare per la legge sulla libertà di stampa.
    Pochi giorni dopo venne eletto deputato di Ferrara al Consiglio dei deputati, lavoro da cui si dimetterà il 12 novembre dello stesso anno. Tuttavia il 6 maggio 1849 entrò a far parte della magistratura cittadina, successivamente venne assunto come consigliere di Corte d’appello a Bologna, lavoro che svolse fino al 1878, anno in cui andò a riposo per l’età avanzata. Morì a Ferrara il 19 aprile 1887.

    La scheda, con le notizie che precedono, è stata realizzata a cura dello studente Riccardo Bartolini, classe 3° A, A..S. 2018/2019 dell’ I.I.S. ”G.B.
    Aleotti” – I.T. C.A.T. (Costruzioni, Ambiente e Territorio) di Ferrara.

    FERRARA nelle vecchie cartoline illustrate