martedì 19 maggio 2020

NONNO - ANNIVERSARIO

NONNO -  30° ANNIVERSARIO

20/5/1990 - 17/10/1898




lunedì 27 aprile 2020

25 APRILE 2020 - ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE - RIFLESSIONI DI PAOLO MALAGUTI

Tutto quello che segue è stato copiato dal blog di Paolo Malaguti e ho deciso di pubblicare le sue riflessioni sull'Anniversario della Liberazione perchè le condivido completamente.

Paolo Malaguti ha pubblicato diversi libri: tutti da leggere; prossimamente uscirà il suo ultimo romanzo - SE L'ACQUA RIDE





Per saperne di più......


Buon 26 aprile!
Buon 26 aprile! Il 25 Liberazione e Resistenza si celebrano, dal 26 in poi dovremmo esercitarle. Come? Sono due sostantivi differenti ma legati assieme da una base semantica di forza. La liberazione appare dinamica, si accampa nella mente come movimento, rottura di vincoli. La resistenza rimanda a una forza statica e passiva: riuscire a non muoversi in seguito a una spinta, non cedere a una pressione, tener botta.
Alla luce di ciò mi pare che la resistenza sia propedeutica alla liberazione. Cioè: in una condizione di costrizione, prima resisto alla stessa, e poi mi libero.
Pescando dal latino, possiamo ipotizzare che la liberazione sia connessa al termine VIS, la forza dinamica, mentre la resistenza sia legata al termine ROBUR (o robus), la forza statica, della quercia saldamente ancorata al terreno.
Nella celebrazione del 25 aprile le formule utilizzate afferiscono in gran parte alla "liberazione dall'occupazione nazifascista".
Formula abbastanza generica, ma che viene naturale calare nell'ultimo momento del fascismo e della guerra, dall'otto settembre del '43 in poi.
Credo che le categorie Liberazione e Resistenza debbano essere rapportate, sempre e con chiarezza, all'intero ventennio fascista. Solo così possono assumere dei contorni più chiari le scelte e i gesti di chi seppe resistere e di chi seppe liberare.
Per venti anni il fascismo ha governato l'Italia. Per vent'anni agli occhi dei cittadini fascismo e Stato si sono mostrati come entità sovrapposte e intrecciate, e per vent'anni il fascismo ha penetrato i gangli più profondi della macchina statale e della società, costruendo un sistema che, tra gli altri, aveva l'obiettivo di autolegittimarsi.
Attenti alle azioni più eclatanti che il fascismo ha compiuto per costituire e poi mantenere la sua struttura, a volte dimentichiamo quanto il fascismo entrasse nelle vite "normali" dei cittadini.
Porto due esempi (anche in foto), che ho ripescato nella mia libreria.
Il primo è una versione di latino, tratta dal volumetto "Epitome di Cultura Fascista" (rispetto le maiuscole per rigore filologico), sottotitolo: "Ad uso degli alunni del II III e IV anno di Latino". Anno di edizione 1938-XVI.
La terza versione, che trovate in foto, si intitola "Vir", e inizia così "Benitus Mussolini ex humili opifice natus sollertique ludi magistra naturam ferocem sortitus est".
La seconda foto ci porta sul Grappa. Si tratta di un opuscolo dal titolo "Monte Grappa tu sei la mia patria...", costo lire 2, senza anno di pubblicazione; è una piccola guida, che potremmo definire storico-turistico-patriottica, al sacrario del Grappa.
Il testo che spiega la storia del sacrario e di Cima Grappa si presenta come il discorso che un padre, reduce di guerra, fa a suo figlio, che ha accompagnato in pellegrinaggio in quei luoghi.
Riporto le prime righe, credo siano sufficienti:
"Vieni, figliuolo, t'ho insegnato quand'eri bimbo, a scoprirti il capo entrando in chiesa. Ora togliti il fez nero, che fa sì bella la tua fronte. Ricordati: ti ho messo questa camicia non per sfilare nei cortei cittadini e fare il bello in piazza. Ti ho voluto fascista perch'io fui combattente".
Quindi: gli italiani nati (vado a spanne, ma il senso è chiaro) tra il 1910 e il 1930 sono cresciuti in un sistema che usava tutti i mezzi a sua disposizione per fascistizzare i propri cittadini.
Ogni volta che leggo testi del genere mi pongo due domande.
La prima: se fossi stato io uno di quei liceali del 1938, sarei stato in grado di non essere fascista? Non lo so. Sono stato uno studente molto timoroso dell'autorità, molto diligente e desideroso di avere successo seguendo le regole che mi venivano mostrate. Quindi forse avrei accettato quanto mi veniva insegnato da persone di cui mi fidavo.
La seconda domanda è spesso al centro delle discussioni quando vado nelle scuole a parlare di "Prima dell'alba". Appare chiaro che, alla luce di quanto ci siamo detti, resistenza e liberazione si configurarono, in ogni antifascista e in ogni partigiano, specie se giovani, in almeno un momento iniziale di rottura delle regole, di disubbidienza.
Quindi, seguendo questo ragionamento, è chiaro che riconoscere nella Resistenza e nella Liberazione due elementi fondativi dell'Italia democratica e repubblicana, significa riconoscere nella disubbidienza un sale importante del vivere civile. O almeno, ragionando "e contrario": riconoscere che l'ubbidienza non è (lo metto in maiuscolo via), NON E' un valore etico in sé.
Mi appoggio a due citazioni, il "nessun uomo ha il diritto di obbedire" di Hannah Arendt, e "l'obbedienza non è più una virtù" di Don Milani.
Arrivo alla domanda che mi pongo sempre con grande difficoltà in qualità di insegnante: sono dunque in grado di comunicare ai miei studenti che l'ubbidienza non è in sé un valore? Che può arrivare un momento in cui la disubbidienza è la via? Ancora, sono in grado di lavorare con loro perché maturino la più sfuggente e nobile delle competenze, il pensiero critico che li metta in condizione di capire in autonomia se e quando le regole che rispettano sono ingiuste?
Grazie a dio ci sono le domande ad animare le nostre vite!






lunedì 20 aprile 2020

DARDARI GINO - ANNIVERSARIO

DARDARI GINO

15° ANNIVERSARIO

7/7/1913  -  25/4/2005




martedì 14 aprile 2020

NONNA - ANNIVERSARIO

Nonna -  46° anniversario

15/4/1974 - 15/4/2020


                                                                                                                      La nonna e' al centro

NONNA - ANNIVERSARIO

Nonna - 52° Anniversario

6/4/1968 - 6/4/2020


sabato 4 aprile 2020

ZIA - ANNIVERSARIO


ZIA - ANNIVERSARIO

 15° ANNIVERSARIO
4 aprile 2005 - 4 aprile 2020


sabato 15 febbraio 2020

NONNO - ANNIVERSARIO

NONNIO -  55° ANNIVERSARIO

12/2/1965 - 12/2/2020

21/3/1876 - 12/2/65





1876 - 6/4/68
Ciao Nonni!

mercoledì 29 gennaio 2020

DIALETTO FERRARESE - PREGHIERE (2)

PREGHIERE (2)

-A let a let a m'andrò
par alvàram mi 'n'al' ssò
vù Sgnòr ch'al ssavì
trè gràzzi àm farì:
cunfssiòn, cumaniòn, e òli ssant.
Sgnòr, l'ànima miè è di miè a'v'arcmàand!


I miè mòrt iè tuti con ti e
mi a ssòn a cà da mi,
ma ssè un giòran t'am vrà,
fa ch'an mòra in mez a 'n prà
ma in tal miè lèt,
o Sgnòr, con al prèt.


Al Pàdar, al Fiòl, al Spiritussànt 
i stàga con nù e tutt'i Ssant.

 

martedì 28 gennaio 2020

DIALETTO FERRARESE - PREGHIERE

Preghiér

- Ssant'Antòni dal busghìn,
chi'n ghè pàn e 'n ghe vin,
chi 'n ghè légna da brusàr:
ssant'Antòni com'égna da fàr?
Ssénti tì da Marìa sslà pòl far
glié 'na grazzia pia,
e così ssia.
Amen e stè bén!

 - Pietà Sgnòr par stà vita ad dulòr,
ma tuti i guarirà quand che al diavùl
t'l'avrà stufà.
Fal stufàr o mié bòn Dio
che a sarò più bon anch'io.


- Màdar dal zziél fa che mié fiòla
l'ass marida col vél;
fa che al ssò ciòch l'àn ssalta via
e par quèst ad digh 'n'Ave Maria.

venerdì 29 novembre 2019

PROVERBI IN DIALETTO FERRARESE - PROVERBI D' AVTUN

PRUBERBI D' AVTUN

SETEMBAR

Par la Madona di canvazz (1)
ciama al butar pr' al tò tinaz.

Settembre
Per la Madonna dei canovacci
chiama il bottaio per i tuoi tini.
 (1) il giorno 8

UTOBAR

Al calor al va in fum;
prepara al sach pr' i pum.

Ottobre
Il calore va in fumo;
prepara il sacco per le mele.

NUVEMBAR 

Al dì ad Santa Catarina (2)
o vent, o név, o paciarina.

Novembre
Il giorno di Santa Caterina
o vento, o neve, o pozzangherina.
(2) il giorno 25

LE FOTO DI ENRICO BAGLIONI NELLA CASA DI LUDOVICO ARIOSTO A FERRARA






giovedì 7 novembre 2019

GIUSEPPE - ANNVERSARIO 7/11/2019

GIUSEPPE - Anniversario

26 giugno 1920 - 7 novembre 1999


Grazie, Giuseppe.

Grazie per avermi accolto nella tua casa;
grazie per avermi sorriso quando ti dissi che saresti diventato nonno;
grazie per avermi aiutato senza bisogno che te lo chiedessi;
grazie per la fiducia che mi hai sempre accordato;
grazie per la tua disponibilità nei momenti del bisogno;
grazie per essere stato sempre un punto di riferimento per me, per tua figlia e per i tuoi nipoti.

Sono vent' anni che non sei più tra noi, ma sei sempre presente nei nostri ricordi.

7/11/1999 - 7/11/2019

mercoledì 30 ottobre 2019

SERGIO - ANNIVERSARIO 1/11/2019

1 novembre 2019 - Anniversario

SERGIO

9/3/1939  - 1/11/2018
Ciao, ti ricordiamo così.




giovedì 12 settembre 2019

MAMMA - ANNIVERSARIO

MAMMA - ANNIVERSARIO

12 marzo 1923
18 settembre 1999

18/9/1999 - 18/9/2019


Ciao mamma.

NONNA ANNA





13 maggio 1922
8 settembre 2019

Ciao Nonna

martedì 13 agosto 2019

VIVIANI FRANCESCO

Francesco Viviani

Nato a Verona il 20 dicembre 1881, morto a Buchenwald (Germania) il 9 aprile 1945, laureato in Lettere e in Giurisprudenza.

ECCIDIO DELLA CERTOSA

ECCIDIO DELLA CERTOSA -FERRARA

11 agosto 1944 e 20 agosto 1944


Eccidio della Certosa - via Borso D’Este 50

Alla Certosa, per rappresaglia dell’uccisione del maresciallo di Pubblica Sicurezza, Mario Villani, vengono fucilate in due diverse occasioni nove persone. L’11 agosto sono assassinati sette antifascisti, fra resistenti e gappisti. Il 20 agosto vengono fucilati altri due resistenti. Questo eccidio rappresentò un durissimo colpo per l’organizzazione partigiana. Alle ore 4,45 dell’11 agosto, dopo efferate torture, furono fucilati da un plotone di esecuzione formato esclusivamente da fascisti: Destino Sivieri Tersillo, nato a Coccanile di Copparo nel 1913 e abitante a Cocomaro di Focomorto, Borgo Marighella; Guido Droghetti, nato a Quacchio nel 1914 e abitante a Pontegradella; Amleto Piccoli, nato a Pilastri di Bondeno nel 1912 e abitante a Ferrara, in via Argine Ducale; Gateano Bini, detto “Mario”, nato a Rero di Formignana nel 1894 e abitante a Ferrara in Borgo San Luca; Guido Fillini, nato a Occhiobello (Rovigo) nel 1898 e abitante a Francolino; Romeo Bighi, nato a Lagosanto nel 1923 e domiciliato a Venezia Lido. Un altro prigioniero, ugualmente destinato alla fucilazione, Jovanti Balestra, riuscì a fuggire e a sopravvivere. La sera del 20 agosto furono uccisi, sempre alla Certosa, Donato Cazzato, originario di Acquariga del Capo (Lecce) dove era nato nel 1922 e residente a Ferrara in via G. Fabbri, e Mario Zanella, nato a Padova nel 1918 e residente a Ferrara. Un altro componente del gruppo, individuato nel corso delle indagini avviate in seguito all’uccisione del Maresciallo di PS Mario Villani da parte di un gappista, fu trattenuto nei locali della Questura di Ferrara e,  sottoposto a feroci interrogatori e torture, si autoaccusò, con molta probabilità senza portarne la responsabilità diretta e materiale, dell’uccisione del Villani. Morì nei locali della Questura, secondo la versione ufficiale per essersi suicidato, con un colpo di pistola, mentre era ammanettato. Si trattava di Mario Bisi, nome di battaglia “Augusto”, nato a Ferrara nel 1911 e abitante fuori Porta Mare. La gran parte dei componenti del gruppo era stato arrestato precedentemente, per azioni e propaganda antifascista svolte nella fabbrica in cui lavoravano come operai, la “Gomma Sintetica”, nucleo originario della Montecatini, poi Montedison, sorta nella zona industriale di Ferrara. Non erano quindi coinvolti nell’uccisione del Maresciallo Villani, la loro esecuzione fu effettuata per rappresaglia. 
 
 


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lunedì 12 agosto 2019

SANT' ANNA DI STAZZEMA - 12 AGOSTO 1944

SANT'ANNA DI STAZZEMA - 12 AGOSTO 1944

Per non dimenticare

Gli orrori di una guerra, di tutte le guerre

A Sant’Anna di Stazzema, la mattina del 12 agosto 1944, si consumò uno dei più atroci crimini commessi ai danni delle popolazioni civili nel secondo dopoguerra in Italia.

La furia omicida dei nazi-fascisti si abbattè, improvvisa e implacabile, su tutto e su tutti. Nel giro di poche ore, nei borghi del piccolo paese, alla Vaccareccia, alle Case, al Moco, al Pero, ai Coletti, centinaia e centinaia di corpi rimasero a terra, senza vita, trucidati, bruciati, straziati.

Quel mattino di agosto a Sant’Anna uccisero i nonni, le madri, uccisero i figli e i nipoti. Uccisero i paesani ed uccisero gli sfollati, i tanti saliti, quassù, in cerca di un rifugio dalla guerra. Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese di appena 20 giorni, uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto, uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo Mario, scagliò il suo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle, uccisero il prete Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, uccisero gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma. 560 ne uccisero, senza pietà in preda ad una cieca furia omicida. Indifesi, senza responsabilità, senza colpe. E poi il fuoco, a distruggere i corpi, le case, le stalle, gli animali, le masserizie. A Sant’Anna, quel giorno, uccisero l’umanità intera.

La strage di Sant’Anna di Stazzema desta ancora oggi un senso di sgomento e di profonda desolazione civile e morale, poiché rappresenta una delle pagine più brutali della barbarie nazifascista, il cancro che aveva colpito l’Europa e che devastò i valori della democrazia e della tolleranza. Rappresentò un odioso oltraggio compiuto ai danni della dignità umana. Quel giorno l’uomo decise di negare se stesso, di rinunciare alla difesa ed al rispetto della persona e dei diritti in essa radicati.


L' ECCIDIO]

Il 12 agosto del ’44

Fu un massacro...

All’alba del 12 agosto, reparti di SS, in tutto alcune centinaia, in assetto di guerra, salirono a Sant’Anna da Vallecchia-Solaio, Ryosina, Mulina di Stazzema e Valdicastello, utilizzando queìali portatori alcuni uomini catturati precedentemente nella piana della Versilia.
Verso le sette il paese era ormai circondato. Gli abitanti non pensavano ad una strage, ma piuttosto ad una normale operazione di rastrellamento. Molti uomini infatti fuggirono, nascondendosi nei boschi.
Troppo tardi si accorsero delle reali intenzioni dei nazisti.

Così lo scrittore Manlio Cancogni narra gli avvenimenti di quella terribile giornata:

« I tedeschi, a Sant’Anna, condussero più di 140 esseri umani, strappati a viva forza dalle case, sulla piazza della chiesa. Li avevano presi quasi dai loro letti; erano mezzi vestiti, avevano le membra ancora intorpidite dal sonno; tutti pensavano che sarebbero stati allontanati da quei luoghi verso altri e guardavano i loro carnefici con meraviglia ma senza timore nè odio.

Li ammassarono prima contro la facciata della chiesa, poi li spinsero nel mezzo della piazza, una piazza non più lunga di venti metri e larga altrettanto una piazza di tenera erba, tra giovani piante di platani, chiusa tra due brevi muriccioli;
e quando puntarono le canne dei mitragliatori contro quei corpi li avevano tanto vicini che potevano leggere negli occhi esterrefatti delle vittime che cadevano sotto i colpi senza avere tempo nemmeno di gridare.

Breve è la giustizia dei mitragliatori; le mani dei carnefici avevano troppo presto finito e già fremevano d’impazienza. Così ammassarono sul mucchio dei corpi ancora tiepidi e forse ancora viventi, le panche della chiesa devastata, i materassi presi dalle case, e appiccarono loro fuoco.

E assistendo insoddisfatti alla consumazione dei corpi spingevano nel braciere altri uomini e donne che esanimi dal terrore erano condotti sul luogo, e che non offrivano alcuna resistenza.

Intanto le case sparse sulle alture, le povere case di montagna, costruite pietra su pietra, senza intonaco, senza armature, povere come la vita degli uomini che ci vivevano erano bloccate.

Gli abitanti erano spinti negli anditi, nelle stanze a pianterreno e ivi mitragliati e, prima che tutti fossero spirati, era dato fuoco alla casa; e le mura, i mobili, i cadaveri, i corpi vivi, le bestie nelle stalle, bruciavano in un’unica fiamma. Poi c’erano quelli che cercavano di fuggire correndo fra i campi, e quelli colpivano a volo con le raffiche delle mitragliatrici, abbattendoli quando con grido d’angoscia di suprema speranza erano già sul limitare del bosco che li avrebbe salvati.

Poi c’erano i bambini, i teneri corpi dei bimbi a eccitare quella libidine pazza di distruzione. Fracassavano loro il capo con il calcio della «pistol-machine », e infilato loro nel ventre un bastone, li appiccicavano ai muri delle case. Sette ne presero e li misero nel forno preparato quella mattina per il pane e ivi li lasciarono cuocere a fuoco lento.
E non avevano ancora finito.

Scesero perciò il sentiero della valle ancora smaniosi di colpire, di distruggere, compiendo nuovi delitti fino a sera.

A mezzogiorno tutte le case del paese erano incendiate; i suoi abitanti fissi e gli sfollati erano stati tutti trucidati. Le vittime superano di gran lunga i cinquecento, ma il numero esatto non si potrà mai sapere.

"Alcuni scampati all’eccidio erano corsi in basso a portare la notizia agli abitanti della pianura raccolti in gran numero nella conca di Valdicastello. La notizia la portavano sui loro volti esterrefatti, nelle parole monche che erano appena capaci di pronunciare e dalle quali chi li incontrava capiva che qualcosa di terribile era accaduto pur senza immaginare le proporzioni. Della verità cominciarono invece a sospettare nelle prime ore del pomeriggio quando le prime squadre di assassini scendendo dalle alture di Sant’Anna, si annunciarono sull’imbocco della vallata a monte del paese.

Li sentivano venir giù precipitosi,accompagnati dal suono di organetti e di canzoni esaltate, e quel ch’è peggio dal rumore di nuovi spari, da nuove grida, che non convinti di aver ben speso quella giornata, i tedeschi la completavano uccidendo quanti incontravano sul sentiero della montagna.

Alcuni che al loro passaggio s’erano nascosti nelle antrosità della roccia vi furono bruciati dentro dal getto del lanciafiamme. Una donna che correva disperata portando in salvo la sua creatura, raggiunta che fu, le strapparono dalle braccia il prezioso fardello, lo scagliarono nella scarpata e lei stessa l’uccisero a colpi di rivoltella nel cranio. Molti altri furono raggiunti dalle raffiche di mitragliatori mentre fuggivano saltando per le balze della montagna, come capre selvatiche contro le quali si esercitava la bravura del cacciatore.

Quando i tedeschi raggiunsero Valdicastello cominciando a rastrellare gli abitanti, il paese era già stretto dall’angoscia; gli abitanti serrati nelle case e nascosti alla meglio; la strada deserta; tutti oppressi da un incubo di morte. Il passaggio dei tedeschi dal paese si chiuse con la discesa del buio sulla valle, dopodichè ottocento uomini erano stati strappati dalle case e condotti via, e un’ultima raffica di mitragliatrice accompagnata da un suono più sguaiato e atroce di organetto, aveva tolto la vita ad altri quattordici infelici, scelti a caso ».


Fonte:http://www.santannadistazzema.org/sezioni/LA%20MEMORIA/

sabato 10 agosto 2019

ADOLFO - ANNIVERSARIO

ADOLFO - ANNIVERSARIO

12 agosto 2007 - 12 agosto 2019

19 giugno 2015 - 12 agosto 2007




domenica 28 luglio 2019

NASCOSI MARIA CRISTINA - POESIE (1)















Nata a Ferrara il 12 novembre 1952, è giornalista pubblicista, iscritta all’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna, critico letterario, cinematografico ed artistico.
Collabora da parecchi anni con quotidiani nazionali, periodici specialistici e non, su carta e on line, anche esteri, di cui è art director o direttrice responsabile, anche per motivi no profit o beneficenza; in veste di inviata partecipa da tempo ai più prestigiosi festival cinematografici quali la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il Festival Cinematografico Internazionale di Locarno, Torino Cinema Giovani, Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, il Future Film Festival, il Festival del Cinema Muto ed il Biografilm di Bologna, France Cinéma di Firenze, Anteprima Anno Zero di Bellaria, il Trieste Film Festival, il Bergamo Film Meeting, il Mittelfest di Cividale del Friuli e molti altri.
Dopo la laurea in Lettere Moderne, conseguita a pieni voti presso l’Università degli Studi di Ferrara, si è dedicata per un po’ all’insegnamento, acquisendo esperienza nelle scuole elementari, medie inferiori ed istituti superiori, nonché Scuola Interpreti, dove ha svolto attività anche come traduttrice, oltreché docente.
Da anni si dedica con passione allo studio, alla ricerca ed alla conservazione della lingua, della storia, della cultura e della civiltà dialettale di Ferrara, mantenendo lo stesso interesse per quelle italiane ed inglesi, già approfondito dai tempi dell’università, insieme con quello per l’arte ed il cinema.
Un occhio di riguardo è sempre rivolto alla produzione culturale femminile ‘a tutto tondo’
Al suo attivo decine di testi, pubblicati a livello locale, regionale e nazionale, tra opere originali proprie, curatele, introduzioni, prefazioni, interventi per libri di altre autrici ed autori e centinaia di pezzi, tra cui articoli, recensioni, critiche.
Da sempre scrive poesie nelle lingue di cui sopra: alcune sono presenti in antologie nazionali, altre sono risultate vincitrici o in finale a parecchi concorsi provinciali e nazionali.
Da qualche tempo si sta dedicando alla fiction letteraria, componendo racconti.
Uno, in buona parte autobiografico, è entrato in finale nel 2004, tra alcune centinaia d’altri, al Premio Nazionale Donne per Passione, organizzato a Pesaro.
Da anni progetta, coordina e cura eventi culturali multidisciplinari, accomunando per le performances Muse Gemelle quali la Poesia, l’Arte e la Musica e la Drammatizzazione, presentandoli presso prestigiose sedi quali le Librerie Feltrinelli e le migliori gallerie d’Arte e di Cultura di Ferrara, la antica Libreria Minerva di Trieste, il mitico Caffè Storico Letterario Le Giubbe Rosse di Firenze, locus, per eccellenza, del Futurismo: sua inventio è Women Art Cafè, Donne Artiste Ferraresi, un omaggio tra arte e varie letterature internazionali portato avanti nel 2004, l’Anno che Ferrara ha voluto dedicare alla Donna.
Specializzata in veste di ufficio-stampa per eventi culturali di rilievo e per collaborazioni con associazioni onlus.
E’ membro della Società Italiana delle Letterate, del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, del Sindacato Nazionale Scrittori, sez. Traduttori, dell’Associazione Regionale Nazionale Giornalisti dell’Agroalimentare.
Con il marito, Franco Sandri, aderente all’Associazione Italiana Reporters Fotografi, ha in preparazione alcune pubblicazioni di poesia/testo/immagine.

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