martedì 18 agosto 2015

Rocca di Stellata

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La Rocca di Stellata vista da un drone


La splendida Rocca di Stellata è posta lungo la sponda destra del Po, sede di mostre ed esposizioni temporanee è uno dei monumenti simbolo di Bondeno. 


Edificata intorno all'anno mille, fu ampliata e potenziata dagli Estensi nel 1362. La sua posizione strategica sul Po le permetteva di controllare la navigazione assieme alla Rocca di Ficarolo, posta sulla riva di fronte, alla quale era unita da una catena che impediva o permetteva il passaggio delle navi. Distrutta nel 1521 venne prontamente ricostruita. Particolare è la configurazione delle mura, poste di sbieco, per meglio opporsi alle artiglierie nemiche. La pianta a stella della struttura risale probabilmente a prima del 1570. Questa sua caratteristica forma ha dato il nome al paese di Stellata.

Clicca Rocca di Stellata - cerca con Google

per vedere le foto della Rocca. 

 

 The splendid Rocca di Stellata is located along the right bank of the Po, home to temporary exhibitions is one of the landmarks of Bondeno.
Built during the eleventh century, it was enlarged and strengthened by the Este in 1362. Its strategic location on the Po allowed her to control navigation along with the Rock of Ficarolo, situated on the opposite bank, which was connected by a chain that prevented or allow the passage of ships. Destroyed in 1521 was quickly rebuilt. Detail is the configuration of the walls, placed sideways, to better resist the enemy artillery. The star-shaped structure probably dates back to before 1570. This characteristic shape gave the name to the village of Stellata.

Click: Rocca di Stellata - search with Google
to see photos of the Rock.

La magia senza tempo delle mura estensi

Le mura estensi viste da un drone.

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http://video.gelocal.it/lanuovaferrara/locale/la-magia-senza-tempo-delle-mura-estensi/42322/42460











Le foto, se non diversamente indicato, sono di N.K.


Dal sito:
http://www.ferrara-store.it/le-mura-ferraresi.html

Le mura ferraresi

mura-ferraresi-2La visita delle Mura Ferraresi, raro esempio sopravvissuto di cinta muraria quasi intatta, è ideale per chi vuole scoprire come siano composte le antiche mura cittadine e vedere i vari bastioni ed avamposti, unendo alla visita turistica la possibilità di stare in mezzo alla natura, seguendo un percorso di nove chilometri, praticabile a piedi o in bicicletta, che ti permetterà di godere della migliore vista di Ferrara in bicicletta o a piedi. Presso Ferrara Store troverai comodamente biciclette a noleggio per la tua escursione; potremo indicarti inoltre come raggiungere le Mura Ferraresi, tappa obbligatoria per il tuo itinerario turistico a Ferrara.
La costruzione delle Mura Ferraresi risale a quattro diversi periodi storici:
  • Le mura costruite con l’Addizione Erculea, tra il 1493 ed il 1505,  progettate da Biagio Rossetti, nell’area settentrionale;
  • Le mura costruite per conto del duca Alfonso I° d’Este tra il 1512 ed il 1518, costituiscono la parte orientale;
  • Le mura costruite per conto del duca Alfonso II° d’Este tra il 1575 ed il 1585, che costituiscono la parte meridionale;
  • Le mura costruite per conto di papa Paolo V°  tra il 1608 ed il 1618, dopo l’annessione di Ferrara allo Stato Pontificio, costituiscono il tratto più a sud della cinta muraria.
Arrivando al termine di Corso Porta Po si accede alle Mura Ferraresi, un percorso di nove kilometri percorribile su un terrapieno alberato, per darti la possibilità sia di ammirare la straordinariamente conservata cinta muraria che di avere una fantastica vista di Ferrara in bicicletta. Iniziando il percorso, dopo un primo tratto danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ti troverai ad ammirare il tratto che va dal Torrione del Barco al Torrione di San Giovanni le mura, la parte delle Mura Ferraresi erette da Ercole I° d’Este, nella quale è possibile vedere il sistema difensivo della città, composto da brevi tratti di cortina muraria rinforzata per i colpi di artiglieria, intervallati da bastioni semicircolari, ideali per il tiro incrociato verso il nemico.
Dopo il Torrione di San Giovanni, seguendo l’itinerario delle Mura Ferraresi, si incontrano otto bastioni che terminano con la Porta degli Angeli. Nel tratto successivo delle mura estensi, ancora di matrice rossettiana, incontrerai la punta della Montagnola, un baluardo strategico con 12 postazioni per cannoni, di cui ancora oggi sono visibili i resti. Questo punto delle Mura Ferraresi è particolarmente suggestivo: guardando verso la città si vede infatti la Certosa, il cimitero ebraico e gli orti; dalla parte opposta delle mura si può ammirare l’area del Barco, ex riserva di caccia degli Este ed oggi Parco Bassani, una parte verde e rigogliosa della città di Ferrara. Le Mura Ferraresi di Rossetti proseguono fino al torrione di San Giovanni Battista, posto a protezione della Porta San Giovanni Battista, ora distrutta.
mura-ferraresi-3Da questo punto in poi le Mura Ferraresi che incontrerai saranno quelle volute da Alfonso I° d’Este, abile stratega ed esperto di artiglieria, che modificherà la struttura dei bastioni da semicircolare a triangolare coi fianchi infossati, forma denominata ad “asso di picche”. Questo tratto di mura era dotato di bastioni di questa forma per permettere di issare l’artiglieria sopra la costruzione e ai fucilieri di sparare rasente la struttura muraria. Crollati i baluardi di San Benedetto e San Rocco, come ultima testimonianza di questo tipo di bastione resta soltanto quello della Montagna.
Le Mura Ferraresi proseguono oltre questo tratto con quello eretto da Alfonso II° d’este, nel quale si può ammirare Porta Romana o di San Giorgio, che era l’entrata principale della città a sud-est. Sempre ad Alfonso II° d’Este dobbiamo il rinforzo delle mura erette da Borso d’Este nella parte meridionale della città; egli inoltre fece realizzare da Aleotti dei bastioni a forma di picca.
Con l’annessione del Ducato da parte dello Stato Pontificio tra il 1608 ed il 1618, Papa Paolo V° fece distruggere la costruzione estense del Belvedere per porvi una cittadella pentagonale, a sua volta distrutta dopo l’unione d’Italia, lasciando a sud-ovest un vuoto nella continuità delle mura. Il giro delle Mura Ferraresi si conclude a Porta Paola, opera ancora di Aleotti, eretta nel 1612.
Ferrara Store ti offre uno staff preparato e disponibile ad indicarti le principali attrazioni della città di Ferrara che non possono mancare nel tuo giro turistico, come il Castello Estense, il Palazzo dei Diamanti e le Mura Ferraresi.
Il territorio ferrarese, oltre alla storia e all’arte, propone cibi tradizionali di altissima qualità, come il pampapato, il vino del bosco eliceo, l’aglio di Voghiera, la coppia ferrarese, la piadina alla zucca, i cappellacci di zucca ferraresi e la salama da sugo; potrai trovare tutti questi prodotti nel nostro Negozio, in cui garantiamo i migliori prodotti tipici ferraresi che puoi trovare nella nostra città.

From the site:http://www.ferrara-store.it/le-mura-ferraresi.htmlThe walls of Ferrarawall-Ferrara-2The visit the Walls of Ferrara, a rare surviving example of walls almost intact, it is ideal for those who want to find out how they made the ancient city walls and ramparts and see the various outposts, joining the sightseeing can be in the middle the nature, following a path of nine kilometers, practicable on foot or by bike, allowing you to enjoy the best view of Ferrara by bike or on foot. Store at Ferrara easily find rental bicycles for your excursion; we can show also how to get the Walls of Ferrara, a must for your tour itinerary in Ferrara.The Walls were built Ferraresi back to four different historical periods:

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The walls constructed with the Herculean Addition, between 1493 and 1505, designed by Biagio Rossetti, in the northern area;
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The walls built on behalf of the Duke Alfonso I d'Este between 1512 and 1518, make up the eastern part;
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The walls built on behalf of the Duke Alfonso II d'Este between 1575 and 1585, which form the southern part;
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The walls built on behalf of Pope Paul V between 1608 and 1618, after the annexation of Ferrara to the Papal States, are the most southern stretch of the city walls.
Arriving at the end of Corso Porta Po leads to the Walls of Ferrara, a path of nine kilometers walking on an embankment with trees, giving you the chance to admire both the extraordinarily preserved town walls that you have a fantastic view of Ferrara by bike. Starting the path, after a first section damaged by the bombings of World War II, you will find yourself admiring the stretch from the Tower of the Tower of St. John Barco walls, the part of the walls erected by Ferraresi Ercole I d'Este, in which you can see the city's defense system, composed of short sections of curtain walls reinforced by the artillery, interspersed with semi-circular bastions, ideal for the cross-fire at the enemy.After the Tower of St. John, following the route of the Walls of Ferrara, meet eight bastions ending in the Gate of Angels. In the next stretch of the walls Este, still motivated rossettiana, meet the tip of Montagnola, a strategic bulwark with 12 gun emplacements, of which today are the ruins. Now the Walls Ferraresi is particularly impressive: looking towards the city is hard to see the Certosa, the Jewish cemetery and gardens; on the other side of the wall you can see the area of ​​the Barco, a former game reserve of Este and today Bassani Park, a lush, green part of the city of Ferrara. The Walls of Ferrara Rossetti continue until the tower of St. John the Baptist, placed to protect the Porta San Giovanni Battista, now destroyed.wall-Ferrara-3From this point on the Walls of Ferrara that will meet those wanted by Alfonso I d'Este, a skilled strategist and expert on artillery, which will modify the structure of the ramparts by semicircular triangular with sunken flanks, called to form " ace of spades". This section of wall was equipped with the ramparts of this form to allow to hoist the artillery over the construction and riflemen shoot hugging the wall structure. Collapsed the bastions of San Benedetto and San Rocco, as the last witness of this kind of bastion remains only one of the Mountain.

The Walls Ferraresi continue beyond this stretch with one erected by Alfonso II d'Este, where you can admire the Porta Romana or San Giorgio, which was the main entrance of the city to the southeast. Always to Alfonso II d'Este we reinforcement of walls built by Borso d'Este in the southern part of the city; He also ordered the construction of the ramparts from Aleotti shaped pike.With the annexation of the Duchy to the Papal States between 1608 and 1618, Pope Paul V had it destroyed the building Este Belvedere to ask you a pentagonal citadel, in turn destroyed after the union of Italy, leaving south -west a gap in the continuity of the walls. The tour of the Walls Ferraresi ends at Porta Paola, by even Aleotti, erected in 1612.Ferrara Store features a staff prepared and willing to point you in the main attractions of the city of Ferrara, which are a must in your tour, as the Estense Castle, the Diamond Palace and the Walls of Ferrara.The Ferrara, in addition to history and art, offers traditional food of very high quality, as the pampapato, wine forest eliceo, garlic of Voghiera, the couple Ferrara, piadina pumpkin, pumpkin cappellacci Ferrara and Salama da sugo; you can find all these products in our shop, we ensure the best typical products Ferrara that you can find in our city. 

Federmanager e quei 4 miliardi di debiti Inpdai



A Napoli si affiderebbero al noto detto «chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto». Ma se ci sono di mezzo padri, figli, diritti e pensioni la questione è più difficile da liquidare. Prendiamo il caso di Federmanager, l’associazione dei dirigenti industriali che ha innescato la sentenza della Corte sul blocco delle rivalutazioni del 2012-2013. Non sono soddisfatti del decreto varato del governo, e promettono nuovi ricorsi. I crudi numeri gli danno ragione: ieri Padoan ha confermato che i rimborsi oscilleranno fra lo zero e il 40 per cento di quel che in teoria la sentenza gli avrebbe dovuto restituire. 
La storia invece non è dalla loro parte. Lo ricorda l’Inps in una delle schede per l’«operazione trasparenza» voluta dal nuovo presidente Tito Boeri e dedicata all’Inpdai, l’ente di previdenza che fino al 2002 si occupava delle loro pensioni. «Prima del 1995 l’ente garantiva prestazioni pari all’80 per cento della retribuzione in 30 anni di contributi, anziché i 40 previsti per gli altri lavoratori dipendenti», «contributi inferiori» e «trattamenti doppi a quelli previsti per il sistema contributivo». Tutte condizioni che «hanno finito per azzerare il patrimonio netto fino alla confluenza nell’Inps». 

Correva l’anno 2003. L’Inpdai, complice il calo dei nuovi iscritti rispetto al numero crescente di pensionati, è in dissesto con un disavanzo di oltre 600 milioni di euro. Il governo Berlusconi lo salva annacquando i debiti dell’ente nel fondo di previdenza dei dipendenti. Una soluzione che fa insorgere i sindacati. Pierpaolo Baretta, allora responsabile politiche previdenziali della Cisl, confeziona una battuta che resterà negli annali: «Qui non solo i figli pagano le pensioni dei padri, ma d’ora in poi anche quelle dei capi: mi sembra un po’ troppo...».  
Quanto valga quel buco, ripianato anno per anno con i contributi di tutti i lavoratori iscritti all’Inps, lo ricorda la stessa scheda: «Da allora la gestione ha evidenziato risultati economici sempre negativi, negli ultimi anni nell’ordine di 3-4 miliardi di euro. Ciò è dovuto anche al fatto che dal 2003 non può beneficiare di nuove iscrizioni». Oggi i dirigenti industriali possono contare su di un nuovo fondo pensione, Previndai, che nulla ha a che spartire con l’Inps. Insomma, il principio di solidarietà fra pensionati vale per le perdite accumulate, non per la gestione in attivo. Non un gran affare per gli altri contribuenti. 

Alessandro Barbera
La Stampa, 21 maggio 2015 

I lavoratori che versano i contributi all'Inps ed i pensionati (presenti e futuri) sentitamente ringraziano.

lunedì 27 luglio 2015

Graffiti a Ferrara














Palazzo delle Palestre, angolo Via Porta Catena e Vile Francesco Tumiati.

(Le foto, se non diversamente indicato, sono di N.K.)

domenica 26 luglio 2015

Barcellona (1) - 27 aprile - 1° maggio 2009

Barcellona - zona del porto.













Ponte mobile
Ponte mobile
Ponte mobile
Arriva il veliero
Il veliero è passato


Il ponte mobile visto dall'alto del Monument a Colom

Monumento a Cristoforo Colombo
Panorama dalla piattaforma ai piedi della statua


Panorama dalla piattaforma ai piedi della statua

Nella placa del Portal de la Pau s'innalza il Monument a Colom, il monumento a Cristoforo Colombo. Eretto per l'Esposizione Universale del 1888, è costituito da una colonna di ferro alta circa 60 metri alla cui sommità è posizionta una statua del navigatore, con un braccio teso. Il gesto di Colombo non indica l'America come si potrebbe credere, ma le Baleari. Potete salire con un comodo ascensore per godere il panorama dalla piattaforma ai piedi della statua. (sconsigliato a chi soffre di claustrofobia N.K.)
Trasporti ecologici

Alla ricerca del menù


Anche il palato vuole la sua parte

SCALAMBRA EMILIO - frammenti di storia

SCALAMBRA EMILIO

Emilio Scalambra detto Italo, fu Cesare, nacque a Gradizza di Copparo l'8 agosto del 1909; di origine bracciantile, a sei anni d’età vide partire il padre per il fronte della Grande Guerra, da cui non tornò più. Aveva due fratellini più piccoli, di quattro e due anni, e la madre lavorò fino a sfinirsi per tenere in piedi la famiglia, ben presto aiutata proprio da Italo, che con lei divise il lavoro, la fame e il freddo. Cercava di guadagnare qualcosa anche vendendo un po’ di frutta, vino e, d’inverno, i castagnacci, così la casa era frequentata da lavoratori, da braccianti e fin dall’inizio del fascismo Italo comprese quanto intollerabile fosse la perdita della libertà, pur nella miseria. La madre era iscritta al partito socialista, e la casa era luogo di incontro, discussioni politiche, distribuzione di volantini. L’inverno del 1921 Italo aveva 12 anni appena ma, grazie al suo umilissimo commercio di brustoline, arance e mandarini nei luoghi in cui la sera c’era qualche festicciola, cominciò ad ascoltare e riferire alla madre e a un compagno antifascista quel che si diceva, p.es., nella casa del fascio di Gradizza.

 Seppe così dell’imminente spedizione fascista per incendiare la sede della lega e avvisò appena in tempo perché ci fosse una reazione difensiva che face fallire l’assalto. Le azioni violente dei fascisti contro i lavoratori erano frequenti e anche la casa di Scalambra era sempre presa di mira finché, dopo una minaccia notturna in cui i fascisti arrivarono a sparare per farsi aprire e “perquisire” la casa, e anche a causa della malattia della madre, la famiglia lasciò il paese e si trasferì a Ferrara.
Abitarono in un tugurio di via Ragno, Italo lavorava in un bar di via San Romano e nel 1925, lui appena quindicenne, la madre si spense ad appena 35 anni d’età. Italo lavorò dove e come poteva, per sostenere i due fratelli più piccoli; andò anche un anno all’Ansaldo, a Genova. Orfano e capofamiglia, nell’inverno 1929 fu obbligato a tornare a Genova per il servizio di leva che gli assegnarono in Marina: 28 mesi di ferma!!. Riuscì a farsi esentare e tornare a Ferrara.
Frequentava gli ambienti antifascisti e nel 1930 ebbe i primi contatti con Giovanni Magoni, che era fruttivendolo sul Listone. Si incontravano nel bar Americano di via San Romano e fra giovani antifascisti sentivano l’esigenza di studiare, di leggere, nonostante la totale censura del regime sui libri e sui giornali . Cominciarono così a studiare il francese per leggere i giornali di quel Paese e si passavano di mano in mano i libri “proibiti” che trovarono a fatica: Gorkij, Kuprin, e Il tallone di ferro di Jack London.
Gli antifascisti più anziani erano maestri di vita per quei giovani e, fra i tanti, una figura fondamentale per tempra morale e coerenza politica fu Otello Putinati che quando uscì dal carcere nel 1933 e li incontrò fece maturare le loro scelte; Italo Scalambra e Giovanni Magoni, con altri, entrarono nel partito comunista clandestino e da subito parteciparono all’attività cospiratoria contro il fascismo, rischiando moltissimo anche a stampare e diffondere volantini, fare scritte murali (p.es. durante la guerra di Spagna), preparare e diffondere bandierine rosse per il 1° maggio e per la ricorrenza della rivoluzione russa... Putinati, infatti, fu di nuovo arrestato quasi subito e liberato solo nel 1942!!
Italo Scalambra fu arrestato nel 1938 per attività cospirativa e in quanto comunista fu condannato dal Tribunale Speciale.

 Liberato, con l’Italia in guerra, fu richiamato nell’esercito nel 1942 e anche nella caserma di Sasso Marconi faceva propaganda antifascista fra i soldati; fra i quali ormai c’erano molti scontenti del fascismo. Tornava anche a Ferrara appena poteva, dove aveva la famiglia ma i contatti politici erano sempre più difficili per l’arresto di molti compagni.
Anche Scalambra fu di nuovo arrestato, a Sasso Marconi, e portato a Bologna a San Giovanni in Monte, poi trasferito a Ferrara, dove il carcere era pieno di antifascisti di città e provincia e anche di qualche romagnolo: almeno 100 persone!
Nelle settimane successive alla caduta del fascismo, dopo il 25 luglio 1943, i prigionieri politici antifascisti vennero liberati; fra essi Italo Scalambra che tornò protagonista della lotta politica. Con Putinati, Magoni, Farolfi e Ugo Parmeggiani formarono la segreteria provvisoria della federazione comunista di Ferrara. Cominciò una vita semiclandestina: nei 45 giorni del governo Badoglio la guerra continuava, i partiti antifascisti non venivano ufficialmente riconosciuti e anzi i militanti più attivi venivano perseguitati. A fine agosto si “sentiva” ormai la minaccia tedesca e l’8 settembre arrivò lo sfacelo dell’esercito italiano e l’occupazione nazista. Scalambra e gli altri si attivarono per il recupero delle armi gettate dai soldati in fuga, e con azioni pubbliche audaci fra cui si ricorda il discorso pubblico in piazza, durante lo sciopero del 9 settembre’43, insieme all’avvocato socialista Mario Cavallari e a Ermanno Farolfi, invocando la pace, la libertà e la ribellione contro gli usurpatori della democrazia.
Dal giorno dopo erano ricercati, e quindi entrarono in clandestinità. Italo Scalambra fece sfollare la moglie e il figlio in provincia di Ravenna e da inizio ottobre ’43 fu a disposizione del partito che da Bologna lo mandò prima in montagna, a Vidiciatico, zona in cui si stava organizzando una delle prime formazioni partigiane, la “Carlo Pisacane” in cui il suo nome di battaglia fu “Ruggero”, poi egli fu inviato fra Guiglia e Zocca per formare un gruppo partigiano e stabilire rapporti con la popolazione. Da Bologna il comando regionale del Cln coordinava le attività; era fine dicembre ’43: tempi duri, freddo cane, poche armi, ma azioni audaci e rischiose fino al memorabile sciopero del 1° marzo 1944, con azioni militari che paralizzarono la città, i tram, i treni, le fabbriche. L’8 marzo il comando della 7a Gap diede a Scalambra l’ordine di trasferirsi a Modena per occuparsi dell’organizzazione militare di quel distaccamento Gap che divenne la 65a brigata “Walter Tabacchi” (dal nome dell’eroico caduto in azione). Da allora il nome di battaglia di Scalambra fu “Gino”, e divenne poi comandante della leggendaria II Divisione “Pianura” artefice della liberazione di Modena il 22 aprile 1945.

Nei rapporti con esponenti di altre forze politiche antifasciste – necessari essendo tutti nel CLN Alta Italia – usava invece il nome di “Sesto” come rappresentante del partito comunista, e non quello di Gino, comandante provinciale dei gappisti prima e di tutta la II Divisione “Modena Pianura”poi, che univa tutte le forze antifasciste.
Quei 14 mesi di lotta a Modena e nel vasto comparto di pianura furono ricchi di episodi e azioni straordinari; il movimento si sviluppò enormemente grazie all’antifascismo diffuso e radicato nella popolazione di città e di campagna che offriva uomini e risorse, nonostante i rischi e la presenza feroce di fascisti e nazisti in un terreno che non offriva nascondigli, vie di fuga protette, ma era tutto percorribile e controllabile dal nemico... Ma Scalambra aveva doti straordinarie di comandante, sapeva trascinare gli uomini con l’esempio e la parola, aveva capacità che gli permettevano di sfidare il numero preponderante dei nemici e dei loro mezzi.
Oltre alle Gap – da 3 a 5 componenti ognuna - si formarono le Sap – di 15-20 elementi per ogni squadra – che sabotavano le attività di retrolinea del nemico, contrastavano le razzìe nelle campagne e la produzione bellica nelle fabbriche, smontavano e nascondevano i macchinari industriali per impedirne la spedizione in Germania. Diffondevano la stampa clandestina: “Audacia”, periodico di Gap e Sap delle formazioni di pianura, “L’Unità” , e manifestini e volantini.
Ben presto si fusero sotto unico comando, e Gino coordinava girando con documenti falsi, sempre disarmato, a Modena e nei vari centri. Dice William Ginosi, allora comandante della Gap n.1: “ Noi per Gino ci saremmo fatti ammazzare. Difficilmente si vuole tanto bene a un comandante, perché era di una umanità e comprensione eccezionali, di un coraggio senza limiti”.

Ci furono, per esempio, gli attacchi alle caserme di Concordia, Gonzaga, San Possidonio, la liberazione dimostrativa di Soliera, le battaglie di Prati di Cortile, di Novi, di Rovereto di Carpi... azioni che impegnavano gruppi di 150-200 uomini. Gli effettivi della “Modena Pianura” arrivarono a contare più di 6.000 uomini!
Il 22 aprile 1945, con azione coordinata e ben preparata di tutte le brigate di Modena Pianura, Modena fu liberata e occupata dai partigiani mentre anche una colonna blindata alleata avanzava verso la città. La battaglia per la liberazione durò dall’alba al tardo pomeriggio.
Alle 21, un gruppo di ufficiali americani e inglesi arrivò al comando di divisione partigiana che si era insediato all’Accademia Militare – prima roccaforte del comando nazifascista – ed espressero elogi per i risultati che i partigiani avevano conseguito.
Dopo la Liberazione fu riconosciuto anche ufficialmente il valore di Italo Scalambra: venne decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Liberata Modena e tornato subito a Ferrara, dopo il 25 aprile del 1945 fu incaricato dal C.L.N. del ripristino della legalità presso la Questura della città, incarico assai delicato, e ne divenne dirigente dell’ufficio politico fino all’estate del ’46.
Fu poi Segretario della Federazione Comunista provinciale di Ferrara dal 1946 al 1959.
Più volte, nel corso degli anni, fu Consigliere e Assessore del Comune di Ferrara.

Negli anni del ritiro dalla vita pubblica, sempre però partecipe con passione alle vicende politiche e sociali, Italo Scalambra mantenne l’impegno attivo nell’ANPI e fino alla morte è stato parte dei suoi organismi dirigenti.
Nel 1983, per i giovani e per la storia italiana, raccolse le sue memorie nel libro “La scelta da fare” (Ed. Riuniti) in cui raccontava la sua straordinaria vicenda umana e politica.

Morì il 4 dicembre 1994 e appunto dieci anni dopo gli fu dedicata una via, dove ora i ferraresi si recano spesso, perché è nell’area dove si trovano molti uffici pubblici.
Via Italo Scalambra si trova nel quadrante di espansione ovest della città, fuori dalle mura storiche, situato fra viale Po, via Modena, via San Giacomo e via Trenti-Bonzagni.
La via Scalambra chiude il cerchio quasi perfetto che forma insieme a via Mons. Maverna e via Foglisi, cui si accede in modi diversi da via del Lavoro, da via Marconi oppure dalla stazione ferroviaria usando il “nuovo” sottopassaggio pedonale sotto i binari.

Era doveroso che la città rendesse omaggio alla memoria di Italo Scalambra dedicandogli una via, poiché anche lui, come altri, dedicò gran parte della sua vita al servizio della collettività combattendo per la libertà durante il fascismo e nella Resistenza, e in seguito per l’affermazione e il consolidamento della democrazia.
La via gli fu intitolata il 4 dicembre 2004, esattamente dieci anni dopo la morte, avvenuta il 4 dicembre 1994; lo vogliamo ricordare anche noi, nel ventesimo anniversario.

Bibliografia:
- La pianura dei ribelli –Fatti e documenti della lotta partigiana. Carpi – Soliera – Novi e Campogalliano. Ed. 1980 dal Centro Stampa del Comune di Carpi
- La scelta da fare di Italo Scalambra Ed. Riuniti, 1983

Il testo suindicato è stato tratto dal sito:




















Scalambra Emilio detto Italo detto Gino

8 agosto 1909 - [?]













Informazioni







Titolo di studio: Licenza elementare






Occupazione: Barista
Emilio detto Italo Scalambra, «Gino», da Cesare ed Albina Casazza; nato l’8 agosto 1909 a Copparo (FE). Ne 1943 residente a Ferrara. Licenza elementare. Barista. Il 10 ottobre 1943 per disposizione del PCI si trasferì a Bologna da Ferrara dove era molto conosciuto per la propria attività antifascista. A Bologna prese contatti con Dalife Mazza che l'incaricò di unirsi al dist di montagna Carlo Pisacane operante nell'Appennino bolognese. Costretto in seguito ad abbandonare la base, scoperta dai carabinieri, ne costituì una seconda nella zona di Monte Ombraro (Zocca -MO). Qui, in uno scontro a fuoco con i fascisti rimase ferito. Rientrato a Bologna, si unì alla 7ª brigata GAP Gianni Garibaldi, in via di formazione. Partecipò all'organizzazione degli scioperi operai dall'1 marzo 1944. L'8 marzo 1944 raggiunse Modena dove ebbe la responsabilità di dirigente militare in sostituzione di Osvaldo Poppi, rimasto ferito durante una missione. Successivamente gli fu affidato il comando della 65a brigata Walter Tabacchi ed in seguito quello della div Modena Pianura. Restò nel Modenese fino alla liberazione della città. Riconosciuto partigiano, con il grado di capitano, dal 15 ottobre 1943 al 30 aprile 1945. Testimonianza in RB3. [O]
- See more at: http://www.storiaememoriadibologna.it/scalambra-emilio-detto-italo-508970-persona#sthash.AyroSgLI.dpuf
Italo Scalambra è tumulato nella Certosa di Ferrara.


Dal libro

LA SCIA DI SANGUE LASCIATA DAI "TUPIN" (1943/1945)
di Rolando Balugani
Edizioni Sigem
pag. 132/133:

Secondo processo alla banda dei Tupin:
....... Di particolare interesse fu la deposizione di Italo Scalambra, segretario provinciale del P.C.I., ed ex commissario di Polizia, il quale illustrò la violenta attività svolta dal Carlo Tortonesi, che egli arrestò nelle vicinanze di Perugia subito dopo la liberazione.
........





















Scalambra Emilio detto Italo detto Gino

8 agosto 1909 - [?]













Informazioni







Titolo di studio: Licenza elementare






Occupazione: Barista
Emilio detto Italo Scalambra, «Gino», da Cesare ed Albina Casazza; nato l’8 agosto 1909 a Copparo (FE). Ne 1943 residente a Ferrara. Licenza elementare. Barista. Il 10 ottobre 1943 per disposizione del PCI si trasferì a Bologna da Ferrara dove era molto conosciuto per la propria attività antifascista. A Bologna prese contatti con Dalife Mazza che l'incaricò di unirsi al dist di montagna Carlo Pisacane operante nell'Appennino bolognese. Costretto in seguito ad abbandonare la base, scoperta dai carabinieri, ne costituì una seconda nella zona di Monte Ombraro (Zocca -MO). Qui, in uno scontro a fuoco con i fascisti rimase ferito. Rientrato a Bologna, si unì alla 7ª brigata GAP Gianni Garibaldi, in via di formazione. Partecipò all'organizzazione degli scioperi operai dall'1 marzo 1944. L'8 marzo 1944 raggiunse Modena dove ebbe la responsabilità di dirigente militare in sostituzione di Osvaldo Poppi, rimasto ferito durante una missione. Successivamente gli fu affidato il comando della 65a brigata Walter Tabacchi ed in seguito quello della div Modena Pianura. Restò nel Modenese fino alla liberazione della città. Riconosciuto partigiano, con il grado di capitano, dal 15 ottobre 1943 al 30 aprile 1945. Testimonianza in RB3. [O]
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