SCALAMBRA EMILIO
Emilio Scalambra detto Italo, fu Cesare, nacque a Gradizza di Copparo l'8 agosto del
1909; di origine bracciantile, a sei anni d’età vide partire il padre
per il fronte della Grande Guerra, da cui non tornò più. Aveva due
fratellini più piccoli, di quattro e due anni, e la madre lavorò fino a
sfinirsi per tenere in piedi la famiglia, ben presto aiutata proprio da
Italo, che con lei divise il lavoro, la fame e il freddo. Cercava di
guadagnare qualcosa anche vendendo un po’ di frutta, vino e, d’inverno, i
castagnacci, così la casa era frequentata da lavoratori, da braccianti e
fin dall’inizio del fascismo Italo comprese quanto intollerabile fosse
la perdita della libertà, pur nella miseria. La madre era iscritta al
partito socialista, e la casa era luogo di incontro, discussioni
politiche, distribuzione di volantini. L’inverno del 1921 Italo aveva 12
anni appena ma, grazie al suo umilissimo commercio di brustoline,
arance e mandarini nei luoghi in cui la sera c’era qualche festicciola,
cominciò ad ascoltare e riferire alla madre e a un compagno antifascista
quel che si diceva, p.es., nella casa del fascio di Gradizza.
Seppe
così dell’imminente spedizione fascista per incendiare la sede della
lega e avvisò appena in tempo perché ci fosse una reazione difensiva che
face fallire l’assalto. Le azioni violente dei fascisti contro i
lavoratori erano frequenti e anche la casa di Scalambra era sempre presa
di mira finché, dopo una minaccia notturna in cui i fascisti arrivarono
a sparare per farsi aprire e “perquisire” la casa, e anche a causa
della malattia della madre, la famiglia lasciò il paese e si trasferì a
Ferrara.
Abitarono in un tugurio di via Ragno, Italo lavorava in un bar di via
San Romano e nel 1925, lui appena quindicenne, la madre si spense ad
appena 35 anni d’età. Italo lavorò dove e come poteva, per sostenere i
due fratelli più piccoli; andò anche un anno all’Ansaldo, a Genova.
Orfano e capofamiglia, nell’inverno 1929 fu obbligato a tornare a Genova
per il servizio di leva che gli assegnarono in Marina: 28 mesi di
ferma!!. Riuscì a farsi esentare e tornare a Ferrara.
Frequentava gli ambienti antifascisti e nel 1930 ebbe i primi contatti
con Giovanni Magoni, che era fruttivendolo sul Listone. Si incontravano
nel bar Americano di via San Romano e fra giovani antifascisti sentivano
l’esigenza di studiare, di leggere, nonostante la totale censura del
regime sui libri e sui giornali . Cominciarono così a studiare il
francese per leggere i giornali di quel Paese e si passavano di mano in
mano i libri “proibiti” che trovarono a fatica: Gorkij, Kuprin, e Il tallone di ferro di Jack London.
Gli antifascisti più anziani erano maestri di vita per quei giovani e,
fra i tanti, una figura fondamentale per tempra morale e coerenza
politica fu Otello Putinati che quando uscì dal carcere nel 1933 e li
incontrò fece maturare le loro scelte; Italo Scalambra e Giovanni
Magoni, con altri, entrarono nel partito comunista clandestino e da
subito parteciparono all’attività cospiratoria contro il fascismo,
rischiando moltissimo anche a stampare e diffondere volantini, fare
scritte murali (p.es. durante la guerra di Spagna), preparare e
diffondere bandierine rosse per il 1° maggio e per la ricorrenza della
rivoluzione russa... Putinati, infatti, fu di nuovo arrestato quasi
subito e liberato solo nel 1942!!
Italo Scalambra fu arrestato nel 1938 per attività cospirativa e in quanto comunista fu condannato dal Tribunale Speciale.
Liberato, con l’Italia in guerra, fu richiamato nell’esercito nel 1942 e
anche nella caserma di Sasso Marconi faceva propaganda antifascista fra
i soldati; fra i quali ormai c’erano molti scontenti del fascismo.
Tornava anche a Ferrara appena poteva, dove aveva la famiglia ma i
contatti politici erano sempre più difficili per l’arresto di molti
compagni.
Anche Scalambra fu di nuovo arrestato, a Sasso Marconi, e portato a
Bologna a San Giovanni in Monte, poi trasferito a Ferrara, dove il
carcere era pieno di antifascisti di città e provincia e anche di
qualche romagnolo: almeno 100 persone!
Nelle settimane successive alla caduta del fascismo, dopo il 25 luglio
1943, i prigionieri politici antifascisti vennero liberati; fra essi
Italo Scalambra che tornò protagonista della lotta politica. Con
Putinati, Magoni, Farolfi e Ugo Parmeggiani formarono la segreteria
provvisoria della federazione comunista di Ferrara. Cominciò una vita
semiclandestina: nei 45 giorni del governo Badoglio la guerra
continuava, i partiti antifascisti non venivano ufficialmente
riconosciuti e anzi i militanti più attivi venivano perseguitati. A fine
agosto si “sentiva” ormai la minaccia tedesca e l’8 settembre arrivò lo
sfacelo dell’esercito italiano e l’occupazione nazista. Scalambra e gli
altri si attivarono per il recupero delle armi gettate dai soldati in
fuga, e con azioni pubbliche audaci fra cui si ricorda il discorso
pubblico in piazza, durante lo sciopero del 9 settembre’43, insieme
all’avvocato socialista Mario Cavallari e a Ermanno Farolfi, invocando
la pace, la libertà e la ribellione contro gli usurpatori della
democrazia.
Dal giorno dopo erano ricercati, e quindi entrarono in clandestinità.
Italo Scalambra fece sfollare la moglie e il figlio in provincia di
Ravenna e da inizio ottobre ’43 fu a disposizione del partito che da
Bologna lo mandò prima in montagna, a Vidiciatico, zona in cui si stava
organizzando una delle prime formazioni partigiane, la “Carlo Pisacane”
in cui il suo nome di battaglia fu “Ruggero”, poi egli fu
inviato fra Guiglia e Zocca per formare un gruppo partigiano e stabilire
rapporti con la popolazione. Da Bologna il comando regionale del Cln
coordinava le attività; era fine dicembre ’43: tempi duri, freddo cane,
poche armi, ma azioni audaci e rischiose fino al memorabile sciopero del
1° marzo 1944, con azioni militari che paralizzarono la città, i tram, i
treni, le fabbriche. L’8 marzo il comando della 7a Gap diede a
Scalambra l’ordine di trasferirsi a Modena per occuparsi
dell’organizzazione militare di quel distaccamento Gap che divenne la
65a brigata “Walter Tabacchi” (dal nome dell’eroico caduto in azione).
Da allora il nome di battaglia di Scalambra fu “Gino”, e divenne poi comandante della leggendaria II Divisione “Pianura” artefice della liberazione di Modena il 22 aprile 1945.
Nei rapporti con esponenti di altre forze politiche antifasciste –
necessari essendo tutti nel CLN Alta Italia – usava invece il nome di
“Sesto” come rappresentante del partito comunista, e non quello di Gino,
comandante provinciale dei gappisti prima e di tutta la II Divisione
“Modena Pianura”poi, che univa tutte le forze antifasciste.
Quei 14 mesi di lotta a Modena e nel vasto comparto di pianura furono
ricchi di episodi e azioni straordinari; il movimento si sviluppò
enormemente grazie all’antifascismo diffuso e radicato nella popolazione
di città e di campagna che offriva uomini e risorse, nonostante i
rischi e la presenza feroce di fascisti e nazisti in un terreno che non
offriva nascondigli, vie di fuga protette, ma era tutto percorribile e
controllabile dal nemico... Ma Scalambra aveva doti straordinarie di
comandante, sapeva trascinare gli uomini con l’esempio e la parola,
aveva capacità che gli permettevano di sfidare il numero preponderante
dei nemici e dei loro mezzi.
Oltre alle Gap – da 3 a 5 componenti ognuna - si formarono le Sap – di
15-20 elementi per ogni squadra – che sabotavano le attività di
retrolinea del nemico, contrastavano le razzìe nelle campagne e la
produzione bellica nelle fabbriche, smontavano e nascondevano i
macchinari industriali per impedirne la spedizione in Germania.
Diffondevano la stampa clandestina: “Audacia”, periodico di Gap e Sap delle formazioni di pianura, “L’Unità” , e manifestini e volantini.
Ben presto si fusero sotto unico comando, e Gino coordinava
girando con documenti falsi, sempre disarmato, a Modena e nei vari
centri. Dice William Ginosi, allora comandante della Gap n.1: “ Noi per Gino
ci saremmo fatti ammazzare. Difficilmente si vuole tanto bene a un
comandante, perché era di una umanità e comprensione eccezionali, di un
coraggio senza limiti”.
Ci furono, per esempio, gli attacchi alle caserme di Concordia, Gonzaga,
San Possidonio, la liberazione dimostrativa di Soliera, le battaglie di
Prati di Cortile, di Novi, di Rovereto di Carpi... azioni che
impegnavano gruppi di 150-200 uomini. Gli effettivi della “Modena
Pianura” arrivarono a contare più di 6.000 uomini!
Il 22 aprile 1945, con azione coordinata e ben preparata di tutte le
brigate di Modena Pianura, Modena fu liberata e occupata dai partigiani
mentre anche una colonna blindata alleata avanzava verso la città. La
battaglia per la liberazione durò dall’alba al tardo pomeriggio.
Alle 21, un gruppo di ufficiali americani e inglesi arrivò al comando di
divisione partigiana che si era insediato all’Accademia Militare –
prima roccaforte del comando nazifascista – ed espressero elogi per i
risultati che i partigiani avevano conseguito.
Dopo la Liberazione fu riconosciuto anche ufficialmente il valore di
Italo Scalambra: venne decorato con la Medaglia d’Argento al Valor
Militare.
Liberata Modena e tornato subito a Ferrara, dopo il 25 aprile del 1945
fu incaricato dal C.L.N. del ripristino della legalità presso la
Questura della città, incarico assai delicato, e ne divenne dirigente
dell’ufficio politico fino all’estate del ’46.
Fu poi Segretario della Federazione Comunista provinciale di Ferrara dal 1946 al 1959.
Più volte, nel corso degli anni, fu Consigliere e Assessore del Comune di Ferrara.
Negli anni del ritiro dalla vita pubblica, sempre però partecipe con
passione alle vicende politiche e sociali, Italo Scalambra mantenne
l’impegno attivo nell’ANPI e fino alla morte è stato parte dei suoi
organismi dirigenti.
Nel 1983, per i giovani e per la storia italiana, raccolse le sue
memorie nel libro “La scelta da fare” (Ed. Riuniti) in cui raccontava la
sua straordinaria vicenda umana e politica.
Morì il 4 dicembre 1994 e appunto dieci anni dopo gli fu dedicata una
via, dove ora i ferraresi si recano spesso, perché è nell’area dove si
trovano molti uffici pubblici.
Via Italo Scalambra si trova nel quadrante di espansione ovest della
città, fuori dalle mura storiche, situato fra viale Po, via Modena, via
San Giacomo e via Trenti-Bonzagni.
La via Scalambra chiude il cerchio quasi perfetto che forma insieme a
via Mons. Maverna e via Foglisi, cui si accede in modi diversi da via
del Lavoro, da via Marconi oppure dalla stazione ferroviaria usando il
“nuovo” sottopassaggio pedonale sotto i binari.
Era doveroso che la città rendesse omaggio alla memoria di Italo
Scalambra dedicandogli una via, poiché anche lui, come altri, dedicò
gran parte della sua vita al servizio della collettività combattendo per
la libertà durante il fascismo e nella Resistenza, e in seguito per
l’affermazione e il consolidamento della democrazia.
La via gli fu intitolata il 4 dicembre 2004, esattamente dieci anni dopo
la morte, avvenuta il 4 dicembre 1994; lo vogliamo ricordare anche noi,
nel ventesimo anniversario.
Bibliografia:
- La pianura dei ribelli –Fatti e documenti della lotta
partigiana. Carpi – Soliera – Novi e Campogalliano. Ed. 1980 dal Centro
Stampa del Comune di Carpi
- La scelta da fare di Italo Scalambra Ed. Riuniti, 1983
Il testo suindicato è stato tratto dal sito:

Scalambra Emilio detto Italo detto Gino
8 agosto 1909 - [?]
Informazioni
Emilio detto Italo Scalambra, «Gino»,
da Cesare ed Albina Casazza; nato l’8 agosto 1909 a Copparo (FE). Ne
1943 residente a Ferrara. Licenza elementare. Barista. Il 10 ottobre
1943 per disposizione del PCI si trasferì a Bologna da Ferrara dove era
molto conosciuto per la propria attività antifascista. A Bologna prese
contatti con Dalife Mazza che l'incaricò di unirsi al dist di montagna
Carlo Pisacane operante nell'Appennino bolognese. Costretto in seguito
ad abbandonare la base, scoperta dai carabinieri, ne costituì una
seconda nella zona di Monte Ombraro (Zocca -MO). Qui, in uno scontro a
fuoco con i fascisti rimase ferito. Rientrato a Bologna, si unì alla 7ª
brigata GAP Gianni Garibaldi, in via di formazione. Partecipò
all'organizzazione degli scioperi operai dall'1 marzo 1944. L'8 marzo
1944 raggiunse Modena dove ebbe la responsabilità di dirigente militare
in sostituzione di Osvaldo Poppi, rimasto ferito durante una missione.
Successivamente gli fu affidato il comando della 65a brigata Walter
Tabacchi ed in seguito quello della div Modena Pianura. Restò nel
Modenese fino alla liberazione della città. Riconosciuto partigiano, con
il grado di capitano, dal 15 ottobre 1943 al 30 aprile 1945.
Testimonianza in RB3. [O]
- See more at: http://www.storiaememoriadibologna.it/scalambra-emilio-detto-italo-508970-persona#sthash.AyroSgLI.dpuf
Italo Scalambra è tumulato nella Certosa di Ferrara.
Dal libro
LA SCIA DI SANGUE LASCIATA DAI "TUPIN" (1943/1945)
di Rolando Balugani
Edizioni Sigem
pag. 132/133:
Secondo processo alla banda dei Tupin:
....... Di particolare interesse fu la deposizione di Italo Scalambra, segretario provinciale del P.C.I., ed ex commissario di Polizia, il quale illustrò la violenta attività svolta dal
Carlo Tortonesi, che egli arrestò nelle vicinanze di Perugia subito dopo la liberazione.
........
Scalambra Emilio detto Italo detto Gino
8 agosto 1909 - [?]
Informazioni
Emilio detto Italo Scalambra, «Gino»,
da Cesare ed Albina Casazza; nato l’8 agosto 1909 a Copparo (FE). Ne
1943 residente a Ferrara. Licenza elementare. Barista. Il 10 ottobre
1943 per disposizione del PCI si trasferì a Bologna da Ferrara dove era
molto conosciuto per la propria attività antifascista. A Bologna prese
contatti con Dalife Mazza che l'incaricò di unirsi al dist di montagna
Carlo Pisacane operante nell'Appennino bolognese. Costretto in seguito
ad abbandonare la base, scoperta dai carabinieri, ne costituì una
seconda nella zona di Monte Ombraro (Zocca -MO). Qui, in uno scontro a
fuoco con i fascisti rimase ferito. Rientrato a Bologna, si unì alla 7ª
brigata GAP Gianni Garibaldi, in via di formazione. Partecipò
all'organizzazione degli scioperi operai dall'1 marzo 1944. L'8 marzo
1944 raggiunse Modena dove ebbe la responsabilità di dirigente militare
in sostituzione di Osvaldo Poppi, rimasto ferito durante una missione.
Successivamente gli fu affidato il comando della 65a brigata Walter
Tabacchi ed in seguito quello della div Modena Pianura. Restò nel
Modenese fino alla liberazione della città. Riconosciuto partigiano, con
il grado di capitano, dal 15 ottobre 1943 al 30 aprile 1945.
Testimonianza in RB3. [O]
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