mercoledì 8 dicembre 2010

Zortea di Canal San Bovo, Trento

Agosto 1950.
Ho appena terminato la prima classe delle elementari. Altri tempi, dopo aste verticali, quadrati e segnetti vari, riesco a malapena a leggere e a scrivere. Ma è un mese importante perché, data la mia salute cagionevole e la mancanza di disponibilità economiche, i miei genitori sono riusciti a mandarmi in "colonia", in montagna a Zortea di Canal San Bovo in provincia di Trento. E' la prima volta che mi allontano da casa e senz'altro i miei genitori una certa preoccupazione l'avranno avuta. Io non ricordo il mio stato d'animo, troppi anni sono passati; l'unica problema, parlando con gli amici, era come fare a nascondere il mangiare se non era di mio gusto; segno evidente della mia inappetenza. Erano due gli Enti che davano la possibilità di inviare i bambini in vacanza: il Comune e il Patronato scolastico. La guerra era appena terminata e il Comune non godeva di grandi risorse finanziare e correva voce che il trattamento era migliore nelle colonie del Patronato scolastico. Per questo mia mamma e la nonna Maria fecero di tutto per mandarmi con il Patronato e la cosa ci costò due salami cotechini per ottenere la raccomandazione necessaria. Seppi dopo tanti anni che il Governo centrale, per controbattere le colonie del Comune (giunta di sinistra), finanziava con fondi segreti il Patronato scolastico.
La mamma mi costruì uno zaino utilizzando la stoffa dei sacchetti di pasta (la pasta non era venduta in scatole di cartone come oggi). Dentro allo zaino c'era tutto quello che mi doveva servire, preparato seguendo l'elenco che ci era stato consegnato e su ogni capo di biancheria era stato applicato un numero in modo che le Signorine (vigilatrici) sapessero a quale bambino apparteneva. Partimmo di buon ora quel mattino. La nonna con lo zaino sul manubrio, la mamma con me sul sellino di legno della bicicletta. Dovevamo percorrere  quindici chilometri, la distanza che separa il nostro paese dalla città. La partenza era fissata dalle scuole dell'Alda Costa. In tram ci portarono alla stazione ferroviaria e in treno giungemmo alla Stazione di Feltre; si proseguì, poi, con un pulman che si dovette fermare nel fondovalle perché il ponte che attraversava il torrente era troppo stretto. Quindi tutti a piedi a percorrere la salita che arrivava a Zortea. Appena cercai di mettermi sulle spalle lo zaino, si ruppero le bretelle e dovetti faticare non poco a portare il peso fino a destinazione.
La "colonia" era una scuola elementare adattata allo scopo: camerate con letti a castello, il letto delle Signorine in un angolo riparato da tende, servizi igenici... non li ricordo. Al mattino, prima della colazione, tutti in fila in cortile, a lavarci ad una fontana. Tante passeggiate, gare con le cavallette alle quali avevamo tolto le ali. Prima della partenza, nelle scuole Alda Costa, fummo pesati e, prima del ritorno, ripesati per controllare se eravamo aumentati di peso durante la vacanza. Un giorno la Signorina, vedendomi seduto su un gradino della scala, assorto nella lettura della lettera ricevuta da casa volle sincerarsi se nella lettera ci fosse scritto qualcosa di non piacevole e volle leggerla. La mia mamma, fra tante altre cose, si raccomandava di andare a servite la Messa per non dimenticarmi quello che avevo imparato come chierichetto. E così fui obbligato, la domenica successiva, ad andare a servire messa: fu un disastro, non era una messa come le nostre; che figuraccia.



Zortea dove si trova ?

1950 - Zortea di Canal San Bovo (Tn) - Colonia montana del Patronato scolastico di Ferrara - Il nonno Kucco è il terzo da sinistra nella seconda fila in piedi.

Votare o non votare ?

Alcuni giorni fa ho avuto una vivace discussione con un carissimo amico se andare o meno a votare alle prossime elezioni politiche. Alla mia asserzione che l'astensionismo non risolve i problemi, il mio amico mi ha snocciolato una serie di motivi a sostegno della sua tesi e per ribadirli mi ha inviato questa mail:
" Carissimo Nonno Kucco, 
sempre più convinto della mia decisione, ti ribadisco che, probabilmente,  non andrò a votare perché:
01) - non voglio, con il mio voto, legittimare la presenza in Parlamento di persone che, in tempo di     crisi, percepiscono in un mese quello che un lavoratore, se lavora, percepisce in un anno;
02) - è vergognoso che i parlamentari si rechino allo stadio per vedere le partite di calcio con le auto blu;
03) - la sanità pubblica ha tempi di attesa lunghissimi, mentre se pago il giorno dopo posso fare l'esame ;
04) - lo Stato finanzia la scuola privata e taglia i fondi alla scuola pubblica;
05) - lo Stato ha esentato dall' I.C.I. gli edifici di proprietà della Chiesa cattolica;
06) - lo Stato destina l'8 per mille alle varie organizzazioni religiose. Che siano i loro adepti a finanziarle.
07) - lo Stato pone ostacoli alla ricerca scientifica in nome di un'etica religiosa, l'etica di uno stato laico  deve essere un'etica laica. Non dimentichiamo che in nome della religione cattolica sono stati uccisi migliaia di persone e distrutte intere civiltà;
08) - c'è ancora il segreto di stato sulle stragi;
09) - i parlamentari acquisiscono il diritto alla pensione, se non erro, dopo cinque anni;
10) - si costruiranno le centrali nucleari;

Forse non riuscirò a cambiare la tua idea ma ti prego di meditare.
Ciao"

Senza di loro

Possiamo farcela. Anche se la crisi si fa critica, l’euro è ricoverato alla neuro e Bruxelles sta per intimarci di dimezzare il debito pubblico, così la prossima volta sulla Mole con gli studenti ci saliranno i pensionati? Anche se La Russa vola sopra l’Afghanistan credendosi l’erede illetterato di D’Annunzio (chi fa la Duse, Santanchè?) e Bersani si arrampica sui tetti come lo spazzacamino di Mary Poppins, ma col sigaro in bocca che neanche Messner? Anche se alla Camera la Mussolini bacia sulla bocca l’indagato Cosentino, Bossi confessa «sono stato studente universitario anch’io» (fino a 40 anni, ci aveva preso gusto) e Berlusconi, dico Berlusconi, invita tutti a comportarsi con sobrietà? Sì, possiamo farcela e proverò a spiegarvi perché.

Tranne che ai tempi di Mussolini (infatti finì in tragedia), la politica italiana ha sempre affrontato i passaggi cruciali della storia allo stesso modo: ignorandoli. Nell’Ottocento il premier Depretis coccolava le pratiche sulla sua scrivania: «Ognuna di esse avrei dovuto deciderla entro 24 ore, se non volevo mandare in rovina l’Italia. Le 24 ore sono passate, la pratica è sempre lì e l’Italia va avanti lo stesso». Un secolo dopo, con le fabbriche bloccate e i terroristi a sparare per strada, i governi democristiani si occupavano di convergenze parallele. E mentre i politici rimuovevano i problemi, gli italiani li risolvevano inventandosi l’economia sommersa. Una cosa un po’ eroica e un po’ illegale: come tutto, qui da noi. Sì, la sfangheremo anche stavolta. Chissà in che modo e con chi. Ma sicuramente senza di loro.

Massimo Gramellini
La Stampa, 26/11/2010
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martedì 7 dicembre 2010

Le piccole fortezze private su ruote crescono

Con lungimiranza da favola pure i nostri ci si mettono.
A fabbricare suv, non le elettriche.

Quelli ai quali PZ suggeriva di cambiare nome e "mission" in Fabbrica Italiana Alternative Tecnologies


Un gustoso articoletto sul tema lo trovate su quel giornale comunista e travagliato del Fatto Quotidiano.

Copiato da: http://pztake.blogspot.com/ (un milanese.......pungente)
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lunedì 6 dicembre 2010

Punti base

I giornali e i telegiornali parlano di punti base.
Chi sa che sono?
Oggi sono 215 più dei Bund (chi sa che sono?)

Oh bella, il debito (30000€ a testa per abitante sul suolo italico) pubblico per rifinanziarsi paga in btp a 10 anni il 4,8%.
Il debito pubblico sale da sempre (con una piccola parentesi quando era al governo Prodi).
Se PZ non erra da quando ci sta questo governo (2 anni) di 400miliardi.
Una buona parte del rifinanziamento va a pagare gli interessi sul debito. Gli altri in auto blu, stipendi dei gerenti, scorte, attrito burocratico ed altre amenità, tipo la creazione dalla società del ponte sullo stretto o qualche mancia per l'Expoinutile™.
Senza contare gli "interventi" della protezione civile.

La Germania paga 2,6%.
Poco più della metà.
Che vuol dire che la Germania, reduce dall' assorbimento di uno stato comunista e salvataggio di banche più "creative" di quelle italiche (21000€ di debito pro capite) paga meno su un debito pubblico inferiore (3400 contro 3600miliardi di miliardi di vecchie lire, come direbbe fede) mentre pantalone paga il doppio su un importo maggiore.
Ogni pantalone fa 1400€ a testa (vedi sopra) solo di interessi per anno e senza rimborsare una lira pardon €.

Domanda ulteriore: Se foste una banca o anche un angel investor a uno come pantalone gli prestereste una lira, pardon €?

PS: punto base=1/100 di un percento 

Copiato da: http://pztake.blogspot.com/ (un milanese....pungente)
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martedì 30 novembre 2010

Trilussa - Questione de razza

- Che cane buffo! E dove l'hai trovato? -
Er vecchio me rispose: - E' brutto assai,
ma nun me lascia mai: s'è affezionato.
L'unica compagnia che m'è rimasta,
fra tanti amichi, è 'sto lupetto nero:
nun è de razza, è vero,
ma m'è fedele e basta.
Io nun faccio questioni de colore:
l'azzioni bone e belle
vengheno su dar core
sotto qualunque pelle.
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mercoledì 24 novembre 2010

Ferrara - foto nel Brooklyn Museum


Caricata il 14 gennaio 2010 da Brooklyn Museum
Nessuna restrizione nota sul diritto d'autore Nessuna restrizione nota sul diritto d'autore



































































lunedì 22 novembre 2010

Qualcuno era comunista


di Gaber - Luporini

1991 © Edizioni Curci Srl - Milano



Uh? No, non è vero, io non ho niente da rimproverarmi. Voglio dire... non mi sembra di aver fatto delle cose gravi.
La mia vita? Una vita normale. Non ho mai rubato, neanche in casa da piccolo, non ho ammazzato nessuno, figuriamoci!... Qualche atto impuro ma è normale no?
Lavoro, ho una famiglia, pago le tasse. Non mi sembra di avere delle colpe... non vado neanche a caccia!
Uh? Ah, voi parlavate di prima! Ah... ma prima... ma prima mi sono comportato come tutti.
Come mi vestivo? Mi vestivo, mi vestivo come ora… beh non proprio come ora, un po’ più… sì, jeans, maglione, l’eskimo. Perché? Non va bene? Era comodo.
Cosa cantavo? Questa poi, volete sapere cosa cantavo. Ma sì certo, anche canzoni popolari, sì… “Ciao bella ciao”. Devo parlar più forte? Sì, “Ciao bella ciao” l’ho cantata, d’accordo, e anche l’“Internazionale”, però in coro eh!
Sì, quello sì, lo ammetto, sì, ci sono andato, sì, li ho visti anch’io gli Inti Illimani... però non ho pianto!
Come? Se in camera ho delle foto? Che discorsi, certo, le foto dei miei genitori, mia moglie, mia…
Manifesti? Non mi pare... Forse uno, piccolo proprio... Che Ghevara. Ma che cos’è, un processo questo qui?
No, no, no, io quello no, io il pugno non l’ho mai fatto, il pugno no, mai. Beh insomma, una volta ma… un pugnettino, rapido proprio…
Come? Se ero comunista? Eh. Mi piacciono le domande dirette! Volete sapere se ero comunista? No, no finalmente perché adesso non ne parla più nessuno, tutti fanno finta di niente e invece è giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte, ohhh!
Se ero comunista. Mah! In che senso? No, voglio dire…
Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il Paradiso Terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché “La Storia è dalla nostra parte!”.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la borghesia il proletariato la lotta di classe. Facile no?
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
Qualcuno era comunista perché “Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse-Tung”.
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava sempre Rai Tre.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il “materialismo dialettico” per il “Vangelo secondo Lenin”.
Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani.
Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.

Qualcuno era comunista
 http://www.youtube.com/watch?v=emoFu3iejiQ

sabato 20 novembre 2010

L'immensità


Don Backy
Don Backy - Mogol - Mariano
Io son sicuro che, per ogni goccia
per ogni goccia che cadrà
un nuovo fiore nascerà
e su quel fiore una farfalla volerà
Io son sicuro che
in questa grande immensità
qualcuno pensa un poco a me
e non mi scorderà
Sì, io lo so,
tutta la vita sempre solo non sarò
e un giorno io saprò
d'essere un piccolo pensiero
nella più grande immensità.....
di quel cielo.
Sì, io lo so,
tutta la vita sempre solo non sarò
un giorno troverò
un po' d'amore anche per me
per me che sono nullità
nell'immensità...

Altri interpreti: Johnny Dorelli; Mina

L'Immensità

venerdì 19 novembre 2010

Canzone


Don Backy - Celentano
Nel più bel sogno, ci sei solamente tu
sei come un'ombra che non tornerà mai più
tristi sono le rondini nel cielo
mentre vanno verso il mare
é la fine di un amore.
Io sogno e nel mio sogno vedo che
non parlerò d'amore, non ne parlerò mai più
quando siamo alla fine di un amore
piangerà soltanto un cuore
perché l'altro se ne andrà
Ora che sto pensando ai miei domani
son bagnate le mie mani
sono lacrime d'amore.

Nel più bel sogno ci sei solamente tu
sei come un'ombra che non tornerà mai più
questa canzone vola per il cielo
le sue note nel mio cuore
stan segnando il mio dolore.
Questa canzone vola per il cielo
le sue note nel mio cuore
stan segnando il mio dolore.

Canzone

giovedì 11 novembre 2010

Novembre

Gemmea l'aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l'odorino amaro
                                     senti nel cuore.......


ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
                                     sembra il terreno.


Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E' l'estate,
                                     fredda, dei morti.

Giovanni Pascoli

http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Pascoli
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mercoledì 10 novembre 2010

CALCOLARE LE RADICI QUADRATE A MANO

Quando facevo le medie (tardo Mesozoico, insomma...) a scuola ci insegnavano ad estrarre una radice quadrata con carta e penna. La cosa era assolutamente inutile, visto che stavano già comparendo le prime calcolatrici tascabili, e alla peggio uno poteva trovare ancora un regolo calcolatore: diciamo caritatevolmente che veniva fatto per saggiare l'attenzione dello scolaro. Ad ogni modo sono passati più di trent'anni, e come tutte le cose del passato anche il calcolo manuale di una radice quadrata è diventato una specie di piacevole ricordo, "chissà come diavolo si faceva". Per i nostalgici (e soprattutto per StorieDiMe che è stata l'ultima in ordine di tempo a chiedermelo :-) ) ecco qua il metodo che era insegnato a me, recuperato dagli anfratti della mia memoria. Nel seguito troverete i vari passaggi per scoprire qual è la radice quadrata di 522729.

Passo 1:
si scrive il numero separandolo con dei puntini ogni due cifre partendo da destra.
  _________

√ 52.27.29 |
           |---------
           |

Passo 2:
si calcola la radice quadrata del gruppo di cifre (una o due) più a sinistra (in questo caso, 52). Si calcola il quadrato di questo numero (7), e lo si toglie dal gruppo di cifre in questione. Si abbassa il successivo gruppo di due cifre.
  ________

√ 52.27.29 | 7
  49       |---------
  --       |
   3 27

Passo 3: (qui arriva il bello). Si raddoppia il numero finora calcolato come radice quadrata (in questo caso, 7) e lo si scrive sotto. Adesso dovremo trovare qual è il più grande x che permetta di avere un prodotto inferiore al resto che abbiamo a sinistra (in questo caso, 327).
  ________

√ 52.27.29 | 7
  49       |---------
  -----    | 14x * x = ???
   3 27


Passo 4:
Il trucco è partire dall'alto e scendere in basso; per non partire da 9, si può anche fare ad occhio la divisione eliminando le cifre più a destra dai due numeri. In questo caso, invece che 327/14x facciamo 32/14 che dà 2; per sicurezza, partiamo da 3 e verifichiamo che il risultato "sfora". Scendiamo a 2, eseguiamo la sottrazione, e facciamo scendere un ulteriore gruppo di due cifre.
  ________

√ 52.27.29 | 72
  49       |---------
  -----    | 143 * 3 = 429
   3 27    | 142 * 2 = 284
   2 84
   ----
     43 29

Passo 5: Riprendiamo dal passo 3. In questo caso non è però necessario raddoppiare il risultato parziale (72), ma si può semplicemente sommare i due numeri moltiplicati nel passaggio precedente (142 e 2), visto che il risultato che si ottiene è lo stesso.
  ________

√ 52.27.29 | 72
  49       |---------
  -----    | 143 * 3 = 429
   3 27    | 142 * 2 = 284
   2 84    |---------
   ----    | 144x * x = ????
     43 29 |

Passo 6: Riprendiamo il passo 4. Facendo 43/14, la prima ipotesi è 3, che ci va perfettamente bene (beh, l'esempio l'ho preparato apposta!)
  ________

√ 52.27.29 | 723
  49       |---------
  -----    | 143 * 3 = 429
   3 27    | 142 * 2 = 284
   2 84    |---------
   ----    | 1443 * 3 = 4329
     43 29 |
     43 29
     -----
         0

Nel caso il numero di cui stiamo calcolando la radice non fosse un quadrato perfetto, non ci sono problemi: come in una divisione, si continua ad aggiungere degli zeri, naturalmente in coppia.


Tratto da:
http://xmau.com/mate/art/radicequadrata.html

Perchè pubblico questo post nell'era dei computer ?
Per ricordare e allenare il cervello.
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Rizzieri Bruno

Nato a Ferrara nel 1918, caduto a Ferrara il 30 aprile 1944, operaio meccanico, Medaglia d'oro al Valor militare alla memoria.
Al momento dell'armistizio, Bruno Rizzieri era in forza, come aviere, all'aeroporto di Forlì. Decise subito di darsi alla macchia e di raggiungere il Ferrarese. Qui organizzò una formazione partigiana che, dopo la sua morte, avrebbe preso il suo nome. Il giovane, infatti, cadde durante uno scontro durante un'azione di sabotaggio. Questa la motivazione della massima ricompensa al valore, decretata alla memoria di Bruno Rizzieri: "Patriota di pura fede, primo organizzatore delle forze partigiane della sua zona, primo nelle azioni più rischiose, era di esempio per iniziativa, capacità, coraggio. Nel corso di una difficile azione di sabotaggio condotta insieme ad un commilitone, veniva sorpreso da superiori forze nemiche. Vista la gravità della situazione, faceva porre in salvo il compagno d'arme e affrontava audacemente da solo la pattuglia avversaria usando la sua arma con calma e fredda determinazione. Benché ferito, resisteva strenuamente agli attacchi nemici finché, colpito da più raffiche di mitra, immolava generosamente la sua esistenza alla causa della libertà inneggiando alla Patria".


La lapide si trova a Ferrara, in Viale IV Novembre, nel piccolo parco di fronte al n.82.

San Martino


  La nebbia agli irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor dei vini
l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.
 
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domenica 7 novembre 2010

Saluteremo il signor padrone

Saluteremo il signor padrone
per il male che ci ha fatto
che ci ha sempre maltrattato
fino all'ultimo momen'
Saluteremo il signor padrone
per la sua risera neta
pochi soldi in la casseta
ed i debiti a pagar

Macchinista macchinista faccia sporca
metti l'olio nei stantuffi
di risaia siamo stufi
Macchinista macchinista faccia sporca
metti l'olio nei stantuffi
di risaia siamo stufi
a casa nostra vogliamo andar
 
Con un piede con un piede sulla staffa
e quell'altro sul vagone
ti saluto cappellone
ti saluto cappellone
Con un piede con un piede sulla staffa
e quell'altro sul vagone
ti saluto cappellone
a casa nostra vogliamo andar 


Il lavoro delle mondine era massacrante: lontane da casa, sottoposte a turni disumani in condizioni ambientali spesso proibitive, ricevevano una paga irrisoria ed erano alla mercé del proprietario della risaia, padrone assoluto delle loro esistenze. La fine del periodo di lavoro era per loro un vero e proprio ritorno alla vita.
Il "cappellone" cui si allude nei versi finali di questa canzone è probabilmente il largo cappello di paglia che le mondine usavano per proteggersi dal sole e che può finalmente essere abbandonato al momento di tornare a casa.
 Testo della canzone e commento tratti da:



sabato 6 novembre 2010

Bella Ciao

Il seguente testo è quello più diffuso, con tra parentesi alcune varianti:

« Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
e ho trovato l'invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.

E seppellire (Mi porterai) lassù in (sulla) montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire (Mi porterai) lassù in (sulla) montagna
sotto l'ombra di un bel fior.

E (Tutte) le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E (Tutte) le genti che passeranno
Mi diranno «Che bel fior!»

«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!» » 

Bella ciao -
Bella ciao - Modena City Ramblers
Bella ciao - Modena City Ramblers e Paolo Rossi
Bella ciao - Simone Cristicchi e Minatori di Santa Fioria 1/5/2010

La canzone delle mondine:

Alla mattina appena alzate
Oh bella ciao bella ciao
Bella cia ciao ciao
Alla mattina appena alzate
Laggiù in risaia ci tocca andar

E fra gli insetti e le zanzare
Oh bella ciao bella ciao
Bella ciao ciao ciao
E fra gli insetti e le zanzare
duro lavoro ci tocca far

O mamma mia oh che tormento
Oh bella ciao bella ciao
Bella ciao ciao ciao
O mamma mia oh che tormento
io ti invoco ogni doman

Ma verrà il giorno che tutte quante
Oh bella ciao bella ciao
Bella ciao ciao ciao
Verrà un giorno che tutte quante
lavoreremo in libertà

testo tratto da:
"Il fischio del vapore"
Francesco De Gregori
Giovanna Marini

venerdì 5 novembre 2010

Bungagiorno

Gli americani sono dei quaccheri. Lì un presidente può fare bunga bunga con Marilyn Monroe o una stagista della Casa Bianca, ma se telefonasse all’Fbi per far rilasciare una minorenne arrestata per furto, oltretutto spacciandola per nipotina di Mubarak, sarebbe costretto a dimettersi alla velocità della luce. E se dicesse di averlo fatto perché è un uomo di buon cuore? Peggiorerebbe soltanto la situazione. L’abuso di potere, la sacralità della carica, bla-bla.

Che perbenismo triste, che formalismo ipocrita. E la Francia giacobina? Neanche a parlarne. Lì un presidente può tenere nascosta una figlia tutta la vita come Mitterrand o sposare una modella col birignao più appuntito delle caviglie, ma se telefonasse alla Gendarmerie per far rilasciare una minorenne arrestata per furto, oltretutto spacciandola per nipotina di Mubarak, sarebbe costretto a ritirarsi a vita privata. I francesi non hanno una storia alle spalle che consenta loro di apprezzare certi slanci liberali. Sapranno cucinare le omelette, ma la democrazia non gli è mai riuscita bene. I tedeschi, poi: luterani, gente fanatica. Lì un cancelliere non telefonerebbe al Polizeipräsidium neanche per far rilasciare la propria, di nipotina, altro che quella di Mubarak. Ecco, forse solo in Egitto, dove la democrazia affonda nei millenni (i famosi Faraoni della Libertà), il presidente telefonerebbe alla polizia per far rilasciare una minorenne arrestata per furto. Ma non la spaccerebbe per nipotina di Mubarak, essendo lui Mubarak. Semmai per nipotina di Berlusconi: esisterà, al riguardo, un accordo bilaterale?

Massimo Gramellini
La Stampa - 29/10/2010

Giovinezza ciao

Davvero fosforica l’idea concepita dal Festival di Sanremo per i 150 anni dell’Italia unita: eseguire sul palco «Bella ciao» e «Giovinezza», rispettivamente colonna sonora della Resistenza e dei pestaggi squadristi. Erano italiani anche quelli, no? Come l’olio d’oliva e l'olio di ricino, la Costituzione e le leggi razziali. Ah, le forzature della par condicio! Perché le due canzoni non sono proprio la stessa cosa. «Bella ciao» è la torva nenia dei partigiani rossi ed evoca cosacchi a San Pietro e santori ad Annozero. Invece «Giovinezza» trasuda ottimismo spensierato: ti mette subito voglia di afferrare un manganello e scendere in strada a sgranchirti un po’. Come dite, organizzatori del Festival dell’Ipocrisia? «Giovinezza era l’inno della goliardia toscana del primo Novecento». Ma certo. E' per questo che è famosa. E’ per questo che volete trasmetterla in eurovisione. Per rendere omaggio a quel fenomeno ingiustamente sottovalutato che fu la goliardia toscana del primo Novecento. E «Faccetta nera» allora, era lo slogan di una crema abbronzante?

Peccato che tanti italiani saliti in montagna o internati in Germania dopo l'8 settembre non siano più qui a commentare questo gemellaggio ardito (in ogni senso): vi avrebbero spiegato la differenza fra «Bella ciao» e «Giovinezza» meglio di me, anche se con toni meno ilari. Provo a condensare il loro pensiero: il fascismo è stato un regime dittatoriale precipitato in catastrofe, non può essere banalizzato in questo modo. In nessun modo. Vi sembrerà incredibile, ma non tutto fa spettacolo nella vita.

Massimo Gramellini






La Stampa - 4/11/2010
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sabato 30 ottobre 2010

Considerazioni

Nulla v'è per una città più nemico che un tiranno, quando non vi siano anzitutto leggi generali, e un uomo solo ha il potere, facendo la legge egli stesso a se stesso.

Euripide

LussuriaÈ lussurioso chi si fa travolgere dal sesso, chi è malato di desiderio e riesce perfino a dedicare al piacere carnale il tempo che dovrebbe dedicare alle faccende quotidiane. 
 

DA WIKIPEDIA:

La lussuria è l'abbandono lascivo al piacere sessuale. Una persona lussuriosa agisce solo con lo scopo di sedurre altri per avere rapporti. Spesso un lussurioso tende a mettere in mostra tutte le sue doti che giudica "attraenti" e si offre in maniera diretta (tentando di sedurre) o indiretta (ad esempio tenendo la camicia eccessivamente sbottonata). Chi è afflitto da questo peccato, per sedurre, punta solo sulla dimostrazione delle sue doti fisiche o intellettuali, non potendo contare su un' intesa sentimentale, infatti tende e svalutare i partners, da lui considerati solo degli oggetti utili a raggiungere il piacere. Oltre che per la ricerca del piacere l'atto sessuale è per una persona lussuriosa anche dimostrazione di forza. Nella società occidentale il termine lussuria non è più molto usato, in quanto si ritengono normalmente accettabili i comportamenti sessuali che coinvolgono adulti consenzienti.

San Bartolomeo in Bosco (Ferrara)


La guerra è ancora lontana, ma ben presto arriverà anche nel nostro piccolo paese. Il 1943 è un anno denso di avvenimenti. Il 28 giugno si celebra solennemente a Ferrara il terzo anniversario della morte di Italo Balbo, scomparso in Africa solo diciotto giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia; la presenza di personalità politiche e militari è massiccia e ben otto di loro, il 24 luglio, durante l’ultima  riunione del  Gran Consiglio, avrebbero votato l’ordine  del  giorno Grandi che portò alla caduta di Mussolini. I firmatari dell’o.d.g. Grandi[1] presenti a Ferrara  erano: lo stesso Grandi, i quadrumviri De Bono[2] e De Vecchi[3] ed i fascisti ferraresi Gottardi[4], Pareschi[5], Rossoni[6], Bignardi[7] ed Albini[8].

A San Bartolomeo sarebbero successi dei fatti gravi ma già da tempo il piccolo paese era stato teatro di avvenimenti ricordati anche nei libri di storia del fascismo. Come scrive Alessandro Roveri, nel suo libro Le origini del fascismo a Ferrara 1918/1921, “….. Il 27 febbraio 1921, domenica,  si verificò il primo passaggio di una lega, quella di San Bartolomeo in Bosco, al “sindacalismo” fascista: fatto “clamoroso” che, dal Chiurlo ( o Chiurco?) [9] in poi, è apparso con doveroso rilievo in tutte le storie del fascismo. Ma di clamoroso il fatto non aveva proprio nulla, se non in rapporto all’inguaribile ottimismo (ottimismo dell’intelligenza, purtroppo per loro, più che della volontà) dei dirigenti del movimento operaio di ogni tendenza.  Dal dicembre 1920 la lega di San Bartolomeo in Bosco si trovava decapitata essendosi sottratto con la latitanza il capolega Vancini alla condanna per estorsione poi intervenuta il 17 gennaio 1921; in mezzo all’infuriare della violenza fascista , ben protetta dalla forza pubblica, nessuno ebbe il coraggio di sostituire Vancini; mentre dal canto suo il “sindacato” fascista prometteva la terra ai contadini. I poveri braccianti di San Bartolomeo in Bosco, abituati per anni, anche durante i periodi di predominio del sindacalismo rivoluzionario, ad ottenere occupazione attraverso il potere contrattuale della lega e i lavori pubblici procurati dal ministerialismo riformista, fecero un ragionamento molto semplice: il riformismo non poteva ora dare più nulla, la rivoluzione non sarebbe più venuta, l’occupazione la promettevano i fascisti, a non andare con i quali c’era solo da rischiare bastonate e revolverate senza possibilità di difesa. Perché dunque fare gli eroi e non provare? Per queste ragioni l’ex sindacalista rivoluzionario Pilo Ruggeri, recatosi a San Bartolomeo in Bosco, parlò e “guadagnò al fascio il sindacato operaio.”  Fu un facile veni, vidi, vici.” [10]

Già nell’agosto del 1919, Alfredo Volta, un possidente della frazione del comune di Ferrara, denominata San Bartolomeo in Bosco, vi fondava, di sua iniziativa, all’indomani del suo congedo dall’esercito, il circolo antibracciantile Patria e Libertà, ottenendo l’adesione di una quarantina di piccoli proprietari e piccoli affittuari. Ma il tentativo era prematuro: la locale lega reagì energicamente, boicottando gli aderenti al circolo, che dovette sciogliersi con la stessa rapidità con la quale si era costituito.[11]
 Lo strascico di reciproco risentimento determinato da questo episodio farà di San Bartolomeo in Bosco un terreno particolarmente fertile per il dinamismo fascista. 
 

 [1] Dino Grandi, conte di Mordano (Mordano, 4 giugno 1895 – Bologna, 21 maggio 1988)
 [2] Emilio De Bono (Cassano d'Adda, 19 marzo 1866 – Verona, 11 gennaio 1944)
 [3] Cesare Maria De Vecchi (Casale Monferrato, 14 novembre 1884 – Roma, 23 giugno 1959)
 [4] Luciano Gottardi (San Bartolomeo in Bosco, 19 febbraio 1899 – Verona, 11 gennaio 1944)
 [5] Carluccio Pareschi (Poggio Renatico, 19 agosto 1898 – Verona, 11 gennaio 1944)
 [6] Edmondo Rossoni (Tresigallo, 6 maggio 1884 – Roma, 8 giugno 1965)
 [7] Annio Bignardi
 [8] Umberto Albini
 [9] Giorgio Alberto Chiurco 1896/?
[10]  Cfr. A.Roveri, Le origini del fascismo a Ferrara, Feltrinelli 1974, pag. 166

domenica 24 ottobre 2010

Trilussa - Nummeri

- Conterò poco, è vero:
- diceva l'Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: proprio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
Io, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
E' questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso.

(1944)
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sabato 2 ottobre 2010

Antonio Rinaldi

Antonio Rinaldi (Potenza 1914 - Firenze 1982)  poeta del gruppo fiorentino legato a Oreste Macri'. Molto attivo nell'Italia culturale del dopoguerra , si dedicò all'insegnamento  ( e' lui il giovane supplente del Liceo Galvani di Bologna a cui fa riferimento P.P. Pasolini nella sua biografia) e al giornalismo (collaborò con L'Unità, La Nazione e Il Resto del Carlino). Opere: La valletta (1939), periodo dell' dell'ermetismo; La notte (1949).  Poesie (1958), Antologia in cui confluiscono i libri precedenti assieme a nuovi versi. La sua opera principale è L'età della poesia  (1969). L'incontro con Tontodonati avviene grazie all'amico comune Amedeo Ratta. Rinaldi da subito si appassiona alla poesia di T. Nell'estate del 1967, Rinaldi, Ratta e Tontodonati fanno un viaggio in Abruzzo; Rinaldi è desideroso di vedere i luoghi di cui T. scrive con tanta passione. Al rientro la colloborazione continua, anzi si intensifica fino a quando decide di accettare la proposta di Tontodonati di curare la prefazione dell'opera prima di Tontodonati, quelle "Storie Paesane" (1968) destinate a diventare un punto di riferimento nella storia della letteratura dialettale abruzzese.
 Abruzzo 1967 - primo da sin. Amedeo Ratta, al centro Antonio Rinaldi, ultimo a destra Giuseppe Tontodonati.

Notizie tratte dal sito:
http://www.giuseppetontodonati.it/public/cms

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Biblioteca di Codigoro (Fe)

ARCHIVIO BASSANI:
ELENCO DEI TESTI CON DEDICA AUTOGRAFA
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(INVENTARIO PROVVISORIO A CURA DI 
MICAELA RINALDI (UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FERRARA)

Nell'Archivio Bassani sono indicate queste opere:

RINALDI ANTONIO, Poesie, Milano, Mondadori, 1958
RINALDI ANTONIO, Testimonianza di Antonio Rinaldi, estratto da La Resistenza a Bologna. Testimonianze e Documenti, Istituto per la storia di Bologna, 1967

Notizie tratte dal sito:
http://www.comune.codigoro.fe.it/bassani/biblio_dediche.htm

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Da una intervista a Pasolini

Galeotta fu la poesia e chi la lesse
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Lei Pasolini, come se la cavava con le adunate col moschetto?
 Da una parte ne ho un ricordo spaventosamente deprimente: si stava per ore fermi in certe viuzze battute dal sole, e allora lì i ragazzi, presi dalla noia, dalla frenesia, cominciavano a dire delle stupidaggini, delle follie: quei discorsi che si fanno tra adolescenti che mi deprimevano in modo atroce. 
Però, d'altra parte ricordo che una volta siamo andati a sciare a Cortina in una specie di campeggio spaventoso, miserando. Facevamo spesso dei discorsi antifascisti. Il mio antifascismo è nato grazie ad Antonio Rinaldi, un poeta, che venne a fare il supplente di Storia dell'Arte. Non sapendo che cosa fare con noi, che cosa dire - era un ragazzo anche lui - ci lesse una poesia di Rimbaud: ecco, in quel momento lì è scattato per me l'antifascismo.

Notizie tratte dal sito:
http://www.rai.it/RAInet/societa/Rpub/raiRSoPubArticolo2/0,,canale=societa%5Eid=0%5Eid_obj=%5Esezione=pasolini%5Esubsezione=123,00.html

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Negli anni 1958 e 1959 ebbi come professore di Italiano, all' Istituto Tecnico Commerciale "Vincenzo Monti", sezione C, Rinaldi Antonio.
Solo ora scopro che il mio prof. era un poeta e politicamente impegnato.
Questa modesta ricerca è un piccolo riconoscimento ad una persona che avrebbe dovuto ricevere  più attenzione e considerazione da parte dei suoi alunni.

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Trilussa - La Vipera convertita

La Vipera convertita.

Appena che la Vipera s'accorse
d'esser vecchia e sdentata, cambiò vita.
S'era pentita? Forse.
Lo disse ar Pipistrello: - Me ritiro
in un orto de monache qui intorno,
e farò penitenza fino ar giorno
che m'esce fori l'ultimo respiro.
Così riparerò, con un bell'atto,
a tanto male inutile ch'ho fatto....

- Capisco: - je rispose er Pipistrello -
la crisi de coscenza è sufficente
per aggiustà li sbaji der cervello:
ma er veleno ch'hai sparso fra la gente,
crisi o nun crisi, resta sempre quello.
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giovedì 30 settembre 2010

NUMERI


Come calcolare velocemente la somma dei numeri interi compresi fra 1 e un dato numero ?
Applicando la seguente formula:

((a+b)*b)/2

Verifica pratica: somma dei numeri compresi fra 1 e 5
1+2+3+4+5= 15
Con la formula:

((1+5)*5)/2
(6*5)/2
30/2
15

E per calcolare la somma dei numeri interi compresi fra due numeri dove a è diverso da 1?
Si applica questa formula:

((a+b)*b)/2 – ((a+c)*c)/2

dove:
a = 1
b = ultimo numero
c = numero che precede il numero di partenza della somma.

Verifica pratica: somma dei numeri compresi fra 3 e 6
3+4+5+6=18
Con la formula:

((1+6)*6)/2 – ((1+2)*2)/2
(7*6)/2  - (3*2)/2
42/2  - 6/2
21 -  3
18
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domenica 26 settembre 2010

FESTIVAL DELLA SALAMA DA SUGO E DEL BOLLITO - LE CONTANE

I risotti son finiti...............ma la salama ed il bollito ci aspettano.

Scuola di classe

La scuola pubblica di Adro griffata col simbolo di un partito meriterebbe uno stato di indignazione permanente effettiva (e invece è già stata digerita con un'alzata di spalle fra l'abulico e il rassegnato), ma esiste un altro aspetto della vicenda che apre squarci lancinanti sul futuro. Quella scuola è un gioiello d’avanguardia, con i robottini che puliscono il prato, i banchi ergonomici, le lavagne elettroniche. Sta alle strutture cadenti e carenti in cui si muove la maggior parte degli insegnanti e dei ragazzi come una fuoriserie fiammante a un’utilitaria scassata.

Questo perché gli abitanti di Adro si sono autotassati per finanziarla, nell’applicazione più estrema e gratificante del federalismo fiscale. Fino a prova contraria, infatti, è come se ogni cittadino di quel Comune lombardo avesse pagato le tasse due volte. La prima, obbligatoria, per sovvenzionare le scuole scalcinate del resto d'Italia. La seconda, volontaria, per edificare a due passi da casa il capolavoro destinato ai propri figli.


E’ la rappresentazione plastica della crisi dello Stato Sociale. Il Pubblico non ce la fa e il Privato, inteso come fondazioni e sponsor, non è in grado di colmarne le lacune. Così la palla torna ai cittadini e la qualità dei servizi tenderà sempre più a corrispondere alla loro condizione sociale. I Paesi e i quartieri benestanti avranno le scuole e gli ospedali migliori, mentre gli altri dovranno accontentarsi di passeggiare fra i ruderi del Welfare, come ben sanno gli studenti e i degenti che si portano la carta igienica, e non solo quella, da casa. 

Massimo Gramellini - La Stampa


martedì 21 settembre 2010

lunedì 20 settembre 2010

Balloons - foto

Ingresso principale
Non solo mongolfiere

venerdì 17 settembre 2010

Ferrara Balloons Festival



ballons
Dal 17 al 26 settembre 2010 si svolge questa grande kermesse dedicata al mondo dell'aria e delle mongolfiere. Giorni di colori e magia nei cieli di Ferrara sullo sfondo del magnifico Parco urbano disteso tra le mura rinascimentali ed il fiume Po. Un'occasione unica per bambini e famiglie, per godere dello spettacolo della preparazione delle mongolfiere o per vivere da protagonisti l'emozione di un volo libero.

Per informazioni dettagliate sul festival e sul programma visita il sito web: www.ferrarafestival.it

Informazioni e Accoglienza Turistica
Castello Estense - 44100 Ferrara (Italy)
tel. +39 0532 299303 - fax +39 0532 212266
e-mail: infotur@provincia.fe.it

giovedì 16 settembre 2010

Asilo politico

Basta, pietà, cambiate schema, evolvete verso forme di vita più complesse. Di che cosa di tratta? Ma del nuovo modo di concepire il dibattito politico e giornalistico in Italia. Il rimpiattino. Ultimo esempio ieri. Ministro Gelmini, cosa pensa di quella scuola pubblica di Adro che espone dappertutto il simbolo della Lega Nord? Risposta: vorrei che si polemizzasse anche quando nelle classi si utilizzano dei simboli di sinistra. Giusto, il primo studente che trova una foto di Marx o di Bersani sotto il banco è pregato di rivolgersi alla polizia. Ma cosa c’entra, adesso? Stiamo parlando della scuola leghista di Adro! Ed è tutto così. Se gli amici di Berlusconi ficcano il naso nei movimenti immobiliari di Fini, quelli di Fini si affannano a ricordare che Berlusconi comprò sottocosto la villa di Arcore. Ormai i politici vanno in tv con le tasche piene di ritagli, pronti a rintuzzare le critiche non con una spiegazione convincente, ma con una memoria d’archivio che possa testimoniare la mancanza di coerenza dell’accusatore.

Il «doppiopesismo» è stata una vergogna che ha massacrato la verità e le teste di almeno una generazione di italiani. Ma questo suo peloso contraltare, il rimpiattino, è una via di fuga avvilente, un cibo per vittimisti che non scioglie i nodi della storia e porta solo ad accumulare nuovi rancori. All’asilo è
reagire ai rimbrotti della maestra gridando: è stato lui, ha cominciato lui. All’asilo, appunto.

Massimo Gramellini - La Stampa - 14/9/2010 
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Tangente For Life.

Ricordate le vecchie tangenti? Soldi arrotolati dentro le buste, lingotti nascosti nei puff. E una mancanza opprimente di certezze. Un giorno la mazzetta c’era e ti consentiva di comprare la barca o rimpinguare un conto estero. Ma il giorno dopo? E il giorno dopo ancora? Davvero troppa ansia intorno a un lavoro così ben remunerato, ma saltuario. Ora si è corsi ai ripari. In un’epoca dominata dal fantasma della precarietà, è stata finalmente inventata la tangente a tempo indeterminato. La TFL, Tangente For Life. Per assegnare appalti milionari a una ditta di informatica, l’ex direttore generale di una Asl romana percepiva da cinque anni una mazzetta mensile di 5000 euro. Un contributo modesto ma regolare, di quelli che ti permettono di programmare un’esistenza, mese dopo mese, stecca dopo stecca.

La vicenda presenta altri risvolti innovativi, come la dirigente sanitaria che aveva l’incarico di smistare la TFL al suo capo e per svolgere questo oneroso incarico veniva a sua volta remunerata con una tangente mignon. Inoltre sarebbero saltati fuori altri 5000 euro di consulenza al nipote del direttore, perché non si dica che le nuove generazioni partono sempre svantaggiate. Ma anche queste mazzette supplementari, sia detto a loro onore, avevano una cadenza mensile, il respiro rassicurante della stabilità. Le indagini dei carabinieri sono ancora in corso. Forse scopriranno che la TFL contemplava versamenti alla mutua e trattenute per i giorni di sciopero: quelli in cui il beneficiario della tangente lavorava onestamente.

Massimo Gramellini - La Stampa - 16/9/2010
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Costituzione della Repubblica Italiana - Art. 33


L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

mercoledì 8 settembre 2010

Rientro dalle vacanze: dieta e niente fretta

Frutta lontano dai pasti.
Verdura cotta.
Limitare le fibre insolubili (legumi, crusca, cereali integrali).
Meglio le idrosolubili (carote, mele, prugne,agrumi) che sono
antinfiammatorie e favoriscono la proliferazione della flora intestinale buona.
Evitare i cibi che stressano la digestione: caffè, latte, insaccati, fritti.
Attività fisica.

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Alimentazione:riso nero contro cancro e malattie cardiache

Venerdì, 3 Settembre 2010.
Il riso nero: ricco di antiossidanti
Alimentazione: il riso nero contro il tumore e le malattie cardiache
Sorpresa! Il riso “proibito” dei cinesi, quello nero, è speciale: fa bene al cuore e previene i tumori. E’ infatti povero di zuccheri, ricco di fibre, ma soprattutto di antiossidanti. La ricerca, diretta dal professor Zhimin Xu (sarà un caso?) arriva dall’Università statale della Louisiana ed è stata illustrata nel corso della riunione annuale dell’American Chemical Society a Boston. Gli scienziati hanno analizzato una discreta quantità di crusca di riso nero, coltivata nel Sud degli Stati Uniti. Ciò che è balzato subito agli occhi è stata l’alta concentrazione di antocianine presenti in questo prodotto della terra.

lunedì 6 settembre 2010