Antonio Tebaldi, detto il Tebaldeo (Ferrara, 5 novembre 1462 – Roma, 2 novembre 1537), è stato un poeta italiano, amico di Raffaello Sanzio, che lo raffigurò in un ritratto di cui si sono perse le tracce durante la Seconda Guerra Mondiale.
Biografia
Molto legato alla famiglia degli Estensi, operò sia a Ferrara che a Mantova, in quest'ultima città al seguito di Isabella d'Este, di cui fu precettore. Nella storia della poesia volgare a Mantova, il Tebaldeo fu l'esponente più importante , purtuttavia continuando a studiare sia testi latini che volgari ed essere scrittore bilingue almeno fino al 1498. Nel 1513,
quando ormai la sua produzione letteraria era limitata alla lingua
latina, si trasferì a Roma, dove alla morte fu sepolto nella Basilica di Santa Maria in Via Lata.
Oggi si ritiene che proprio Tebaldeo - e non, come a lungo ipotizzato, Pietro Bembo - sia l'autore del celebre epitaffio funebre che compare sulla tomba di Raffaello:
(latino)
«ILLE HIC EST RAPHAEL TIMUIT QUO SOSPITE VINCI RERUM MAGNA PARENS ET MORIENTE MORI»
(italiano) «Qui giace quel Raffaello per il quale, quand'era in vita, Madre Natura temette d'essere vinta e, mentre moriva, di morire [con lui].»
Descrizione del contenuto Contenuto Codice Via ANNCSU 1083890 Codice Via Regionale Codice Via Comunale 6462 Denominazione ufficiale Via Mario Poledrelli Estremi atti deliberativi Delibera consiliare nr. 20641 del 09/11/1925 Endogeno/Esogeno ENDOGENO Categoria semantica Personaggi singoli Genere Maschile Brevi cenni storici sulla denominazione
Mario Poledrelli, nato a San Nicolò d’Argenta il 17 luglio 1893, fu un anarchico militante durante la Grande Guerra. Nel 1913 si trasferì a Milano e conobbe Benito Mussolini. Questo incontro lo porterà successivamente a scrivere articoli di chiaro stampo mussoliniano per vari giornali. Con il grado di caporale combatté nel 206° Reggimento di Fanteria della Brigata Lambro e nel maggio 1916 fu inviato sull’Altipiano di Asiago a combattere. Il I° Novembre sul monte San Marco, a causa di un bombardamento austro-ungarico rimase sepolto per due ore sotto le macerie. Nel maggio 1917 prese parte alla 10^ Battaglia dell’Isonzo, e durante un contrattacco venne raggiunto da una pallottola in fronte. La sua salma non fu mai più ritrovata, probabilmente seppellita a causa dell’esplosione di una granata.
Riferimento dell’allievo e della scuola che ha predisposto la scheda La scheda è stata realizzata a cura della studentessa Caterina De Pascali, classe 4^B, a.s. 2018/2019 dell’ I.I.S. “G.B. Aleotti” di Ferrara I.T.C.A.T. (Costruzioni, Ambiente e Territorio)
Settembre 1928
Scuole Elementari Mario Poledrelli
Nascono
le Scuole Elementari intitolate a Mario Poledrelli, su progetto
dell'ingegnere capo Girolamo Savonuzzi, ideate perché fossero
all’avanguardia e rispettose dei “più recenti suggerimenti dell’igiene
scolastica e della didattica”. La scuola ha mantenuto nel tempo il suo
aspetto e uso iniziale. Vincolato dalla Soprintendenza Archeologia,
Belle Arti e Paesaggio, l’edificio è ora parte dell’itinerario "Ferrara,
città del Novecento".
lunedì 22 dicembre 2025
Alda Costa (Ferrara, 26 gennaio1876 – Copparo, 30 aprile1944 - anni 68) è stata una docenteitaliana.
Targa commemorativa di Alda Costa presso la Casa della Salute "Terre e Fiumi" di Copparo (Ferrara), ex Ospedale.
Si diplomò maestra elementare ed iniziò ad insegnare nel 1899. Nel 1907 entrò nella Federazione di Ferrara del PSI, aderendo all'ala riformista. Collaborò al Pensiero socialista, organo ufficiale dell'ala riformista. Nel 1913 fondò il giornale ferrarese Bandiera socialista, organo del Partito socialista.
Il 26 novembre 1916 il Congresso regionale del partito tenutosi a Bologna la nominò responsabile, per la provincia di Ferrara, della propaganda per la pace e dell'organizzazione femminile del partito. In tale sede affermò: la
scuola rappresenta il mezzo più adatto per formare le coscienze delle
classi lavoratrici, pertanto le amministrazioni comunali devono
sviluppare congrue condizioni di vita intorno alla scuola per sottrarla
all'influenza dei partiti e conservarla al più assoluto indirizzo laico. Questo fatto indusse la polizia a schedarla, nel 1917, in quanto sovversiva pericolosa e candidata all'internamento.
Continuò anche dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922 la sua battaglia contro il fascismo e, dopo la seconda scissione del PSI, quella del 1922 che darà vita al Partito Socialista Unitario, con segretario Giacomo Matteotti, organizzò riunioni clandestine e portò aiuto ai detenuti politici.
Perseguitata dal fascismo
Nel
1926, Alda rifiutò di giurare fedeltà al regime, e nello stesso anno la
sua casa venne perquisita e vi fu rinvenuto il ritratto di Matteotti. I
due episodi fornirono alla giunta comunale la scusa per licenziarla ma
l'avvocato Mario Cavallari ne assunse il gratuito patrocinio e ottenne l'annullamento del provvedimento dal Consiglio di Stato.
Trasferitasi a Milano, venne arrestata e confinata prima alle Isole Tremiti e poi in un piccolo paese della Basilicata, Corleto Perticara.
Rientrata a Ferrara sofferente a causa delle condizioni di
vita alle quali era stata sottoposta durante il confino, si dedicò
all'insegnamento privato. Mantenne contatti con i compagni e riuscì a
riannodare le fila degli antifascisti, finché non fu arrestata dall'OVRA.
Venne tenuta in carcere a pane ed acqua per un mese, sottoposta a
durissimi interrogatori e maltrattamenti ma non rivelò alla polizia i
nomi dei compagni socialisti che le venivano chiesti.
Il 25 luglio 1943 venne liberata ma in seguito fu
nuovamente arrestata, a Ferrara, la notte del 15 novembre 1943 e poi
tradotta alle carceri di Copparo. Qui venne ricoverata per leucemia nel
locale ospedale dove morì il 30 aprile 1944. Prima di morire, al pretore
e direttore delle carceri di Copparo, Antonio Buono,
che l'aveva aiutata a passare ad un altro socialista una lista di nomi
di compagni per ricostruire le file del partito, lasciò questo
messaggio: Dica ai miei compagni che sono rimasta fedele al mio ideale.
Scuola primaria di primo grado a lei intitolata, a Ferrara
Il funerale di Alda Costa si tenne il primo di maggio,
all'alba, in gran segreto. Per ordine della prefettura nessuno doveva
partecipare, per evitare "turbamenti dell'ordine pubblico". Le finestre
vennero fatte tenere chiuse e il paese fu presidiato da un gran numero
di poliziotti. Solo al direttore delle carceri e al parroco fu concesso
di accompagnare il carro funebre fino al cimitero.
Targa commemorativa di Alda Costa presso l'edificio a lei intitolato di via Riviera Felice Cavallotti 3, Codigoro (Ferrara)
Riconoscimenti
A lei sono intitolate la Scuola elementare Alda Costa di Ferrara e l'omonima Direzione Didattica di Vigarano Mainarda.
Il 16 novembre del 2006 le sue spoglie sono state traslate nel Sacello dei Caduti per la Libertà alla Certosa di Ferrara.
Il 25 ottobre 2014 il Comune di Codigoro (FE),
su proposta del sindaco di allora Rita Cinti Luciani, le intitola
un'ala del ristrutturato ex immobile delle scuole elementari da adibire
ad archivio comunale storico ed iconografico proprio ad indicare che il
passato non va dimenticato.
Gaetano Zirardini(Ravenna, 15 febbraio1857 – Milano, 19 maggio1931 - anni 74) è stato un giornalista, sindacalista e politicoitaliano.
Nacque a Ravenna, allora parte dello Stato Pontificio, il 15 febbraio 1857 da Nicolò Zirardini e Maria Bondini in una famiglia numerosa di futuri militanti socialisti, che comprendeva anche i fratelli Claudio e Giovanni. Studiò scultura a Ravenna e Firenze ma si interessò particolarmente alle vicende del movimento socialista italiano.
Nel 1876 fu spettatore in prima persona del processo ad Andrea Costa, di cui rimase amico e stretto collaboratore soprattutto nell'ambito della creazione del Partito Socialista Rivoluzionario, di cui fu uno degli esponenti di spicco in Romagna. Diresse inoltre i giornali Il Sole dell'Avvenire a Ravenna e La Riscossa a Firenze.
Insieme a Costa fu copresidente del II Congresso del Partito Socialista
Rivoluzionario di Romagna nel 1883, che si concluse con l'intervento
della polizia; subì inoltre diversi processi per stampa sovversiva,
esiliandosi a Parigi, dove il 23 marzo 1886 sposò Emilia Bargigia.
Rientrò in Italia con l'amnistia concessa nel 1888 e
intensificò il suo attivismo politico, divenendo inoltre assessore
comunale a Ravenna e consigliere provinciale. venendo arrestato nel
1895. Uscito di prigione nel 1896, visse per qualche tempo a Bologna, dove collaborò al giornale Il Risveglio, arruolandosi poi nel 1897 come volontario garibaldino nella guerra greco-turca e ritornando col grado di tenente garibaldino dopo aver combattuto a Domokos e Panaghia.
Nel 1901 fu tra i fondatori di Federterra e fondò anche la Camera del Lavoro di Ravenna, di cui fu segretario fino al 1914, quando fu chiamato a dirigere la Camera del Lavoro di Ferrara, dove ebbe come collaboratrice Alda Costa. Mantenne il suo ruolo durante la prima guerra mondiale, affermandosi tra i principali esponenti del Partito Socialista Italiano
(PSI) in Romagna; fu infatti segretario della federazione ferrarese del
PSI e direttore fino al 1919 e poi nuovamente dal 1921 dell'organo di
stampa del partito, La Bandiera Socialista.
Il 16 gennaio 1921 fu arrestato insieme al sindaco di Ferrara Edoardo Temistocle Bogiankino e ad Aroldo Angelini in seguito all'eccidio del Castello Estense del 20 dicembre 1920, venendo accusati di esserne i mandanti, mentre erano intenti a partire per il congresso del Partito Socialista Italiano di Livorno. I tre furono poi assolti con formula piena. A succedere a Zirardini come segretario della Camera del Lavoro ferrarese fu Giacomo Matteotti.
Fu eletto alla Camera dei deputati nel 1921 col Partito Socialista Italiano, venendo candidato nei collegi di Novara e Ravenna. Insieme a Costa fu favorevole all'espulsione di Mario Cavallari dal partito.
Con l'avvento del fascismo e la sempre più crescente repressione della libera attività politica si ritirò a Milano presso l'abitazione della sorella, dove morì il 19 maggio 1931.
Zirardini viene citato nel romanzo Il sole dell'avvenire di Valerio Evangelisti.
A Zirardini sono state dedicate strade a Codigoro, Ferrara, Ravenna e Roma.
Principe, Miles Sancti Sepulcri e pellegrino Jacopeo
Nascita
Ferrara, 1216
Morte
Broni, 16 aprile 1249
Venerato da
Chiesa cattolica
Canonizzazione
27 settembre 1628
Santuario principale
Basilica di San Pietro a Broni
Ricorrenza
16 aprile
Attributi
abito da pellegrino iacopeo, armi da Miles del Santo Sepolcro
Patrono di
Broni e compatrono di Modena
Stemma della famiglia Estense
Contardo nasce a Ferrara da Aldobrandino I d'Este e dalla seconda consorte, che apparteneva alla nobile famiglia dei Contardi. Sua sorella è Beatrice d'Este, regina d'Ungheria.
Aldobrandino venne assassinato nel 1215 ed il fratello Azzo VII,
detto il Novello, sapendo che la sua vedova era in stato di gravidanza,
decise di allontanarla dalla residenza di Calaone e di farla partorire a
Ferrara, questo per prevenire possibili problemi con la successione.
Contardo nacque quindi a Ferrara sotto la protezione dello zio, ma senza
essere tuttavia riconosciuto come erede della casata Estense. Nel 1234 la sorella andò in sposa al re Andrea II d'Ungheria
(detto il gerosolimitano perché fu tra i fautori della quinta crociata
in Terra Santa). Nello stesso periodo Contardo venne finalmente
riconosciuto Principe estense grazie al fortissimo legame e
all'intercessione della sorella Beatrice; questo legame, più avanti, si
allargò anche al figlio di Beatrice: Stefano, erede al trono di
Ungheria.
Nel 1235 il Re di Ungheria Andrea II nomina Contardo: “Miles Sancti Sepulcri” ( Cavaliere del Santo Sepolcro), in virtù delle caratteristiche della sub infeudazione con il Regno di Gerusalemme; nel feudalesimo
era pratica comune ai regnanti conferire il titolo di cavaliere ai loro
uomini migliori. In quegli anni Contardo, sull’esempio di San Francesco,
sentì la voce di Dio che con forza lo chiamava ad abbandonare le
ricchezze terrene e il diritto di successione, per vivere in povertà e
pellegrino del Vangelo sulle strade di Terra Santa e d'Europa. Contardo
era molto legato alla Terra Santa per il rapporto con la nonna Alice di Chàtillon principessa del Regno di Antiochia.
La crociata era vissuta come una forma molto particolare di
pellegrinaggio. In quell’epoca il pellegrinaggio per il cristiano era
molto importante, ma solo pochi potevano diventare palmieri, i più erano
romei o pellegrini. Chi andava a Gerusalemme
metteva a rischio la propria vita durante tutto il tragitto (il viaggio
durava circa 3 anni a piedi, poco meno se si usava una nave). Il
pellegrinaggio di per sé non era mai sicuro ed occorreva viaggiare con
gruppi armati per prevenire gli attacchi dei predoni, d’altro canto, in
generale, gli arabi trattavano discretamente i pellegrini lasciando
libertà di accesso ai luoghi santi perché seguivano gli stessi percorsi
dei commercianti.
Ritornato in patria Contardo visse in santità e penitenza.
All’età di 33 anni, lascia di nuovo Ferrara con alcuni compagni, forse
gli stessi che lo avevano accompagnato in Terrasanta e si mette in
cammino verso Santiago di Compostela, edificando con la sua fede e la sua semplicità chiunque incontrava durante il cammino.
Arrivato a Broni (Provincia di Pavia) probabilmente con l'intenzione di andare a Genova in Liguria
per poi salpare con una nave in direzione dei Santiago, si ammala ed
esprime il desiderio di essere sepolto in quel luogo qualora fosse
morto, i compagni pellegrini a malincuore fanno voto a Contardo di
proseguire da soli nel pellegrinaggio e di tornare per la medesima
strada certi di ritrovarlo guarito e riportarlo a Ferrara. In realtà la
salute di Contardo peggiora, finiscono i pochi soldi che aveva portato
con sé e viene trasferito dall’albergo del paese alla cascina di un
contadino che gli offre un pagliericcio a terra su cui sdraiarsi. In
questa condizione di estrema povertà Contardo muore il 16 Aprile 1249.
Alcuni prodigi impedirono che la sua morte avvenisse nell'anonimato e
manifestando la santità dello sconosciuto pellegrino ai cittadini di
Broni.
Le campane della chiesa della città si misero a suonare
incessantemente e da sole. Poiché non vi era modo di fermarle, e non si
capiva il motivo perché suonassero da sole, la popolazione era inquieta,
finché qualcuno si ricordò del povero pellegrino malato. Quando alcuni
di loro si diressero al giaciglio videro che attorno al corpo di
Contardo vi erano delle splendenti fiammelle. Subito venne organizzato
il funerale e la sepoltura del pellegrino e le campane smisero di
suonare. Era chiaro a tutti che quel povero pellegrino non era una
persona qualsiasi.
Iniziarono i miracoli presso la sua tomba, la gente veniva
guarita dai mali alla testa e dai dolori della colonna vertebrale tipici
dei contadini che lavoravano duramente nei campi e sulle colline dell’Oltrepò pavese.
I compagni pellegrini che tornavano per riprendere Contardo saputo
della sua morte svelarono ai popolani che si trattava del principe
d’Este e poi rientrati a Ferrara dissero agli estensi della volontà di
Contardo di essere seppellito a Broni. Dopo poco tempo il corpo del
cavaliere pellegrino viene traslato nella chiesa parrocchiale.
Santo venerato con culto approvato da Papa Paolo V e arricchito di indulgenze da Papa Urbano VIII.
Culto
Il culto di san Contardo fu approvato da papa Paolo V.
La memoria liturgica è celebrata il 16 aprile,
mentre la memoria della traslazione del corpo all'interno della
Basilica Minore di San Pietro Apostolo in Broni è celebrata, con grande
concorso di popolo e processione, l'ultimo sabato di Agosto. Dal 1698 è
Copatrono di Modena.
Al Santo pellegrino, definito da molti il Patrono di tutto
l'Oltrepò Pavese, è stato dedicato un colle nel Comune di Broni, Monte
di San Contardo, sulla cui cima è situata un'antica cappella. La strada
che percorre il colle è impreziosita da un'artistica Via Crucis di 15
stazioni realizzata dallo scultore pavese Angelo Grilli.
Dal Martirologio Romano:
"A Broni presso Pavia, commemorazione di san Contardo, pellegrino, che
scelse una vita di estrema povertà e morì colpito da una malattia mentre
era in cammino per Compostela".
Teodoro Bonati (Bondeno, 8 novembre 1724 – Ferrara, 2 gennaio 1820 - anni 95) è stato un ingegnere idraulico, matematico e medico italiano.
Si laureò in medicina presso l'Università degli Studi di Ferrara nel 1724 ed iniziò la pratica presso il paese d'origine. Conosciuto il sacerdote Romualdo Bertaglia,
tecnico e perito del Comune nelle controversie idrauliche, iniziò gli
studi matematici. Il marchese Guido Bentivoglio lo istituì però presto
come medico di famiglia e nel 1750 lo invita a trasferirsi a Ferrara
dove poté proseguire gli studi matematici. Nel 1763, alla morte di
Bertaglia, gli venne conferita la carica di Consultore della
Congregazione dei lavorieri e posto a dirigere i maggiori lavori
idraulici della provincia ferrarese. Nel 1772 gli venne conferita la
cattedra d'Idrostatica ed idrodinamica presso l'Università di Ferrara.
Scienziato e credente, contraddisse Napoleone, dichiarandosi contrario alla sua decisione di deviare il corso del fiume Reno, immettendolo nel Po tramite un canale chiamato Scolmatore del Reno o più comunemente Cavo Napoleonico.In
particolare egli sosteneva molto avvedutamente che non sarebbe stato
producente fare confluire le acque in eccesso del fiume Reno nel fiume Panaro, in quanto questi due corsi d'acqua presentano piene concomitanti, e quindi si «sarebbe riempito lo stesso bicchiere». Successivamente i lavori di questo canale artificiale hanno addotto l'acqua direttamente al fiume Po e al Canale Emiliano Romagnolo,
in linea con quello che egli sosteneva in fase di ideazione di questa
soluzione idrogeologica. I dialoghi con Napoleone sono testimoniati da
lui stesso: «Li 23 detto (aprile 1797), l'Imperatore volle sentirmi
alquanto a lungo sull'immissione del Reno in Po, presenti i bolognesi,
promotori di detta immissione».
Pietro di Benvenuto degli Ordini (Ferrara, doc. 1448 – Ferrara, 1483) è stato un architetto italiano.
Scalone monumentale del palazzo Ducale, (1479-1481)
Biografia
Fu architetto di corte di Borso d'Este e poi di Ercole I d'Este. Dal 1454 al 1458 è tra i responsabili della costruzione delle opere in muratura del primo ordine del campanile della Cattedrale di San Giorgio (Ferrara).
Tra il 1466 e il 1471 fu incaricato di riorganizzare ed estendere la struttura del Palazzo Schifanoia, nonché di realizzare un appartamento per il duca al primo piano. I lavori furono poi ultimati dal suo assistente, Biagio Rossetti.
Nel palazzo Ducale, l'odierno Palazzo Municipale (Ferrara), tra il 1474 e il 1481
realizzò il nuovo cortile, la cappella, il giardino della fontana e la
splendida scala d'onore che domina la piazza.
La maggior parte dei edifici costruiti da Pietro di Benvenuto ha subito
trasformazioni o è andata distrutta, ad esclusione dello scalone del
palazzo Ducale.
Teofilo Calcagnini nacque e morì a Ferrara,
rispettivamente nel 1441 e 1488. Fu un nobile della corte estense al
quale venne donato, tra gli altri, il possedimento di Fusignano dal Duca
Borso d’Este.
La posizione di grande rilievo che ebbe nella società ferrarese e le
ingenti ricchezze da cui ebbe origine lo splendore della sua famiglia,
furono dovute alla predilezione che ebbe per lui il duca Borso d’Este,
alla cui corte fu messo dal padre.
Il maggiore atto di liberalità del duca si ebbe nel 1464. Il 25
dicembre, in una solenne cerimonia tenuta nella cattedrale di Ferrara,
Borso fece cavaliere aurato il Calcagnini e lo investì del castello di
Cavriago nel Reggiano, di quello di Maranello nel Modenese e di quello
di Fusignano in Romagna.
Dopo d’allora il Calcagnini compare quasi sempre a fianco di Borso col
titolo di “compagno del duca”, titolo che a Ferrara designava un vero e
proprio ufficio pubblico.
La morte del duca Borso non segnò la fine delle fortune del
Calcagnini: il nuovo duca, Ercole I, lo tenne per “compagno” e non cessò
di favorirlo.
Durante la guerra tra Venezia e Ferrara (1482-1484) il Calcagnini
partecipò in Romagna a qualche azione militare. Fusignano fu occupata da
truppe al soldo dei Veneziani e fu restituita al Calcagnini dopo la
pace di Bagnolo (1484): il 10 maggio 1485 il doge Giovanni Mocenigo
ordinava al podestà di Ravenna di mantenere il Calcagnini nel quieto
possesso dei suoi feudi ed in particolare delle valli bonificate. Il
Calcagnini aveva infatti nel 1468 acquistato una grande estensione di
terreno vallivo a nord di Fusignano e ne aveva cominciato la bonifica;
l’opera fu poi continuata e portata a termine da suo figlio Alfonso, per
cui quei terreni si chiamarono e si chiamano ancora Le Alfonsine.
strada nazionale Adriatico superiore 180 ‒ Benvignante ‒ Argenta (FE)
Coordinate
44°40′59.66″N 11°44′13.67″E
Informazioni generali
Condizioni
in fase di restauro parziale, urgenza di recupero totale
Costruzione
1464
Realizzazione
Architetto
Pietro Benvenuto degli Ordini
Appaltatore
Borso d'Este
Proprietario
comune di Argenta
Committente
Estensi
La Delizia di Benvignante è una delle "delizie" (residenze monumentali) che gli Este fecero costruire nei dintorni di Ferrara durante il loro dominio sulla città. È situata nel comune di Argenta tra le frazioni di San Nicolò e Consandolo e dà il nome alla frazione di Benvignante.
Storia e descrizione
La Delizia, costruita nel 1464 da Pietro Benvenuto degli Ordini, fu voluta da Borso d'Este che la donò al fedele segretario Teofilo Calcagnini, che mise la dimora a disposizione delle riunioni dell'Accademia dei Filareti. Nel 1481 vi soggiornò la bella Beatrice d'Este. Passata poi dai Calcagnini a vari proprietari, nell'Ottocento la Delizia
fu acquistata dal conte Luigi Gulinelli (il cui stemma compare ancora
oggi sopra il portone d'ingresso) che modificò la struttura
sopraelevandola e rendendola più imponente e squadrata e circondandola
da quattro ettari di parco. Inoltre la dotò di famose scuderie per
l'allevamento di cavalli da corsa che furono visitate pure da Vittorio Emanuele II. Attualmente la residenza appartiene al comune di Argenta.
Nel 2000 la Delizia di Benvignante è stata dichiarata dall'UNESCO, insieme con altre Delizie, Patrimonio dell'umanità.
A partire dal 2018 sono stati realizzati interventi di restauro
all’edificio, indagini archeologiche e ripristino del parco di quattro
ettari che circonda la delizia.
La
grande isola della Groenlandia è un territorio danese autonomo situato
tra l’oceano Atlantico del Nord e l’oceano Artico. La sua superficie
terrestre è ricoperta prevalentemente di ghiaccio e la maggior parte
dell'esigua popolazione vive lungo la costa, nei fiordi liberi da
ghiacciai, soprattutto nella zona sud-ovest. Per via della posizione
geografica, ancora più a nord del Circolo polare artico, la Groenlandia è
caratterizzata da fenomeni naturali come il sole di mezzanotte in
estate e l'aurora boreale in inverno.
Capitale:Nuuk
Popolazione:56.865 (2023)Banca Mondiale
Continente:America del Nord
Area:2.166.000 km²
Lingua ufficiale:Groenlandese
Prodotto interno lordo:3,236 miliardi USD (2021)Banca Mondiale
La Groenlandia (in groenlandeseKalaallit Nunaat, lett. "terra dei Kalaallit"; in daneseGrønland, lett. "terra verde") è un'isola collocata nell'estremo nord dell'oceano Atlantico tra il Canada a sud-ovest, l'Islanda a sud-est, l'Artide e il mar Glaciale Artico a nord. Con circa 0,03 ab./km², è la nazione meno densamente popolata della Terra.
È un territorio appartenente al Regno di Danimarca, che comprende anche la Danimarca continentale e le isole Fær Øer. Confina con il Canada, dal 2022, sull'isola Hans. La Groenlandia fu una delle colonie della Corona Norvegese fino al 1814, quando passò sotto il controllo della Danimarca; nel 1953 divenne parte del regno danese attraverso la formula dell'unione personale. Nel 1979 all'isola venne concesso l'autogoverno (hjemmestyre) dal Folketing (il Parlamento danese) mediante una legge approvata nel 1978.
In seguito al referendum del 2008, sono state trasferite al governo locale le competenze in ambito legislativo, giudiziario e nella gestione delle risorse naturali.[2][3][4]
Il referendum, seppure oggetto di critiche e non vincolante per il
parlamento danese, è stato riconosciuto da quest'ultimo e la sua
applicazione è divenuta effettiva il 21 giugno 2009, costituendo un
passaggio importante verso l'indipendenza.[5][6][7][8]
La Danimarca mantiene ancora il controllo su finanze, politica estera e
difesa militare e provvede a un sussidio annuale (circa 3,4 miliardi di
corone, pari al 30% del PIL per il 2008).[9]