Matilde Serao (1856-1927) è stata una pioniera, capace
di fondere talento narrativo e impegno civile in un'epoca in cui le
donne raramente trovavano spazio nei luoghi del potere culturale. Giornalista, scrittrice, imprenditrice e prima donna in Italia a fondare e dirigere un quotidiano, Serao ha attraversato i confini della letteratura e del giornalismo con opere che raccontano la realtà più autentica.
Nacque nel 1856 a Patrasso, in Grecia, da madre greca e padre napoletano, esule antiborbonico.
Con il ritorno della famiglia in Italia, si stabilì prima a Carinola e
poi a Napoli, dove il padre riprese l'attività giornalistica. Nonostante
l'apprendimento tardivo della lettura e della scrittura, all'età di quindici anni Serao ottenne l'ammissione alla Scuola Normale "Eleonora Pimentel Fonseca", dove conseguì il diploma nel 1874.
Il bisogno di sostenere la famiglia la portò a lavorare ai Telegrafi di
Stato, ma la vocazione letteraria emerse presto con la pubblicazione di
brevi articoli e novelle, firmate talvolta con pseudonimo.
Nel 1882 fu assunta al quotidiano Capitan Fracassa a Roma. Lì scrisse articoli di cronaca rosa e critica letteraria, imponendosi per vivacità e osservazione. I primi successi letterari arrivarono con Dal vero e Cuore infermo, raccolte che la collocano nell'ambito del Verismo pur senza dichiararne un'adesione ideologica.
Il primo incontro tra Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio avvenne proprio durante la collaborazione al Capitan Fracassa. Un legame, nato dall'ammirazione reciproca, si consolidò nel 1885 con il matrimonio e con la nascita di un intenso sodalizio professionale e umano. Insieme fondarono il Corriere di Roma, esperienza che si tradusse anche nel romanzo Vita e avventure di Riccardo Joanna, definito da Benedetto Croce "il romanzo del giornalismo".
Dopo la chiusura del Corriere di Roma, Serao e Scarfoglio si trasferirono a Napoli, dove parteciparono alla fondazione del Corriere di Napoli e successivamente, nel 1892, de Il Mattino. Serao, co-direttrice del quotidiano, seppe equilibrare l'attenzione alla cronaca mondana con una vivace osservazione dei costumi cittadini. La rubrica Api, mosconi e vespe — più tardi semplicemente Mosconi — accompagnò il suo percorso giornalistico per decenni, raccontando con ironia e acume la vita quotidiana napoletana.
Tuttavia, il legame personale e professionale tra Serao e Scarfoglio venne spezzato da una crisi dolorosa. Durante un'assenza di Matilde, Scarfoglio intraprese una relazione con la cantante Gabrielle Bessard, che sfociò in uno scandalo pubblico: la donna, dopo aver dato alla luce una figlia, fu respinta da Scarfoglio e, disperata, si tolse la vita sull'uscio di casa della coppia nell'agosto del 1894. La bambina venne accolta e cresciuta dalla Serao.
A questa tragedia personale si aggiunse il coinvolgimento di Scarfoglio e de Il Mattino nello scandalo amministrativo emerso dall'inchiesta della Commissione Saredo, che sollevò accuse di corruzione anche nei confronti della stessa Serao. Sebbene difesa pubblicamente da Scarfoglio, Matilde fu profondamente ferita nell'onore e nella carriera.
Nel 1904, chiusa definitivamente la stagione de Il Mattino, Matilde Serao trovò la forza di ricominciare fondando Il Giorno insieme al giornalista Giuseppe Natale, con cui intrecciò anche un nuovo legame affettivo. Questa nuova fase si caratterizzò per un giornalismo meno polemico e più sobrio, ma senza rinunciare all'impegno civile che aveva sempre guidato la sua penna. Con la determinazione che l'aveva resa una pioniera nel panorama editoriale italiano, Serao continuò a esplorare e raccontare la vita urbana,
documentando con precisione le trasformazioni sociali di Napoli e
mantenendo viva l'attenzione verso le condizioni dei ceti più umili.
Tra i libri di Matilde Serao che più incisivamente hanno segnato la letteratura italiana, Il ventre di Napoli occupa un posto centrale. Nato dagli articoli pubblicati nel 1884 sul Capitan Fracassa, il libro è un'analisi minuziosa delle condizioni dei quartieri più poveri della città, in seguito all'epidemia di colera che causò 6.000 morti.
Nel clima di emergenza, il presidente del Consiglio Agostino Depretis pronunciò la celebre frase: "Bisogna sventrare Napoli", riferendosi alla necessità di demolire i quartieri insalubri. A questa visione drastica, Serao rispose con lucidità e ironia, scrivendo: "
Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli. Avevate torto, perché voi siete il Governo e il Governo deve sapere tutto."












































