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mercoledì 31 marzo 2010

Ossimoro

L'Ossimoro.
I francesi lo chiamano "alleanza di parole", ma è una alleanza tra nemici perché si tratta di termini contrari, artificiosamente uniti per ottenere un particolare effetto narrativo.
Esempio: il silenzio eloquente dell'imputato dopo la letture dei capi d'accusa; il muto dialogare degli sguardi di due innamorati; ghiaccio bollente detto dell'attrice Anita Ekberg.
Nel linguaggio politico meritano menzione, per la loro spavalderia antigeometrica, le convergenze parallele, e per l'audace sfida alle leggi della fisica l'immobilismo dinamico.
Gli antichi romani raccomandavano festina lente, affrettati lentamente.
Insomma l'ossimoro, pur di ottenere un effetto d'arte, calpesta quel fondamentale principio della logica, per il quale una cosa non può essere uguale al suo contrario. E' certamente la più folle delle figure retoriche: Non per nulla, secondo alcuni etimologisti, vorrebbe dire (solita derivazione dal greco) "acutamente pazzo".

lunedì 15 marzo 2010

Zeugma

Lo Zeugma.

Significa "aggiogamento" perché "aggioga" ad un unico verbo due costrutti, uno solo dei quali è pertinente. Un esempio dantesco: il conte Ugolino, accingendosi a raccontare la sua atroce storia, dice:
Parlare e lacrimar vedrai insieme.

Senza lo zeugma avrebbe detto, con innegabile crollo della tensione lirica:

Mi vedrai lacrimare e mi sentirai parlare.

mercoledì 24 febbraio 2010

Pronomi

Pronome come prosindaco.
Quando il sindaco è assente, lo sostituisce il prosindaco, che ne fa le veci. A Roma comandavano i consoli, a governare le province si mandavano i proconsoli, muniti d'una autorità eguale.
Il pronome è quella parte del discorso che sostituisce il nome. Lo rappresenta a tutti gli effetti, grammaticali e sintattici. E' un suo delegato, con pieni poteri.
I pronomi si distinguono in:
- personali: io, tu, egli, noi, voi, essi;
- possessivi: mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro;
- dimostrativi: questo, codesto, quello;
- relativi: che, cui, il quale, la quale, i quali, le quali;
- indefiniti: qualcuno, ciascuno, ognuno, nessuno, molto, poco, tanto, quanto, altri, chiunque;
- interrogativi: chi?, che?, quale?, quanto?, che cosa?;
- esclamativi: quale!, quanto!
Dei pronomi personali, tu è il più vilipeso dal corrente linguaggio e molti pensano di ingentilire il loro parlare esclamando:
l'hai detto te; te non devi pensare a queste cose; io e te ci ameremo sempre.
Te non è soggetto, e la sua sostituzione strisciante al tu nella funzione di soggetto suona ancora come errore.