mercoledì 5 aprile 2017

Rieducazione Posturale Globale | Bellia Rosario



Rieducazione Posturale Globale

Rieducazione Posturale Globale
  
La Rieducazione Posturale Globale è un importante e rivoluzionario metodo riabilitativo che nasce da studi, ricerche biomeccaniche e neurofisiologiche del Professor Philippe E. Souchard.
Tale metodo prevede un riallungamento dei muscoli antigravitari. Questi sono sottoposti ad una attività contrattile continua e prolungata sia per assicurare la coattazione articolare dei vari segmenti corporei, sia per mantenere le posture e garantire l'equilibrio generale durante il moto.
La postura è la posizione che il nostro corpo occupa nello spazio grazie al tono e al pretensionamento dei muscoli statici. Essa dipende dal patrimonio genetico, dalla personalità e dalle afferenze esterne e di adattamento all´ambiente avvenute nel corso della nostra vita.
Quando l'organismo subisce un trauma, uno stimolo doloroso, un condizionamento a una postura fissa e prolungata nel tempo, reagisce innescando un meccanismo che contrae e accorcia la muscolatura tonica. Ciò consente di preservare dal "pericolo" le funzioni egemoni (importanti attività dell'organismo; quest´ultimo per mantenere l'integrità e la sopravvivenza delle stesse, sacrifica altre strutture determinando patologie a carico dell'apparato muscolo-scheletrico).
L'obiettivo della R.p.g. è quello di ripristinare in maniera globale l'equilibrio statico e dinamico del corpo. Il trattamento di tale pratica è qualitativo, basato su posture di stiramento progressivo attivo dei muscoli statici e di natura fibrosa, interamente gestite dal terapeuta con la partecipazione attiva del paziente.
Souchard nell´elaborare questa tecnica prescrive osservanza e rispetto di tre principi fondamentali: individualità, causalità e globalità.
Il concetto di individualità chiarisce che la tecnica non può essere standardizzata, perché ognuno presenta adattamenti differenti in quanto soggetto attivo a livello conscio e inconscio dei propri riflessi.

Il termine causalità sottolinea come lo studio attento del paziente, biomeccanico e non solo, riesce sistematicamente a risalire alla causa del dolore, eliminando tutti i compensi messi in atto nel tempo.
Il principio della globalità si rifà all'oggettività: per ricreare l'equilibrio perduto è necessario lavorare attivamente su tutta la struttura osteomuscolare. È evidente, quindi, quanto sia importante combattere ogni tipo di patologia agendo sul corpo nella più totale globalità, al fine di eliminare dolore e causa del sintomo.
Sotto l'aspetto scientifico è estremamente importante studiare il paziente dal punto di vista della biomeccanica, aspetto che consentirà d'individuare i "tiranti muscolari" responsabili dello squilibrio strutturale.

Durante il processo di riprogrammazione posturale, la morfologia del paziente viene messa di continuo a confronto con un modello detto "biotipo di riferimento", nel quale le curve fisiologiche sono teoricamente esatte, con lo scopo di agire globalmente per riequilibrare tutto il sistema muscolare, allentando la tensione delle catene muscolari contratte.

La pratica della Rieducazione Posturale Globale può giovare al portatore di algie vertebrali di origine reumatologica o traumatica, al portatore di dolori e patologie articolari degli arti superiori ed inferiori, a colui che è affetto da contratture muscolari e/o squilibri vertebrali, a colui che presenta delle disfunzioni respiratorie inerenti a dei postumi di traumi e malattie neurologiche, a chi ha delle deviazioni e deformazioni ortopediche (piedi piatti, cavi, ginocchio valgo o varo, ecc.), alla donna in stato interessante, sia in termini preventivi che curativi, e a tanti altri soggetti.
   
[Fonte http://www.trapaniok.it/17919/Salute-trapani/rieducazione-posturale-globale]


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Posted By marco to ECOLOGIC at 4/05/2017 12:42:00 PM

domenica 12 marzo 2017

Cosa succede quando il muscolo incontra il grasso?




Cosa succede quando il muscolo incontra il grasso?

Quello che stai per leggere è un articolo tecnico che mostra le interazioni ormonali, metaboliche, genetiche che avvengono nel nostro organismo, tra il tessuto grasso ed il muscolo.  E' un articolo non da leggere ma da studiare. Nel suo insieme riesce a fare una panoramica sullo stato metabolico del corpo umano.
Buona lettura.

L'obesità è una pandemia!

Epidemia obesi
Articolo della Dott.essa Roberta Martinoli
La prevalenza dell'obesità è arrivata a livelli mai raggiunti prima. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2008 oltre 500 milioni di adulti (pari al 10-14% della popolazione mondiale) erano classificabili come obesi sulla base dell'Indice di Massa Corporea (IMC ³30).
A causare questo trend contribuiscono più fattori contemporaneamente: i determinanti genetici, l'eccessivo introito energetico e la sedentarietà che caratterizzano la vita moderna.
L'obesità è a sua volta alla base dell'aumentata suscettibilità a sviluppare sindrome plurimetabolica, ipertensione, malattie cardiovascolari, diabete mellito di tipo 2 e alcune forme di cancro.

L'obesità, come l'invecchiamento, è una perdita di flessibilità

obesità invecchiamento perdita flessibilità
Così come ogni altra forma vivente, vista la nostra necessità di adattarci alle variazioni dell'ambiente esterno e di quello interno, abbiamo bisogno di essere "flessibili". La flessibilità è la caratteristica che ci rende dinamici. Se ci pensate bene l'invecchiamento altro non è se non una perdita di flessibilità e di capacità di adattamento, un divenire sempre più statici. Da vecchi mal ci adattiamo ai cambiamenti: il nostro ambiente interno si impoverisce tanto da non riuscire a rispondere alle variazioni che provengono dall'esterno. Il Sistema Immunitario diventa rigido così come il nostro armamentario biochimico perché gli enzimi sono meno efficienti o perché vengono sintetizzati in più piccole quantità. Ovunque ci sono giunture "arrugginite" che cigolano proprio come le nostre articolazioni. Se la vecchiaia è rigidità la giovinezza è flessibilità al massimo grado. E la flessibilità ci consente un equilibrio perfetto tra sistemi di regolazione e sistemi di contro-regolazione (proprio come in una democrazia nella quale esiste un partito al governo e l'altro all'opposizione). Questo equilibrio me lo immagino fatto da tante piccole bilance. Ed eccoci arrivati al punto.

Grasso e muscolo: due braccia della stessa bilancia

Le adipochine prodotte dal tessuto adiposo e le miochine prodotte dal tessuto muscolare sono come le due braccia di una stessa bilancia. Se le prime prevalgono sulle seconde si instaura uno stato infiammatorio cronico di basso grado (Low Grade Chronic Inflammation) responsabile della gran parte delle malattie grasso-correlate!
Ovvio che non è semplice come lo descrivo. Tanto per apprezzare la complessità dell'intero sistema bisogna sapere che le cellule muscolari derivano dagli stessi progenitori da cui derivano gli adipociti bruni mentre non hanno nulla a che fare con gli adipociti bianchi!

Il grasso non è tutto uguale

tipi di grasso
Gli adipociti bianchi sono cellule dalla caratteristica forma sferica il cui volume è occupato per più del 90% da una singola goccia di grasso mentre d'altra parte i mitocondri sono pochissimi. Sono i costituenti principali del tessuto adiposo bianco (WAT, White Adipose Tissue) localizzato a livello sottocutaneo (subcutaneus WAT), a livello intramuscolare (intramuscolar WAT o IMAT) e a livello viscerale (visceral VAT). Scopo principale di questo tessuto è quello di stoccare il surplus energetico sotto forma di trigliceridi in modo da poterne disporre quando dovesse sopraggiungere una "carestia" (ma quando mai).
Se esiste un WAT esiste pure un BAT (Brown Adipocite Tissue). Questo è formato dagli adipociti bruni che non hanno più un'unica grande goccia di grasso ma tante piccole goccioline, non sono più dotati di pochi sparuti mitocondri ma ne posseggono tanti (ragion per cui il loro colore tende al bruno). Scopo del BAT è quello di fare termogenesi. Grazie alla presenza di proteine disaccoppianti (Uncoupling protein, vedi UCP1) a livello della membrana interna dei mitocondri gli adipociti bruni riescono a produrre calore a partire dai loro grassi di riserva.
È interessante notare che l'attività delle UCP è sotto il controllo del sistema simpatico (e ancora una volta, tanto per fare un richiamo a sopra, è da giovani che prevale il tono simpatico, da vecchi diventiamo decisamente più vagotonici) e risente anche di altri fattori quali la presenza di acidi grassi liberi provenienti dalla lipolisi.
Simpaticotonia e lipolisi sono due eventi che si verificano normalmente a seguito dell'attività fisica. Vi è mai capitato di passare un certo periodo della vostra vita in relativa sedentarietà (a me purtroppo sì) e di accorgervi di sentire più freddo? Quando poi riprendete ad allenarvi regolarmente questa sensazione scompare e potete tornare a sfidare anche la più fredda delle tramontane senza alcun timore!
Di certo abbiamo grande bisogno di grasso bruno e della sua capacità di generare calore nei primi mesi dopo la nascita. La massima riserva di grasso bruno si trova tipicamente nella regione interscapolare. Crescendo purtroppo questa sorta di termosifone incorporato tende ad esaurirsi. Il surplus energetico verrà allora più facilmente convertito in grasso di riserva.
Studi recenti hanno identificato in sede vascolare e perivascolare i progenitori degli adipociti bianchi e hanno identificato una serie di markers molecolari specifici di questo tipo di cellule (Zfp423, VE-Cod, PDGFR-beta e PDGFR-alfa). Nessuno di questi markers compare negli adipociti bruni. Al contrario questi presentano una proteomica mitocondriale molto simile a quella delle cellule muscolari. Del resto non è un caso che sia gli adipociti bruni che le cellule muscolari siano in grado di contribuire, ciascuno a suo modo, alla termogenesi.
E infatti, prima della loro differenziazione in cellule mature, i precursori degli adipociti bruni esprimono una serie di geni miogenici, gli stessi che ritroviamo nelle cellule muscolari.
Dunque miociti ed adipociti bruni sono per così dire parenti di primo grado mentre adipociti bruni e adipociti bianchi sono solo parenti alla lontana.

Il Browinig degli adipociti ovvero come trasformare gli adipociti bianchi in bruni

trasformare adipocita bianco bruno
Pensate ai salti di gioia che devono aver fatto i ricercatori quando, ormai più di 5 anni fa, hanno scoperto nei topini la possibilità di indurre un processo di "browning" negli adipociti bianchi a seguito dell'esposizione al freddo e della somministrazione di beta-adrenergici.
A qualche buontempone sarà pure venuto in mente di far dimagrire le persone sottoponendole alle basse temperature magari chiudendole all'interno di una cella termostata oppure facendole immergere in una vasca di acqua gelida (un'idea del genere non ce l'ha avuta neanche il dott. Birkenmaier di fantozziana memoria).
Il browning degli adipociti bianchi è un interessante processo a seguito del quale l'unica grande goccia di grasso si separa a formare tanti piccoli depositi mentre si avvia un processo di genesi mitocondriale. I nuovi mitocondri sono ben forniti di UCP. Ma come quando mescoliamo latte e caffè esce fuori un cappuccino, a seguito di questo processo di browning i nuovi adipociti non saranno né bianchi né bruni bensì beige. Gli scienziati parlano anche a tal proposito di inducibile BAT e lo indicano con la sigla iBAT.
Riuscite ad apprezzare di quanta flessibilità siamo dotati?
A questo punto abbiamo ben chiaro che a partire da un precursore comune si possono generare miociti oppure adipociti bruni mentre occorre un precursore diverso per dare origine ad un adipocita bianco che poi all'occorrenza si può trasformare in adipocita beige.

Mi trasformo in miocita o in adipocita bruno? Che bel dilemma!

Su che base la cellula progenitrice decide di diventare miocita oppure adipocita? PRDM16 (PR Domain Containing 16) è uno degli switch bidirezionali che una volta attivato promuove la differenziazione delle cellule progenitrici in cellule muscolari. Al contrario, se inibito, il PRDM16 blocca la funzione degli adipociti beige e induce la ridistribuzione del grasso bianco dallo spazio sottocutaneo a quello viscerale. Bel capolavoro! Ci possiamo lamentare perché abbiamo le cosce grandi, l'effetto "tendina" sulle braccia, le maniglie dell'amore, la cellulite e il sedere grosso ma il grasso viscerale è il peggior tipo di grasso che si possa avere! È un grasso infiammato e infiammante capace di farci ammalare a causa del grosso carico di molecole segnale che vengono sparse in giro.

Tanti tipi di grasso… altrettanti modi di chiamarlo

I classici depositi di grasso bruno sono
  1. isBAT, BAT interscapolare;
  2. cBAT, BAT cervicale;
  3. paBAT, BAT periartico;
  4. rBAT, BAT renale;
mentre i depositi di grasso bianco comprendono
  1. asWAT, grasso sottocutaneo anteriore;
  2. inWAT, grasso inguinale;
  3. rWAT, grasso retroperitoneale (viscerale);
  4. gWAT, grasso gonadico (viscerale);
  5. mWAT, grasso mesenterico (viscerale);
  6. IMAT, grasso intramuscolare.
Il grasso retroperitoneale, gonadico, mesenterico e intramuscolare è un grasso ectopico. Sta lì ma non ci dovrebbe stare. In particolare con il termine IMAT (IntraMuscolar Adipose Tissue) si indica la presenza di adipociti bianchi a livello dell'interstizio muscolare, condizione che differisce di gran lunga dalla presenza di depositi lipidici all'interno dei miociti. "Adipociti bianchi nell'interstizio muscolare" ad occhio e croce non suona come una cosa buona (a meno che non siate dei maratoneti)!

I muscoli scheletrici, motore del metabolismo

La muscolatura scheletrica rappresenta il 40% del peso corporeo ed è per questo il più esteso organo di cui disponiamo. Proprio in ragione della sua estensione svolge il ruolo di principale regolatore dell'omeostasi energetica.
Così la contrazione delle fasce muscolari stimola l'uptake del glucosio attraverso l'attivazione di una protein chinasi AMP-dipendente o AMPK. L'AMPK promuove infatti la traslocazione del recettore per il glucosio (GLUT4, GLUcose Trasporter type 4) a livello del sarcolemma, la membrana esterna del miocita.
In altri termini la contrazione muscolare, comportando un aumento del dispendio energetico, porta ad un incremento del rapporto AMP/ATP. L'AMPK prende atto del fatto che il livello energetico della cellula è in decremento essendo sensibile alle variazioni dell'AMP/ATP ratio. Ed ecco che arriva una serie di segnali che culminano con la traslocazione dei GLUT4 dalle vescicole citoplasmatiche al sarcolemma. Come gli uccellini nel nido aprono a dismisura il piccolo becco quando hanno fame così le cellule muscolari espongono numerosi i loro GLUT4 quando sono in deficit energetico.
In quanto master regolatore del livello energetico cellulare l'AMPK promuove inoltre la sensibilità all'insulina attraverso meccanismi che coinvolgono l'IL-6 ed altri mediatori.

Muscolo e insulino-resistenza

L'insulino-resistenza è comunemente associata all'obesità e al diabete mellito di tipo 2 e descrive la condizione in cui le cellule sono poco o per niente sensibili all'insulina circolante. Questa condizione si associa normalmente ad iperinsulinemia, iperglicemia e dislipidemia. Dal momento che l'80% dell'uptake del glucosio indotto dall'insulina avviene a livello delle cellule muscolari, l'insulino resistenza dei miociti può essere devastante e può portare ad un circolo vizioso dal quale prendono avvio le malattie cronico-degenerative. La "flessibilità metabolica" (ed ecco che ritorna ancora questo fatto della flessibilità) tipica delle fibrocellule muscolari fa sì che queste possano utilizzare non solo glucosio ma anche acidi grassi e proteine. Durante il digiuno ad esempio l'ossidazione degli acidi grassi (FAO, Fatty Acid Oxidation) copre oltre il 90% del fabbisogno energetico. Un muscolo sano è in grado di ossidare acidi grassi non esterificati (NEFA, Non- Esterified Fatty Acid o FFA, Free Fatty Acids) grazie all'azione della lipoproteinlipasi ormone sensibile (hs-LPL, hormone sensitive Lipoprotein Lipase). Al contrario nei diabetici e negli obesi questi processi sono meno efficaci. Il ridotto catabolismo degli acidi grassi liberi è responsabile dell'accumulo di grasso in sedi ectopiche e della riduzione della massa mitocondriale.
Così come nella filastrocca "C'era una volta un re seduto sul sofà che disse alla sua balia raccontami una storia. La balia incominciò: c'era una volta un re…", il grasso ectopico è responsabile dell'insulino-resistenza che è responsabile della deposizione di grasso ectopico che è responsabile dell'insulino-resistenza che …

"Organo adiposo" e "organo muscolare"

grasso e muscolo
Così come parliamo di "organo adiposo" riferendoci al grasso corporeo e lo interpretiamo come un organo endocrino capace di produrre specifiche citochine allo stesso modo potremmo parlare di "organo muscolare" sottolineando la capacità dei muscoli scheletrici di produrre miochine che diffondono con modalità autocrina, paracrina ed endocrina esercitando i loro effetti anche a distanza. Tra le miochine le più comuni sono
  1. l'irisina;
  2. la miostatina;
  3. le interleuchine 6, 7, 8 e 15.
L'irisina è stata definita un "exercise hormone". Una volta secreta la molecola diffonde attraverso il circolo ematico e giunge a livello del tessuto adiposo dove promuove il fenomeno del browning grazie alla mediazione del PPARGC1 (Peroxisome Proliferator-Activared Receptor Gamma Coactivator 1-alfa). A livello del muscolo scheletrico l'irisina induce inoltre la biogenesi mitocondriale: aumentare il numero e l'efficacia dei mitocondri equivale ad aumentare la cilindrata del motore.
La miostatina è nota come GDF8 (Growth/differentiation Factor 8), appartiene alla famiglia del TGF-beta e la sua mancata espressione si traduce in un impressionante incremento delle masse muscolari.
Curioso è il caso dell'IL-6 che quando prodotta dal tessuto muscolare promuove l'ipertrofia e la rigenerazione e quando prodotta dal tessuto adiposo è concausa di insulino-resistenza e di infiammazione sistemica. Dunque l'IL-6 è sia una miochina che un'adipochina. È come quando si ha la doppia cittadinanza e allora se ci si trova in Italia si parla l'italiano ma se siamo in Germania parliamo il tedesco. L'IL-6 quando abita nel tessuto adiposo parla l'inflammese quando si trova nel tessuto muscolare l'anti-inflammese!

Obesità sarcopenica? Di che bestia si tratta?

L'obesità è di solito accompagnata da un aumento della massa muscolare oltre che della massa grassa. Il punto è che la massa grassa aumenta con un passo più celere di quanto non faccia la massa magra tanto che alla fine il rapporto tra muscolo e grasso risulta diminuito(lean muscle to fat ratio). In alcuni casi l'estrema conseguenza di questo processo è l'instaurarsi di un'obesità sarcopenica (NWO, Normal Weight Obesity). Capita allora che mentre il peso è ancora nella norma (IMC nel range tra 18 e 25) la massa magra sia scarsamente rappresentata. Ed è così che la percentuale di grasso corporeo risulta >30% anche in presenza di un basso peso. Tipica è in questo caso la deposizione di grasso nelle zone centrali (grasso viscerale).

Trigliceridi fibrocellulari versus adipociti interstiziali

L'esercizio fisico da moderato ad intenso promuove l'accumulo di FFA all'interno delle fibrocellule muscolari. Questo fenomeno noto come "paradosso dell'atleta" è giustificato, nel muscolo in attività, da un aumentato metabolismo ossidativo a carico dei trigliceridi (che quindi vengono attratti nel miocita come sotto l'azione di un'aspirapolvere). Diverso è invece il fenomeno della deposizione ectopica di grasso nel soggetto sedentario e francamente obeso. In questo caso il grasso presente nell'interstizio tra un miocita e l'altro, non venendo usato per sostenere il lavoro muscolare, si comporta piuttosto come "centro di nucleazione" per l'accumulo di altro grasso. È un po' come quando uno butta al lato di una strada una busta di spazzatura e dopo qualche giorno intorno a quella busta sorge una discarica abusiva!
E poiché l'unione fa la forza anche quando il fine non è nobile tutti questi adipociti assieme cominciano a produrre adipochine pro-infiammatorie. È come se un teppista (l'adipocita) giunto in un paese straniero (il tessuto muscolare) continui a parlare la propria lingua, raccolga intorno a sé tanti che la pensano allo stesso modo (altri adipociti) e cominci a spargere i propri veleni.
Il tessuto muscolare risente gradatamente di questa anomalia e si indebolisce perché non è in grado di dar seguito ad un'opportuna biogenesi mitocondriale. Addirittura in queste condizioni sarebbe compromessa la capacità di rigenerazione dei miociti per l'effetto delle adipochine sulle cellule satelliti.

Manteniamoci flessibili

Flessibilità metabolica
Se è vero che l'invecchiamento è un processo inevitabile quello che può essere evitato è diventare rigidi prima del tempo. L'obiettivo è invece quello di mantenerci flessibili nel corpo e nella mente e riusciamo a farlo regolando il flusso di informazioni che, provenendo dall'ambiente esterno, pervade ogni singola cellula. Le informazioni migliori sono quelle che prendono avvio dalla giusta quantità e dalla giusta qualità di cibo ed attività fisica.
Quindi le raccomandazioni di:
  • svolgere attività intense, per preservare (e migliorare) il tessuto magro;
  • essere attivi durante la giornata, per mantenere (e migliorare) una buona ossidazione dei grassi
  • alternare il quantitativo calorico nei giorni della settimana, per continuare a stimolare il metabolismo
  • alternare giornate con maggiori carboidrati o grassi, per insegnare al corpo un miglior partizionamento dei macronutrienti verso il muscolo
Sono raccomandazioni di buon senso che portano l'attenzione dell'organismo verso il tessuto muscolare e non quello grasso.
Questo articolo è tratto liberamente dall'entusiastica lettura dell'articolo "Fighting obesity: when muscle meets fat" (Adipocyte 2014)
Articolo della Dott.essa Roberta Martinoli
Note sull'autrice:
Roberta Martinoli
Roberta ha iniziato a studiare nutrizione con la laurea in Scienze Agrarie e non ha più smesso fino alla laurea in Scienze della Nutrizione Umana e poi in Medicina e Chirurgia.
Appassionata di questa materia è convinta che attraverso una sana alimentazione sia possibile fare vera prevenzione. Dell'opera di divulgazione vuole fare una vera e propria missione perché è convinta che solo attraverso la consapevolezza si possa indurre le persone a mangiare bene."
dott.roberta.martinoli@gmail.com
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Posted By marco to ECOLOGIC at 3/09/2017 02:31:00 PM

lunedì 20 febbraio 2017

Dieta vegana: il menu settimanale con il nutrizionista - Vegolosi




Dieta vegana: il menu settimanale con il nutrizionista - Vegolosi

Dieta vegana: il menu settimanale con il nutrizionista

menu vegan dietologo
C'è ancora molta confusione intorno al tema dell'alimentazione vegetariana e vegana: sono in tanti a credere che sia uno stile alimentare fatto di sacrifici, rinunce, complicato da seguire e povero di nutrienti. Per smentire questa idea noi di Vegolosi.it abbiamo chiesto al dottor Mauro Favruzzo – biologo nutrizionista vegano di cui potete seguire gli interessanti consigli anche sul suo sito, siamoquellochemangiamo.eu – di stilare un menu settimanale vegan completo e bilanciato partendo dalle ricette presenti sul nostro sito. Questo planner vuole essere un invito per tutti a provare, anche solo per una settimana, una dieta vegana che sia varia ed equilibrata sotto il profilo nutrizionale, ma anche ben lontana dall'idea di sacrificio e restrizione che molti ancora associano all'alimentazione 100% vegetale.
Questo menu fornisce circa 2400 kcal giornaliere ed è studiato per un adulto di circa 65 kg; come precisa il dottor Favruzzo "è stato bilanciato – in conformità con le linee guida della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) – in modo da fornire il 50/55% delle calorie sotto forma di carboidrati principalmente integrali, mentre il 35% dell'energia proviene dai lipidi e il restante 15% deriva dalle proteine. Inoltre soddisfa giornalmente il fabbisogno di vitamine (ad eccezione delle vitamina D e della vitamina B12 che non sono presenti in cibi di origine vegetale) e di sali minerali". Il dottor Favruzzo ci ricorda inoltre che "non esistono fonti vegetali certe di vitamina B12 e che quella derivata da fermentazioni acido lattiche, o presente nelle alghe o in alcuni lieviti, è spesso un analogo non funzionante della vitamina B12. Si consiglia quindi di integrare quotidianamente almeno 50µg di tale vitamina tramite l'uso di integratori specifici".

Lunedì

crema di zucca e tofu
Colazione
Crostata vegan con marmellata di fragole 100g
– Latte di riso fortifcato 140g
– 1 mela
Spuntino
– 1 muffin vegan mirtilli e cannella
Pranzo
Panini al germe di grano 80g
Pasta al pesto vegan con olive e pomodorini secchi 150g
– Insalata di carote e zucchine condite con olio evo, limone e gomasio
Merenda
– Frullato di banana
– 1 mela
Cena
Panini al germe di grano 80g
Crema di zucca e tofu
Burger vegan di ceci e spinaci
– Lattuga da taglio condita con olio evo, limone e gomasio

Martedì

Spiedini vegani di seitan con salsa verde
Colazione
– 1 muffin vegan alle banane e cereali
– 5 mandorle
– Latte di riso fortifcato 100g
– Uva 100g
Spuntino
– 1 muffin vegan con scarti dell'estrattore
Pranzo
Spaghetti di zucchine con ragù di seitan 150g
– Insalata di finocchi e arance con olio evo, limone e gomasio 100g
Frittata vegan con piselli e curry 60g
Focaccia di melanzane rosse e pesto di pistacchi 70g
Merenda
– Spremuta di arance
– 1 banana
Cena
Vellutata di piselli speziata 200g
Spiedini di seitan con salsa verde 120g
– Insalata di barbabietola con olio evo 200g

Mercoledì

Tortine vegane delle feste
Colazione
Crostata vegan con marmellata di fragole 100g
– Latte di riso fortifcato 140g
– 1 mela e uva 100g
Spuntino
– 1 tortina vegana della festa alle nocciole e mele
– 1 mandarino
Pranzo
Pane ai fagiolini 70g
Riso integrale con ceci e zafferano 180g
– Insalata di finocchio e pomodorini con olio evo, limone e alga nori (5g) 200g
Merenda
– 1 yogurt di soia ai frutti rossi
– 3 noci
Cena
Vellutata di ceci e pere 200g
Bocconcini alla soia nera 150g
Focaccia di melanzane rosse e pesto di pistacchi 70g
– Condimenti: olio evo 1 cucchiaino e gomasio 1 cucchiaino

Giovedì

Cannoli vegani con seitan e vino rosso
Colazione
– Latte di riso fortificato 100g
– 1 muffin vegano banane e cereali
– Fichi 80g
– 5 mandorle
Spuntino
– 1 pera
– 3 noci
Pranzo
– Insalata mista di broccoli e zucchine con olio evo, limone e gomasio 180g
Cannoli vegan con seitan e vino rosso 70g
Merenda
– 1 yogurt di soia ai frutti rossi
– 3 noci
Cena
Panini al germe di grano 50g
Zuppa di lenticchie 180g
Spezzatino di seitan con mele e arachidi 150g
– Condimenti: olio evo 1 cucchiaino e gomasio 1 cucchiaino

Venerdì

grano-saraceno-piccante_0563_650
Colazione
– 1 ciambella menta e cioccolato
– 1 banana
– Latte di soia fortificato 100g
Spuntino
– Pane integrale e marmellata (1 fetta)
Pranzo
Grano saraceno piccante con piselli e zafferano 180g
– Insalata capricciosa vegana 120g + gomasio 5g
– panini al germe di grano 50g
Merenda
– 1 pera
– 5 nocciole
Cena
Pane al miglio 60g
Crema di finocchi e yogurt 200g
Sformato di spinaci 150g
– Condimenti: olio evo 1 cucchiaino e gomasio 1 cucchiaino

Sabato

Plumcake mirtilli
Colazione
Plumcake vegano ai mirtilli 90g
– Uva 100g
– 5/6 mandorle
Spuntino
Cialde vegane dello sportivo 30g
– 1 mandarino
Pranzo
Riso integrale alle alghe e verdure 120g
Insalata di fagioli con mela e avocado 180g
– Carote scottate 90g
Pane integrale speziato 60g
– Condimenti: olio evo 1 cucchiaino e gomasio 1 cucchiaino
Merenda
– 3 biscotti vegani alle mele
Cena
Pizza trevisana e tofu
– Aggiunta di gomasio e alga nori 15g totali

Domenica

tabbouleh ceci fagiolini
Colazione
Biscotti di grano saraceno al cioccolato 90g
– Latte di riso fortificato 100g
– Arance 140g
Spuntino
– 1 yogurt vegano ai frutti rossi
– 4 mandorle
Pranzo
– Pane al miglio 50g
Sformato vegan di miglio e zucca 160g
Burger vegani di carote e arachidi 100g
– Rucola in insalata 100g
– Condimenti: olio evo 1 cucchiaino e gomasio 1 cucchiaino
Merenda
– 2 madeleine vagane al limone
Cena
Quiche ai funghi 160g
Tabulé di soia e ceci 150g
– Radicchio rosso in insalata 140g
Focaccia allo zafferano con sedano rapa 70g
– Condimenti: olio evo 1 cucchiaino e gomasio 1 cucchiaino
Una menzione particolare va fatta per il ferro: come è noto, questo nutriente è presente negli alimenti di origine animale in forma eme, mentre quello che troviamo nei cibi di origine vegetale non lo è. Questa differenza si traduce in una maggior biodisponibilità del ferro eme rispetto al ferro presente nei vegetali. "Per compensare questa differenza di biodisponibilità del ferro in caso di diete vegetariane/vegane – afferma il dottor Favruzzo – la SINU suggerisce di aumentare il quantitativo quotidiano di ferro dell'80%. Avremo quindi che il fabbisogno di ferro passa da 10 a 18mg nell'uomo adulto e da 18mg a 32,4mg nella donna". Il menu proposto offre un quantitativo medio settimanale di ferro pari a 21mg/die. Nel caso fosse quindi seguito da una donna si suggerisce di aumentare il ferro nel menu tramite l'utilizzo di alga nori, gomasio e alimenti fortifcati con ferro.
Il dottore ci ricorda, infine, che per migliorare l'assunzione di ferro è bene attuare le seguenti strategie culinarie:
• consumare contemporaneamente alimenti ricchi di ferro e frutta o verdura ricche di vitamina C;
• ridurre la concentrazione dell'acido fitico (sostanza presente naturalmente nei semi delle piante e che riduce l'assorbimento del ferro) attraverso tecniche di preparazione degli alimenti quali la macinazione, l'ammollo, la germogliazione di cereali e legumi, la lievitazione acida del pane;
• consumare alimenti fortificati (ad esempio, cereali per la prima colazione);
• integrare con ferro solo se necessario ed esclusivamente dopo la valutazione medica dello stato nutrizionale del ferro;
• utilizzare padelle in ghisa, nella preparazione dei cibi, poiché questo aumenta l'assorbimento di ferro (da evitare in caso di allergia al nichel);
• evitare gli spinaci come fonte di ferro, poiché contengono ossalati che inibiscono l'assorbimento di questo elemento.
Ricordiamo che questa dieta – sebbene stilata da un esperto – non può in alcun modo sostituire il parere medico in caso di patologie o situazioni fisiche particolari.


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Posted By marco to ECOLOGIC at 1/28/2017 02:22:00 PM

Perché l’avena combatte il colesterolo? - Repubblica.it





Perché l'avena combatte il colesterolo?

Sappiamo da tempo che alcuni cereali, come l'avena, sono alleati importanti nella lotta contro il colesterolo cattivo. Ma come riescono a contrastarne gli effetti? A spiegarlo è un nuovo studio dell'dell'Università del Queensland (in Australia), che ha identificato il preciso meccanismo con cui l'avena riduce la quantità di colesterolo nel sangue, aiutando così a limitare il rischio di malattie cardiache. Una vera e propria chiave di volta che potrebbe portare alla ricerca di altri cereali, come il grano, che abbiano proprietà ed effetti simili.

Quel che si sapeva fino ad oggi è che l'effetto benefico dell'avena è dovuto all'azione del beta-glucano, un polisaccaride solubile che esercita sul nostro organismo diversi effetti positivi, come migliorare la digestione a livello dello stomaco e promuovere la motilità intestinale. Inoltre, secondo uno studio canadese apparso poco tempo fa sul British Journal of Nutrition, il beta-glucano non sarebbe solo in grado di ridurre il colesterolo cattivo (Ldl), ma anche altri due importanti marcatori del rischio cardiovascolare: il cosiddetto colesterolo non-Hdl e l'apolipoproteina B, una proteina addetta al trasporto del colesterolo cattivo ai tessuti attraverso il sangue. "Il beta glucano non è contenuto solamente nell'avena, ma anche in molti altri cereali integrali", spiega Maddalena Lettino, responsabile dell'Unità operativa di Cardiologia dello Scompenso dell'ospedale Humanitas. "Per esempio, l'orzo, il riso integrale e anche la pasta o il pane prodotti con farine meno raffinate, tutti cibi che dovrebbero essere consumati da chi è affetto da ipercolesterolemia".

Quale fosse però il preciso meccanismo con cui i beta-glucani abbassano i livelli di colesterolo nel sangue rimaneva un mistero. Una delle teorie più accreditate proponeva che fosse dovuto alla capacità dei beta-glucani di "ripulire" il nostro organismo dalla bile prodotta durante la digestione. "Si pensava che il nostro organismo fosse così costretto a produrre nuova bile utilizzando il colesterolo, diminuendone così la quantità presente nel flusso sanguigno", spiega Purnima Gunness, una delle ricercatrici che ha collaborato allo studio.

Il nuovo studio invece ha prodotto risultati opposti. Lavorando su dei maiali, i ricercatori hanno infatti dimostrato che i beta-glucani nell'avena riducono la quantità totale di bile presente nell'apparato digestivo: dando ad alcuni degli animali questo cereale per 26 giorni, si è osservata una riduzione del 24% di acili biliari nel sangue. Al contempo, il colesterolo totale è diminuito del 34% e quello Ldl del 57%. Risultati che hanno permesso ai ricercatori di formulare una nuova ipotesi.

"Non siamo ancora perfettamente sicuri del perché, ma in presenza di questi polisaccaridi c'è molta meno bile nell'organismo. Questo significa che i grassi, che la bile aiuta a emulsionare, non vengono digeriti rapidamente o completamente", spiega la ricercatrice. E un minore o più lento assorbimento di grasso, sottolinea Gunness, è un fattore importante che permette di ridurre il colesterolo presente nel sangue. "Ora che sappiamo in che modo i beta-glucani hanno un impatto positivo sui livelli di colesterolo – conclude Gunness – potremo presto identificare altre fibre che possono avere un effetto simile".


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Posted By marco to ECOLOGIC at 2/13/2017 10:44:00 PM

mercoledì 4 gennaio 2017

Ferrara - Tempio di San Cristoforo alla Certosa



Tempio di San Cristoforo alla Certosa

Fu Borso d’Este a promuovere, nel 1452, la costruzione di un monastero certosino lontano dal centro abitato.
L’isolamento, come imponeva la regola dell’ordine, fu però breve e già pochi decenni dopo, con il compiersi dell’Addizione Erculea, il complesso venne racchiuso nella cerchia delle mura estensi, perdendo così la caratteristica di “eremo”. Nel 1498 circa, accanto alla primitiva Chiesa, per volere di Ercole I d’Este fu avviata la costruzione del nuovo e attuale Tempio di San Cristoforo che è una delle opere più originali del Rinascimento ferrarese attribuita a Biagio Rossetti. Alla fine del Settecento, a seguito delle soppressioni napoleoniche, i monaci persero il possesso del convento e della Chiesa, il cui ricco patrimonio artistico fu in parte disperso.

Acquisito dal Comune di Ferrara, il Tempio venne riaperto al culto nel 1813, mentre l’area adiacente fu adibita a cimitero pubblico. Le trasformazioni furono rilevanti, in quanto interessarono l’antica Chiesa e parte del chiostro, che furono abbattuti, mentre successivamente fu costruita l’ala sinistra del portico curvilineo, che segna in modo così caratteristico la piazza antistante. A decenni dal terribile bombardamento subito da Ferrara nel 1944, dopo anni di intenso restauro, è stata riaperta al culto la chiesa di San Cristoforo alla Certosa raggiungendo l'obiettivo di mettere a disposizione del pubblico parte dell’immenso patrimonio di opere d’arte, tra cui opere pittoriche, cori lignei, il ciborio, ancone e pale, crocifissi e altri arredi liturgici.


















giovedì 22 dicembre 2016

AUGURI

A u g u r i

NonnoKucco augura a tutti i lettori di questo blog

BUON NATALE e FELICE ANNO NUOVO


Merry Christmas and Happy New Year

Wesołych Świąt i Szczęśliwego Nowego Roku 

En frehlicher Grischtdaag un en hallich Nei Yaahr

Joyeux Noël et bonne année

Prettige kerstdagen en een Gelukkig Nieuwjaar!
Zalig kerstfeest en Gelukkig Nieuwjaar



明けましておめでとうございます
旧年中大変お世話になりました
本年もよろしくお願いいたします

С Рождеством Христовым
С наступающим Новым Годом


¡Feliz Navidad y próspero año nuevo!  

Vesel božič in srečno novo leto


Nollaig Shona agus Athbhliain Shona 

З Різдвом і Новим Роком

Feliĉan Kristnaskon kaj Bonan Novjaron  

venerdì 25 novembre 2016

LUDOVICO ARIOSTO - Poeta

LUDOVICO ARIOSTO - Poeta

Ludovico Ariosto è stato un poeta e commediografo italiano, autore dell' Orlando furioso.
È considerato uno degli autori più celebri ed influenti del suo tempo. 

L' 8 settembre 1474, nasceva, a Reggio Emilia, da Nicolò, di nobile famiglia ferrarese, e da Daria Malaguzzi Valeri, reggiana. Il padre, allora capitano della cittadella, al servizio di Ercole I d'Este, fu, a varie riprese, accusato di prepotenze e di malversazione e soggetto a trasferimenti: nel 1481 dovette andare a Rovigo, da dove però la guerra per il commercio del sale, tra Venezia e Ferrara 1482/1484 lo indusse ad allontanarsi, cercando rifugio di nuovo a Reggio; nel 1484 poteva stabilirsi ancora Ferrara e vi occupò le cariche di Collaterale dei soldati, e poi di Giudice dei dodici savi.

Data di morte: 6 luglio 1533, Ferrara

Luogo di sepoltura: Biblioteca comunale Ariostea, Ferrara

Coniuge: Alessandra Benucci

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Nell' ottobre 1515  l' Orlando furioso era compiuto, come risulta da una petizione dell'Ariosto  al doge di Venezia per ottenere privilegi di stampa per il poema, scritto "per spasso et  recreatione de Signori et persone di anime gentili et madonne»: la prima edizione, in 40 canti, usciva nel 1516 in Ferrara, presso la tipografia di Giovanni Mazzocco di Bondeno , ed era dedicata al cardinale Ippolito.

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Ludovico Ariosto in un ritratto disegnato da Tiziano e inciso da F. Marcolini nell'edizione dell'Orlando furioso (Ferrara 1532)

Finito di stampare il 29 ottobre 1985 dalla Garzanti Editore s.p.a., Milano. Collana "i grandi libri Garzanti", " 2 volumi - In copertina: particolare di "Angelica, Rodomonte e l'orca" dipinto attribuito a Gerolamo da Carpi. El Paso (Texas), Museum of Art (Kress Collection).



Casa dell'Ariosto a Ferrara.
 


(nel fregio tra pianterreno e primo piano; testo dettato dal poeta quando la casa fu costruita)

PARVA SED APTA MIHI SED NULLI OBNOXIA SED NON SORDIDA PARTA MEO SED TAMEN AERE DOMUS
(Casa piccola, ma adatta a me, su cui nessuno può vantare diritti, decorosa e comprata con denaro mio)

(in una targa posta più in alto; testo dettato in seguito dal figlio del poeta, Virginio)
SIC DOMUS HAEC
AREOSTA
PROPITIOS
DEOS HABEAT
OLIM UT
PINDARICA

(Così, questa casa degli Ariosti abbia propizi gli dei come, un tempo, quella di Pindaro).

mercoledì 23 novembre 2016

PAOLO MALAGUTI

PAOLO MALAGUTI

Monselice (PD) 6 settembre 1978

Vive ad Asolo e insegna Lettere al Liceo "Brocchi" di Bassano del Grappa.

Ha scritto:

- SUL GRAPPA DOPO LA VITTORIA, Santi Quaranta - 2009

- SILLABARIO VENETO, Santi Quaranta -2011

- I MERCANTI DI STAMPE PROIBITE, Santi Quaranta - 2013

- LA RELIQUIA DI COSTANTINOPOLI, Neri Pozza - 2015

- NUOVO SILLABARIO VENETO, Neri Pozza - 2016

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Rapporto di parentela tra Paolo Malaguti e NonnoKucco

venerdì 18 novembre 2016

FERRARA - ADAMO BOARI - ARCHITETTO

FERRARA - ADAMO BOARI - ARCHITETTO

Marrara (Fe) 22/10/1863
Roma 24/2/1928

Marrara (Fe) - Via del Vescovo 95

Un ingegnere ferrarese in Messico


Il Gran Teatro Nacional, oggi Palacio de Bellas Artes. durante la costruzione, nel 1912.Adamo Boari, fra classicità rinascimentale e inquietudini novecentesche

Negli anni della formazione di Adamo Boari, che lo porteranno dalla natia Ferrara a laurearsi appena ventitreenne alla Facoltà di Ingegneria dell'Università di Bologna, il dibattito sull'architettura prende una strada affatto inedita nella storia europea, perché diventa prima di tutto dibattito sull'ingegneria, e più precisamente sui rapporti di questa con i valori dell'estetica e dell'arte. Si potrebbe anzi dire che le straordinarie conquiste della tecnica delle costruzioni, rese possibili dai nuovi impieghi della ghisa e dell'acciaio con le incredibili realizzazioni delle Esposizioni Universali, da Paxton a Eiffel, sposti l'attenzione del pubblico e di molti uomini di cultura dai temi sempre più rarefatti e controversi dello stile a quelli ben più concreti e apprezzabili della scienza applicata e delle conquiste da questa consentite. Il problema tuttavia non è banale.

Nelle scuole di ingegneria  mi si perdoneranno le inevitabili semplificazioni cui una breve esplorazione come la presente obbliga- ci si fa, in genere, paladini della più immobile tradizione accademica, sostenendo il classicismo più vieto e conformista, dato l'interesse scarso o nullo per la ricerca stilistico-formale, quando uno stile "classico" universalmente (e
anche piuttosto acriticamente) accettato finiva per essere "un problema di meno"; l'interesse della categoria si riversava piuttosto sulla ricerca tecnologica e sulla sperimentazione dei nuovi materiali che l'industria iniziava a mettere a disposizione dei costruttori: la ghisa, l'acciaio, il calcestruzzo armato con barre di ferro.


La facciata del Gran Teatro Nacional di Città del Messico.Al contrario, all'interno delle Scuole di Belle Arti, il dibattito sullo stile è più acceso che mai, ed è pressante l'esigenza di rottura dei canoni classici, quale necessaria premessa all'invenzione di stili nuovi o alla riscoperta revivalistica (ma non per questo meno rivoluzionaria) di canoni da tempo desueti come il gotico, nell'esplicito intento di rompere il conformismo dell'Accademia, che automaticamente nega, con il suo porsi in termini definitivi e universali, qualsiasi possibile rinnovamento del linguaggio architettonico, qualsiasi evoluzione verso una poetica figurativa nuova.
E' interessante notare poi come entrambe le scuole di pensiero finiscano per convergere verso un risultato del tutto simile, ossia verso lo sbocco eclettico, pur con provenienze da direzioni opposte: gli ingegneri per una sostanziale indifferenza verso i valori del linguaggio architettonico, che porta all'automatica e rassicurante adesione a tutto quanto tramandato e in qualche modo omologato dalla storia; gli architetti, nell'ansia di innovazione e ricerca di qualcosa di affatto nuovo (o rivoluzionario in quanto riecheggiante gli stilemi di un medioevo vitale perché preaccademico) cui non corrisponde, però, se non molto raramente, un'autentica forza di invenzione poetica e di ricerca stilistica; non stupisce allora che sia ormai alle porte il pasticcio che con garbato disincanto farà riflettere il musiliano Uomo senza qualità sul fatto che, lungo le strade dei nuovi quartieri di Vienna, si allineassero e facessero mostra di sé tutti gli stili "dall'assiro al cubista" (e non era forse ingegnere anche lo stesso Musil?).

La palazzina fatta costruire da Boari in Corso Ercole, a Ferrara.Esattamente negli anni in cui questo dibattito si accende fino a raggiungere, a tratti, i toni della più aspra polemica, Adamo Boari termina gli studi di ingegneria e inizia la sua fulminante carriera professionale che lo porterà, nel volgere di pochi anni, dall'Italia al Brasile, agli Stati Uniti e, infine, in Messico, dove realizzerà le sue opere più importanti. Tornerà definitivamente in Italia nel 1916, in seguito alla rivoluzione messicana, stabilendosi a Roma e con frequenti ritorni nella sua Ferrara, dove farà realizzare dal fratello Sesto (ma con ogni probabilità su suo proprio disegno) una palazzina in "stile Rinascimento" nella strada che è l'icona della Ferrara estense: via dei Piopponi, oggi Corso Ercole I d'Este.
Difficile oggi una valutazione critica reale e approfondita delle opere maggiori e più importanti di Adamo Boari, se non visitandole direttamente in Messico, impresa che non mi risulta a oggi intrapresa da alcuno studioso ferrarese e neppure italiano. Una volta tornato in Italia, infatti, l'opera di Adamo non va molto oltre una serie di proposte e progetti che rimangono in massima parte sulla carta, mentre sarà il fratello Sesto colui che realizzerà concretamente architetture che però, per dimensioni e importanza, non possono essere paragonate con quelle messicane del fratello maggiore, anche se rimangono per noi di grande interesse perché è del tutto probabile che nelle opere di Sesto non manchi la superiore forza ispiratrice di Adamo.

Il palcoscenico del Gran Teatro Nacional di Città del Messico durante la costruzione. Per certo, le immagini del Palacio de Correos di Città del Messico ci suggeriscono la volontà lucida di un progettista di solida impostazione ingegneristica, che impone all'intorno urbano una massa imponente, ma non muscolosa, e che sa alleggerire con le merlettature al di sopra della loggia all'ultimo piano (purtroppo gravemente danneggiata col terremoto del 1985) un volume che appare comunque imponente e maestoso, pur se carente nel trattamento tridimensionale delle facciate, che rimangono, in definitiva, ancorate ai piani di riferimento cartesiani, senza che la luce possa penetrarvi a conferire chiaroscurale profondità. L'apparato ornamentale appare controllato (fatto non banale, date le mode dell'epoca), pur con il ricorso a stilemi di chiara ispirazione eclettica in cui riecheggiano -fra gli altri- timbri moresco-orientaleggianti.

D'altro canto, ancora oggi, non è scontato per un europeo liberarsi dalla fuorviante semplificazione che il Messico sia l'"Egitto d'America".
Di certo il limite ingegneristico del Boari si rivela a una riflessione sulla data di costruzione del Palacio de Correos, il 1907, quando si rifletta sul fatto che F. L. Wright avrebbe completato solo due anni più tardi la Robie House su Oak Park, e che nel 1910 i viennesi sarebbero stati sconvolti dal palazzo sulla Michaelerplatz di un Adolf Loos quarantenne. Peraltro, sempre a Vienna, nel 1905 Otto Wagner aveva completato il palazzo della Banca Postale con ben altri esiti sul piano della capacità di inserimento nella scena urbana e del controllo architettonico e dell'ornato, mentre a Glasgow Mackintosh già aveva realizzato la sua Hill House e Bruxelles aveva conosciuto i nitidi volumi marmorei di Hoffmann.

Più interessante per noi è forse l'analisi dell'altra gigantesca costruzione messicana di Adamo Boari, realizzata in immediata prossimità al Palacio de Correos, ossia il Gran Teatro Nacional, oggi Palacio de Bellas Artes, a partire dal 1904. Poiché la costruzione venne terminata solo nel 1934, Boari non la vide mai finita, anche se non mancano testimonianze di un suo coinvolgimento continuato nel progetto ancora dall'Italia, in costante contatto con l'architetto messicano Federico Mariscal, incaricato di portare a termine la costruzione del teatro dopo il ritorno in patria del nostro. Se i primi disegni del nuovo Teatro Nacional risalgono al 1902, è del tutto probabile che Boari avesse ben presente quanto realizzato a Parigi per l'Esposizione Universale del 1889, e nello specifico la Rotonda di Jean-Camille Formigé, sia per la tecnologia di costruzione in acciaio rivestito in lastre marmoree, sia per l'imponente consistenza dell'edificio sormontato da una cupola, (con l'immancabile alata, che però guida la fantasia dell'osservatore più che alla Samotracia alle vecchie macchine del caffè) in posizione prospettica e centrale nel suo contesto monumentale.


Interno del Gran Teatro Nacional di Città del Messico.La realizzazione messicana appare però meglio imbastita e giocata con maggiore sapienza spaziale per gli effetti tridimensionali del pronao semicircolare d'andito e delle sovrapposte arcate che ne scavano la facciata in profondità arricchendola di un effetto chiaroscurale che manca nella costruzione parigina, e finisce per offrire un risultato assai più convincente, pur nell'affinità dell'impostazione, evidente sul piano della tecnologia di costruzione.
Significativa, pur nella dimensione contenuta, è certamente la casa di abitazione di Adamo Boari a Città del Messico, realizzata nel 1899 nella Calles de Monterrey y Álvaro Obregón, che per i muri lisci e la quasi totale assenza di ornato viene ancor oggi considerata il prototipo dell'architettura moderna in Messico.

Qui, ancora, i nitidi piani che definiscono le facciate vengono scavati in profondità dal portico di ingresso e dalla sovrapposta loggia, ma la forma delle forature e degli incavi della facciata, pur riecheggiando stilemi nouveau di chiara ascendenza europea, nulla hanno a che fare con la "goticità" verticale di Horta; sono semmai superfici nette che anticipano il pieno controllo volumetrico di un Van de Velde e che, più di tutto, sembrano porre le basi della poetica delle ville ferraresi di Sesto, e che sono così ferraresi perché, pur nella novità del linguaggio e non esenti dagli inevitabili conformismi stilistici del loro tempo, sono permeate di quella classicità rinascimentale che non a caso si trova radicata così fonda nei due fratelli ferraresi. Certamente l'opera di Adamo Boari andrebbe ancora studiata e approfondita, soprattutto attraverso una diretta presa di contatto con le maggiori opere messicane e con l'analisi degli ultimi grandiosi progetti come quello per la Società delle Nazioni a Ginevra; impossibile quindi per noi tirare somme in questa sede, se non con l'invito a rileggere le belle monografie di Alessandra Farinelli Toselli, Lucio Scardino, Angela Ammirati e Marica Peron. Quel che oggi possiamo dare per definitivamente acquisita è la figura di un grande  ingegnere ferrarese, un accorto e sapiente costruttore, un uomo di cultura attento ai valori della storia e della tradizione fino a farsi egli stesso archeologo, un disegnatore di mano rapida dotata della geniale capacità di sintesi che a tratti ricorda Edwin Lutyens, suo lontanissimo contemporaneo. Più di tutto, un progettista che ha assorbito della città natale l'atmosfera unica e irripetibile del suo Rinascimento, e ne ha riportato lo spirito in paesi lontani, forse ultimo ambasciatore dei Duchi d'Este.

Articolo di Andrea Veronese
pubblicato sul n. 27/Dicembre 2007
su
FERRARA - VOCI DI UNA CITTA'
edizione Fondazione Cassa di Rispermio di Ferrara.

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