giovedì 10 giugno 2010

Otto per mille

Otto per mille: a chi regali i tuoi soldi senza saperlo?
di Alessandro Capricciolitutti

Siamo nel periodo caldo delle dichiarazioni dei redditi, e come ogni anno centinaia di migliaia di contribuenti, attraverso l'inghippo dell'8 per mille, regaleranno i propri quattrini alla Chiesa e alle altre confessioni religiose senza saperlo.

Il meccanismo è apparentemente semplice: ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi sceglie di destinare l'8‰ delle sue tasse a uno dei possibili beneficiari, oppure di non darlo a nessuno di loro: ed è proprio qua che sta l'inghippo, perché tutte le quote dell'8 per mille per cui non è stata esercitata alcuna scelta non vengono acquisite al normale gettito fiscale, ma sono ridistribuite tra i sette beneficiari nella proporzione corrispondente alle scelte effettuate da chi ha esercitato l'opzione.

Tanto per fare un esempio pratico, i dati ci dicono che per l'anno 2000 solo il 40% dei contribuenti hanno espresso la volontà di destinare il proprio 8 per mille a qualcuno, mentre il restante 60% (e quindi la maggioranza) non ha operato alcuna scelta.
Badate, non si tratta di una bazzecola: per l'anno 2000 l'importo complessivo dell'8 per mille non esplicitamente destinato ammontava a cinquecento e passa milioni di euro, che in barba a qualsiasi logica non sono stati incamerati dalle casse dell'erario, ma sono stati ridistribuiti tra i sette beneficiari nelle stesse percentuali risultanti dalle scelte di chi aveva esercitato l'opzione: e siccome tra coloro che lo avevano fatto l'87% aveva scelto la Chiesa Cattolica e il 10% lo Stato -per citare i due casi più rilevanti- a costoro sono andati anche, rispettivamente, l'87% e il 10% dell'8 per mille di coloro che non avevano espresso alcuna volontà.

L'effetto perverso del meccanismo, quindi, sta nel fatto che i beneficiari dell'8 per mille ricevono non solo i fondi dei contribuenti che hanno scelto a chi erogarli, ma anche il denaro di coloro che non hanno voluto esprimere alcuna scelta; il che, in poche parole, equivale a dire che non c'è scampo: l'8 per mille dell'IRPEF di ciascun contribuente deve per forza essere destinato a uno di questi sette soggetti, che lui lo voglia oppure no.

Ma c'è di più, e di peggio.

Siccome i contribuenti che non esercitano l'opzione, come abbiamo visto, sono assai più numerosi rispetto a quelli che lo fanno, ciascuno dei sette beneficiari percepisce la maggior parte dei fondi non da chi ha voluto destinarglieli, ma da coloro che non hanno espresso alcuna intenzione.

Ne consegue logicamente che un sacco di gente versa i propri quattrini alla Chiesa -e alle altre confessioni religiose, sia pure in misura inferiore- senza saperlo, in base a un sistema che pare fatto apposta (e probabilmente lo è) per favorire questa inconsapevole erogazione.

Sbalorditi? Non avete ancora letto niente.

Nei prossimi giorni parlerò di come vengono utilizzati i quattrini che la Chiesa e lo Stato ricevono dell'8 per mille: preparatevi, perché ne vedremo delle belle.

** Alessandro Capriccioli è l'autore del blog Metilparaben, ospitato da l'Unità

L'otto per mille, con cui lo Stato italiano devolve l'8‰ del gettito fiscale IRPEF a se stesso, alla Chiesa Cattolica o ad altre confessioni religiose, fu messo a punto dopo il nuovo Concordato del 1984, quando il cattolicesimo cessò di essere religione di Stato e quindi divenne impossibile pagare direttamente gli stipendi del clero con i soldi pubblici come avveniva in precedenza.
Negli anni successivi lo Stato ha siglato accordi analoghi anche con le Assemblee di Dio, con la Chiesa Valdese, con i Luterani, con gli Avventisti e con le Comunità Ebraiche.
10 giugno 2010

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