martedì 31 agosto 2010
sabato 28 agosto 2010
Fari sempre accesi, cervello spento.
È una di quelle cose che PZ non ha mai capito e mai si adeguerà:
L'obbligo dei fari accesi in autostrada o sulle superstrade.
E per fortuna sua non è solo.
PZ di km in auto ne fa pochi ma fino ad oggi non è mai stato fermato per i fari spenti.
Perché se succedesse avrebbe articoli come questo a portata di mano:
Fari accesi di giorno: la farsa continua
Una delle tante leggi assolutamente assennate.
Pubblicato da PZ a 8/12/2010 02:15:00 PM L'obbligo dei fari accesi in autostrada o sulle superstrade.
E per fortuna sua non è solo.
PZ di km in auto ne fa pochi ma fino ad oggi non è mai stato fermato per i fari spenti.
Perché se succedesse avrebbe articoli come questo a portata di mano:
Fari accesi di giorno: la farsa continua
Una delle tante leggi assolutamente assennate.
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Ferrara Buskers Festival
Ferrara Buskers Festival
Il Ferrara Buskers Festival è una rassegna dei migliori musicisti e artisti di strada di tutto il mondo che si esibiscono per le vie e le piazze del centro storico che, dal 20 al 29 agosto 2010, si trasforma in splendido palcoscenico per sonorità familiari o lontane e per "virtuosi" di strumenti originalissimi. La musica dei buskers diventa così la colonna sonora di un viaggio ideale attraverso le mille culture del mondo, e l'occasione per molti per scoprire una città bellissima.
Per informazioni dettagliate sul festival e sul programma visita il sito web: www.ferrarabuskers.com
Per informazioni dettagliate sul festival e sul programma visita il sito web: www.ferrarabuskers.com
Associazione Ferrara Buskers Festival
via de' Romei, 3 - 44100 Ferrara (Italy)
tel. +39 0532 249337 - fax +39 0532 207048
e-mail: info@ferrarabuskers.com
venerdì 27 agosto 2010
Le ore contate
Una splendida notizia per i collezionisti di orologi. D’ora in poi, a Napoli, chi guiderà un motorino senza casco riceverà dal vigile, unitamente alla multa, uno swatch in regalo con la scritta «Senza casco ho le ore contate». Non è un monologo del compianto Massimo Troisi: a Napoli chi verrà sorpreso a guidare un motorino senza casco riceverà veramente in regalo un orologio. Ma non è geniale? Tu fai un’infrazione e io ti do un premio. E pazienza se ti do anche la multa (che quasi sicuramente non pagherai) e se l’orologio contiene una terribile minaccia intesa a responsabilizzare i minorenni (che sbianchetteranno la scritta per motivi scaramantici e venderanno l’orologio al mercato nero).
Considerate le dimensioni del fenomeno - a Napoli gli unici caschi in circolazione si trovano presso i parrucchieri per signora - coprire la richiesta di orologi richiederà uno sforzo industriale non indifferente. Ci tranquillizza sapere che la Regione Campania, cui si deve la brillante iniziativa, pagherà il conto senza problemi. Si è appena lamentata dei tagli di Tremonti, ma non lesinerà certo i soldi a un’opera di bene.
Personalmente sono orgoglioso di contribuire alla sua realizzazione col piccolo obolo delle mie tasse. Chiedo soltanto l’applicazione di un minimo di par condicio: ogni volta che a Torino lascio l’auto in sosta vietata, gradirei ricevere dal vigile un pacchetto di gianduiotti.
Considerate le dimensioni del fenomeno - a Napoli gli unici caschi in circolazione si trovano presso i parrucchieri per signora - coprire la richiesta di orologi richiederà uno sforzo industriale non indifferente. Ci tranquillizza sapere che la Regione Campania, cui si deve la brillante iniziativa, pagherà il conto senza problemi. Si è appena lamentata dei tagli di Tremonti, ma non lesinerà certo i soldi a un’opera di bene.
Personalmente sono orgoglioso di contribuire alla sua realizzazione col piccolo obolo delle mie tasse. Chiedo soltanto l’applicazione di un minimo di par condicio: ogni volta che a Torino lascio l’auto in sosta vietata, gradirei ricevere dal vigile un pacchetto di gianduiotti.
Massimo Gramellini
30/7/2010 - Lastampa.it
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Costume e Società
giovedì 26 agosto 2010
God parade
Il vescovo ausiliario di Salisburgo ha scritto, nero su bianco, che la morte di quei ventuno ragazzi alla Love Parade del luglio scorso è stata una punizione divina. Ballare impasticcati e seminudi per le strade costituisce attività peccaminosa, sostiene il vescovo, ed è perfettamente naturale che Dio colpisca chi tenta di sovvertire l’ordine da lui creato. L’attribuzione a un Ente Supremo di pulsioni umane, come la riparazione di un torto attraverso la vendetta, ripugna a chiunque sia in cerca di spiritualità autentica e contiene una falla che nessun teologo è ancora riuscito a colmare. Se Dio aveva deciso di castigare i baccanti della Love Parade, perché ne ha sterminati solo ventuno, risparmiando gli altri? Ma soprattutto: perché ha preso di mira una moltitudine di giovanotti che, per quanto sballati, non stavano dando fastidio a nessuno, mentre non si accanisce con altrettanta precisione su assassini, ladri, stupratori e tutto ciò di ben più orribile e «peccaminoso» di una danza sfrenata che viene messo in scena ogni giorno dalla tragicommedia umana?
Un parroco della mia infanzia diceva che il Dio Paura è un’invenzione degli uomini per spaventare, inibire e dominare altri uomini. Gesù, aggiungeva, ci ha insegnato che Dio non è un vecchietto arrabbiato con la barba bianca e il forcone, ma l’energia d’amore di cui è composto l’universo. Peccato che quel parroco illuminato ci abbia lasciati da tempo. Altrimenti avrei umilmente suggerito al vescovo tonante di andare a lezione di catechismo da lui.
Un parroco della mia infanzia diceva che il Dio Paura è un’invenzione degli uomini per spaventare, inibire e dominare altri uomini. Gesù, aggiungeva, ci ha insegnato che Dio non è un vecchietto arrabbiato con la barba bianca e il forcone, ma l’energia d’amore di cui è composto l’universo. Peccato che quel parroco illuminato ci abbia lasciati da tempo. Altrimenti avrei umilmente suggerito al vescovo tonante di andare a lezione di catechismo da lui.
Massimo Gramellini
26/8/2010 - La Stampa
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Costume e Società
La bella politica
Se gradite un massaggio al morale, scordatevi leggi ad personam e cognati a Montecarlo. Date piuttosto un’occhiata alla rassegna-stampa di ieri:
«Egregio ministro dell’Interno, quando lasciai il mio posto a Milano fui messo in disponibilità con metà dello stipendio. Ebbene, trovo di poterne fare a meno. Considerando che già ricevo dallo Stato la cifra di… come direttore della Galleria, mi pare doveroso, nelle attuali condizioni delle finanze, rinunciare a quell’altra somma».
E allora?, direte voi. Si tratterà di un miliardario o di un eccentrico. Il vero dramma di questo Paese non è solo lo spreco di denaro pubblico, ma la tragica incompetenza di chi è chiamato a gestirlo. Giusto, eccovi serviti, sempre dalla rassegna-stampa di ieri:
«Signor ministro, Ella mi ha comunicato un decreto che mi nomina direttore del ministero dei Lavori Pubblici. La ringrazio dell’onore che mi ha voluto fare, ma non ho le cognizioni tecniche necessarie a un direttore dei Lavori Pubblici e non potrei, senza danno pubblico e senza rimprovero della mia coscienza, togliermi un carico maggiore delle mie forze. La prego perciò di accettare la mia rinuncia».
Siete rimasti colpiti, vero? Anch’io, accidenti. Ho confuso le buste e, anziché quella con la rassegna stampa, ho aperto quella coi ritagli della storia d’Italia che sto scrivendo in ultima pagina con Fruttero. La prima lettera era di Massimo D’Azeglio, Torino 1861, la seconda di Luigi Settembrini, Napoli 1860. Chiedo scusa ai politici contemporanei per averli confusi con quegli improvvidi antenati.
Massimo Gramellini
La Stampa - 25/8/2010 |
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Buongiorno di Massimo Gramellini
venerdì 20 agosto 2010
La sacra famiglia
Ieri al giornale ho ricevuto questa telefonata. Non l’ho registrata, ma vi prego di credermi: è vera.
«Buongiorno, dottore, vorrei che lei esprimesse l’indignazione di noi cittadini comuni per i politici senza senso dello Stato. Piazzano le amanti in televisione. Svendono al cognato l’appartamento del partito. Sistemano i figli nelle società a cui poi danno in appalto i soldi pubblici. Cosa si aspetta a cambiare la Costituzione? “L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Ma non scherziamo! L’Italia è una Repubblica di famiglie fondata sulle raccomandazioni. Tengono tutti famiglia, questi politici. E in ogni famiglia c’è una moglie o una compagna che a sua volta è madre, figlia, sorella di qualcuno da piazzare. Come un trapano, ogni mattina lo ricorda al marito: hai chiamato?, hai sentito?, hai saputo? Perché le donne, se possibile, sono peggio degli uomini: per loro esiste solo la famiglia. Il resto - lo Stato, le comunità, le regole - sono impacci da estirpare nella lotta per la vita. E il politico trapanato che fa? Abbozza, finché lei spara la bordata micidiale: “Allora vuol dire che non conti proprio niente…”. L’onorevole maschio si sente ferito nell’orgoglio e fa la telefonata che doveva fare. Ma che non avrebbe mai dovuto fare, mi spiego? Eh, bisognerebbe che entrassimo in politica noi, dottore caro. Aria fresca, aria nuova… A proposito, secondo lei ci sono spazi al giornale per un collaboratore giovane? Ho un nipote che vorrebbe fare il giornalista… abbiamo un nipote… è mia moglie che mi dà il tormento, capisce…».
Massimo Gramellini
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41#
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«Buongiorno, dottore, vorrei che lei esprimesse l’indignazione di noi cittadini comuni per i politici senza senso dello Stato. Piazzano le amanti in televisione. Svendono al cognato l’appartamento del partito. Sistemano i figli nelle società a cui poi danno in appalto i soldi pubblici. Cosa si aspetta a cambiare la Costituzione? “L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Ma non scherziamo! L’Italia è una Repubblica di famiglie fondata sulle raccomandazioni. Tengono tutti famiglia, questi politici. E in ogni famiglia c’è una moglie o una compagna che a sua volta è madre, figlia, sorella di qualcuno da piazzare. Come un trapano, ogni mattina lo ricorda al marito: hai chiamato?, hai sentito?, hai saputo? Perché le donne, se possibile, sono peggio degli uomini: per loro esiste solo la famiglia. Il resto - lo Stato, le comunità, le regole - sono impacci da estirpare nella lotta per la vita. E il politico trapanato che fa? Abbozza, finché lei spara la bordata micidiale: “Allora vuol dire che non conti proprio niente…”. L’onorevole maschio si sente ferito nell’orgoglio e fa la telefonata che doveva fare. Ma che non avrebbe mai dovuto fare, mi spiego? Eh, bisognerebbe che entrassimo in politica noi, dottore caro. Aria fresca, aria nuova… A proposito, secondo lei ci sono spazi al giornale per un collaboratore giovane? Ho un nipote che vorrebbe fare il giornalista… abbiamo un nipote… è mia moglie che mi dà il tormento, capisce…».
Massimo Gramellini
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Buongiorno di Massimo Gramellini
Cannabinoidi inibiscono la crescita del cancro mammario
articolo di Francesco Crestani *
I tumori della mammella rappresentano il 30% dei tumori diagnosticati ogni anno. Almeno un terzo di questi presentano sulle cellule i cosiddetti recettori ErB2. Si tratta di tumori caratterizzati da un decorso clinico molto aggressivo e con scarsa possibilità di sopravvivenza, soprattutto in quanto vi si trovano cellule poco differenziate, in grado di replicarsi abbondantemente e molto invasive. Tutte queste caratteristiche rendono questo tipo di tumore meno responsivo alle terapie convenzionali. Recentemente si sono fatti dei passi avanti nella cura con l’anticorpo monoclonale contro gli ErB2 (Transtuzumab). Nonostante ciò, circa il 75% dei pazienti non risponde a questo farmaco, e un 15% dei responders sviluppa in seguito delle metastasi. Inoltre l’uso di questi anticorpi è stato associato a importanti effetti collaterali sul cuore (insufficienza cardiaca severa e diminuzione della funzione del ventricolo sinistro, la cavità cardiaca che “spinge” il sangue verso tutto il corpo). Vi è quindi la necessità di trovare nuovi approcci terapeutici.
Era già stato dimostrato in vitro un effetto antitumorale dei cannabinoidi nel tumore mammario. Adesso studiosi dell’Università Complutense di Madrid hanno approntato su animali un nuovo modello sperimentale di questo tumore, più simile a quello umano. Su tale modello è stato sperimentato l’effetto del THC, il maggior componente attivo della Cannabis, e di un derivato in grado di agire sui recettori cellulari per i cannabinoidi detti CB2, che sono privi di effetto psicoattivo. I cannabinoidi hanno dimostrato di inibire la proliferazione delle cellule tumorali, di provocarne l’apoptosi (il “suicidio” cellulare), e di contrastare la proliferazione dei vasi sanguigni che irrorano il tumore. Vi è stata anche una riduzione delle metastasi (il THC ha ridotto il numero di metastasi al polmone, l’altro composto ne ha ridotto le dimensioni). Per la prima volta, inoltre, si è dimostrato che i cannabinoidi non solo agiscono sullo sviluppo del tumore, ma anche sulla loro genesi, “in linea con l’idea generale che è [il sistema endocannabinoide] contribuisce a mantenere l’omeostasi [cioè l’equilibrio interno] in salute e in malattia” .
Gli Autori concludono che “questi risultati forniscono un’evidenza preclinica forte per l’uso di terapie basate sui cannabinoidi per il trattamento del tumore mammario ErB2-positivo”.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Molecular Cancer.
* Medico chirurgo e presidente dell'Associazione Cannabis Terapeutica (pagina Facebook: Associazione Cannabis Terapeutica)
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Era già stato dimostrato in vitro un effetto antitumorale dei cannabinoidi nel tumore mammario. Adesso studiosi dell’Università Complutense di Madrid hanno approntato su animali un nuovo modello sperimentale di questo tumore, più simile a quello umano. Su tale modello è stato sperimentato l’effetto del THC, il maggior componente attivo della Cannabis, e di un derivato in grado di agire sui recettori cellulari per i cannabinoidi detti CB2, che sono privi di effetto psicoattivo. I cannabinoidi hanno dimostrato di inibire la proliferazione delle cellule tumorali, di provocarne l’apoptosi (il “suicidio” cellulare), e di contrastare la proliferazione dei vasi sanguigni che irrorano il tumore. Vi è stata anche una riduzione delle metastasi (il THC ha ridotto il numero di metastasi al polmone, l’altro composto ne ha ridotto le dimensioni). Per la prima volta, inoltre, si è dimostrato che i cannabinoidi non solo agiscono sullo sviluppo del tumore, ma anche sulla loro genesi, “in linea con l’idea generale che è [il sistema endocannabinoide] contribuisce a mantenere l’omeostasi [cioè l’equilibrio interno] in salute e in malattia” .
Gli Autori concludono che “questi risultati forniscono un’evidenza preclinica forte per l’uso di terapie basate sui cannabinoidi per il trattamento del tumore mammario ErB2-positivo”.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Molecular Cancer.
* Medico chirurgo e presidente dell'Associazione Cannabis Terapeutica (pagina Facebook: Associazione Cannabis Terapeutica)
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lunedì 16 agosto 2010
post non graditi
rispondimi con " sospendi invio".
Nonno Kucco
Costituzione della Repubblica Italiana - art. 41
Art. 41.
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
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venerdì 13 agosto 2010
sabato 7 agosto 2010
Il l'aureato
Mi unisco alla ministra Gelmini nel caldeggiare la laurea honoris causa a Umberto Bossi in scienza della comunicazione. Il rettore dell’Università dell’Insubria, cui si deve la brillante iniziativa, non ha certo bisogno di aiuto per redigere le motivazioni del meritato riconoscimento, ma vorrei comunque ricordare il contributo del dottor Bossi alla comunicazione politica in un Paese come il nostro, stremato dal linguaggio ipnotico dei democristiani e da quello inaccessibile di Spadolini, che riusciva a pronunciare anche sette congiuntivi di seguito senza sbagliarne uno.
Dopo una fase pionieristica, nella quale il dottor Bossi ha saputo sapientemente alternare il registro scurrile (è l’età del celodurismo e del tricolore carta igienica) con la metafora guerriera a sfondo erotico (i kalashnikov e lo spadone di Alberto da Giussano piantabile in luoghi ogni volta piacevolmente diversi), negli ultimi tempi l’accademico ha imboccato una strada davvero innovativa: l’abolizione delle parole, retaggio ingannevole del passato, sostituite da ombrelli, diti medi e mani aperte a casseruola. Questa è, al momento, la punta più avanzata della ricerca. Ma confidiamo negli studi del dottor Fabrizio Corona.
Dopo una fase pionieristica, nella quale il dottor Bossi ha saputo sapientemente alternare il registro scurrile (è l’età del celodurismo e del tricolore carta igienica) con la metafora guerriera a sfondo erotico (i kalashnikov e lo spadone di Alberto da Giussano piantabile in luoghi ogni volta piacevolmente diversi), negli ultimi tempi l’accademico ha imboccato una strada davvero innovativa: l’abolizione delle parole, retaggio ingannevole del passato, sostituite da ombrelli, diti medi e mani aperte a casseruola. Questa è, al momento, la punta più avanzata della ricerca. Ma confidiamo negli studi del dottor Fabrizio Corona.
Massimo Gramellini
7/8/2010
Per visualizzare l'articolo, clicca sul link seguente:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?
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Buongiorno di Massimo Gramellini
10 agosto
San Lorenzo , io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto :
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono ;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!
Giovanni Pascoli
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di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto :
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono ;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!
Giovanni Pascoli
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venerdì 6 agosto 2010
Costituzione della Repubblica Italiana - art. 11
Art. 11
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
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giovedì 29 luglio 2010
Costituzione della Repubblica - art. 21
Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'Autorità giudiziaria.
Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
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venerdì 16 luglio 2010
Scoperta molecola che causa diabete
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo486200.shtml
Roma, equipe italiana individua il p66
Grazie ad uno studio italiano è stato scoperto una sorta di "pulsante molecolare" che aiuterebbe a spegnere il diabete. Si tratta di una molecola chiamata p66 che una volta messa fuori uso impedisce la comparsa del diabete anche quando si mangia a piacimento. La scoperta è da attribuire all'equipe di Giovambattista Pani e Tommaso Galeotti dell'Istituto di Patologia Generale della Facoltà Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica di Roma.
I test, effettuati per ora solo su delle cavie, hanno mostrato la sconfitta del diabete. Resa nota dalla rivista dell'Accademia Nazionale americana delle Scienze "PNAS", la scoperta apre nuove importanti scenari tra cui la possibilità di neutralizzare alcuni degli effetti dell'obesità. "L'aspetto più interessante di questo studio - spiega Gabriele Riccardi professore di endocrinologia all'Università Federico II di Napoli e presidente della Società Italiana di Diabetologia - è che nella difficoltà estrema di eradicare il problema del sovrappeso ormai dilagante, significherebbe proteggere dal diabete quelle persone che non riescono a dimagrire".
P66 è una molecola che non solo è alla radice del diabete ma ha anche come "qualità" quella di favorire l'invecchiamento. Infatti il gruppo di Pani e Galeotti ha visto che mettendo 'KO' la molecola in topi obesi, questi divengono molto meno suscettibili allo sviluppo del diabete rispetto a topi dello stesso peso che hanno però p66 perfettamente funzionante.
Inoltre i topolini senza p66, benchè obesi, vivono più a lungo delle altre cavie a conferma del ruolo già noto di questo gene nell'invecchiamento. Secondo l'ipotesi formulata dai ricercatori "p66 agirebbe da sensore dei nutrienti che assimiliamo mangiando, favorendo non solo l'accumulo di grasso nelle cavie, ma anche e soprattutto l'insorgenza di iperglicemia e diabete".
"L'obiettivo finale è bloccare p66 per prevenire/curare la malattia", conclude Pani. Esistono già composti inibitori di p66 in corso di sperimentazione su animali, ma naturalmente ogni applicazione clinica della scoperta non è dietro l'angolo. "Per ora, però, sottolinea Riccardi, "il rimedio concreto contro il diabete è rimanere magri e fare attività fisica: basti pensare che perdere solo 3-4 chili e fare 30 minuti al giorno di attività fisica moderata permetterebbe di prevenire i due terzi dei casi di diabete".
P66 è una molecola che non solo è alla radice del diabete ma ha anche come "qualità" quella di favorire l'invecchiamento. Infatti il gruppo di Pani e Galeotti ha visto che mettendo 'KO' la molecola in topi obesi, questi divengono molto meno suscettibili allo sviluppo del diabete rispetto a topi dello stesso peso che hanno però p66 perfettamente funzionante.
Inoltre i topolini senza p66, benchè obesi, vivono più a lungo delle altre cavie a conferma del ruolo già noto di questo gene nell'invecchiamento. Secondo l'ipotesi formulata dai ricercatori "p66 agirebbe da sensore dei nutrienti che assimiliamo mangiando, favorendo non solo l'accumulo di grasso nelle cavie, ma anche e soprattutto l'insorgenza di iperglicemia e diabete".
"L'obiettivo finale è bloccare p66 per prevenire/curare la malattia", conclude Pani. Esistono già composti inibitori di p66 in corso di sperimentazione su animali, ma naturalmente ogni applicazione clinica della scoperta non è dietro l'angolo. "Per ora, però, sottolinea Riccardi, "il rimedio concreto contro il diabete è rimanere magri e fare attività fisica: basti pensare che perdere solo 3-4 chili e fare 30 minuti al giorno di attività fisica moderata permetterebbe di prevenire i due terzi dei casi di diabete".
lunedì 12 luglio 2010
Un'abbuffata di licopene
Un'abbuffata di licopene
Ne è ricco il pomodoro - specialmente una nuova varietà - ma si trova anche nel pompelmo rosa, nel cocomero e nella papaia. E' un pigmento vegetale rosso con un'azione antiossidante superiore al betacarotene, agli scienziati fa venire voglia di studiarlo, a noi l'acquolina in bocca.
Si è riaccesa l'attenzione verso uno dei più potenti antiossidanti presenti in natura. E' stata presentata alla stampa una varietà di pomodori particolarmente ricchi in licopene, rigorosamente naturali e non Ogm, coltivati da quest'anno dal Consorzio Casalasco che raggruppa oltre 300 agricoltori delle province di Mantova, Cremona e Parma.
Le malattie cardiovascolari e il cancro rappresentano le principali cause di mortalità in Europa e in tutti i paesi occidentali. Il licopene è un carotenoide con una raggiera di benefici per la salute: è attivo contro le malattie cardiovascolari e l'invecchiamento delle cellule del corpo. E' un potente antiossidante, ha una funzione antiaging e diversi studi evidenziano il suo ruolo nella prevenzione di tumori dell'apparato digerente e del cancro alla prostata, secondo la World Foundation of Urology. Il licopene diminuirebbe anche l'incidenza di artrite, la proliferazione dei radicali liberi nell'organismo e alcune patologie molto diffuse oggi, tra cui il morbo di Parkinson.
In Europa quella del pomodoro rappresenta la seconda coltura agricola per importanza, ed è la prima fonte di licopene nella dieta, comprese salse, concentrati e le altre ricette. I pomodori vanno scelti molto rossi: con la maturazione la clorofilla svanisce per lasciare posto al rosso dei carotenoidi, così preziosi per la salute e amici della bellezza. Come gli altri carotenoidi, anche il licopene si assimila più facilmente se associato ai grassi, come un buon extravergine d'oliva. In più facilita la digestione degli amidi del pane e della pasta: perfetto dunque l'abbinamento pomodoro/pasta/pizza nella dieta mediterranea. Il pomodoro è anche rinfrescante, diuretico, alcalinizzante, energetico, rimineralizzante, dotato di vitamine - soprattutto la A e la C - e ricco di minerali come potassio, fosforo, calcio.
Diverse ricerche degli ultimi dieci anni mostrano come in generale frutta e verdura da agricoltura biologica abbiano più antiossidanti rispetto a quelli convenzionali. In particolare, i pomodori biologici contengono più materia secca, zuccheri totali e vitamina C, betacarotene e flavonoidi, vitamina A e licopene.
Essendo il licopene un forte colorante naturale, basta scegliere i pomodori il più rossi possibile. Anche la buccia, anche il doppio concentrato in vasetti o tubetti.
Il licopene è resistentissimo al calore, quindi si preserva nella cottura. Anche quella prolungata del ragù.
"Ecco l'economicissima, potente medicina preventiva di noi maschi - scrive sul blog Alimentazione Naturale Nico Valerio, uno dei massimi esperti italiani di nutrizione - è un tubetto di pasta di color rosso scuro che nei supermercati costa appena 45 centesimi. All'inizio, ovviamente, ero perplesso. Ma poi suggestionato dagli studi scientifici ho preso l'abitudine a mangiarne 1 o 2 cm sul pane o aggiungendolo ai primi piatti di cereali. Ora ho scoperto che è delizioso sulle tartine integrali: leggero strato di doppio concentrato di pomodoro, una oliva e due capperi con un pizzico di origano. Favoloso.
E chissà quanti si svenano per acquistare l'estratto di licopene in erboristeria o farmacia. Che oltretutto, in quanto estratto, sarà molto meno efficace, forse addirittura controproducente: non c'entra nulla col rischio tumore. No, piuttosto dell'estratto di licopene puro, consumiamo ogni giorno i pomodori ben rossi (attenti che non siano verdi all'interno), la salsa pura (passata) di pomodoro (quella in vetro, semplice, senza olio né condimenti) cosparsa senza risparmio su maccheroni, polente ecc., e aggiungiamo tartine di doppio concentrato. Un tubetto di doppio concentrato costa 45 cent e va più che bene".
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mercoledì 7 luglio 2010
Più giovani col bio
Più giovani col bio (L'espresso)
di Paola Emilia Cicerone da Gigors-Et-Lozeron
Basta con il bisturi e con il botox. La nuova tendenza è combattere l'invecchiamento con prodotti naturali e oli essenziali. Tipo la melissa, il cisto e il garofano. Che, a quanto pare, funzionano meglio dei derivati chimici di cui sono piene le profumerie.La cosmesi del futuro profuma di fiori. O meglio di oli essenziali - geranio, cisto, melissa - provenienti da coltivazioni biologiche, ma in grado di sfidare la chimica. E trasformare la cosmetica bio da prodotto di nicchia a formulazione di avanguardia per combattere rughe e invecchiamento della pelle. Per convertire anche le consumatrici più scettiche, quelle che "naturale è bello, ma per un antirughe efficace ci vuole la chimica".
"E invece no", ribatte Elisabeth Araujo, direttrice generale di Sanoflore, il laboratorio di cosmetica biologica nato nel 1986 nel parco nazionale del Vercors, in Francia e acquisito da L'Oréal nel 2006 con l'obiettivo di farne il leader della cosmetica bio: "Abbiamo visto che gli oli essenziali danno risultati paragonabili a quelli della chimica tradizionale". Come l'olio di melissa che ha un effetto anti ossidante paragonabile a quello della vitamina C. O il geranio rosato che anche in dosi minime stimola la rigenerazione della pelle con un'azione simile a quella del retinolo, star delle più sofisticate creme anti aging. E poi c'è l'olio di cisto, un'essenza mediterranea le cui proprietà rigeneranti e anti infiammatorie sono state finora poco utilizzate, e c'è il cipresso, il cui olio stimola la produzione di glucosaminoglicani che forniscono l'acqua alla pelle.
Il futuro della cosmesi allora è bio? Di sicuro c'è che il settore è in forte crescita. In un anno sono aumentati del 23 per cento i prodotti che hanno ottenuto il bollo dell'Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale: ben 2847, in maggioranza creme per viso (409) e corpo (309) ma anche prodotti per capelli (213) e per la doccia (173). In crescita anche il fatturato, che nel 2009 è arrivato a oltre 8 milioni di euro ( con un aumento del cinque per cento rispetto all'anno precedente) e le case cosmetiche certificate, cresciute di un quinto in un anno, oltre al colosso L'Oréal-Sanoflore ci sono brand come Argital, Derbe, Lakshmi, Guaber L'Angelica, Specchiasol (l'elenco completo nel sito www.icea.it).
A sentirli parlare, i più sorpresi dei risultati ottenuti sembrano proprio gli addetti ai lavori. "La cosmesi naturale è una vera rivoluzione che impone un cambiamento di mentalità rispetto alle certezze della chimica", spiega Christine Guion, direttrice della Ricerca Sanoflore: "La chimica lavora su un singolo principio attivo, in un olio essenziale ci sono da cinquanta a duecento molecole attive che si associano diversamente tra loro a seconda della stagione, del clima, della provenienza. Ed è l'interazione tra queste a renderlo efficace".
E deve essere vero se persino un gigante della cosmesi classica come L'Oréal ha sposato la causa bio, mantenendo, dopo averla acquisita, la struttura originale di Sanoflore. Magari sedotta dal suo fascino. E da Gigors-et-Lozeron, la località che ospita laboratorio e coltivazioni, nel dipartimento della Drome, il primo in Francia per produzioni agricole bio: uno di quei posti che si ha la tentazione di raccontare senza spiegare troppo come raggiungerli, nella speranza di mantenerli incontaminati. Un altopiano nascosto tra il Delfinato e la Provenza, all'interno del parco regionale del Vercors, le cui condizioni climatiche garantiscono piante ricche di principi attivi.
Sono i coltivatori della zona a fornire buona parte delle erbe utilizzate, con la certificazione di produzione biosolidale, incoraggiati a recuperare specie dimenticate per variare l'offerta. "Lavoriamo anche con produttori esterni: agrumi che arrivano dall'Italia, chiodi di garofano dal Madagascar, altre essenze dall'America del sud", spiega Araujo: "E manteniamo un controllo costante per identificare gli oli più ricchi di principi attivi. Ed evitare piante a rischio di estinzione".
Il laboratorio lavora su due tipi di prodotti, oli essenziali e idrolati: le piante raccolte vengono distillate per estrarne grazie al vapore la componente aromatica oleosa. "Servono sette tonnellate di melissa per ottenere un litro di olio essenziale" ricorda Guion: "Che però non si usa puro, ma sempre diluito con oli vegetali". Ogni olio viene poi sottoposto a test come la cromatografia per individuarne le potenzialità. La stessa procedura di distillazione consente di produrre gli idrolati, le acque floreali che contengono molecole di oli essenziali insieme ad altre sostanze idrosolubili presenti nella pianta.
"È un prodotto ancora non molto conosciuto, di cui stiamo studiando le proprietà", spiega Guion
Analisi e test che in Sanoflore si svolgono nel piccolo laboratorio affacciato sull'orto botanico, in sinergia con i laboratori di Parigi, da dove arriva la pelle ricostruita in vitro su cui si testa l'efficacia delle formule. Il risultato sono prodotti molto semplici che hanno dietro un grande lavoro di ricerca.
Rispetto alla tradizionale immagine dell'industria, una rivoluzione. Che parte dall'orto botanico che rifornisce di piante. "L'orto e la cascina sperimentale sono una vetrina per far vedere che l'agricoltura biologica non è un'utopia", afferma Pierre Lartaud, responsabile dei progetti Ricerca e Sviluppo. Dietro l'orto, c'è l'impianto di compostaggio dove finiscono gli scarti di distillazione che saranno poi ridistribuiti sul suolo. E la cascina dove si sperimentano nuove tecniche di coltivazione bio e varietà di piante potenzialmente interessanti, a partire dalle produzioni locali.
"La sfida è quella di lavorare con un prodotto vivo, mai uguale a se stesso. Una rivoluzione che cambia il modo di valutare l'efficacia dei cosmetici", spiega Corinne Ferraris, Responsabile del Coordinamento Scientifico. Perché l'efficacia deve essere comunque in primo piano giacché l'obiettivo è il mercato. Come spiega Araujo: "Vogliamo proporre prodotti efficaci ma sostituendo siliconi e altri ingredienti sintetici con materie naturali . E mettiamo la massima attenzione per la sicurezza: non eliminiamo solo le sostanze chimiche su cui ci sono già perplessità, ma anche quelle che in futuro potrebbero porre problemi basandoci sul principio di precauzione".
Nelle creme bio non ci sono componenti inerti, "acqua e parte grassa sono sostituiti da idrolati, oli essenziali o grassi vegetali come il burro di Karitè, che pure hanno un'attività nutritiva e ricostruiscono la base protettiva della pelle", precisa Guion. E anche il profumo non è un additivo, ma una caratteristica degli ingredienti. "Di solito il profumiere deve trovare un profumo gradevole per coprire l'odore di base, qui usiamo ingredienti che hanno già un loro odore e cerchiamo di dosarli in modo da renderlo gradevole e non troppo forte", spiega Mailis Richard, il naso a caccia di profumazioni bio.
"Tradizionalmente la cosmesi bio non presta particolare attenzione ai profumi perché gli ingredienti hanno già un loro odore naturale", spiega: "Noi cerchiamo di creare profumazioni più sofisticate, e lavoriamo a stretto contatto con chi formula i prodotti". Il tutto utilizzando un decimo degli ingredienti a disposizione dei profumieri tradizionali. "E poi ci sono oli che hanno un odore troppo forte, troppo terroso, altri che colleghiamo magari alla cucina e non alla cosmesi".
Già, anche la profumazione diventa centrale se si vuole fare di tutto, sintetizza Araujo:"Perché il bio non rimanga un prodotto per pochi".
Posted By Marco to ECO... LOGICO at 7/06/2010 10:27:00 AM
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Buon appetito, e salverai la Terra (L'Espresso)
[http://espresso.repubblica.it/dettaglio/buon-appetito-e-salverai-la-terra/2129844/12]
di Tiziana Moriconi
Niente carne, molta frutta. Poco formaggio, un po' di patate. Ok per il riso, ma piano con il pesce. Ogni volta che ci sediamo a tavola possiamo scegliere tra alimenti la cui produzione è più o meno nociva per il pianeta(28 June 2010)
Sogliola fresca 3,3, aragosta 20, gambero surgelato 10. Non sono i prezzi all'etto di un mercato del pesce, ma i chili di CO2 emessi per ogni chilo di ciascun prodotto, calcolato per tutto il suo ciclo di vita, dalla pesca (o allevamento), al consumo e allo smaltimento. Che danno un'idea di quanto la nostra scelta possa avere un impatto sull'ambiente. Sono numeri, forniti dal Life Cycle Assessment Food Database del ministero della Pesca e dell'Agricoltura danese che i ricercatori del Barilla Center for Food & Nutrition (Bcfn) di Parma hanno messo insieme ai dati di tutte le ricerche pubbliche condotte negli ultimi anni sull'impatto ambientale dei diversi alimenti. I risultati - che saranno presentati a Milano al convegno "Alimentazione e ambiente: sano per te, sostenibile per il pianeta" (in live streaming sul sito del Bcfn: www.barillacfn.com) - non riguardano solo gli effetti stranoti della carne bovina, ma quelli della maggior parte dei cibi che si trovano nel nostro frigo e nelle nostre dispense. E ci dicono, per esempio, che tra scegliere gamberetti freschi e quelli surgelati c'è una differenza quantificabile in più di sette chili di gas serra.
Perché è ormai opinione condivisa tra gli esperti che si debba tenere in debito conto quanta CO2 consumiamo con i nostri pasti. E che si debba cominciare a considerare anche altre conseguenze ambientali, come, ad esempio, la quantità d'acqua necessaria alle produzioni. Ma questi parametri, di per sé, non sono sufficienti a orientare le scelte alimentari che, ovviamente, devono tener conto dell'impatto sulla salute dell'alimentazione. Per questo, i ricercatori del Bcfn sono andati oltre la raccolta e l'analisi delle informazioni a oggi disponibili sull'impronta ecologica: hanno annotato i prodotti dal più eco al più invasivo; confrontato l'impronta ecologica all'impronta della salute. E scritto una piramide molto simile alla piramide alimentare della dieta mediterranea, ma invertita.
Affiancando le due figure si osserva come i cibi che secondo le indicazioni internazionali dovremmo mangiare più spesso siano anche quelli con minor impatto ambientale. Senza però limitarsi a dire che frutta e verdura sono l'optimun e la carne è il diavolo. No, i ricercatori sono scesi nel dettaglio. E ci dicono, ad esempio, che per produrre un chilo di formaggio si emettono circa 9 chili di CO2 e servono 5 mila litri d'acqua. Una quantità equivalente di yogurt, invece, comporta un chilo di anidride carbonica e il consumo di mille litri di acqua. Un comportamento eco-friendly vorrebbe quindi che lo yogurt venisse consumato più frequentemente del formaggio. Proprio come consigliato dai nutrizionisti. La coincidenza esiste per la maggior parte delle categorie.
Per capire bene il senso della doppia piramide bisogna innanzitutto tenere conto che il prezzo che la Terra paga per sfamarci è calcolato sulla base di tre indicatori: la Carbon Footprint, che stima la quantità di CO2 equivalente emessa durante tutto il ciclo di vita di un alimento, la Water Footprint che calcola l'acqua consumata o inquinata (e della cui stima si occupa l'omonima organizzazione olandese non profit). E l'Ecological Footprint, che dà una misura di quanti ettari di terra sono necessari per rigenerare le risorse consumate e per assorbire i rifiuti prodotti: attualmente, secondo l'ultimo rapporto del Global Footprint Network, pubblicato lo scorso dicembre, stiamo "mangiando" le risorse di un pianeta grande 1,3 volte la Terra. Significa che per rigenerare quanto consumato in un anno occorrono circa 16 mesi. Tra i vari paesi, le impronte ecologiche più grandi sono quelle degli Emirati Arabi Uniti e degli Stati Uniti. L'Italia è in ventiquattresima posizione, ma le dimensioni del terreno consumato in un anno da ciascuno di noi sono di tutto rispetto: equivalgono a circa sei campi da calcio.
La piramide ambientale tiene conto però solo dell'Ecological Footprint. Per due motivi: è il più completo (considera anche la CO2) ed è facile da visualizzare. Va detto, inoltre, che per molti alimenti non esistono al momento dati sul consumo di acqua. Per le diverse specie di pesce, crostacei e molluschi allevati in acquacoltura, per esempio, la stima risulta troppo complicata, dovendo considerare il ricambio delle vasche e tutta l'acqua utilizzata nel ciclo di vita del mangime. Ancora più complicato stimare quanta ne consuma l'industria della pesca, visto che non è chiaro neanche su cosa raccogliere dati. E anche i numeri forniti dalla Carbon Footprint sono parziali, perché i dati disponibili non tengono conto dei mix energetici dei vari paesi: noi sfruttiamo soprattutto gas, la Svezia l'idroelettrico, la Germania il carbone, ad esempio. Per questo, l'impronta della CO2 non solo è un indice che potrebbe variare molto a seconda di dove l'alimento è prodotto, ma non dà ragione dell'impatto di quelle nazioni come la Francia che utilizzano soprattutto l'energia nucleare.
Posted By Marco to ECO... LOGICO at 7/06/2010 10:33:00 A
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lunedì 5 luglio 2010
Quando uno stupido..........
Quando uno stupido fa qualcosa di cui si vergogna, dice sempre che è suo dovere.
George Bernard Shaw
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Improntare il giornale a ottimismo, fiducia e sicurezza nell'avvenire.
Eliminare le notizie allarmistiche, pessimistiche, catastrofiche e deprimenti.
Direttiva dell'Ufficio Stampa del governo Mussolini, 1931.
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George Bernard Shaw
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