La scorsa settimana ho assistito ad una partita di pallavolo disputata nella Scuola Media Colorni a Milano; nell'atrio ho notato una lapide a ricordo di Eugenio Colorni ed ho cercato notizie.
(per la cronaca: la Geco, la squadra dove gioca mia nipote Viky ha vinto la partita col punteggio di tre set a zero).
Nato a
Milano il 22 aprile 1909, morto a Roma il 30 maggio 1944, filosofo e
insegnante di Lettere, Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
Dopo due anni trascorsi in Germania - come lettore di italiano
all'Università di Marburg, dove aveva approfondito i suoi studi su
Gottfried Wilhelm Leibniz - nel 1933 era tornato a Milano.
Abbandonato
l'impegno sionistico degli anni dell'Università, aveva cercato
collegamenti con l'antifascismo militante, impegnandosi per far rivivere
nell'Italia settentrionale il "Centro interno" del Partito socialista.
Nel settembre del 1938 Colorni è arrestato dall'OVRA. I giornali
pubblicano la notizia con gran risalto, sottolineando che egli "di razza
ebraica, manteneva rapporti di natura politica con altri ebrei
residenti in Italia e all'estero". Una sottolineatura, quella del
"complotto ebraico", che serviva a giustificare le misure antisemite
prese in Italia dal regime per allinearsi alla politica hitleriana.
Il
Tribunale speciale non riesce però ad imbastire nei confronti
dell'arrestato un formale processo, quindi decide di spedirlo a
Ventotene. Qui Colorni resterà fino al settembre del 1941 e approfondirà
gli studi di matematica e fisica, ma soprattutto elaborerà con altri
confinati il
Manifesto per l'Europa libera e unitae altri
scritti federalisti.
Trasferito da Ventotene a Melfi, il confinato
riesce a mantenere i suoi contatti con i compagni e, alla metà dal
maggio 1943, evade da Melfi e si porta a Roma. Qui si dedica
clandestinamente alla propaganda federalista e s'impegna nel tentativo
di ricostituire il PSI.
Quando Mussolini cade, Colorni, con i suoi
compagni di Ventotene, organizza a Milano (agosto 1943) il Congresso di
fondazione del "Movimento federalista europeo". Nello stesso periodo,
ricostituite le file del partito socialista, entra far parte della sua
Direzione provvisoria.
Dopo l'8 settembre, a Roma, entra nelle file
della Resistenza, redige l'
Avanti!clandestino, scrive la prefazione al volumetto
Problemi della Federazione Europea, che raccoglieva il "Manifesto di Ventotene" e scritti federalisti di
Altiero Spinelli.
È ferito a morte quando i nazifascisti lo sorprendono mentre sta
redigendo il giornale socialista. Morirà dopo due giorni di agonia, a
una settimana dalla liberazione della Capitale.
Questa la motivazione
della massima ricompensa al valore che gli è stata conferita:
"Indomito
assertore della libertà, confinato durante la dominazione fascista,
evadeva audacemente dedicandosi quindi a rischiose attività cospirative.
Durante la lotta antinazista, organizzato il centro militare del
Partito Socialista Italiano, dirigeva animosamente partecipandovi, primo
fra i primi, una intensa, continua e micidiale azione di guerriglia e
di sabotaggio. Scoperto e circondato da nazisti li affrontò da solo,
combattendo con estremo ardimento, finché travolto dal numero, cadde
nell'impari gloriosa lotta. Roma, 28 maggio 1944."